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www.ildialogo.org Caro Umberto Galimberti, errare humanum est, perseverare autem diabolicum,di Miriam della Croce

Lettera
Caro Umberto Galimberti, errare humanum est, perseverare autem diabolicum

di Miriam della Croce

Un'archeologa si improvvisa esegeta biblica e scrive, "sconcertata", ad Umberto Galimberti (D Repubblica del 3 luglio) per smentire Miriam Della Croce, la quale aveva fatto notare all'illustre filosofo, l'errore di ricordare il versetto di Matteo 18, 6 a proposito degli scandali di pedofilia nella Chiesa. L'archeologa non fa citazioni, ma si fida di se stessa; il filosofo neppure fa citazioni, ma si fida dell'archeologa, pubblica (povere lettrici!) e le dà ragione.  Bella maniera di procedere! Spero che archeologa e filosofo non ricorrano allo stesso metodo nelle loro ricerche. Miriam Della Croce però, non essendo un'esegeta biblica, si affida agli studiosi della materia e coscienziosamente fa citazioni. Si fida, ad esempio, di Angelo Lancellotti (1927 - 1984), professore di filologia biblico-orientale, autore di varie pubblicazioni, tra cui Grammatica della lingua accadica (1962), Sintassi ebraica nel greco dell’Apocalisse (1964), Salmi (3 vol, 1977-1981). Studioso delle civiltà orientali, ricercatore, filologo di lingue orientali, fine grecista, sottile esegeta biblico. Vediamo come commenta il passo: "Chiamato a sé un fanciullo: il ricorso a un'azione simbolica per dare maggiore efficacia all'insegnamento è un espediente didattico già usato largamente dagli antichi profeti" (Matteo - Nuovissima versione della Bibbia - Ediz. Paoline, pag. 242). "Fanciullo come questo: cioè un uomo che, messosi alla sequela di Gesù, si è rivestito dello spirito di infanzia" (ibidem, pag. 243). "Questi piccoli che credono in me: sono, anche qui, gli autentici seguaci di Cristo che non hanno una preminenza ma vi aspirano" (ibidem, pag. 244). Miriam Della Croce si fida di F. Pasquero, il quale così commenta: "I piccoli sono i seguaci di Cristo, senza preminenza né appoggi umani, perciò più esposti ai pericoli dello scandalo, peraltro inevitabile, data la proclività al male della natura umana" ( La Bibbia - Nuovissima versione dai testi originali - Ed. Paoline, pag. 1544). Miriam Della Croce si fida dell'Alleanza Biblica Universale, i cui studiosi (non solo cattolici!) hanno tradotto la Bibbia nelle principali lingue del mondo. Il versetto di Matteo è così tradotto: "Ma se qualcuno farà perdere la fede a una di queste persone semplici che credono in me, sarebbe più conveniente per lui che lo buttassero in fondo al mare, con una grossa pietra legata al collo". Ed ecco il commento: "Perdere la fede: come in 11,6 è questo il senso del verbo scandalizzarsi (vedi nota a 5,29); alcuni antichi manoscritti aggiungono: Infatti il Figlio dell'uomo è venuto a salvare quelli che erano perduti. Vedi una frase simile in Luca 19,10" ( La Bibbia in lingua corrente - LDC - ABU - Nuovo Testamento, pag. 34 ). Il versetto citato 11, 6 recita: "Beato chi non perderà la fede in me". Il versetto citato 5,29 recita: "Se il tuo occhio destro ti fa compiere il male, strappalo e gettalo via...";  ed ecco la nota: "Ti fa compiere il male; altre traduzioni: ti scandalizza; ti è di ostacolo. Alcune volte lo stesso verbo è tradotto con far perdere la fede, perdere la fede, abbandonare la fede (11,6; 18,6; 24,10; Luca 7,23); perdere ogni fiducia (26,31.33; Marco 14,27.29).
Ed ora leggiamo qualche riga dell'assurda risposta che il filosofo Galimberti ha dato all'archeologa: "E' bene che la fede non si appoggi alle nostre comode convinzioni, o peggio ad interpretazioni che mirano non tanto alla lettera e neppure allo spirito dei testi sacri, ma alla difesa per principio della Chiesa...Una fede autentica non nega la verità, e tantomeno la piega alla propria interpretazione, pur di salvaguardare la propria appartenenza". Sicuramente in buonafede il buon Galimberti. Non avrebbe parlato, infatti, di difesa della Chiesa (cattolica, suppongo), se avesse saputo che tutti gli studiosi, ortodossi, protestanti e cattolici, interpretano alla stessa maniera. Non avrebbe parlato, il filosofo, di "nostre comode convinzioni" di "verità piegata", se avesse conosciuto il significato nella Bibbia del termine scandalo (dal greco skandalon «trappola posta sul cammino, ostacolo, pietra d'inciampo»). Dio stesso può essere occasione di caduta e viene definito  «pietra d'inciampo»: "Egli sarà un santuario, una pietra d'intoppo ed un ostacolo d'inciampo per le due case d'Israele" (Is 8,14). E più avanti in Isaia: "Perciò così parla il Signore Dio: «Ecco, io pongo in Sion una pietra, una pietra scelta, angolare, preziosa, bene fondata; chi crede, non si agiterà" (28,16). Gesù stesso può essere occasione di scandalo: "Beato è colui che non si scandalizza di me" (Mt 18, 6). E per questo versetto trascrivo ancora da Lacellotti: "L'aspetto dimesso dell'opera di Gesù e l'azione, per dir così, frenante della sua predicazione costituivano, per il popolo che si attendeva un messianismo d'altro genere, un serio ostacolo a credere in Gesù" (op. citata, pag. 158). Ma ancora: "Quindi dice loro Gesù: «Tutti voi patirete scandalo a causa mia in questa notte» (Mt 26,31). Versetto così commentato da Angelo Lancellotti: "patirete scandalo: cioè soccomberete. Di fronte allo scandalo della croce la fede dei discepoli sarà messa a dura prova e non reggerà" (ibidem, pag. 359). 
Devo continuare? Oppure è chiaro a questo punto che i piccoli (Mt 18,6) sono i discepoli, la cui fede rischia di venire meno a causa dello scandalo? 
Ma chi mi compensa per questa piccola fatica? Spero almeno nelle pubbliche scuse da parte di Umberto Galimberti, anche per correttezza verso le sue lettrici e i suoi  lettori. Ma ditemi: perché l’archeologa non parla di archeologia e il filosofo di filosofia?
Miriam Della Croce
P.S. Per comprendere il significato dello scandalo biblico, può tornare molto utile anche la semplice conoscenza della storia.


Domenica 04 Luglio,2010 Ore: 16:17
 
 
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