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Le omelie di Padre Aldo Bergamaschi
2 maggio 2010

Pronunciata il 1° Maggio 1983


Giovanni 13,31-33.34-35
 
Quando Giuda fu uscito dal cenacolo Gesù disse: “Ora il Figlio dell'uomo è stato glorificato e anche Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete, ma come ho già detto ai Giudei, lo dico ora anche a voi: dove vado io voi non potete venire. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io ho vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri”.
Il precetto più alto dato a tutti gli uomini era questo: “Ama Dio con tutto il cuore, il prossimo tuo come te stesso”. Il punto di riferimento in questo comando - che comando non è perché l'amore non si può comandare, ma è soltanto una dichiarazione che chiunque si comporta in questo modo guadagna il vertice della perfezione umana - il punto di riferimento dicevo, è ed era l'io. Questo io che ben conosciamo, che ci portiamo dietro dalla nascita, questo io che amiamo.
Circa poi il conoscere fino in fondo che cosa è questo io, circa poi l'individuare il senso preciso dell'amore che dobbiamo avere verso noi stessi, questo è per il momento del tutto secondario.
In ogni modo, con quel precetto Gesù aggancia il mio modo di amare me stesso al modo di amare gli altri. Ma i cristiani tra di loro - vi prego di notare la distinzione come conseguenza di una conversione che deve essere alla radice del loro essere cristiani - hanno un comandamento speciale da osservare, amatevi gli uni gli altri, non più come noi stessi ma come “Io vi ho amato”.
Vi prego di considerare l'ultima battuta di Gesù “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli” cioè, anche coloro che cristiani non sono sapranno che siete miei discepoli, e non delle persone che hanno assunto me come bandiera o me come fede. “Miei discepoli”, se avrete questo tipo di amore gli uni verso gli altri: ecco il brevetto di Gesù Cristo. Ma anche qui siamo da capo, come interpretare, o meglio come dare un volto all'amore di Cristo per noi. Vi rendete conto di tutto il dramma interpretativo?
Qualcuno dice dobbiamo amarci con fede, oppure dobbiamo amarci con spirito di carità, e cosi con queste belle parole ci si sottrae al pronunciamento pratico, e ognuno comincia a mettere dentro a queste parole ciò che egli vuole, o ciò che egli desidera.
Bene, io voglio uscire da questa ambiguità; come Cristo ci ha amati? Mi guarderò bene dal dirlo in positivo perché io non conosco gli abissi del Suo amore, voglio dirlo soltanto in maniera negativa, tanto perché il discorso sia chiaro e inequivocabile per tutti. Gesù Cristo, diciamo pure la parola fatidica, ci ha amati senza “profitto” alcuno: fino a dare la vita per salvarci. Dunque non solo non ricava profitto, ma addirittura Egli va in perdita perché dà la vita per salvarci. Credo che questa definizione negativa del comportamento di Cristo, sia dal punto di vista teologico inoppugnabile.
Lo so che questa parola “profitto” può dare fastidio, ma è l'unica che possiamo capire, direi, con una certa precisione. Però adesso ho l'obbligo di puntualizzare successivamente il discorso. Ci sono due luoghi, o due punti della nostra esistenza, nei quali è quasi impossibile superare il muro del profitto. Il primo riguarda l'incontro uomo donna, perché da questo incontro nasce la società, e la prima cosa che Dio ha fatto è esattamente questa dicotomia. Dunque, pare che sia una programmazione divina, ma mi domando se un uomo e una donna, anche quando decidono di sposarsi, se il loro amore è privo di profitto, oppure questa parola maledetta circola anche li.
L'altro punto o luogo, dovreste indovinarlo per chi ascolta le mie prediche, l'altro punto è il rapporto di lavoro. Per fare questo, come ci disponiamo noi, in piramide oppure in riga. Allora voi capite il rapporto maledetto che noi andiamo instaurando gli uni nei confronti degli altri. Siete capaci di trovarmi un punto nel mondo in cui un uomo non dica a un altro uomo tu lavora e io ti pago e un punto in cui ognuno di noi non sia inserito in questo gioco? Ecco questi sono i due punti maledetti storicamente, perché li abbiamo corrotti, e che pure sono i punti fondamentali, i due cardini su cui si gioca tutto il nostro stare in questo mondo.
Ecco allora ritornano le tre parole: sesso, danaro, potere. Sono i tre luoghi in cui rientra il profitto. Il danaro, si capisce, la grande invenzione dell'homo sapiens, ma appartiene proprio a quel gioco di quel rapporto, tu lavora e io ti pago. Dunque sono questi i due luoghi dove abbiamo la fossa del comandamento di Gesù, o meglio, è questa l'acqua torbida in cui è immerso l'uomo naturale. Gesù dunque, inventa il brevetto per aiutare l'uomo ad uscire dall'acqua torbida, e questo brevetto lo consegna ai suoi. Ai suoi ripeto, ai suoi, non lo consegna a chi non crede in Lui, ma ai suoi prima di morire, lo abbiamo letto nelle quattro righe di san Giovanni.
A questo punto nasce il dramma del cristianesimo storico, per diffondersi è quasi costretto a diventare religione, mi verrebbe la voglia di commentare la prima lettura dove si sente a fiuto la nascita del cristianesimo come religione, e poi anche nell'Apocalisse, Dio con noi eccetera, tutti linguaggi lievemente sospetti. Il dramma storico del cristianesimo è che per diffondersi, è stato costretto a diventare religione, e quindi ad abbandonare il tentativo di mettere in atto il brevetto di Gesù in uno di questi punti decisivi della nostra esistenza, soprattutto nel secondo.
Prendiamo il matrimonio. Momento fondante della società, anche se ho visto in un sondaggio televisivo che solo il cinquantaquattro per cento crede nell'istituto matrimoniale. Così voi che siete sposati, o che pensate di sposarvi, appartenete a poco più della metà, cinquantaquattro per cento è una percentuale ancora solida; ma per un problema così determinante, c'è da cominciare a vergognarsi se si accetta l'idea del matrimonio.
Dunque, facciamo il provino, dovunque due esseri umani, uomo e donna, si sposano, si deve applicare questo brevetto del resto non c'è matrimonio cristiano. Direi che il comandamento di Gesù è ancora più radicale perché anche per gli sposi vale esattamente questo principio: “Amatevi come io ho amato voi”.
Voi capite che siamo ben più nel profondo, che non dire che deve essere monogamico e indissolubile. Sappiamo che direttamente Gesù non lo ha istituito, si dice per mezzo di san Paolo e così via. Insomma non abbiamo una prova nel Vangelo in cui Egli istituisca il matrimonio cristiano, per il motivo semplice che il suo brevetto è questo: amatevi come io ho amato voi, e questo brevetto deve estendersi in tutti i settori dell'esistenza, e in primis esattamente al matrimonio. La Chiesa ha controllato il matrimonio fino a volerlo, in teoria, fra soli cristiani. E il diritto canonico è molto rigido sulle condizioni relative alle celebrazioni di matrimoni misti, vale a dire là dove c'è la disparità di culto, oppure la disparità di religione.
E per quanto concerne il rapporto di lavoro, ovunque due o tre si uniscono per progettare l’aggressione del capitale naturale, che è il cosmo fatto da Dio, allo scopo di ricavarne capitale finanziario, come costoro si disporranno fra di loro? Storicamente sono disposti così: tu lavora io ti pago. Il capitale cioè rende sempre schiavo il lavoro.
O attuiamo un progetto con diverse capacità eliminando il concetto di padrone, e facciamo si che il profitto si disponga come l'acqua nei vasi comunicanti - fermo restando che il lavoro deve sempre pilotare il capitale e non essere pilotato dal capitale secondo la indicazione di Gesù - o diversamente quel brevetto, quel precetto, non ha applicazione alcuna nel mondo. Allora o il brevetto di Gesù arriva alla radice dei nostri rapporti e li sana, li corregge, oppure il suo messaggio è esortazione religiosa, non diversa da quella di tutte le religioni del mondo.
Siamo incastrati in questa solenne miseria. Troviamo lavoratori cattolici che si uniscono fra di loro e fanno le ACLI, bravi, ma li vicino ci sono anche gli imprenditori cattolici che si uniscono fra di loro. Cosa vuol dire essere cattolici se non si risolve ciò che li rende nemici gli uni agli altri. Abbiamo i maestri cattolici, banche cattoliche, tutto il mondo è pieno di cattolici perbacco!
Tutte unioni diciamolo, che non risolvono né attuano il progetto di Cristo, ma si oppongono ad altre visioni del mondo unicamente per avere in mano il mestolo e nulla più.
Abbiamo il dibattito fra l'Azione Cattolica e Comunione e Liberazione proprio perché c'è questa divaricazione sulla concezione del cristianesimo sociale. E purtroppo, a mio modo di vedere, li trovo fuori strada tutti e due rispetto al discorso che sto facendo.
Il concorso è aperto: cercasi gruppo di cattolici capace di dimostrare al mondo come si applica “l'amatevi come io vi ho amati”, nel rapporto di lavoro, in modo tale che tutti, tutti anche quelli che non credono, vedano, dice Gesù, la specificità del mio Messaggio.


Marted́ 04 Maggio,2010 Ore: 22:32
 
 
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