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www.ildialogo.org IMMA BARBAROSSA: FAMILISMO E NAZIONE,

OGNI VITTIMA HA IL VOLTO DI ABELE.
IMMA BARBAROSSA: FAMILISMO E NAZIONE

[Ringraziamo Imma Barbarossa (per contatti: imma.barbarossa@rifondazione.it) per questo intervento.
Imma Barbarossa, docente, pubblica amministratrice, parlamentare, militante femminista e pacifista, e' impegnata - tra altre esperienze e iniziative - nella Convenzione permanente di donne contro le guerre. Tra le opere di Imma Barbarossa: (a cura di), La polveriera. I Balcani tra guerre umanitarie e nazionalismi, La Meridiana, Molfetta (Bari) 2004; (a cura di), Laicita' e spazio della polis, Edizioni Punto Rosso, Milano 2007; con Lina Bianconi (a cura di), Corpi/Anticorpi, Edizioni Punto Rosso, Milano 2010]

La nazione si e' fondata essenzialmente su due pilastri, l'esercito e la famiglia, intendo il ruolo subalterno delle donne. D'altronde il piu' grande impero dell'occidente, quello di Roma, inizia con un gruppo di uomini che rapiscono alcune donne (una per ciascuno?) di un'altra comunita', le costringono a una unione riparatrice e si annettono il territorio e la comunita' di appartenenza delle donne.
Inizia, prima ancora, con un gemello che, sulla base di un non ben certificato avvistamento di uccelli, delinea con l'aratro dei confini e uccide l'altro gemello che ha osato superare quei confini.
La storia (e il mito) ci insegna che le guerre tra stati, citta', nazioni avevano una conclusione comune: le citta' bruciate, i tesori trafugati, gli dei annessi, gli uomini uccisi o in catene (a seconda del rango), le donne stuprate e fatte schiave.
Non sto parlando della guerra di Troia, sto parlando della guerra nel cuore dell'Europa, nella ex Jugoslavia. C'e' un notissimo libro che s'intitola L'arma dello stupro e che ci invita a riflettere non solo sulla ferocia dello stupro "etnico", ma anche sulle ragioni profonde, antropologiche, culturali, simboliche.
Lo Stato nazione e' una costruzione maschile e obbedisce alle regole patriarcali: l'annessione del corpo delle donne alle appartenenze etniche, la consegna alle donne della trasmissione della genealogia maschile. Rada Ivekovic nota come lo stato nazione sia anche uno strumento con cui la contemporaneita' codifica l'assoggettamento delle donne avvalendosi, oltre che della forza, di un potente strumento ideologico, il postulato di un universalismo maschile dominante.
La costituzione dei soggetti e' finora avvenuta attraverso la capacita' di un soggetto (quello maschile) di universalizzare il proprio modello in quanto neutrale. La nazione idealmente pura e' maschile. Cio' che e' spurio deve essere controllato, nel corpo, nella sua capacita' riproduttiva, nella mente, nei desideri. Perche' questo compiutamente avvenga, non basta il vincolo della relazione tra i sessi o d'amore, ma c'e' bisogno di un'autorita' sovradeterminante, Dio Padre, che, attraverso le religioni, annette le donne ad una missione, la riproduzione del modello maschile, attraverso l'assoggettamento alla famiglia monogamica. Le religioni e le sante alleanze con gli stati nazione, il potere, la forza.
La nazione ha bisogno della famiglia e, ahime', persino della nostra Costituzione, che oggi difendiamo con le unghie e con i denti, la famiglia e' una "societa' naturale fondata sul matrimonio" (anche se, con buona pace della Chiesa cattolica e di D'Alema ultima versione, non viene detto matrimonio tra due persone di sesso diverso).
Qui, per concludere, mi preme sottolineare tre punti:
- Le donne sono sempre donne di qualcuno, dei padri o dei mariti. Da sempre nelle situazioni nazionalistiche stuprare una donna e' offendere l'etnia o la comunita' a cui essa "appartiene". Nella guerra della ex Jugoslavia questo e' avvenuto quando si parla di stupro etnico. Alle donne musulmane stuprate dai serbi si proibiva l'aborto per non uccidere i piccoli "cetnici": giacche' la donna e' il contenitore del seme maschile.
- Lo stato nazione e' fondato sulla ideologia dell'onore, l'onore degli uomini e' un valore in se', l'onore delle donne e' l'onore degli uomini a cui le donne appartengono.
- Lo stato nazione e' basato sui confini che includono per escludere. La maggior parte delle guerre sono avvenute per i confini. Ecco perche' ogni legge sulle migrazioni che tende a fissare limiti, referenze, condizioni etc. mi pare sempre fuori luogo. Ho sempre ritenuto che occorre lottare per una cittadinanza aperta, ho sempre pensato che gli uomini e le donne migranti debbano poter salire sui traghetti di linea pagando il semplice costo del biglietto. Come pure sono sempre stata perplessa sulla parola d'ordine, che pure ho sostenuto nelle manifestazioni in Palestina, di "due popoli due stati" a proposito di Israele e Palestina: sono contraria allo stato etnico, sono per una Palestina come luogo aperto, per uno stato d'Israele come stato plurale, ma questa e' un'utopia e non la vogliono nemmeno gli interessati, tranne qualche laico "illuminato".
Nei Forum sociali baschi e catalani si rifiutavano di esprimersi in spagnolo (in "castigliano"), nonostante avvenisse per motivi di costi di traduzioni multiple e non mi pare che si pensasse allo spagnolo come a una lingua di colonizzatori.
Ma tant'e': lo stato nazione e' una conquista della modernita', la sinistra si e' sempre battuta per l'autodeterminazione dei popoli, ma dopo l'89 nelle elezioni in Russia c'era una lista intitolata "Madre Russia"...

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OGNI VITTIMA HA IL VOLTO DI ABELE
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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac@tin.it
Numero 25 del 31 ottobre 2011



Luned́ 31 Ottobre,2011 Ore: 21:28
 
 
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