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Contro la Iniziativa Viso Dissimulato


NO all'iniziativa e NO al controprogetto


Comunicato stamapa Della Comunità islamica nel Cantone Ticino


 La Comunità Islamica nel Cantone Ticino ha accolto, con tante preoccupazioni e molta perplessità, l’iniziativa che chiede un “divieto di dissimulazione del viso nei luoghi pubblici”.  Questa posizione si basa su diversi fatti e elementi da considerare:
  • I promotori dell’iniziativa utilizzano il vago motivo della prevenzione per raggiungere obiettivi puramente politici, privi di qualsiasi impatto sociale, e con la scusa di garantire la sicurezza del popolo.
  •  E’ vero che la Svizzera continui a godere delle condizioni socio-economiche nettamente migliori di diversi paesi occidentali.  La domanda è:  la Svizzera, e in questo caso il Ticino, ha veramente risolto tutti i suoi reali, seri e attuali problemi per poi investire tempo, denaro e energia nella prevenzione di problemi futuri?
  • Anche se i promotori dell’iniziativa hanno cercato di nascondere i veri motivi del proposto divieto, citando la sicurezza del popolo, non hanno potuto fare altro che rivelare il vero motivo che consiste nel divieto di “obbligare una persona a dissimulare il viso in ragione del suo sesso”.  Sembra chiaro che, ancora una volta, sono effettivamente i musulmani del Cantone che presentano una minaccia alla libertà personale e al rispetto delle donne.  E poi si osa a parlare di integrazione?  Dopo tutto, non c'è una sola donna musulmana che vive in Ticino che porta il burqa o il niqab (figuriamoci contro la sua volontà).
  • Se siamo veramente coerenti con i principi della libertà e dei diritti umani, allora dobbiamo chiederci se “non permettere” a qualcuno è così restrittivo quanto “obbligare”  qualcuno di fare qualcosa di personale e di legittimo! 
  • Due domande pratiche:  oggi una persona ticinese o domiciliata in Ticino può presentare alle autorità una foto con il viso coperto per chiedere il rilascio di un documento d’identità?  Se la polizia ferma, sempre oggi, una persona con il viso coperto, la polizia ha l’autorità legale per obbligare la persona di rivelare il viso per un controllo dell’autenticità del documento?  Se la risposta alla prima domanda è “NO” e alla seconda è  “SI’”, allora dobbiamo chiedere a che cosa serve questa iniziativa, se veramente parliamo di sicurezza nei luoghi pubblici?!  (O in realtà, i promotori dell’iniziativa sentano minacciata la loro sicurezza personale dalla presenza stessa di una persona con il viso dissimulato?!)   
  • I promotori dell’iniziativa parlano del fatto che “nascondere il proprio viso è contrario alla dignità della persona”.  Secondo chi?  Se parliamo di cultura, possiamo veramente rivolgerci esclusivamente alla nostra cultura e alla nostra religione, tutto il tempo e in tutte le situazioni e senza discrezione?  La risposta, particolarmente in un paese democratico e aperto come la Svizzera, è, e deve sempre essere, NO.  Se ci permettiamo oggi di dire che non è dignitoso coprire il viso, in un prossimo futuro, forse potremo dire che i tatuaggi sul viso e altri parti visibili del corpo sono contrari alla dignità personale!
       Per concludere, La Comunità Islamica nel Cantone Ticino è contraria a qualsiasi misura che si basa sulla discriminazione contro qualsiasi minoranza culturale o religiosa.  La lunga tradizione svizzera di rispetto per le minoranze e per i diritti umani è stata lesa negli anni recenti da diversi divieti e alcune misure che limitano la libertà effettiva di alcuni per proteggere la libertà presunta di altri.  Oggi in Ticino ci sono tanti problemi reali che mettono a rischio il benessere sociale e economico di almeno alcuni segmenti della popolazione.  Perché non cerchiamo di lavorare insieme per risolvere questi problemi. Forse nel futuro avremo il lusso di lavorare per la prevenzione di potenziali problemi.  Per questi motivi, La Comunità Islamica nel Cantone Ticino invita il popolo ticinese a votare NO all’iniziativa e NO al controprogetto in modo che l’immagine tradizionalmente positiva della Svizzera nel mondo non sarà ulteriormente compromessa.  E' la Francia che deve imparare dalla Svizzera e non la Svizzera che deve seguire l'esempio della Francia. 



Martedì 17 Settembre,2013 Ore: 21:14
 
 
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