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Le omelie di padre Aldo Bergamaschi
25 settembre 2011

Pronunciata il 27 Settembre 1981


Matteo 21,28-32

In quel tempo Gesù disse ai principi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: “Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli; rivoltosi al primo disse: Figlio và oggi a lavorare nella vigna. Ed egli rispose: Si signore; ma poi non andò. Rivoltosi al secondo gli disse 1o stesso. Ed egli rispose: Non ne ho voglia; ma poi pentitosi, ci andò. Chi dei due ha compiuto la volontà dei padre?”. Dicono: “L'ultimo”. E Gesù a loro: “In verità vi dico: Ipubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. É venuto a voi Giovanni nella via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, pur avendo visto queste cose, non vi siete nemmeno pentiti per credergli”.

Gesù parla, o si rivolge, a gran sacerdoti e anziani del popolo? Vogliamo concettualizzare? Gesù parla al potere religioso e al potere politico o civile.

Un uomo aveva due figli… sintetizzando dà un comando a uno, costui dice si e poi no. Dà il comando all'altro, l'altro dice che non ne ha voglia, poi ci ripensa e va. Il caso morale è semplice da risolvere nell'episodio, che tra l'altro potrebbe anche essere utilizzato dal punto di vista pedagogico per i genitori.

Quando ero piccolo, io mia madre mi chiedeva di andare a prendere l' acqua alla fontana. Si si, poi si tagliava l'angolo, ma l'acqua doveva andarci lei a prenderla. Magari si rivolgeva a una mia cuginetta che era li. Ma, non ho una gran voglia, poi si voltava e vedeva che la ragazzina andava verso la fontana a prendere l' acqua. Voi avete qui uno schema pedagogico interessantissimo per educare i vostri figli.

Ma se il caso travalica l' aspetto morale e diventa un apologo, o se volete diventa una parabola, allora le cose cambiano. Allora comincia a fioccare la responsabilità e soprattutto la denuncia istituzionale. L'accusa allo status quo. La rimessa in questione di tutti i valori. Adesso vi rendete conto perché Gesù poi andrà a finire in croce. Il dito è puntato verso la istituzione in sé. Né il comunismo reale, né la Chiesa cattolica, possono sopportare gli eretici che mettono dei dubbi sulla dottrina, sul concetto di Chiesa, identificandolo con la chiesa storica. Signori andate attorno alle istituzioni e poi vedrete che cosa vi capita. É come andare intorno a un vespaio; e invece Gesù ha fatto questo, se non lo avesse fatto non sarebbe più Gesù Cristo.

Torniamo ai due figli, hanno bisogno di redenzione, sono due, mentre quelli credevano di essere solo loro. Quando il metro del bene e del male, lo avete portato in casa nostra, voi capite, noi siamo i buoni e gli altri sono i cattivi. Nella visione di Gesù, l'alternativa, ecco la parola magica, l'alternativa è Lui. L'alternativa è il cristiano in assoluto, non il credente o l'ateo storico. Bisogna partire dal presupposto che Gesù non è schierato, dicendo che sono buoni gli uni e cattivi gli altri, cosi come essi sono nella realtà fattuale, egli non parteggia neanche per le prostitute e i pubblicani in quanto tali.

Vediamo di togliere questa orribile conclusione. Gesù propone un nuovo tipo di uomo, oggi diremmo propone la terza via, ma la propone di fatto non la decanta soltanto. Ormai vedete come siamo incastrati: né il liberalismo né il collettivismo. Terza via, qual'è ? Qui si arenano tutti, anche i cattolici con le Encicliche sul lavoro.

Gesù non si arena, dà la terza via, la propone, anzi tutto Sé stesso, e poi chi vorrà essere suo discepolo dovrà esattamente uscire da queste due condizioni. Dalla condizione di gran sacerdote, e dalla condizione di prostituta e di pubblicano. Dalla condizione di gran sacerdote o di anziano del popolo, si capisce, da quel tipo di struttura e da questo altro tipo di struttura, chiamiamola morale o anche sociale.

Coloro che secondo una parte, sono considerati cattivi, sono i primo a far parte del modello esistenziale di Gesù. Da qui il discorso scandalistico: pubblicani e prostitute vi precederanno. Attenzione, non si deve poi discutere se è meglio essere meretrici o gran sacerdoti. Non si deve poi discutere se è meglio essere una meretrice o un gran sacerdote, perché anche questo sarebbe fare del classismo. Ecco perché il sottoscritto non andrà mai più a nessuna marcia per la pace. Ci sono andato una volta, non ci andrò mai più; quando mi sono trovato a camminare per strada, ho scoperto che la motivazione che portava ciascuno di noi a fare questi determinati passi sotto un comune ombrello, falso ombrello, di un obiettivo che si chiama pace, ognuno di noi aveva delle metafisiche radicalmente opposte circa il concetto della pace.

Gesù non elogia la meretrice e il pubblicano in quanto tale, certamente sarebbe un obbrobrio, ma li elogia perché per primi escono dalla loro scatola mentre gli altri continuano a restarci dentro. Gesù dice quello che in fondo è successo, dice che Giovanni diventa la cartina di tornasole, Giovanni più o meno diceva: accontentatevi dei vostri salari; Gesù dice: i salari devono essere uguali, ma insomma, sarebbe già stato molto se quei soldati che vanno da Giovanni, avessero ubbidito al suo richiamo morale. Giovanni dice pure: chi ha due tuniche ne dia una all' altro, il cinquanta per cento.

Questo per dire che Giovanni, nel discorso di Gesù viene seconda la giustizia. Sarebbe già molto. E chi lo ascolta, lo ascoltano queste meretrici e questi pubblicani. Si potrebbe tradurre: non vi siete pentiti di non esservi pentiti. E la cosa capite è molto grave. Allora l'apologo vuol dire in assoluto che davanti a Cristo ci sono sempre due in errore: gli atei e i religiosi. Religiosi tra virgolette, coloro che credono in un qualche dio. Perché nessuno è cristiano. In errore tutti e due, gli atei e i religiosi, perché non si è ancora cristiani per il fatto di avere una divinità cui elevare un incenso.

Il passo non può essere citato dalla prostituta o dal pubblicano, finché essi sono tali, perché c'è anche questa grave tentazione. Gesù fa l'elogio della prostituta che cessa di essere tale, che è diventata una nuova creatura. In ciò la caduta del discorso classista nelle parole di Gesù Cristo.

Adesso tocchiamo il tasto più delicato della esegesi. E se questa situazione di dover fare l'elogio di questi anziché degli altri, dovesse ripetersi all’interno del cristianesimo? Sarebbe il fallimento della ecclesia, perché la Chiesa non sarebbe l'accolta dell'uomo nuovo, del cristiano, fra virgolette, ma da capo, si ritroverebbe dentro due figli. Si ripeterebbe il discorso. Perché privilegerebbe, l'eretico pratico, rispetto al teorico invocando la parabola.

Noi non ci troviamo più come Cristo in mezzo a degli atei e a dei religiosi come si è trovato lui a vivere. Dovrei dire idolatri, perché questa è l'alternativa tremenda che è stata fatta dai filosofi. Poi alla fine noi dobbiamo scegliere fra atei e idolatri. Tertulliano rifiuta l'idolatria come il più grande peccato del mondo, ma Rousseau, vedo che preferisce avere un uomo religioso e fanatico, anziché uno ateo che non crede, anche questo è tutto un altro discorso.

Breve noi non ci troviamo più come Cristo in mezzo a chi è ateo o religioso, in mezzo cioè a delle prostitute o dei gran sacerdoti, ma noi siamo uno dei due, avete capito? Siamo coinvolti nel discorso e se siamo inseriti ecco la domanda a chi facciamo la predica a chi?

Attenzione a diventare dei gestori troppo facili del passo evangelico: il passo evangelico può essere gestito anche da chi non crede contro di noi.



Domenica 25 Settembre,2011 Ore: 10:40
 
 
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