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www.ildialogo.org TRICEFALEA DELLA C.E.I.,di Ernesto Miragoli

TRICEFALEA DELLA C.E.I.

di Ernesto Miragoli

(22.5.14)
Li accusano di essere dei sor tentenna (e un po' è vero); li accusano di aver paura del Vaticano (e questo è un po' più vero); li accusano di cercare la carriera (e questo è verissimo non solo per loro, ma anche per tutti i loro colleghi del mondo), e anche questa volta, tentennanti o meno, paurosi o meno, carrieristi o meno i vescovi italiani hanno tenuto fede alla loro fama di esperti navigatori del mare dell'incertezza e, rispondendo all'invito del papa che desiderava che si scegliessero il proprio presidente come avviene in tutte le conferenze episcopali del mondo, hanno scelto di non scegliere: presenteranno una terna di nomi al papa il quale sceglierà uno di questi.
Si sa: il papa è tale perché è vescovo di Roma e primate d'Italia, quindi appartiene di diritto alla Conferenza Episcopale Italiana e, come tale, ha diritto di voto.
In tutte le conferenze episcopali del globo i vescovi si scelgono il proprio presidente che non necessariamente è un cardinale e, quasi mai, è il primate di quella nazione.
In Italia, no.
Il card. Giuseppe Siri, energico vescovo di Genova, molto ascoltato da papa Pio XII, quando nacque la CEI assecondò i desideri di papa Pacelli: il presidente sarebbe stato nominato dal papa.
Il concetto non era accettabile e, se ci fosse stato allora qualche vescovo con un po' di spina dorsale, avrebbe potuto tranquillamente osservare: "Accetto che il papa in quanto vescovo di Roma che, però, deve badare alla chiesa universale, governi la propria diocesi delegando un collaboratore vicario (il cardinale vicario, appunto), ma in quanto membro della nostra Conferenza Episcopale Italiana ha diritto di voto per scegliere uno di noi come presidente della stessa".
Era troppo pretendere quel che avviene in tutte le conferenze episcopali del mondo?
Secondo me, no.
Tuttavia le cose andarono così e il papa ha scelto sempre il presidente della CEI. Il massimo dell'accentramento pontificio lo si ebbe durante il pontificato del troppo frettolosamente santo Giovanni Paolo II il quale nominò il card. Camillo Ruini suo cardinale vicario per la diocesi di Roma e Presidente della CEI.
Sarà interessante sapere se nella triade che indicheranno al papa i vescovi italiani inseriranno anche il card. Angelo Scola.
E sarebbe bello che il papa scegliesse lui.
Non mi si fraintenda: non sono per nulla uno sponsorizzatore del vescovo di Milano, ma voglio un po' divertirmi.
Scola e Galantino sarebbero un'accoppiata formidabile e non sarebbe male che, alla prossima assemblea, qualche vescovo (chi?) alzasse la mano e chiedesse:"Scusate, abbiamo presentato una terna di nomi al papa per scegliere il nostro presidente. Perché il papa, invece, ha scelto lui il nostro segretario? Non possiamo fare la stessa cosa con il nostro segretario"?
Pettegolezzi ecclesiali a parte, cerchiamo di andare al sodo.
Usciranno dall'urna della sala della Circonvallazione Aurelia 50 tre nomi. Non so se saranno proclamati coram populo o se dovremo accontentarci dei "si dice" dei soliti vaticanisti accreditati.
Supponiamo che l'operazione trasparenza sia condotta fino in fondo e si sappia che fra A, B e C il papa ha scelto B.
Mi sembra un po' una terna ad excludendum alla quale, se fossi vescovo, non vorrei partecipare non tanto perché potrei essere scelto dal papa, ma perché potrei essere escluso.
E l'esclusione significherebbe che il papa non si fida di me (e, nel mio caso, mi farebbe male).
Ma ci rendiamo conto che questa gente che ha partorito questa salomonica trovata è a capo di diocesi?
Mi fermo qui: per carità di chiesa.
Ernesto Miragoli
www.webalice.it/miragoli


Giovedì 22 Maggio,2014 Ore: 09:16
 
 
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