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www.ildialogo.org Siria, la nonviolenza politica,di Sergio Paronetto (Pax Christi)

Siria, la nonviolenza politica

di Sergio Paronetto (Pax Christi)

Le notizie provenienti dalla Siria, dalle conclusioni “inconcludenti” del G8 e dalla tragica vicenda di Giuliano Delnevo dimostrano il fallimento sia della comunità internazionale (ONU e unioni di stati), sia dell'area “pacifista” divisa e frantumata in sostenitori dell' “indipendenza” (regime di Assad, Russia, Iran...) e in amici della “ribellione” (bande armate di vario tipo, anche di matrice terrorista o fondamentalista, Gran Bretagna, Francia, Usa, monarchie del Golfo...).

Veramente debole in tanti ambienti è ancora la cultura di pace, se hanno ancora così forte presa l'idea della guerra “giusta”, il fascino della violenza “buona”, il culto necrofilo del guerriero. E' tardi, certo, ma non ci si può rassegnare a uno scenario così disperato. Non basta dire no alla guerra. Occorre assumere e organizzare la nonviolenza politica, la nonviolenza come politica.

Anche per la Siria, come dicevamo all'ultimo Congresso di Pax Christi, è l'ora della nonviolenza come principio operativo nella varietà delle sue espressioni (formative, interculturali, civili, religiose) e nell'efficacia della sua dimensione economica, giuridica e politica (presenza dell'ONU rinnovata e fedele al suo mandato, cessate il fuoco, blocco del mercato delle armi, aiuto umanitario, salvaguardia dei diritti della persona, rilascio dei prigionieri politici o dei sequestrati, tra i quali Domenico Quirico, cooperazione economica, avvio di negoziati coinvolgenti le forze siriane alternative sia al conflitto civile armato che a un intervento militare esterno). Siamo davanti a un fallimento generale. Occorre un'autocritica profonda per ripartire con la forza della nonviolenza.

Oggi, in una realtà così caotica ogni forma di intervento armato a sostegno dell'uno o dell'altro schieramento, sarebbe non solo strumentale, ma porterebbe alla catastrofe l'ampia area mediorientale fino al rischio di una guerra di portata mondiale. Potrebbe scatenarsi “l'incubo di un uragano” previsto dalla “Pacem in terris” (n. 60) a proposito della corsa agli armamenti. Non si può accettare che la soluzione di un conflitto avvenga con violenze che lo aggraverebbero in una spirale omicida-suicida senza fine.

La soluzione negoziale del conflitto siriano (Ginevra 2) deve partire subito. Non si può aspettare. Il nostro governo deve svolgere la sua parte bloccando ogni forma di mercato delle armi e sollecitando i negoziati ospitando anche esponenti dell'opposizione siriana nonviolenta. Siamo davanti una realtà che chiama in causa ogni cittadino, ogni educatore, ogni credente. Penso ci sia bisogno di tanti piccoli gesti buoni, a partire da un autentico aiuto umanitario rivolto ai bambini traumatizzati o abbandonati e da un'informazione verace e propositiva. Nei mesi scorsi, nessun risalto è stato dato alle delegazioni di istituzioni e comunità religiose, della Santa Sede, o alle missioni di qualche premio Nobel (anche Caritas, Medici senza frontiere e altre realtà stanno proponendo a modo loro alcune soluzioni). Scarsissima è stata l'informazione sui ribelli nonviolenti del movimento “Mussalaha”, cui hanno aderito persone e gruppi dell'uno e dell'altro schieramento, che, adeguatamente supportati, dovrebbero diventare protagonisti di un accordo di pace. Accanto all'informazione mobilitante, penso siano utili momenti di preghiera ecumenica-interreligiosa o di digiuno in rete con tanti credenti e con parrocchie pronte a suonare le campane a festa alla notizia di un reale accordo.

Sergio Paronetto (Pax Christi)

 



Giovedì 20 Giugno,2013 Ore: 17:45
 
 
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