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www.ildialogo.org Ne fondamentalismo ne integrazione ma partecipazione,di Amina Salina

Ne fondamentalismo ne integrazione ma partecipazione

di Amina Salina

Impressioni a margine del convegno “L'islam in Italia tra fondamentalismo e islamofobia” di venerdě 21 e sabato 22 ottobre a Roma


Nonostante il titolo non molto azzeccato il Convegno Nazionale organizzato dalla rivista Confronti ha posto importanti elementi di novità nel quadro della situazione della comunità islamica italiana.

I più importanti islamologi del calibro di Stefano Allievi Renzo Guolo e Maria Immacolata Macioti ed i maggiori rappresentanti della fede islamica si sono ritrovati presso la sede della FNSI a Roma per fare il punto della situazione della comunità islamica italiana almeno dal punto di vista sociologico ed antropologico e discutere del ruolo delle religioni nello spazio pubblico della situazione delle donne musulmane e delle seconde e terze generazioni. Per il carattere stesso del Convegno e mancato un approfondimento sulla spiritualità islamica ed il ruolo della fede come motivazione del comportamento comunitario ed individuale e il peso delle tradizioni culturali rispetto alla fede.. Dal mio punto di vista infatti tutto il discorso sulle identità diventa fuorviante nella misura in cui i comportamenti sono dettato da ragioni esterne piuttosto che dal proprio personale rapporto con Allah che dovrebbe motivare i nostri atti al di la del luogo dove viviamo o dove siamo nati.. L'impressione generale e stata che la realtà come al solito corre assai più velocemente rispetto alla riflessione giornalistica anche quando politicamente orientata a favore dell'immigrazione e dei musulmani. E in realtà l'analisi sociologica, specie quella sulle storie di vita, ci offre uno spaccato assai realistico sulle reali condizioni della comunità islamica in cui spesso le madri lungi dall'essere l'elemento passivo della situazione sono quelle che portano il peso maggiore dell'emigrazione e che fanno enormi sacrifici per educare i figli, per dar loro una professione e una educazione religiosa. Le donne sono davvero un elemento trainante anche quando sono povere e semianalfabete perché riescono a far studiare i figli lavorando assieme al marito e risparmiando fino al ultimo centesimo, inoltre sono loro a trasmettere i valori spesso scontrandosi con l'ambiente circostante costituito spesso da quartieri degradati e di estrema periferia. Le famiglie si associano per costruire le moschee perché i figli crescano con una personalità islamica e non persi tra lavoretti saltuari e trasgressione, come accade per i loro coetanei non musulmani, e non di rado queste moschee attraggono anche gli italiani che entrano nell'Islam, grazie al buon comportamento di queste famiglie e alla sapienza che viene trasmessa dagli imam. I media spesso mettono al centro i conflitti intergenerazionali costruendo dei casi o situazioni di famiglie che non praticano la fede islamica. In effetti il rapporti tra media e comunità islamica sono un attimino più distesi rispetto ad un tempo con la disdicevole eccezione, almeno dal mio punto di vista de La Padania e delle due testate proberlusconiane. In effetti la parola terrorismo non si abbina più all'islam automaticamente e finalmente la maggioranza delle persone in Italia hanno un minimo di coscienza del fatto che una donna velata deve avere gli stessi diritti di una non velata e che un musulmano non è un terrorista ne un alieno che vaga nella metropoli. La comunità e oggi composta da una pluralità di associazioni che però hanno rapporti abbastanza buoni tra loro, vi è più dialogo e consapevolezza e questo riduce la portata dei conflitti. La seconda e terza generazione di musulmani in Italia porta con se importanti aspettative di cambiamento e di ascesa sia in senso sociale sia spirituale. La comunità ha alle spalle anni di collaborazione col mondo accademico, buona parte dei docenti, specie sociologi ed antropologi, sta formando i ragazzi e le ragazze italiani al rispetto delle diverse culture e religioni nel quadro si una società multietnica che è ormai un fatto.

Recentemente la Lega Lombarda e stata isolata nel consiglio regionale della Lombardia su una proposta di legge che vietava la macellazione rituale halal e quella kosher, colpendo musulmani ed ebrei. Tutti hanno votato contro mentre ancora si sprecano a livello locale le ridicole ordinanze dei sindaci sceriffi contro i kebab.

Mentre il paese scivola sotto il livello di vita della media europea il problema di qualcuno evidentemente arretrato mentalmente di una ventina di anni fa. Questo Governo ha silenziato a forza milioni di italiani non funzionali al suo sistema affaristico mentre degli oltre cinque milioni di immigrati presenti in Italia si parla solo quando c'è una sanatoria o quando qualcuno di loro commette un reato. E invece la propensione al lavoro ed al sacrifico dei giovani, molti dei quali lavorano e studiano sudando per crearsi una professione, rischiando mettendo su piccole imprese etniche o d'altro tipo partecipando attivamente alla vita sociale del paese attraverso l'impegno nel volontariato e nella politica. Ciò dimostra che le nuove generazione, e tra queste i giovani musulmani e le giovani musulmane, sono un vero e proprio giacimento culturale di conoscenza del quale il paese dovrebbe approfittare senza lasciarli ai margini della vita sociale. Certo non si può chiedere a chi depaupera scuola e beni culturali di far parte della costruzione di una alternativa a sinistra che comprenda anche i credenti di buona volontà che vogliono impiegare i soldi del Paese nelle scuole piuttosto che nelle spese militari. Davanti allo scempio della Costituzione che si cerca di cambiare per strappare diritti ai lavoratori e ai migranti sulla famiglia che la destra non aiuta e che la sinistra certe volte snobba nella spinta ad una vita onesta anche se povera nel coltivare il rapporto con Allah, mentre la secolarizzazione mette in crisi gli stessi cattolici.

Tutti a parole si sbracciano per combattere le violenze di genere. In Italia centinaia di donne ITALIANE e non certo musulmane vengono uccise o stuprate nel silenzio della stampa. La colpa e sempre degli altri specie se vivono in modo differente da noi.

Nonostante ciò i valori sono uguali per tutti, la famiglia la pace i diritti costituzionali e democratici. Essi non hanno colore, religione, sesso, etnia, in questi valori coi ci riconosciamo e vogliamo portarli avanti nel quadro istituzionale e democratico e mettendo in pratica il modo di vita islamico compatibile con democrazia e diritti umani. In questi giorni in Tunisia islam e democrazia vanno di pari passo ne è la prova la vittoria di En Nahda, partito islamista perseguitato per decenni dal regime laico e oggi alleato con la sinistra che ha vinto le elezioni.

Il femminismo islamico vive nelle lotte delle musulmane di tutto il mondo e si basa sulla rivendicazione l'eguaglianza di genere, attraverso interpretazione del Santo Corano e della Nobile Sunna e un esempio di come dall'islam si possa imparare e viceversa. La finanza islamica, cioè un modo di investire che trae il suo guadagno dal lavoro e non dalla rendita parassitaria, è un sistema che funziona e che non presenta gli inconvenienti del sistema finanziario che sta portando il mondo alla bancarotta.

La morte del capitalismo così come lo conosciamo dovrebbe insegnare qualcosa ai sostenitori della superiorità dell'Occidente sulle altre culture. Consapevoli che non esistono valori orientali o valori occidentali ma solo valori umani e che chi non rispetta il creato e le creature di Allah non è credente. Questo vale sia per i governanti che per chi ribellandosi giustamente contro l'oppressore scempia il corpo del tiranno commettendo un gravissimo peccato che l'Islam non ammette, come accaduto in questi giorni in Libia.

salam amina salina



Giovedě 03 Novembre,2011 Ore: 19:52
 
 
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