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www.ildialogo.org CAPI SCOUT OMOSESSUALI? SÌ, MA SOLO SE NON LO DICONO. GLI ATTI DI UN SEMINARIO DELL’AGESCI,da Adista Notizie n. 19 del 19/05/2012

CAPI SCOUT OMOSESSUALI? SÌ, MA SOLO SE NON LO DICONO. GLI ATTI DI UN SEMINARIO DELL’AGESCI

da Adista Notizie n. 19 del 19/05/2012

36680. ROMA-ADISTA. Hanno suscitato un polverone di polemiche, e titoli ed articoli su tutta la stampa nazionale, le presunte “linee guida” dell’Agesci sulla questione dell’omosessualità tra i capi scout. Due importanti siti web d’informazione, Repubblica.it e Corriere.it, avevano rilanciato le conclusioni di un seminario dell’Agesci dedicato al rapporto tra il movimento e le tematiche legate all’omosessualità (titolo: “Omosessualità: nodi da sciogliere nelle comunità capi. L’educazione fra orientamento sessuale e identità di genere”), tenutosi il 12 novembre scorso, parlando di norme interne vincolanti per tutta l’associazione.

In realtà, quelli pubblicati sulla rivista scout Proposta educativa (testata che si rivolge ai capi e agli assistenti ecclesiastici) e ripresi dalla stampa sono “solo” gli atti del seminario. Ciononostante, i contenuti delle relazioni di due dei tre relatori invitati dall’Agesci, ed il rilievo che è stato dato alle loro affermazioni, destano una certa perplessità.

P. Francesco Compagnoni, assistente ecclesiastico del Movimento Adulti Scout Cattolici Italiani (Masci), nel suo intervento ha infatti affermato che «le persone omosessuali adulte nel ruolo di educatore costituiscono per i ragazzi loro affidati un problema educativo. Il capo - ha aggiunto Compagnoni - è il modello per i suoi ragazzi e sappiamo che gran parte dell’effetto educativo dipende dall’ esemplarità anche inconscia che proviene dall’adulto». Per giungere poi questa domanda, con annessa risposta: «Cosa fare se un ragazzo presenta tendenze omosessuali in età rover/scolte? Secondo me, se un ragazzo o una ragazza presenta in diversi modi tendenze omosessuali bisognerebbe parlare con i genitori e consultare un esperto, uno psicologo dell’età evolutiva o, ancora meglio, un pedagogista». Un altro relatore, lo psicologo e psicoterapeuta Contardo Seghi (capo Gruppo e poi responsabile della Zona di Ferrara dal 2003 al 2009), escluso che si possa parlare di omosessualità come patologia, ha più volte sottolineato la relazione tra l’omosessualità ed il contesto affettivo e culturale vissuto dalle persone: ad esempio, ha detto, «nei molti casi di omosessualità femminile che ho incontrato, ho potuto constatare che molto spesso queste donne avevano incontrato maschi brutali». Seghi ha quindi posto il tema dell’opportunità che un capo omosessuale dichiari apertamente la propria omosessualità; anzi, che senta il bisogno di manifestarla, di fare coming out: «Un capo di questo tipo, affetto da protagonismo – è il giudizio di Seghi – se omosessuale nel percorso di rafforzamento della propria identità può sentire di dover passare attraverso l’espressione pubblica del suo orientamento sessuale. Questa situazione può non essere opportuna in riferimento al percorso di crescita dei ragazzi». Seghi pone quindi il problema che un omosessuale dichiarato possa essere capo scout. Con una strana analogia: «La considerazione sulla opportunità ce la poniamo sempre quando l’adulto che fa il capo clan, ad esempio compie una precisa scelta politica di partito. Ci chiediamo cosa è opportuno in una piccola comunità, cosa diranno i genitori dei ragazzi che potrebbero venire condizionati… In certe situazioni, forse è meglio che un capo si fermi un po’... e dopo magari possa riprendere. Così è anche per l’omosessualità: non è una discriminazione nei confronti di una condizione. Diciamo solo che in questo o in quel contesto, forse dare responsabilità educative a un capo, soprattutto se mostra di essere affetto da protagonismo, non è opportuno, perché al centro ci deve essere il ragazzo non i nostri bisogni».

Di toni e contenuti diversi il terzo intervento, quello della psicologa e psicoterapeuta Manuela Tomisich (l’unica, però, tra i relatori a non essere interna all’Agesci): la fatica – ha detto riferendosi al ruolo educativo degli scout – è proprio quella «mettersi in relazione con l’adolescente per aiutarlo a costruire un proprio progetto individuale in modo che non siano gli altri che “ti costruiscono un vestito su misura”, ma sei tu che lo costruisci, con un progetto, con libertà e responsabilità». Per fare ciò, ha aggiunto, è necessario «consentire sia ai ragazzi che agli adulti di avere consapevolezza del vivere impulsi sessuali non socialmente previsti, nella prospettiva dell’assunzione di un’identità stabile e la sua comunicazione ad altri».

Intenso è stato il lavoro dei gruppi nel pomeriggio. Da essi sono emerse numerose piste di riflessione per l’associazione e contributi che hanno fatto emergere una pluralità di posizioni che le relazioni della mattina non hanno certamente sintetizzato, né espresso. Come non lo ha fatto l’articolo di Proposta educativa che spiegava le ragioni del seminario e della pubblicazione degli atti. In esso l’autrice, Chiara Panizzi (coporedattore della testata), riprende il filo conduttore delle relazioni di Compagnoni e Seghi, ribadendo l’inopportunità per un capo scout di rivelare la propria omosessualità: «La testimonianza del capo è importante, ma su temi delicati, nel rapporto con i ragazzi, andrebbe mantenuta quella riservatezza non invasiva necessaria per un educatore che non voglia porsi come un modello narcisista». Certo, ammette la Panizza, per affrontare il tema dell’omosessualità è necessario «sgomberare il campo da equivoci fra i concetti di identità sessuale (essere e sentirsi maschi o femmine) e l’orientamento sessuale (essere attirati sessualmente da persone dello stesso o dell’altro sesso), tenendo conto che ormai l’omosessualità non è più considerata una malattia». Ma, aggiunge, essa «implica comunque delle difficoltà personali e sociali». È quindi «doveroso porre la questione di come i modelli di riferimento genitoriale ed educativo incidano sulla formazione dell’identità sessuale e sull’orientamento sessuale».

L’Agesci ha prontamente replicato alla pubblicazione sui quotidiani nazionali dei contenuti del seminario, mettendo in chiaro che sull’omosessualità il movimento scout ha solo avviato una riflessione e non si muove su posizioni predefinite. (valerio gigante)

Articolo tratto da
ADISTA
La redazione di ADISTA si trova in via Acciaioli n.7 - 00186 Roma Telefono +39 06 686.86.92 +39 06 688.019.24 Fax +39 06 686.58.98 E-mail info@adista.it Sito www.adista.it



Mercoledì 16 Maggio,2012 Ore: 17:50
 
 
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Cristianesimo ed omosessualita'

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