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www.ildialogo.org Chiediamo al Papa l'abolizione della pena di morte dalla dottrina cattolica,di diac. Giuseppe Cavallaro

Chiediamo al Papa l'abolizione della pena di morte dalla dottrina cattolica

di diac. Giuseppe Cavallaro

Facciamolo il prossimo 7 febbraio 2011,“Giornata della vita”, a piazza S. Pietro portando il lutto al braccio


Anche alla Chiesa, come istituzione umana, Dio indirizza, come a Caino, il suo duro rimprovero: “Cosa hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo” (Gn 4,10).
Non tutti i membri del “Popolo di Dio”, soprattutto fra i fedeli laici, sanno che: “L’insegnamento tradizionale della Chiesa non esclude…il ricorso alla pena di morte” (N.C. n° 2267) e che, pertanto, riconoscendo alla legge umana la liceità morale della pena capitale, assolve anche le uccisioni di persone, assolutamente, innocenti che questa, inevitabilmente, provoca.
La Chiesa, in qualità di educatrice universale delle coscienze, sa bene, quanto imperfetta sia la legge umana e inevitabili gli errori giudiziari.  
La defettibilità della legge umana è una verità morale oggettiva: la legge umana è imperfetta perché l’uomo è imperfetto a causa dei suoi peccati.
Lo stesso Gesù è ricorso a questa verità morale per scongiurare l’esecuzione capitale di una donna, che aveva violato la legge umana: penale e religiosa (Gv 8, 1- 11).
Ma perché “L’insegnamento tradizionale della Chiesa non esclude… il ricorso alla pena di morte”, mentre la Chiesa originaria e, quindi, Apostolica, lo escludevano tassativamente?
Perché, essa essendo stata inglobata nel quarto secolo dall’Impero Romano si è, gradualmente, conformata alla sua dottrina penale, fino a considerare il quinto comandamento secondo la mentalità del mondo, ossia, come una prerogativa delle sole persone innocenti: “Il comandamento «Non uccidere» ha valore assoluto quando si riferisce alla persona innocente” (Ev. vitae n°57).
Se Dio, con il quinto comandamento, avesse voluto conferire valore assoluto alla vita umana innocente e valore relativo a quella colpevole, non avrebbe negato agli uomini e, in particolare alla sua Chiesa, il diritto di esercitare l’arbitrio assoluto, ossia, di sradicare dalla faccia della terra la zizzania umana (Mt 13,29).
Ecco perché il comandamento “Non uccidere” è di natura negativa e non positiva, appunto, per conferire valore assoluto, tanto alla vita umana innocente, quanto alla colpevole: Dio, infatti, ha considerato grave l’uccisione di Abele da parte di Caino, ma ha considerato gravissima, l’uccisione di Caino da parte di terzi: “Chiunque ucciderà Caino, subirà la vendetta sette volte” (Gn 4, 15).
Per questo, la Chiesa conformandosi alla legge penale capitale si è allontanata dallo Spirito del Vangelo (Rm 12,2) e “ha  sporcato di sangue innocente le sue mani, ossia, le mani del “Corpo mistico di Cristo”, il quale essendo formato da “l’universalità dei fedeli… dai Vescovi fino agli ultimi fedeli laici” ( L.g. n° 12), fonda la sua unità sull’uguaglianza fondamentale di tutti i suoi membri, uguaglianza che scaturisce dal battesimo ed è antecedente a qualsiasi distinzione e funzione ecclesiale, perciò, non solo “il clero”, ma anche “i fedeli laici”, nella misura propria, sono responsabili della morte delle persone uccise con la pena capitale e, ancor più, delle vittime innocenti che essa causa.
Queste affermazioni, non sono dettate da spirito polemico, ma dall’inquietudine che agita la mia coscienza di battezzato, la mia coscienza di membro del “Corpo mistico di Cristo”.
Inquietudine, che dovrebbe agitare le coscienze di tutti i battezzati, clero e laici, tutti dovremmo sentire il bisogno di chiedere al papa: “principio e fondamento dell’unità sia dei Vescovi, sia della moltitudine dei fedeli” (L.g. n° 23) di escludere dalla dottrina cattolica il principio della liceità morale della pena di morte perché contrario alla Legge divina: “Non uccidere”.
Una ulteriore dimostrazione dell’ immoralità di questo principio, secondo il quale: Il comandamento «Non uccidere» ha valore assoluto quando si riferisce alla persona innocente” (Ev. vitae n°57), ci viene fornita, indirettamente, dal Governatore del New Mexico Bill Richardson, il quale, proprio, in considerazione dell’impossibilità umana di poter distinguere, con assoluta certezza, l’innocente dal colpevole e la conseguenza, certa, di condannare a morte anche persone innocenti, ha deciso, ascoltando la voce della sua coscienza come egli stesso dichiara, di abolire nel suo Stato la pena di morte e di sostituirla con il carcere a vita.
Egli dichiara: “non possiamo non essere tutti d’accordo sul carattere definitivo di questa punizione estrema. Una volta presa la decisione finale e la condanna a morte eseguita, non si
può più tornare indietro. Ed è in considerazione di questo che ho preso la mia decisione…Se lo Stato si assume questa terribile responsabilità, il sistema che impone una pena così definitiva deve essere perfetto e non può mai sbagliare. Ma la verità è che il sistema non è perfetto. Lo hanno provato i test del DNA. Persone innocenti sono state imprigionate nei bracci della morte in tutto il Paese… Oltre 130 detenuti nel braccio della morte sono stati rilasciati negli ultimi 10 anni in tutto il Paese, inclusi quattro nello Stato del New Mexico, e questo è un fatto che non posso ignorare…Di fronte al fatto che il nostro sistema, nel comminare la pena di morte, non può mai essere perfetto, la mia coscienza mi impone di sostituirla con una pena alternativa che comunque mantiene sicura la nostra società”.
La Chiesa, Regno visibile di Dio nella storia, non può essere da meno. Deve rinunciare al principio di liceità morale della pena di morte e riportare questa dottrina nel solco della  “Tradizione Apostolica” e originaria, affinché, sempre più, possa “rendere presente e quasi visibile Dio Padre e il Figlio suo incarnato, rinnovando se stessa e purificandosi senza posa sotto l’azione dello Spirito Santo” ( Gaudium et spes n° 21).   
La rinuncia di questo principio, da parte della Chiesa, è condizione essenziale per realizzare una “Giustizia” collegata al pian salvifico di Dio, infatti la carità, di cui è ministra, non si testimonia fuori dalla giustizia, ma dentro la giustizia.
E’, dunque, necessaria una pastorale positiva, in cui la Chiesa, facendosi guidare dalla “Verità” (Gv 14,6), non dalla diplomazia, sappia riconoscere, apertamente, questa sua responsabilità morale. E con la grazia dell’umiltà, orientare universalmente, le coscienze umane al rispetto “assoluto” del diritto alla vita, a cui tutti gli altri diritti umani sono ordinati e subordinati.
Per noi battezzati, clero e laici, l’occasione per offrire al mondo una testimonianza concreta a difesa del concetto di valore assoluto della vita umana, ci viene data dalla gravissima situazione di ingiustizia che gli Stati, sostenitori della pena di morte, determinano nei confronti delle persone assolutamente innocenti
Essi, infatti, pur sapendo benissimo che la legge umana è imperfetta e la condanna a morte una pena irreversibile, continuano a comminarla e a determinare, di fatto, la morte di una marea, sempre crescente, di persone innocenti.
Dov’è, dunque, il rispetto del carattere “Bilaterale” della “Giustizia”?
Le norme giuridiche, non impongono alle persone soltanto dei doveri, ma concedono anche la facoltà di far valere i propri diritti contro tutti coloro che li minacciano o non li riconoscono o li danneggino in un modo o nell’altro.
Sollecitiamo, dunque, attraverso una petizione, l’intervento di un organismo sopranazionale qual è l’ONU. Chiediamogli “Giustizia”, sia, per i casi, pregressi, di persone uccise innocentemente con la pena di morte, sia per prevenire, inevitabili, ulteriori uccisioni causate dalla defettibilità della legge umana.
Prima, però, in qualità di battezzati, ossia, membri del “Corpo mistico di Cristo”, dobbiamo chiedere al papa, a cui affido me stesso e questa riflessione, di rinunciare al principio di liceità morale della pena di morte: conferire valore assoluto anche alla vita delle persone giudicate colpevoli dalla legge umana.
Chiederglielo, partecipando alle ore 12,00 alla preghiera dell’Angelus in Piazza S. Pietro, domenica 7 febbraio 2011: “Giornata della vita” e, per l’occasione, portare al braccio sinistro una fascia di colore viola o munirsi di una bandierina dello stesso colore, come segno di pentimento e cordoglio per tutte le persone che noi Chiesa abbiamo, direttamente o indirettamente, ucciso con la pena di morte e, in particolare, quelle uccise innocentemente.
15 Settembre 2010 
diac. Giuseppe Cavallaro
E-Mail  gius-cavallaro@libero.it                 


Giovedě 23 Settembre,2010 Ore: 12:26
 
 
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