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www.ildialogo.org LA PRIORITA' E' IL DISARMO NUCLEARE SE SI PERSEGUE UNA EUROPA  ATTIVAMENTE NEUTRALE,di Alfonso Navarra e Antonia Sani

LA PRIORITA' E' IL DISARMO NUCLEARE SE SI PERSEGUE UNA EUROPA  ATTIVAMENTE NEUTRALE

di Alfonso Navarra e Antonia Sani

Care amiche e cari amici della "Convergenza per la Società della Cura"

il 22 gennaio è da considerare una data storica per tutto l'ecopacifismo mondiale: è entrato in vigore il Trattato di proibizione delle armi nucleari (TPAN - TPNW in inglese). Una data storica anche per chi si batte per superare l'emergenza climatica: essa ha molti aspetti interconnessi con la minaccia nucleare-militare. E' stato ad esempio calcolato che il 15% circa delle emissioni globali di CO2 si possono fare risalire alle attività del sistema militare, il quale alimenta conflitti che possono sfociare in una guerra nucleare persino per errore. Uno scambio limitato di missili tra India e Pakistan confinanti produrrebbe un inverno nucleare semicontinentale con circa 2 miliardi di morti in 20 anni... 
A maggior ragione da parte nostra dobbiamo ricordarci di collegare quello che non è separabile (il Pentagono ha ben presente il problema) nei fori internazionali in cui presentiamo le nostre posizioni!Noi pensiamo che, per avanzare verso una societa' della cura e della pace, proseguendo attraverso una transizione ecologica, dovremmo tener ben presente la centralità della questione nucleare, anche in relazione ad un europeismo assertivo, che punti ad una politica di neutralismo attivo dell'Italia e dell'Europa.
La lotta per la denuclearizzazione riteniamo che sia inscindibile dalla conversione ecologica e sanitaria delle spese militari (vedi appello "NO ARSENALI SI OSPEDALI" che molti di voi hanno sottoscritto), a partire dalla occasione storica costituita dall'entrata in vigore del Trattato di proibizione delle armi nucleari: dobbiamo tornare dovunque – quindi anche in Italia - alla carica per allargare il numero degli Stati che ratificano tale trattato.
Il nostro "contropiano" rispetto a quanto può concepire una visione neoliberista, sia pure contaminata con spunti keynesiani, dovrebbe porre esplicitamente l'orizzonte di una Europa pilastro di un ordine internazionale fondato sulla forza del diritto e dei diritti e non sul diritto della forza. 
Questa prospettiva, includente il Green New Deal europeo, ma su basi di coerenza radicale adeguate all'emergenza che stiamo vivendo, pensiamo faccia sicuramente a pugni con la "condivisione nucleare NATO" - e relative dottrine sul "first use" delle armi atomiche, purtroppo oggi riconfermata e ammodernata. Questo succede nel momento stesso in cui non abbiamo certezze dal nuovo presidente USA sul ritorno già programmato degli euromissili. 
Si, i missili a medio raggio (a Comiso in Sicilia vi fu nel 1983 la prima installazione) che il movimento per la pace degli anni '80 aveva contribuito a rimuovere dando un impulso decisivo al Trattato INF ora disdetto. Siamo convinti che ne sentiremo presto parlare e straparlare occupando la ribalta dello spazio pubblico, come appunto negli anni '80, ed i sintomi di ciò li troviamo in Germania, il Paese guida dell'Europa, dove la SPD a livello di partito non a caso sta ponendo con forza il problema del ritiro delle armi atomiche USA dal continente.
L'Europa la vogliamo sempre più coesa ma su valori opposti a quelli che provocarono due guerre mondiali: essa dovrebbe ora ispirarsi nel suo insieme alla logica del nostro articolo 11 della Costituzione (pacifista allo stesso modo della Costituzione tedesca) e quindi non gettarsi in un nuovo riarmo nucleare di cui subiremmo le prime conseguenze, iniziando con le nuove B-61-12 “tattiche” che saranno ospitate a Ghedi e ad Aviano; e in un riarmo convenzionale come impone l'impegno NATO a raggiungere il 2% del PIL in spese per la difesa (per l'Italia significherebbe passare da 26-27 a 36 miliardi di euro annui).
Questo punto strategico, a nostro giudizio, dovrebbe porre l'ecopacifismo, incluse le sue componenti ambientaliste piu specializzate, all'opposizione, senza se e senza ma, di qualsiasi politica governativa che accetti, anche solo inerzialmente, per motivazioni ormai storicamente logore (la Guerra fredda è finita e non vogliamo imbarcarci nella sua riedizione contro questo o contro quello!), un nuovo scatto della corsa agli armamenti (sia convenzionali che nucleari) soprattutto nel momento in cui occorre invece concentrarsi sull'intreccio tra crisi pandemica, crisi ecologica e crisi sociale...
Grazie per l'attenzione e buon lavoro - 9 febbraio 2021
 
Alfonso Navarra - Disarmisti esigenti
Antonia Sani - WILPF Italia
membri ICAN, premio Nobel per la pace 2017
Qui di seguito un documento che riassume le posizioni emerse negli incontri della rete della convergenza per la societa' della cura su Pace, disarmo e giustizia globali. Sottolineatura nostra sulla parte del testo che recepisce il nostro contributo
SINTESI GRUPPO DI LAVORO PACE , DISARMO E GIUSTIZIA DELLA SOCIETÀ DELLA CURA
Per la pace e la giustizia internazionale
La pandemia ha ulteriormente dimostrato che nessuno si salva da solo. Per uscire dalla crisi sanitaria, come da quella climatica, o delle migrazioni serve un mondo più solidale in cui sulla concorrenza tra le nazioni prevalga la collaborazione. Assistiamo invece alla diffusione di conflitti armati e alla acuirsi di una nuova guerra fredda. Non basta quindi che il PNRR si occupi di problemi nazionali, ma deve essere inserito in una prospettiva ampia. Pensiamo quindi che nel PNRR, o a fianco del PNRR, debbano essere individuate le politiche estera, del commercio estero e della difesa coerenti con l’obiettivo della difesa e allargamento della pace.
Serve una nuova politica estera che, da una posizione neutralità tra le grandi potenze, promuova attivamente la collaborazione tra i popoli, la soluzione politica dei conflitti, e persegua la giustizia internazionale a partire dal recupero del divario economico tra i paesi del nord e del sud del mondo che costringe milioni di persone a lasciare il proprio paese.
Per questo occorrerà che l’Italia operi affinché l’Unione Europea riveda i trattati commerciali, in particolare gli Euro-Mediterranei e ACP, in modo che si annulli o si riduca il deficit commerciale sfavorevole per i paesi terzi assumendo un obiettivo di co-sviluppo, e inoltre non aderisca al trattato Mercosur. Nei trattati commerciali va combattuta comunque la tendenza all’annullamento del principio di precauzione e la istituzione di tribunali arbitrari e il potere delle multinazionali.
Per rendere credibile una politica per la pace occorre che l’Italia firmi subito il Trattato Internazionale per la Proibizione delle Armi Nucleari, liberandosi nel contempo degli ordigni presenti sul nostro territorio, ridefinisca sulla base del principio di neutralità alleanze e accordi militari, non aderisca alle sanzioni economiche unilaterali decise da singoli stati o gruppi di stati.
Occorre favorire la pace e i diritti umani anche riconoscendo lo Stato di Palestina e sostenendo le popolazioni in lotta per i diritti nei propri paesi, con particolare attenzione alla protezione dei Difensori dei diritti umani.
Coerentemente si dovranno ridimensionare drasticamente le missioni militari all’estero, mantenendo solo quelle effettivamente mirate a proteggere accordi di pace sotto l’egida dell’Onu e cancellando in particolare quelle finalizzate al controllo delle migrazioni, sostituendole/trasformandole in missioni civili. I fondi risparmiati potranno essere utilizzati per potenziare la cooperazione e gli aiuti allo sviluppo.
In attuazione dell’imperativo dell’art. 11 della Costituzione occorre riorientare il Modello di Difesa verso l’esclusiva difesa del suolo patrio, potenziando e finanziando inoltre gli strumenti di Difesa Civile Non-armata e il Servizio Civile Universale e ridurre la spesa militare, in particolare quella per armamenti offensivi come gli F35 e per sostenere basi militari estere sul nostro territorio, come a Taranto e Vicenza.
Occorre fermare la vendita di armi a paesi in conflitto, come l’Arabia Saudita, o che non rispettano i diritti umani, come l’Egitto, applicando la legge 185 e avviare un processo assistito con finanziamenti pubblici di riconversione dell’industria degli armamenti, a cominciare dalla RWM, verso la produzione di tecnologie innovative ed avanzate per la transizione energetica ed ecologica.
Occorre infine un forte investimento nella formazione alla pace, alla nonviolenza e ai diritti umani, nelle scuole, dove invece va evitato che faccia proselitismo l’esercito, e nel servizio pubblico radiotelevisivo. Andrebbe inoltre istituita una giornata del ricordo delle vittime del colonialismo



Venerdì 12 Febbraio,2021 Ore: 16:57
 
 
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