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www.ildialogo.org F35: LE ALI CHE NON VOGLIONO TAGLIARE,di Roberto Fantini

F35: LE ALI CHE NON VOGLIONO TAGLIARE

di Roberto Fantini

Conversazione con Giovanni Sarubbi, direttore di www.ildialogo.org


Martedì 31 Luglio 2012 17:12
Scritto da Roberto Fantini

Conversazione con Giovanni Sarubbi, direttore di www.ildialogo.org

- In un recente Comunicato della Rete Italiana per il Disarmo (18 luglio 2012), si afferma che “sugli F-35 il Ministro della Difesa sbaglia i numeri e ha paura di un confronto”. Condividi tale aspro giudizio?

Non credo si tratti di errori. Si può sbagliare in buona fede se il fine che ci si prefigge o l'istituzione per la quale si lavora sono orientati al bene. Chi lavora per il bene della società può sbagliare e quindi può correggere il proprio errore e migliorare il proprio lavoro. Io penso invece che tutto ciò che è legato agli armamenti non solo sia intrinsecamente malvagio, ma anche fonte di corruzione morale e materiale e, quindi, non parlerei di sbagli sui numeri. Chi ha a che fare con gli armamenti o è direttamente un trafficante d'armi, o è colluso o complice o corresponsabile con trafficanti d'armi che, dal mio punto di vista, sono i peggiori individui che ci sono oggi in circolazione nel mondo. E per spiegare cosa intendo dire basti sapere, a proposito di numeri relativi alle spese sugli armamenti, che tutto ciò che è militare costa due o tre volte in più rispetto ad una analoga produzione di tipo civile. Nel settore aeronautico, quello degli F35, un’ ora di lavoro impiegato per un aereo militare costa più del doppio della stessa ora di lavoro impiegata per un velivolo civile. Oltre a produrre oggetti utili solo all'uccisione di esseri umani e alla distruzione dell'ambiente, le industrie di armamenti sono i più voraci dissipatori di risorse pubbliche oggi esistenti al mondo. Altro che sbagliare i numeri, sono delle vere e proprie sanguisughe che fanno pagare a caro prezzo i loro strumenti di morte!

- Di recente, il Parlamento Olandese ha votato una risoluzione per uscire dal programma F-35, mentre l’Australia ha deciso, a maggio, di spostare di ulteriori due anni la propria decisione di acquisto. Inoltre, accese polemiche sono in corso sia in Canada che in Norvegia. Possibile che il nostro Parlamento, in un momento di così gravi preoccupazioni e decisioni per il futuro del nostro Paese, rimanga tanto insensibile alla questione?

La scelta del nostro Parlamento di non cancellare l'acquisto degli F35, dal mio punto di vista, ha due motivazioni. Da un lato il nostro Paese è strettamente legato al complesso militare-industriale degli USA, in particolare nel settore aeronautico, e ciò impedisce la cancellazione di quello che è stato definito il più grande affare militare del secolo. Gli interessi sono enormi e la corruzione legata a questo affare è altrettanto enorme. Dall'altro lato si comprano aerei come l'F35 non per far giocare alla guerra qualche giovane pilota militare a cui hanno piallato il cervello, ma perché chi gestisce il potere politico ed economico in Italia, che non sta in Parlamento o a Palazzo Chigi, ha proprio la guerra come opzione per uscire da questa crisi economica che ha dimensioni mai viste prima nella storia dell'umanità. Ed in tale scelta folle non siamo soli. E' successo anche alla Grecia che, nonostante il rischio di fallimento, ha dovuto comunque accollarsi l'acquisto delle armi che erano state programmate prima dell'esplosione della crisi. Si comprano armi come gli F35 perché c'è la guerra nell'orizzonte politico degli USA di cui il nostro paese è vassallo, come dimostra anche il programma di ristrutturazione della spesa militare proposto dal “ministro-generale della guerra” Di Paola, tutto spostato sulla riduzione di personale per avere risorse per l'acquisizione di nuove armi. E scusami se chiamo Di Paola “ministro della guerra” ma credo non si possa chiamare più ministro della difesa quello di un Paese che ha proprie truppe fuori dai propri confini intente a combattere una guerra contro popoli e nazioni che non ci hanno aggrediti.

- Però, comunque vada a finire questa vicenda, credo che sia indiscutibile il fatto che la nascita e lo sviluppo della Campagna “Taglia le ali alle armi” abbiano dimostrato, ancora una volta, che la società civile del nostro Paese non è affatto rassegnata a continuare a subire scelte governative insensate e inique. Non credi, però, che bisognerebbe più che mai tentare di rimettere in discussione un po’ tutta la nostra attuale politica in ambito militare?

Ne sono assolutamente convinto. L'attuale politica del Governo, con il supporto del Presidente della Repubblica, viola apertamente il dettato costituzionale per le molte, troppe guerre a cui il nostro Paese ha partecipato e sta ancora partecipando, dal Kossovo, all'Iraq, all'Afghanistan, alla Libia. Adesso, sempre a rimorchio degli USA, stiamo dando manforte, per ora politicamente, ai ribelli siriani che stanno combattendo in Siria una guerra per procura, con i soldi e le armi fornite dai Paesi del Golfo Persico, per consentire agli USA e ai loro alleati di installarsi anche in quella parte del mondo, con il rischio elevatissimo della esplosione di una guerra regionale su grande scala o, addirittura, a livello globale. L'art. 11 è chiarissimo e io penso che il Governo ed il Presidente della Repubblica dovrebbero essere processati per alto tradimento per le loro decisioni che hanno portato l'Italia in guerra senza peraltro neppure il voto dello stesso Parlamento. La mistificazione delle “missioni umanitarie” per nascondere la guerra vera e propria è una vergogna inaudita ed io spero che i cittadini italiani si oppongano sempre più a queste decisioni che ci costano carissimo soprattutto in termini di vite umane, quelle dei soldati uccisi e quelle delle persone innocenti che i nostri soldati hanno ucciso, ma anche in termini economici, visto che si tratta di un miliardo e mezzo di euro all'anno per la sola missione in Afghanistan.



Mercoledý 01 Agosto,2012 Ore: 12:38
 
 
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