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www.ildialogo.org PUBBLICITA' E REALTA'.  PAPA FRANCESCO SCOMUNICA  IL PRETE AUSTRALIANO CHE SOSTIENE IL SACERDOZIO FEMMINILE. Una nota di Ingrid Colanicchia ("Adista) - con appunti,a c. di Federico La Sala

EMERGENZA TEOLOGICA ED ANTROPOLOGICA: CEDIMENTO STRUTTURALE DEL CATTOLICESIMO-COSTANTINIANO ... 
PUBBLICITA' E REALTA'.  PAPA FRANCESCO SCOMUNICA  IL PRETE AUSTRALIANO CHE SOSTIENE IL SACERDOZIO FEMMINILE. Una nota di Ingrid Colanicchia ("Adista) - con appunti

«Vedo l’ordinazione delle donne come una questione di giustizia importante per il rinnovamento della Chiesa», ha detto p. Reynolds al Ncr. «La posizione attuale della Chiesa è sessista e aiuta a rafforzare l’oppressione delle donne». Quello che cerco di fare, ha proseguito, è di «incoraggiare la riforma e il rinnovamento nella Chiesa»:


a c. di Federico La Sala

APPUNTI SUL TEMA:

PER UNA SVOLTA ANTROPOLOGICO-TEOLOGICA...
ALLE RADICI DELLA BELLICOSA POLITICA DEL VATICANO. LA GUERRA NELLA TESTA DELLA GERARCHIA DELLA CHIESA CATTOLICO-ROMANA E L’INDICAZIONE ’DIMENTICATA’ DI GIOVANNI PAOLO II

"È significativo che l’espressione di Tertulliano: "Il cristiano è un altro Cristo", sia diventata: "Il prete è un altro Cristo"" (Albert Rouet, arcivescovo di Poitiers, 2010.) 

COSTANTINO, SANT’ELENA, E NAPOLEONE. L’immaginario del cattolicesimo romano. 

DAL DISAGIO ALLA CRISI DELLA CIVILTA’: FINE DEL "ROMANZO FAMILIARE" EDIPICO DELLA CULTURA CATTOLICO-ROMANA. (fls)

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PAPA FRANCESCO SCOMUNICA IL PRETE AUSTRALIANO CHE SOSTIENE IL SACERDOZIO FEMMINILE

Adista Notizie n. 34 del 05/10/2013
 

37318. MELBOURNE-ADISTA. Evidentemente per papa Francesco «ampliare gli spazi di una presenza femminile più incisiva nella Chiesa» (così come ha dichiarato nell’intervista alla rivista dei gesuiti Civiltà cattolica, vedi notizia su questo numero) non si tradurrà in alcuna apertura rispetto al sacerdozio femminile, e d’altronde che la questione fosse chiusa l’aveva già detto di ritorno dalla Giornata mondiale della gioventù (v. Adista Notizie n. 29/13).

Lo conferma, proprio in questi giorni, la scomunica latae sententiae comminata all’australiano p. Greg Reynolds sembrerebbe a causa, tra le altre cose, del suo sostegno al sacerdozio femminile. La decisione gli è stata comunicata, secondo quanto racconta lo stesso Reynolds, il 18 settembre scorso da p. John Salvano, avvocato di diritto canonico della diocesi di Melbourne, che gli ha presentato il provvedimento firmato dal prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, mons. Gerhard Müller, e dal suo segretario, mons. Luis Ladaria, e redatto in latino. «Papa Francesco –  si legge nella lettera di cui il National Catholic Reporter ha ottenuto copia divulgandone i contenuti (24/9) – ascoltata la presentazione di questa Congregazione», essendo «già state prese le necessarie misure previe, con una decisione definitiva, inappellabile e non passibile di ricorso, ha decretato che al suddetto prete venga comminata la dimissione dallo stato clericale per il bene della Chiesa». Il documento, datato 31 maggio, accusa Reynolds di eresia (canone 751), lo scomunica per aver gettato o conservato «a scopo sacrilego» ostie consacrate (canone 1367); e cita il canone 1369 il quale stabilisce che chi pubblicamente «proferisce bestemmia od offende gravemente i buoni costumi o pronuncia ingiurie o eccita all'odio o al disprezzo contro la religione o la Chiesa» debba essere «punito con una giusta pena».

In una lettera del 20 settembre ai preti della sua diocesi, di cui dà conto ancora il Ncr, il vescovo di Melbourne, mons. Denis Hart, scrive che la «decisione di papa Francesco di dimettere p. Reynolds dallo stato clericale e di dichiarare la sua scomunica automatica è stata presa a causa delle posizioni da lui espresse pubblicamente sull’ordinazione femminile, contrarie agli insegnamenti della Chiesa, e per la pubblica celebrazione dell’eucaristia da parte sua nonostante non avesse la facoltà di agire pubblicamente come prete».

P. Reynolds, nell’agosto del 2011, aveva lasciato le due parrocchie in cui esercitava il ministero – da cui è stato successivamente sospeso – per poi fondare, l’anno successivo, il gruppo “Inclusive catholics” allo scopo di intraprendere un percorso (celebrazioni liturgiche incluse) con altri cattolici che condividono la stessa prospettiva sulla Chiesa.

Da chi sia partito il processo contro Reynolds non è dato sapere, visto che p. Salvano gli ha comunicato che sebbene mons. Hart avesse preso in considerazione l’ipotesi di azioni canoniche nei suoi confronti (comunicandolo allo stesso Reynolds con una lettera del 10 agosto 2012 pubblicata sul sito di “Inclusive catholics” in cui faceva riferimento alle eucaristie da lui celebrate: «Irregolari» sia per la sospensione dal ministero che dal punto di vista del diritto liturgico), non vi ha poi dato seguito.

«Vedo l’ordinazione delle donne come una questione di giustizia importante per il rinnovamento della Chiesa», ha detto p. Reynolds al Ncr. «La posizione attuale della Chiesa è sessista e aiuta a rafforzare l’oppressione delle donne». Quello che cerco di fare, ha proseguito, è di «incoraggiare la riforma e il rinnovamento nella Chiesa»: «Amo la Chiesa: sto solo cercando, nel mio piccolo, di aiutare a fare luce su alcune sue mancanze e suoi limiti». «Sono molto sorpreso – ha detto ancora – che questo provvedimento giunga sotto papa Francesco: sembra così incoerente con tutto ciò che ha detto e fatto». (ingrid colanicchia)



Mercoledì 02 Ottobre,2013 Ore: 23:34
 
 
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Autore Città Giorno Ora
Federico La Sala Milano 02/10/2013 23.39
Titolo:SI FACCIA CHIAREZZA ...
E ora si faccia chiarezza

di Vitaliano Della Sala

«Non aspettatevi cambiamenti del prodotto, aspettatevi cambiamenti della pubblicità». A sei mesi dall'elezione di papa Francesco la risposta del cardinale di New York, Timothy Dolan, ad una domanda sul nuovo papa, sembra racchiudere l'essenza di questo pontificato. Non so se sono l'unico, ma di fronte a questo papa mi sento combattuto tra due sentimenti: sta solo cambiando la forma o anche la sostanza della gerarchia cattolica? Bergoglio è solo un papa che guarda ottimisticamente il bicchiere mezzo pieno, mentre finora quasi tutti i papi hanno fatto il contrario? Fa gesti straordinari o appaiono tali solo perché nessun altro papa ne ha mai fatti di tanto normali? E quello che dice è scontato e già detto da altri o è la banalità che diventa eccezionalità solo per il contesto azzeccato in cui lo si pronuncia?

Insomma, papa Francesco rappresenta quella Chiesa-altra che in molti abbiamo sognato e ci siamo sforzati di costruire o è la solita musica suonata diversamente? Certo è che c'è credibilità e coerenza nelle sue parole chiare, semplici, incisive, che si accompagnano ai gesti “nuovi”. E c’è da sperare che non sia soltanto una squallida – e riuscita – operazione di marketing a favore di una gerarchia della quale, fino a sei mesi fa, si parlava quasi esclusivamente in relazione agli scandali sessuali e finanziari.«Non possiamo insistere solo sulle questioni legate ad aborto, matrimonio omosessuale e metodi contraccettivi», dice, tra l'altro papa Bergoglio nell'intervista a Civiltà Cattolica. Parole chiare e gesti concreti: questo papa sembra aver spiazzato e sorpassato anche quella parte di Chiesa “progressista” e di base.

Ma la storia della Chiesa ci insegna che per una volta che si sceglie un papa buono “che puzza di pecora” e di Spirito Santo, ne possono poi venir fuori altri che invece “puzzano” di interessi personali o di cordata, di troppa teologia e di poca pastoralità, di più o meno autoritarismo, di più o meno democraticità. E il volto della Chiesa, la percezione che fedeli e non fedeli laici hanno di essa, non può cambiare dopo ogni Conclave come se la Chiesa fosse l'espressione di questa o quella cordata e non la sposa di Cristo.

Lo confesso, sono anche arrabbiato perché troppa parte di Chiesa “progressista” sembra subire e acriticamente applaudire le parole e i gesti del papa, senza ricordarsi quanto sia preoccupante, se non pericoloso, quando gli annunci di cambiamento vengono dal vertice: il Francesco poverello d'Assisi che restaura la Chiesa cadente, può veramente coincidere con un papa, solo perché si chiama anch'egli Francesco, o non si rischia di creare un inevitabile corto circuito?

Qualche fedele meno plaudente e più attento, mi ha ricordato che «tante cose di quelle che oggi dice e fa il papa, le hai dette e fatte anche tu anni fa». È vero, ovviamente con le dovute proporzioni, e sono stato solo l'ultimo tra tanti che, per parole e gesti che oggi sembrerebbero scontati, è stato pesantemente punito e ancora vive gli strascichi di assurdi e ingiusti provvedimenti canonici. Come me e molto peggio di me, altri hanno subìto la moderna inquisizione, e non nel Medioevo, ma solo pochi anni fa, sotto il pontificato mediatico e reazionario di Woityla/Ratzinger, mentre Bergoglio era già cardinale, senza che abbia speso una parola di giustizia. Forse che nella Chiesa bisogna aspirare o brigare per diventare papa prima di poter parlare liberamente?

Invece oggi papa Bergoglio dice: «Ci vuole audacia e coraggio. Trovare strade nuove per chi se ne è andato», e spero che intenda anche dire: per chi è stato cacciato, e per chi è rimasto, punito, calpestato, ridotto al silenzio, umiliato, senza un briciolo di quella tenerezza di Dio, che i vertici della Chiesa avrebbero dovuto incarnare. Se il clima sembra realmente cambiato, chi restituirà il tempo perso a doversi difendere, l'insegnamento tolto ingiustamente a bravi docenti, la serenità a comunità punite e sconvolte, la salute compromessa? Chi dirà al mio vecchio ed ex vescovo che aveva torto lui, e alla mia ex comunità parrocchiale che avevamo ragione noi?

Alle sue parole chiare, ai suoi gesti coerenti, papa Francesco dovrebbe far corrispondere scelte e fatti concreti. Si potrebbe iniziare dal dire apertamente se ha ragione o torto, chi ipocritamente e per intraprendere una carriera senza meriti, si è accodato al pensiero dominante di una gerarchia tesa solo ad accontentare un papa polacco e un inquisitore tedesco, divenuto a sua volta pontefice, che hanno portato avanti un'idea di Chiesa autoritaria, immischiata nella peggiore politica, invischiata nei peggiori scandali, senza un briciolo di misericordia, che ha sguazzato nella contraddizione per cui si pretende il rispetto dei diritti umani all’esterno della Chiesa, mentre li si nega al proprio interno.

Sì, è indispensabile iniziare con un chiarimento, senza meschine vendette o ritorsioni, ma per «fare la verità nella carità».Sono certo che è comunque saggio e lungimirante vivere questo momento come una grande opportunità storica per la Chiesa. E per non ridurre le parole e i gesti di papa Francesco a qualcosa di stravagante; e per non arrivare ancora una volta tardi all'appuntamento con la Storia, non bastano più le parole e i gesti di “Pietro”, occorre che si coinvolga tutta la Chiesa in questo cammino. Forse è veramente giunto il tempo di un nuovo Concilio, da celebrare in una delle tante periferie del mondo, con vescovi e cardinali invitati come periti, esperti o osservatori. E con protagonisti questa volta donne e uomini fedeli laici.

*Amministratore parrocchiale a Mercogliano (Av)
Autore Città Giorno Ora
Federico La Sala Milano 03/10/2013 10.33
Titolo:MICHELANGELO (1512-2012): I PROFETI INSIEME ALLE SIBILLE PER LA CHIESA UN GROS...
DOPO 500 ANNI, PER IL CARDINALE RAVASI LA PRESENZA DELLE SIBILLE NELLA SISTINA E’ ANCORA L’ELEMENTO PIU’ CURIOSO.

In un bel documentario dal titolo «1512. La volta di Michelangelo nella Sistina compie 500 anni» mandato in onda, ieri, 31 ottobre 2012 (giorno dell’anniversario) su TV2000 alle ore 13.05 (e replicato alle 23.05) con Antonio Paolucci, Gianluigi Colalucci e cardinale Gianfranco Ravasi, il cardinale

dichiara, con la massima autorevolezza e con la massima ’innocenza’,

che nella Volta della Sistina insieme alle figure centrali relative al testo del Genesi, ci sono i profeti e le sibille, e la presenza di "queste donne" è definita come "il più curioso" elemento della narrazione michelangiolesca.

Evidentemente, dopo 500 anni, per la teologia della Chiesa cattolico-romana, la loro presenza è decisamente ancora un problema, un grosso problema! (Federico La Sala, 01.11.2012)

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La chiesa di Papa Francesco

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