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www.ildialogo.org Il ricordo, a breve scadenza, dei suicidati dalla crisi,di Paolo Vicchiarello

Lettera
Il ricordo, a breve scadenza, dei suicidati dalla crisi

di Paolo Vicchiarello

Lunedì 8 aprile 2013

www.comeinodialpettine.blogspot.it

L'elemento comune di ogni drammatico caso di suicidio dovuto alle difficili condizioni economiche in cui versavano le vittime è il bailamme che si produce nei giorni successivoglio il conseguente vortice di analisi, commenti, invettive, proposte e ipotesi più o meno creative che ci si affretta a buttare nel tritacarne mediatico.
Di storie come quelle di Romeo Dionisi e di Anna Maria Sopranzi da Civitanova Marche ce ne sono, purtroppo, a bizzeffe nel nostro paese, così come negli altri. Storie che sembrano comuni almeno fino a che un epilogo tristemente tragico non le trasforma in storie da narrare, da sviscerare, da usare come grimaldello squisitamente mediatico - nella maggior parte dei casi -, strumentalmente politico - in qualche caso - e strettamente funzionale, risolutivo e propositivo - in una microscopica percentuale di casi.
Insomma, di tutto questo carrozzone il dato peggiore sarà l'oblio che avvolgerà i nomi di Romeo e Annamaria, così come ha avvolto i nomi di Francesco Fabbri, Walter Ornago, Michele Calì e di tutti gli altri che oggi vivono esclusivamente nel ricordo e del ricordo dei loro cari.
C'è poi chi non si accontenta di raccontare la storia del momento ma si lancia nella cronistoria dei casi analoghi in modo da offrire una case history dal vago senso professionale, così, tanto per non fare la parte di quello che scrive ad hoc sul tema.
È giusto parlare di loro, delle loro vite, delle loro esistenze conclusesi così drammaticamente? Si, non solo è giusto ma è fondamentale perché le loro storie non restino tali.
Ma è giusto farlo in questo modo pret-à-porter? No, non solo non lo è, ma è profondamente irrispettoso, offensivo e soprattutto da codardi rincorrere la tragedia e cavalcarla, rivolgerle un'attenzione tanto marcata e morbosa quanto subitanea e volubile.
Forse, anche per questo motivo, almeno le contestazioni e le critiche rivolte nei confronti delle figure istituzionali andrebbero considerate e interpretate dai media, dalla politica e dagli opinionisti fuori dalle consuete e sottostimanti categorie del qualunquismo, dell'antipolitica o dell'autoreferenzialità.



Martedì 09 Aprile,2013 Ore: 21:26
 
 
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