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www.ildialogo.org La “laicità dialogica” di Eugenio Scalfari,di ALESSANDRO ESPOSITO

La “laicità dialogica” di Eugenio Scalfari

di ALESSANDRO ESPOSITO

aespositoA seguito del mio commento relativo alle aperture (sia pure timide e, a giudizio di alcuni, persino insoddisfacenti) di cui la lettera indirizzata dal vescovo di Roma ad Eugenio Scalfari rappresenta una testimonianza comunque incoraggiante, ha fatto seguito un dibattito come di consueto vivace e serrato. Fermo restando che il confronto è il sale, oltre che dello scambio epistolare in oggetto, anche di ogni blog che si rispetti, è mia intenzione prendere posizione riguardo alla tematica principale su cui i commenti al mio articolo si sono incentrati e che concerne l’accezione da conferire al termine laicità.
Vorrei incominciare col dire che sospettare – come fa inferisce il lettore “Soyer” – il carteggio in oggetto di essere null’altro che una sorta di operazione mediatica sapientemente pilotata mi pare eccessivo: nutro una profonda sima umana e morale, oltre che intellettuale e professionale, nei confronti di Eugenio Scalfari che – ne sono intimamente certo – non si presterebbe a montature di questa risma. Non va dimenticato, a tale proposito, che il suo confronto con tematiche legate alla figura storica di Gesù data ormai qualche decennio e vanta, oltre a quest’ultimo, una serie di scambi epistolari di indubbia levatura umana ed intellettuale con Carlo Maria Martini.
Può invece, del tutto legittimamente, non soddisfare il taglio generale della sua replica, da taluni, a quanto mi è dato di percepire, reputata troppo poco fedele alle istanze del pensiero laico: per quel che mi riguarda non ho avuto la stessa impressione e, ad ogni modo, lo scopo perseguito dai due interlocutori era proprio quello di creare lo spazio necessario affinché un dialogo onesto e serrato potesse aver luogo senza infingimenti.
Non mi è parso che Scalfari e Francesco si siano scambiati mutue riverenze: ritengo che se una critica può con tutto il diritto essere rivolta all’ex direttore di Repubblica, essa debba però rivelarsi fondata. Nel caso specifico, non mi sembra che le accuse relative ad un’eccessiva concessione fatta da Scalfari alle istanze di una prospettiva credente siano incontrovertibilmente sostenibili. Non bisogna dimenticare, difatti, che Scalfari rivolgeva (consapevolmente e deliberatamente) le sue domande ad un interlocutore che si dichiara credente, rispettando (il che non vuol dire condividendo), pertanto, la sua peculiare visione della vita e del suo (sempre soltanto presunto) senso: ragion per cui, ho trovato personalmente adeguato allo scopo e niente affatto ossequioso il tono da lui utilizzato.
Circa, poi, la «laicità» della replica di Scalfari all’inattesa risposta ricevuta dal pontefice, è evidente che a tale concetto (esattamente come avviene per il termine “fede”) ciascuno conferisce sfumature anche sensibilmente diverse. Personalmente, la posizione espressa (peraltro con la consueta chiarezza) da Scalfari, mi è parsa certamente discutibile (come ogni altra, del resto) ma sostanzialmente fedele all’elaborazione di un concetto dialogico di laicità che, di per sé, non esclude l’apertura alla trascendenza (senza che essa debba necessariamente essere declinata teisticamente).
Abbiamo l’insana abitudine di prestarci, in ogni ambito dello scibile e dell’umano, al deleterio «gioco delle contrapposizioni» che, sia detto per inciso, è propriamente ciò che più di ogni altro atteggiamento mentale pregiudica lo svolgimento sereno di un dialogo, il cui scopo, è bene ricordarlo, non è quello di persuadere l’altro dei nostri personali convincimenti, bensì quello di offrirgli lo spazio consono ad illustrare le sue tesi.
Questo, mi pare, è lo spirito che ha animato l’inconsueto scambio epistolare di cui Scalfari e Francesco ci hanno fatto dono, con il rischio (immancabilmente concretatosi) di esporsi agli strali impietosi della critica. Anche questa disposizione testimonia dello spessore umano ed intellettuale dei due interlocutori che, per una volta, andrebbero considerati molto al di là dei rispettivi stereotipi che la maggioranza vorrebbe che essi incarnassero.
In questo carteggio si sono difatti confrontati due uomini, che hanno mostrato di saper abbandonare le certezze legate ai rispettivi irrigidimenti pseudo-identitari, aprendo così lo spazio all’ascolto dell’altro: anche di questo, ritengo, dovremmo essere loro grati.
Alessandro Esposito – Pastore Valdese
(15 settembre 2013)



Venerdì 20 Settembre,2013 Ore: 19:59
 
 
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