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www.ildialogo.org I prigionieri di Caporetto.,di Claudio Cossu

Lettera
I prigionieri di Caporetto.

di Claudio Cossu

Per conoscenza, vi invio un mio intervento/articolo in occasione del trascorso 4 novembre, non pubblicato -ovviamente- dal giornale locale, a Trieste, "Il Piccolo". L'argomento torna ora di attualità perché a Trieste, e nella Regione Friuli-Venezia Giulia si stanno predisponendo le celebrazioni per l'anniversario dei 100 anni dall' "inutile strage", 1914-18 e poi dall'entrata in guerra nel 1915, dell'Italia. La Giunta regionale del Friuli-Venezia Giulia sta predisponendo persino un provvedimento legislativo, con relativo stanziamento di risorse finanziarie, per i festeggiamenti che, dato l'orientamento politico della suddetta Giunta, si concretizza in realtà in un'esaltazione della violenza , del militarismo e della guerra. Quindi il mio pezzo, resta ancora, e forse ancor di più, attuale. Tristemente......
Da Trieste, un cordiale saluto
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Claudio Cossu

Puntuale come sempre, anche quest'anno si celebrerà, a Trieste come in tutto il Paese, nella giornata del 4 novembre, la ricorrenza della vittoria sul grande Impero danubiano degli Asburgo e sugli Imperi centrali d'Europa. Sciabole e baionette vengono lucidate in gran fretta, si rispolverano alacremente vecchi labari e gagliardetti dalle tinte ormai sbiadite, si riesumano alla luce alate vittorie poppute in preparazione, anche, dell'imminente centenario dell'entrata dell'Italia in quell'immane "scannatoio"(così definito da Cesare Battisti in una lettera del 1916) che fu in realtà la grande guerra 1914-18. Nei cieli, nonostante la" spending review" , rimbalzeranno dalle nuvole rosa e dai cirri le costose ed acrobatiche frecce tricolori, roboanti ed accompagnate , da terra, da suoni di fanfare e di trombe festanti. Le sfilate di uomini in armi si sovrapporranno alle parate, in un turbinio frenetico di manti , elmi e medaglie dai nastrini multicolori . Ancora una volta si esalterà, coralmente, la violenza ed il culto della morte. Un'onda di prolissità e di enfasi avvolgerà, quel giorno, gli edifici e le rive , impiastriccerà inesorabile il bel mare del golfo , le strade e le piazze. Dopo qualche iniziale titubanza e nonostante il parere contrario del Parlamento, in quell' anno lontano e turbinoso , 1915, il fiume sacro alla Patria " mormorò" calmo e placido" al passaggio dei primi fanti, quel fatidico 24 maggio. Quasi cento anni addietro. Ma chissà se nel contesto dei clamori e degli inni , chissà se si avrà il senso civile, congiunto al doveroso sentimento di rispetto, di ricordare proprio a Trieste , emblema di ricongiunzione e di caldi abbracci , quei soldati, logori e debilitati da fame e malattie, divenuti ombre ormai, che dilagarono nella nostra città dai campi di prigionia dell'Impero Asburgico, ormai dissolto, e provenienti dalle terre dell'Austria e dell' Ungheria, uomini ridotti a larve , rei soltanto di essere stati testimoni viventi della sconfitta di Caporetto , povere vittime dell'impreparazione e dell'insipienza degli alti comandi militari italiani, di vecchia scuola di guerra, impreparati alle nuove tecniche belliche , portate dalle armate germaniche in quel fronte, nell'ottobre del fatidico 1917. "" Nostri ex prigionieri ", ricordava Carlo Petitti di Roreto , governatore militare dei territori occupati, in un rapporto inviato il 27 novembre 1918 al sottocapo di Stato maggiore Pietro Badoglio, con un certo senso di disagio e di imbarazzo. Erano circa centomila, laceri, malnutriti e stanchi ( vedi Lucio Fabi, "Trieste 1914-1918: una città in guerra " MGS Press.,Trieste, 1996) Avevano sopportato fame, sofferenze maltrattamenti e talvolta percosse fisiche , moralmente provati da ogni sorta di umiliazione e stato di inferiorità. Vinti nel corpo e nell'animo, vere vittime sacrificali immolate sull'altare della retorica del senso di superiorità fisica che si affermava, in quegli anni, generando la metastasi del fascismo. Non c'erano omaggi floreali per loro, poveri giovani dalle divise sdrucite e senza corone di alloro. Per essi non vi furono festeggiamenti nè baci offerti generosamente dalle belle ragazze di Trieste nè li attesero bande militari dai suoni allegri e vivaci. Parte di loro fu sistemata nella zona del Porto, parte nella piazza Venezia, altri in via del Lazzaretto vecchio o strade adiacenti . Dormirono per le strade, senza opportuna assistenza, all'aperto, trascurati da tutti, senza un giaciglio o una coperta. In attesa di essere rimpatriati nelle zone di provenienza, molti di essi morirono o si ammalarono più gravemente. Eppure erano soldati italiani, e prima ancora degli uomini. Ma erano i perdenti , gli sconfitti di Caporetto.

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Claudio Cossu




Lunedì 25 Febbraio,2013 Ore: 15:27
 
 
Commenti

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Autore Città Giorno Ora
Augusta De Piero Udine 27/2/2013 06.17
Titolo:Grazie
Grazie per questa segnalazione
Augusta De Piero -- Udine

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