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www.ildialogo.org LA FILOSOFIA PROFETICA DI DOMENICO ANTONIO CARDONE ALDO CAPITINI,di Raffaello Saffioti

COMUNICAZIONE AL CONVEGNO “CINQUANT’ANNI DI NONVIOLENZA IN ITALIA” (VERONA 20-21-22 gennaio 2012)
LA FILOSOFIA PROFETICA DI DOMENICO ANTONIO CARDONE ALDO CAPITINI

UNA TRACCIA DI RICERCA STORICA


di Raffaello Saffioti

Ringraziamo di cuore Raffaello Saffiotti per averci inviato questo suo lavoro con la seguente premessa come presentazione che molto volentieri pubblichiamo:

Carissimo Giovanni,
ti scrivo per mantenere vivo il nostro rapporto esprimendo qualche considerazione dopo aver partecipato a Verona alla "Festa-Convegno" per il Cinquantenario del Movimento Nonviolento.
Ho partecipato, delegato da Rocco Altieri, a nome del Centro Gandhi soprattutto per presentare la proposta di un Seminario-incontro di lavoro tematico da tenersi a Pisa per il decennio di attività editoriale del Centro e dei Quaderni Satyagraha. Ho colto l'occasione per presentare una Comunicazione col titolo "La filosofia profetica di Domenico Antonio Cardone-Aldo Capitini. Una traccia di ricerca storica". La allego per conoscenza.
La caratteristica della festa è prevalsa su quella del convegno e il limite più grave, dal mio punto di vista, è stata la mancanza di dibattito. Ma, oltre ogni mia previsione, nonostante il rigore del clima, c'è stata una grande affluenza. I partecipanti abbiamo avuto la bella occasione degli scambi attraverso i contatti personali, ma siamo stati ridotti al ruolo di ascoltatori e spettatori di uno spettacolo. La sede è stata un bel teatro e, quindi, non è improprio usare il termine "teatralità" dell'evento.
Prima del Convegno avevo scritto una lettera a Pasquale Pugliese, come una lettera aperta, per denunciare la presenza nel programma di Goffredo Fofi come relatore. Ho considerato quella presenza "un autentico infortunio organizzativo". Ho chiesto quale conoscenza gli organizzatori avessero del personaggio e con quale criterio lo avessero scelto. Ho chiesto se avessero letto l'intervista a Fofi su Capitini nel libro di Marco Catarci "Il pensiero disarmato. La pedagogia della nonviolenza di Aldo Capitini" (EGA, Torino, 2007). Ho fatto le varie domande conoscendo il percorso acrobatico di Fofi dopo aver conosciuto il giudizio su di lui espressomi da Danilo Dolci.
Con quella lettera ho preso lo spunto dal "caso Fofi" per porre il problema della scelta dei compagni di strada nel cammino della nonviolenza. Ho scritto: "Come amico e studioso della nonviolenza m'interessa la memoria storica da ricostruire con correttezza per procedere nel cammino con credibili compagni di strada senza tradire il pensiero dei maestri fondatori".
Quella lettera è rimasta senza risposta.
Dopo il Cinquantenario della Marcia Perugia-Assisi e dopo il Cinquantenario del Movimento Nonviolento, le domande che ho già posto mantengono la loro validità.
Sono sempre pù convinto, per la mia esperienza personale, da te già nota, che sia da riproporre il problema posto da Rocco Altieri che ha scritto:
"... si pone il problema cruciale di capire quale sia attualmente il lascito di Capitini, di fronte a un'evidente difficoltà, non solo numerica, a portare avanti il compito di una rivoluzione nonviolenta" (Rocco Altieri, "La rivoluzione nonviolenta. Per una biografia intellettuale di Aldo Capitini", Pisa, Bibiolteca Franco Serantini, 1998, p. 131).
Nello stesso testo Altieri cita due lettere di Capitini a Fofi del 1962 che servono per conoscere lo stato d'animo e le preoccupazioni di Capitini che sente vicina la sua fine.
Oggi dobbiamo dire che c'è grande bisogno di molto studio e di molta riflessione per conoscere la storia della nonviolenza, per proseguire senza tradire il pensiero dei nostri Maestri fondatori.
Ho voluto scegliere il Direttore de "il Dialogo" come il destinatario privilegiato della mia riflessione, per la comprensione che ho incontrato in precedenza per i miei vari interventi.
Un abbraccio affettuoso,
Raffaello

COMUNICAZIONE

AL CONVEGNO “CINQUANT’ANNI DI NONVIOLENZA IN ITALIA”

(VERONA 20-21-22 gennaio 2012)

LA FILOSOFIA PROFETICA

DI

DOMENICO ANTONIO CARDONE

ALDO CAPITINI

fuori da ogni ottimismo o pessimismo, l’utopia è la nostra vera realtà permanente.

Domenico Antonio Cardone

Il Cinquantenario del Movimento Nonviolento, dopo quello della Marcia per la Pace Perugia-Assisi, come tutte le altre ricorrenze, è una bella occasione per considerare il cammino percorso e aprire prospettive di nuovi studi e iniziative per lo sviluppo creativo del Movimento.

I cinquant’anni di vita del Movimento sono da inquadrare in cinquant’anni di storia.

In questo mezzo secolo il mondo è profondamente cambiato e la storia del Movimento Nonviolento deve essere rivista e aggiornata facendo tesoro della lezione del suo Fondatore.

Mezzo secolo è già un apprezzabile campo di ricerca delle tracce della nonviolenza, nel tempo e nello spazio, per accrescere il patrimonio delle nostre conoscenze. C’è bisogno di cercare documenti e testimonianze di questo passato, anche per disegnare una mappa dei luoghi in cui sono stati sparsi i semi della cultura della nonviolenza.

Rimane ancora attuale, pur con l’avvento dei nuovi mezzi di comunicazione, la lezione di Capitini sul valore dei libri. Fanno molto riflettere ancora oggi le due citazioni dagli scritti di Capitini fatte da Rocco Altieri, la prima dalla Introduzione a Elementi di un’esperienza religiosa del 1947, la seconda da una lettera a Danilo Dolci del 12 agosto 1959.

Da sottolineare:

Sono i libri che indicano i titoli di merito e i mezzi di orientamento nei momenti difficili di un popolo”.

Tu che sei molto conosciuto … dovresti sollecitare editori tuoi amici a tradurre opere di Gandhi e su Gandhi: io potrei suggerire vari libri. E’ un peccato che in Italia non ci siano libri gandhiani, e la gente dirà che è colpa nostra”.

“Il contributo del Centro Gandhi e dei Quaderni Satyagraha in dieci anni di attività editoriale …”, ha scritto Rocco Altieri, “si colloca nel solco di questo orizzonte programmatico tracciato con tanta chiarezza da Capitini nella lettera a Danilo Dolci del 1959”.

Questo impegno editoriale ha bisogno di essere sostenuto dagli amici della nonviolenza, molto di più di quanto lo è stato fino ad ora. E’ da sperare che venga accolto l’invito al “seminario-incontro di lavoro tematico da tenersi a Pisa per i giorni 2-3 giugno 2012”.

DOMENICO ANTONIO CARDONE (Palmi, 1902-1986)

Il programma editoriale del Centro Gandhi prevede una nuova edizione del libro La filosofia nella storia civile del mondo, di Domenico Antonio Cardone, la cui prima edizione è del lontano 1966.

Questo filosofo, nato e vissuto a Palmi, in Calabria, deve trovare posto nella storia della filosofia del Novecento. Per promuovere la conoscenza del suo pensiero e della sua opera e la cultura della nonviolenza, è nata a Palmi un’associazione che porta il suo nome con un progetto di Casa per la Pace, a lui intitolata.

Secondo Leonida Répaci, altro figlio illustre di Palmi, fondatore del Premio “Viareggio”, Cardone può essere considerato una delle “palme gigantesche” che di tanto in tanto svettano nel corso della storia calabrese (Cassiodoro, San Nilo, Gioacchino da Fiore, San Francesco di Paola, Telesio, Campanella).

Cardone, con una serie ininterrotta di scritti e iniziative, una delle quali fu quella “Per un’intesa etica tra i filosofi di tutto il mondo”, manifestò l’impegno costante per la costruzione della pace e l’abolizione del pericolo nucleare. I suoi scritti e le sue iniziative gli valsero la candidatura al Premio Nobel per la Pace del 1963, poi assegnato non a persone, ma a delle istituzioni di carattere internazionale.

Fondò (con Antonino Lovecchio) e diresse la rivista “Ricerche Filosofiche” che durò trentacinque anni (1931-1967) nel corso dei quali acquistò autorità e prestigio con la collaborazione di filosofi italiani e stranieri.

Fondò anche la Società Filosofica Calabrese (1948-1979), riconosciuta tra le 39 Società fondatrici ad Amsterdam della Fédération Internationale des Sociétés de Philosophie.

CARDONE E CAPITINI, “FILOSOFI PROFETI”

Cardone ha richiamato la grande tradizione della “filosofia profetica” e scrisse:

“Bisogna riprendere la grande tradizione ‘profetica’, se si vuole che la filosofia contemporanea significhi qualcosa per la società, che sia ascoltata nel mondo” (La filosofia nella storia civile del mondo, Roma, Ricerche Filosofiche, 1966, p. 30).

Cardone ha collocato Capitini tra i “filosofi profeti” del nostro tempo, “nella non nutrita schiera di quei pensatori (…) che, lungi dal limitarsi al crogiolamento teoretico nelle coclearie accademiche, hanno cercato di fare della filosofia un continuo fermento di vita nuova” (Recensione del libro di Arrigo Colombo, Il destino del filosofo, del 1971, nella rivista “La Cultura”, X, 1972, pp. 463-466).

Cardone e Capitini furono legati da un rapporto di pensiero e di amicizia. Il loro pensiero è da considerare come un contributo alla storia della filosofia del ventesimo secolo, ancora non adeguatamente conosciuta. Per lo studio può servire la scheda bibliografica da me curata. Il rapporto di amicizia intercorso tra i due filosofi è testimoniato dal carteggio da me rinvenuto presso l’Archivio Capitini, custodito nell’Archivio di Stato di Perugia.

Oltre il Carteggio, i documenti più importanti si trovano nella rivista “Ricerche Filosofiche”, in La filosofia nella storia civile del mondo, già citata, e nei due volumi della Biobibliografia critica di Domenico Antonio Cardone, curata dalla Sezione bibliografica della Società Filosofica Calabrese (Bologna 1962, Cosenza 1980). Date significative della storia di quel rapporto sono:

- 1951, Cardone aderisce al Movimento per la nonviolenza promosso da Capitini;

- 1952, Cardone partecipa a Perugia alla fondazione della Società Vegetariana Italiana;

- 1952, invito di Capitini a Cardone per il “Quinto congresso per una riforma religiosa”, a Roma;

- 1961, Cardone aderisce alla prima Marcia per la Pace Perugia-Assisi.

Cardone, Capitini, Dolci, Répaci: Palmi è la “città-laboratorio” dove si intrecciano i fili della trama dei rapporti che legano questi personaggi.

Danilo Dolci, non per caso, arrivò a Palmi alla fine del 1986, qualche mese dopo la morte di Cardone. Palmi divenne il centro dell’attività che Dolci svolse in Calabria negli ultimi anni della sua vita. Aveva già conosciuto Leonida Répaci ed aveva ricevuto due volte (caso eccezionale) il Premio “Viareggio”: nel 1957 per il saggio Inchiesta a Palermo e nel 1979 per tutta l’opera poetica.

Capitini, amico di Dolci e Cardone, ricevette il Premio speciale “Viareggio” per la saggistica nel 1967, per La compresenza dei morti e dei viventi (Il Saggiatore).

LA CALABRIA, TERRA DI PROFEZIA, SULLE ORME DI GIOACCHINO DA FIORE

L’Abate Gioacchino da Fiore (“… e lucemi da lato / il calavrese abate Giovacchino, / di spirito profetico dotato”, Dante, Paradiso, canto XII, vv. 139-141…), esprime l’anima più profonda della Calabria, terra di profezia.

Per Gioacchino da Fiore, Leonida Répaci ha scritto:

“C’è nel pensiero e nell’azione di questo ‘calabrese di Dio’ come uno scatto frenato, un bisogno di eludere attraverso la spiritualità dell’indagine storico-escatologica una realtà umana e dolente. Nel respingere il presente per un futuro che già s’intravede, Gioacchino ha il viso volto verso l’avvenire, è un rivoluzionario. Il Concilio Lateranense del 1215 condannerà le posizioni trinitarie dell’abate calabrese a quattordici anni dalla morte, ma questo non impedirà che le premesse poste dal travaglio del profeta trovino nella purezza mistica e contemplativa di San Francesco d’Assisi come un inizio di quella Terza Età ‘gli albori della quale illuminano già i nostri occhi’” (Calabria grande e amara, Rubbettino, 2002).

DALLA CALABRIA ALL’UMBRIA. DALLA SILA AL SUBASIO

“La catena appeninica non è soltanto fisicamente la spina dorsale della penisola. Dalla Sila al Subasio è corsa, nella maturità del Medio Evo italiano, una stupenda continuità spirituale. … La fiammata di sogno accesa dalle resine delle pinete silane poteva apprestare, propagandosi su per le balze dell’Appennino, la temperie acconcia allo sbocciare del Canto delle Creature … Francesco preferì all’armatura la cetra”(Ernesto Buonaiuti, citato in Sorgente e progetto. Per una ricerca autoanalitica dall’intima Calabria all’industria del Nord, a cura di Danilo Dolci, Rubbettino, 1991, pp. 75-76).

LA CALABRIA DI DANILO DOLCI “PARCO DI PACE TRA DUE MARI”

Con l’intensa attività svolta in Calabria in tanti anni, documentata in molte sue opere, Danilo Dolci ha incrociato la nostra tradizione culturale e ha stabilito un rapporto che è possibile definire di affinità elettiva.

Dolci, con il suo operare maieutico, è riuscito non solo a fare esprimere le potenzialità vive della nostra regione, ma anche a spargere semi fecondi di nuove esperienze. Egli è stato un nostro interprete geniale che ha rivelato noi a noi stessi.

“Dell’oscura Calabria Gioacchino e Francesco [ndr: da Paola] sono soltanto due dei profeti, seppure eccezionali di splendore.

Se il veggente esprime il desiderio di strutture pacifiche del mondo, nel secolo in cui Gandhi solidifica gli strumenti di lotta e innovazione pacifica, dalla Calabria ancora germogliano esperienze concrete a illuminarci” (Sorgente e progetto. Per una ricerca autoanalitica dall’intima Calabria all’industria del Nord, cit., p. 79).

Una delle idee concepite negli innumerevoli seminari maieutici in Calabria è stata quella della “Calabria, parco di pace tra due mari”. In quegli incontri Dolci era solito chiederci: “Qual è il vostro sogno?” “Com’è il mondo e come lo vorreste?”.

Quell’idea vive nelle persone che parteciparono a quegli incontri ed è, anch’essa, un’idea profetica della Calabria.

Rimane misterioso e imprevedibile il percorso seguito dal pensiero umano nella sua storia, costruendo una trama di rapporti, come quella tracciata in questa comunicazione, che scavalca ogni confine, di spazio e di tempo.

Roma, 19 gennaio 2012

Raffaello Saffioti

Centro Gandhi Quaderni Satyagraha

rsaffi@libero.it

ALLEGATI (estratti da: Domenico Antonio Cardone – Aldo Capitini Filosofi della pace e della nonviolenza, Piccola antologia a cura di Raffaello Saffioti, Palmi, 2002)

1) Nota bibliografica sul rapporto Cardone-Capitini

2) Copia di lettera manoscritta di Capitini a Cardone, del 1958, e sua trascrizione

3) Scheda bibliografica sull’attività di Danilo Dolci in Calabria



Domenica 05 Febbraio,2012 Ore: 11:48
 
 
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