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www.ildialogo.org Fra qualche giorno rimarranno solo le cifre degli affari conclusi,a cura di Giovanni Sarubbi

Fra qualche giorno rimarranno solo le cifre degli affari conclusi

a cura di Giovanni Sarubbi

Un punto di vista islamico sulla visita del leader libico Gheddafi a Roma. Intervista ad Hamza Piccardo, direttore del sito www.islam-online.it e membro del direttivo nazionale dell’UCOII


D- Che tipo di immagine dell’Islam ha fornito il leader libico Gheddafi con le sue “lezioni sul Corano” e quanto ha giovato all’islam italiano la sua “lezione”?
E’ certo inquietante il mondo in cui Gheddafi ha circondato la sua visita in Italia. Bissando quanto già accaduto nel Giugno 2009, il colonnello golpista, vero veterano del potere antidemocratico, ha voluto circondare l’evento di una coreografia para-islamica che lascia sinceramente perplessi.
Va da se che vie del Signore sono infinite e che la da’wa, l’appello all’islam, è dovere di ogni musulmano e musulmana nella misura delle sue possibilità, tuttavia ci sono modi e circostanze da rispettare, quello che islamicamente va sotto la grande e benedetta categoria dell’ ”adab”, le convenienze spirituali, il rispetto delle buone consuetudini, l’approccio umile e delicato con il quale un’anima cerca di trasmettere ad un’altra anima quanto di più prezioso serba nel suo cuore: la sua fede.
Non sappiamo quante delle signorine “invitate”, beh, insomma, scritturate sarebbe meglio dire, abbiano tratto dall’esternazioni del colonnello benefici spirituali e mementi morali, quello avverrà secondo l’imperscrutabile divina, ma è certo che non è stato un bello spettacolo per i musulmani in Italia (e mi domando cosa ne pensino quelli in Libia, se avessero la possibilità di esprimersi liberamente in merito).
Voglio evitare qualsiasi salace ironia e parallelo tra l’ospite e il nostro presidente del Consiglio ma certamente non sfugge a nessuno come la predisposizione al gallismo mediterraneo sia loro caratteristica condivisa e volgare. Invitare una tanto folta pletora di figuranti femminili per magnificare una presenza e interpretarsi in chiave religiosa rivela un approccio hollywoodiano di cui noi, musulmani in Italia e musulmani italiani avremo fatto volentieri a meno.
 D- Lui è titolato a fornire tali “lezioni” e che senso ha pagare un uditorio per tale tipo di iniziativa? Che valore può avere una conversione fatta davanti a Gheddafi? Chi è titolato ad accettare tale atto?
Come detto più sopra ogni credente ha titolo di chiamare all’islam e due credenti adulti sono sufficienti, quando avessero le caratteristiche personali affinché la loro testimonianza sia accettata sharaiticamente, per rendere giuridicamente valida una conversione. Essa infatti è un moto del cuore e non delle labbra, che le labbra esprimono e a cui danno dimensione pubblica. Non abbiamo diritto alcuno di mettere in dubbio le conversioni di tre delle centinaia di ragazze convenute, ci piacerebbe tuttavia incontrarle per sostenere e corroborare il loro percorso perché qualunque sia stato l’inizio, la strada è lunga e spesso in salita e, se lo vorranno, troveranno al loro fianco i loro fratelli e le loro sorelle che le hanno precedute nella fede nell’Unico.
D- Che tipo di islam si vive in Libia? La “via libica” all’islam è islam oppure no? E’ quello l’Islam che si vive anche negli altri paesi arabi o c’è differenza fra ciò che dice il Corano e quello che concretamente viene vissuto? Quali sono i rapporti fra islam e potere politico nei paesi musulmani?
Questa domanda avrebbe bisogno di un trattato! Posso solo darle una risposta sintetica e non esaustiva.
Non sono mai stato in Libia e anche la frequentazione di musulmani libici mi è scarsa pertanto non ho esperienza diretta. Quello che so è che come in altri paesi abitati dai musulmani, il fatto islamico viene gestito dal potere come “istrumentum regni” di macchiavelliana memoria e “cioè un mezzo con il quale tenere salda e unita la popolazione nel nome di un'unica fede. Quindi una religione di Stato che deve essere sfruttata per fini eminentemente politici e speculativi, uno strumento di cui il principe dispone per ottenere il consenso comune del popolo” (Wikipedia docet)
Questa indentificazione di uno Stato, o meglio di un potere, con una religione è tanto più odiosa quanto più si confronta con le aberrazioni di un regime, sia nei confronti della sua stessa popolazione che in quelli dei migranti provenienti dall’Africa sub-saheliana che subiscono vessazioni inenarrabili e atroci.
D- Gli islamofobi nostrani della Lega Nord tacciono e non dicono nulla contro Gheddafi. Secondo lei perché? E’ quello il tipo di islam che preferiscono?
Il messaggio, neanche troppo sottile, anzi sguaiato che Gheddafi da' all’Italia è chiaro: ho i soldi che vi servono, farò di voi, tra voi, quello che voglio! Invero la Padania del 30.8, con uscita identitaria simmetrica a quella del colonnello, ha ribadito la cristianità dell’Europa, un giornale che non si perita di delegittimare ogni istanza solidaristica della chiesa fino all’offesa nei confronti dei presuli e dei credenti che non condividono ( e come potrebbero in amore di Cristo?) la chiusura becera e ipocrita nei confronti della presenza dei migranti e dei diritti dei musulmani in Italia. Parafrasando il gen. Custer, per la Lega Nord l’unico musulmano buono è il musulmano morto, anzi no, ci sono anche i musulmani-zerbino e quelli, si insomma, potrebbero sempre tornare buoni.
D- E’ islamicamente accettabile la politica sull’immigrazione che il governo libico sta attuando in combutta con il governo italiano? Se no è possibile sconfessarla da un punto di vista islamico e chi può fare tale sconfessione?
La mancanza in Italia di un’autorità islamica riconosciuta fa sì che nessuno abbia titolo legale per sconfessare, dal punto di vista sharaitico, la politica congiunta italo-libica nei confronti dei migranti.
Il paradosso della globalizzazione è sconvolgente: da un lato si presenta un modello come unico polo di riferimento dei destini del mondo e dall’altro non si smette di erigere muri e far navigare guardacoste per respingere coloro che ne sono irresistibilmente attratti.
La migrazione del Profeta Muhammad da Mecca a Medina e il sostegno che i medinesi dettero a lui e agli altri profughi è l’esempio luminoso cui dovremmo tutti ispirarci.
D- Quali sono secondo te gli scopi della visita di Gheddafi e cosa c’entra l’Islam?
Penetrare nella psicologia del personaggio e negli interessi della Jamahiriyya non è semplice. Certamente la Libia ha un tesorone da investire, frutto del caro petrolio di questi ultimi anni e Gheddafi ha trovato la sua sponda nord in un personaggio, Berlusconi, che mescola senza alcun ritegno interessi privati e di Stato e quindi direi che in definitiva si tratta di un incontro d’affari. Gli affari beninteso li trattano i grand comis delle due parti perché non è verosimile che nell’incontro di mezz’ora di lunedì scorso, come c’informano le agenzie, siano stati trattati anche solo superficialmente i seguenti temi. “A quanto si è appreso nell'incontro tra i due leader si è parlato anche di politica internazionale con un approfondimento particolare nei confronti dell'Africa. Si sono, poi, valutate le prospettive di pace in Medio Oriente a seguito dei più recenti sviluppi, mentre sul piano economico è stata rinnovata l'attenzione verso l'apertura dei mercati libici nei confronti della penetrazione delle imprese italiane. “
Quello lo scopo principale: il business; quanto al fatto islamico è stata la coreografia, il divertissement del colonnello, insieme alla sua tenda beduina, i suoi cavalli berberi (qualcuno li ha visti), le medagliette con la sua effige al collo delle hostess magari insieme al crocefisso.
D– Quali reazioni hanno provocato le parole di Gheddafi nella comunità islamica italiana? Che peso ha la Libia nel mondo islamico?
Da quello che ho potuto registrare le opinioni, tutte negative, si sono divise per chiave di lettura.
Da un lato quelli che hanno stigmatizzato senza nessuna scusa la spettacolarizzazione di cui abbiamo parlato sopra a lungo e dall’altro quelli che hanno visto nell’evento un sarcasmo velenoso dell’ospite che ha voluto dire all’Occidente che l’unica divinità che adora è il denaro e in quell’adorazione ogni rito per quanto volgare e, a tratti blasfemo è accettato.
Non abbiamo mai avuto sentore di un peso islamico della Libia, anzi, l’organizzazione islamica in Italia da essa sponsorizzata, la italian branch della World Islamic Call Society brilla per la sua assoluta inconsistenza. Negli anni ’90 è cessata la pubblicazione di una rivistina da essa sponsorizzata e il suo sito è aggiornato al 28 settembre dello scorso anno…
Quanto al peso generale che il Paese ha nel mondo islamico, sono note le liti di Gheddafi in seno alla Conferenza islamica e alla Lega araba. Il personaggio non è considerato molto rispettosamente in quegli ambiti, ma questo non sarebbe in se negativo tenendo conto della pessima frequentazione di quei luoghi. Il dispiacere è piuttosto nei confronti di un intero popolo di musulmani che subisce da quasi mezzo secolo una dittatura (come del resto la maggioranza dei paesi abitati dai musulmani).
D- Le parole di Gheddafi possono avere conseguenze negative per il dialogo cristiano-islamico?
Sinceramente credo che tutti coloro che sono impegnati nella difficile e benedetta prova del dialogo non subiranno in alcun modo le conseguenze di questo circo mediatico. Tra qualche giorno saldati i conti alle agenzie di hostess e rientrati i cavalli berberi, rimarranno solo le cifre degli affari conclusi, ma il nostro bilancio sarà sempre è comunque in attivo se continueremo a guardare la luna, sempre, e non il dito che indica.


Martedì 31 Agosto,2010 Ore: 10:24
 
 
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