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www.ildialogo.org AL VERTICE DELLA CHIESA, NELLA CURIA ROMANA, UNA LOBBBY CONTRO L' INTERA UMANITA'. Papa Francesco ne prende atto e conferma- Una nota di Marco Politi - con appunti,a c. di Federico La Sala

CEDIMENTO STRUTTURALE CATTOLICESIMO-ROMANO. Che ce ne facciamo di una chiesa e di una teocrazia assoluta, che riposa su una fondamentale omosessualità (psichica e spirituale, non tanto e affatto quella fisica) negata (dei suoi preti, dei suoi vescovi, dei suoi cardinali e dei suoi papa) - vale a dire sulla diabolica menzogna?!
AL VERTICE DELLA CHIESA, NELLA CURIA ROMANA, UNA LOBBBY CONTRO L' INTERA UMANITA'. Papa Francesco ne prende atto e conferma- Una nota di Marco Politi - con appunti

Tra i requisiti del pontefice da eleggere – disse il cardinale Bergoglio pochi giorni prima di lasciare Buenos Aires in partenza per il conclave del marzo scorso – c’è anche quello che “il nuovo Papa deve essere in grado di ripulire la Curia romana”. 


a c. di Federico La Sala

MATERIALI PER RIFLETTERE:

BENEDETTO XVI E IL MAGISTERO DELL’"ICTUS", DEL COLPO MORTALE ALLA CHIESA E ALL’ITALIA. IL "PESCE" ("ICHTHUS") - SENZA ACCA - PUZZA DALLA TESTA, E GIA’ TUTTO IL CORPO GERARCHICO E’ ORMAI "MARCIO"!!!
Il teologo Ratzinger, dopo aver tolto la "h" dalla "Charitas" (Amore), ha precisato: "Gesù di Nazaret" si scrive "senza acca".

SACERDOZIO E PEDOFILIA: I PASTORI MANGIANO GLI AGNELLI E LE PECORE! Il "promotore di giustizia" Charles J. Scicluna rassicura tutta la Gerarchia: "il fenomeno non è così esteso come si vorrebbe far credere". Un’intervista di Gianni Cardinale

39 SACERDOTI omosessuali HANNO GIA’ PRESO LA PAROLA ... E PARLATO IN UN NUOVO CONCILIO E IN UNA NUOVA CHIESA !!! 

PER RATZINGER, PER IL PAPA E I CARDINALI, UNA LEZIONE DI GIANNI RODARI. L’Acca in fuga (fls)

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L’operazione pulizia contro i nemici interni

Quel muro che ostacola il cambiamento in Curia

di Marco Politi (il Fatto, 12.06.2013)

Tra i requisiti del pontefice da eleggere – disse il cardinale Bergoglio pochi giorni prima di lasciare Buenos Aires in partenza per il conclave del marzo scorso – c’è anche quello che “il nuovo Papa deve essere in grado di ripulire la Curia romana”.

BASTA QUESTA frase lapidaria, riportata dalla giornalista argentina Evangelina Himitian, unitamente ai gesti fortemente innovatori compiuti da Francesco nei primi tre mesi di governo, per dare un’idea delle fortissime resistenze con cui il pontefice argentino deve misurarsi per riportare trasparenza nella Curia e – compito ancora più gravoso – per riformare la Chiesa, il suo personale, il suo stile di agire allo scopo di darle credibilità nel XXI secolo.

Le sue parole, rimbalzate da un sito cileno a Roma, dove aveva incontrato una delegazione di ordini religiosi latino-americani, sono veramente una “voce dal sen fuggita…”. Si capisce che il pontefice ha risposto con l’abituale sincerità a domande rivoltegli dai partecipanti all’udienza, dando sfogo alle preoccupazioni nascoste che lo tormentano in questa fase di ricognizione dei problemi vaticani. “Sì, esiste un problema di corruzione” nella Santa Sede: quella corruzione che mons. Viganò aveva invano cercato di denunciare allo stesso Benedetto XVI prima di essere mandato in esilio a Washington. E sì, esistono cordate composte di persone dalla doppia vita, che agiscono a fini di potere.

Il silenzio di padre Lombardi, che insiste sul carattere “privato” dell’incontro, esprime l’imbarazzo di quanti non sanno come gestire questa bomba. Papa Francesco ha letto il rapporto di trecento pagine, che i cardinali Herranz, Tomko e De Giorgi hanno redatto per Benedetto XVI indagando sullo scandalo Vatileaks.

E sa che in quelle pagine scottanti sono indicati tre vizi capitali, che minano l’immagine della Curia romana: carrierismo, sesso e soldi. Ma è anche consapevole che sradicare tanti microtessuti di interessi e di potere, ben sedimentati, richiede uno sforzo gigantesco. Remando contro forze conservatrici, che hanno già cominciato a seminare mugugni contro il papa argentino, accusandolo di parlare troppo imprudentemente.

Il problema non è la mera sostituzione del Segretario di Stato Bertone, che entro l’anno lascerà necessariamente il suo posto. Il problema è il coagulo di personalità dentro la Curia e nella Chiesa universale, che vuole mantenere un papato autoritario, conservatore e garante di quella omertà che in passato ha sempre “condonato” ogni tipo di storture se non veri e propri crimini come la pedofilia.

NON C’È DUBBIO che le ammissioni di Bergoglio sulla corruzione in Vaticano e sulla cosiddetta “lobby gay” (che poi in quanto tale non opera, ma si esprime piuttosto con l’aggregarsi di singoli personaggi a varie cordate di potere dove si annidano monsignori dalla doppia vita etero ed omosessuale) saranno sfruttate dai suoi nemici per rimproverargli di gettare fango sul governo centrale della Chiesa e saranno usate per frapporre macigni dietro le quinte alla sua volontà innovatrice.

Per molto meno, una sua battuta su “San Pietro (che) non aveva un conto in banca”, lo scrittore Messori – dando voce a malumori conservatori – ha messo ieri in guardia Francesco dal “rischio di demagogia”, invitandolo alla prudenza e a fermarsi in tempo. Un segnale inquietante.

La verità è che in Vaticano è iniziata una rivoluzione. Che non sarà affatto indolore. E sarebbe ingenuo pensare che non vi sia chi spera di stoppare il papa venuto dalla fine del mondo. 



Mercoledì 12 Giugno,2013 Ore: 19:37
 
 
Commenti

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Autore Città Giorno Ora
Federico La Sala Milano 12/6/2013 20.35
Titolo:“Lobby gay in Vaticano” la denuncia di Francesco ...
“Lobby gay in Vaticano” la denuncia di Francesco

di Carlo Tecce (il Fatto Quotidiano, 12 giugno 2013)

C’erano aneddoti e indiscrezioni, ora ci sono le ammissioni di papa Francesco: “La Curia romana ha una corrente di corruzione. Esiste anche una lobby gay. Bisogna vedere cosa possiamo fare a riguardo”.

Il detonatore si aziona in Cile, il sito Reflexion y Libéracion riporta la notizia travolgente, estratto di un’udienza privata tenutasi giovedì scorso fra il pontefice e una delegazione religiosa che riuniva latino americani e caraibici, in sigla Clar.

Quando il fragoroso rumore colpisce il colonnato di San Pietro, ci si aspetta una smentita o una correzione, e invece il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, non commenta: “Non ho dichiarazioni da fare sui contenuti della conversazione. Si trattava di un incontro privato”. Accanto all’ex cardinale Jorge Bergoglio, come testimoniano le fotografie, Lombardi non c’era: il Papa era solo, assieme ai sei religiosi.

In pubblico, mai un’accusa così grave ha colpito il Vaticano. E chi l’aveva evocato per iscritto ne ha pagato le conseguenze. Prima di scomparire a Washington per custodire la nunziatura, l’ex direttore del governatorato - la struttura che gestisce commesse e appalti - monsignor Carlo Maria Viganò aveva più volte avvertito i suoi superiori: “Un mio trasferimento provocherebbe smarrimento in quanti hanno creduto fosse possibile risanare tante situazioni di corruzione e prevaricazione”.

In una lettera inviata al segretario di Stato, Tarcisio Bertone, Viganò aveva scucito il sistema che, a suo dire, l’aveva destinato all’esilio oltreoceano: “Su mons. Nicolini (responsabile dei Musei Vaticani, ndr) sono emersi comportamenti gravemente riprovevoli per quanto si riferisce alla correttezza della sua amministrazione, a partire dal periodo presso la Pontificia Università Lateranense, dove, a testimonianza di mons. Rino Fisichella furono riscontrate a suo carico: contraffazioni di fatture e un ammanco di almeno settantamila euro”. Il nunzio apostolico vedeva ovunque malaffare e pericoli. Ha denunciato le “volgarità di comportamenti e di linguaggio” sempre di Nicolini; la costante “opera di calunnia”; le preferenze sessuali e il ruolo di “Marco Simeon vicino a sua eminenza” Bertone.

E chissà se lo stesso Viganò, interrogato a ottobre in gran segreto dai tre cardinali incaricati da Ratzinger di svelare le trame di Vatileaks, abbia confermato le sue invettive contro il potere vaticano.

C’è un passaggio di consegne, un po’ sottovalutato, che ha determinato l’opinione di Francesco e forse provocato lo sfogo con i latino americani: un documento che Benedetto XVI ha lasciato in eredità al successore, pagine dense di riferimenti precisi al funzionamento del governo curiale e pure alle influenze esterne, non esclusivamente di carattere sessuale. La relazione dei porporati di Vatileaks - De Giorgi, Herranz e Tomko - pare contenesse deposizioni di testimoni su derive sessuali (le famose saune) che ufficialmente in Vaticano fanno inorridire soltanto a parlarne.

Bergoglio non s’è fatto cogliere di sorpresa, conosce il governo iperterreno che resiste in Curia e così si fa aiutare da un gruppo di otto cardinali: “Non posso essere io a fare la riforma, queste sono questioni di gestione e io sono molto disorganizzato, non sono mai stato bravo per questo”, ha confidato ai suoi interlocutori di Clar.

Francesco sarà pure desideroso di snellire la Curia e di ripulire il Vaticano - e lo ripete spesso nei discorsi, ieri ha detto che “San Pietro non aveva un conto in banca” - ma c’è un piccolo e ineludibile dato di fatto: il cardinale Bertone, il primo ministro al centro di innumerevoli polemiche, non è stato sostituito. E pare inamovibile (almeno) per i prossimi 12 mesi
Autore Città Giorno Ora
Federico La Sala Milano 13/6/2013 16.31
Titolo:RESISTERE E CAMBIARE. Francesco in trincea contro i conservatori...
Francesco in trincea contro i conservatori: resistere e cambiare

di Marco Politi (il Fatto Quotidiano, 13 giugno 2013)

Le critiche sono già cominciate. Sotterranee e micidiali. “È ripetitivo... demagogico... imprudente... pauperista... non è all’altezza del pensiero di Ratzinger... non decide... troppo folclore latino-americano... speriamo che la smetta di fare il parroco”.

Passati i primi tre mesi, papa Bergoglio si sta accorgendo che esiste in Vaticano la grande palude di quelli che non vogliono cambiare e spargono veleni contro chi intende dar la vuelta a la tortilla (copyright Bergoglio): noi diremmo ‘rivoltare il calzino’.

Poi ci sono i timorosi come l’ Avvenire , che riferisce della corruzione in Vaticano, ma nasconde in fondo all’articolo il tema dei carrieristi gay in tonaca.

Papa Francesco incassa. Ieri ha criticato i conservatori con la testa rivolta all’indietro e i progressisti frettolosi. Prima del conclave diceva che il futuro pontefice doveva “ripulire la Curia”.

Adesso , dal suo colloquio a ruota libera con i vertici dei religiosi sudamericani (CLAR), avvenuto il 6 giugno scorso, affiora un certo affanno. Affrontare i problemi della Curia, ha confessato, “è difficile... dobbiamo vedere cosa fare... non posso fare la riforma da solo... pregate che faccia meno errori possibile!”. Dice un vip curiale che Francesco intende “cambiare con l’esempio”. Certo non basterà.

Lo zoccolo conservatore della Curia resiste. C’è da cambiare strutture e quadri in Vaticano e nella Chiesa universale, se la rivoluzione di Francesco non intende arenarsi nei segnali personali lanciati dal pontefice.

Perciò ha rinunciato alle vacanze, tranne due giorni a Ferragosto. Bergoglio si alza alle 5 del mattino, prega e medita sulle Scritture fino alle 6, poi prepara l’omelia per la messa in Santa Marta, alle 10 si sposta negli appartamenti del Palazzo apostolico per udienze rese note e per incontri tenuti riservati.

Nel pomeriggio lavora nella sua suite alberghiera. Resta ad abitare lì, non vuole sentirsi isolato, ha spiegato. Nella sala mensa si siede a tavola con chi vuole o lascia che venga a mangiare con lui chi ha bisogno di scambiare due parole con il pontefice.

Quando interrompe il lavoro, esce dalla sua stanza a Santa Marta e va tranquillamente nel corridoio alla macchinetta del caffè, cava di tasca la monetina e si serve un espresso. Rifiutando l’appartamento papale, ha smitizzato di colpo l’Appartamento che in gergo vaticano ha sempre significato la suprema stanza dei bottoni, accessibile solo a pochi eletti.

La sua attività in questi primi mesi è tutta concentrata in una ricognizione a tappeto degli uffici vaticani (le Congregazioni e i Consigli), i loro dirigenti, il modo di lavorare. “Riflettere, pregare, dialogare” ha dichiarato ai cardinali come metodologia del suo lavoro. “È un uomo che rumina e ascolta molto”, lo descrive un veterano di Curia. Settimana dopo settimana Francesco riceve i capi dicastero, si intrattiene con loro anche un’ora di seguito. Confronti “concreti e senza formalismi”.

Il Papa analizza ciò che si fa e chiede ciò che si può cambiare. Bergoglio progetta una Curia più snella, meno burocratica, più collegata con l’episcopato mondiale e che - spiega un monsignore - “sia attenta alla condizione degli uomini di oggi”.

Questo implica anche un nuovo sguardo sulla sessualità nel mondo odierno come richiesto sottovoce da parecchi cardinali e vescovi nell’ultima fase del pontificato ratzingeriano. Senza annacquare la dottrina (fa notare chi lo frequenta), ma con una sensibilità reale ai problemi quotidiani dei divorziati, delle coppie di fatto e persino delle convivenze gay. Matrimonio omosessuale escluso. Citando i libretti d’opera, un uomo di Curia ha esclamato riferendosi ai fondamenti dottrinali di Ratzinger e Bergoglio: “Il testo è uguale, la musica è diversa”.

Più volte Bergoglio ha già incontrato il cardinale Maradiaga, coordinatore dello speciale gruppo di lavoro consultivo di otto cardinali di tutto il mondo, che farà una sua proposta organica di riforma della Curia ai primi di ottobre.

Si attendono novità in primo luogo nel settore economico della Santa Sede. Governatorato vaticano e Amministrazione del Patrimonio apostolico (Apsa) potrebbero essere unificati sotto una direzione comune. Non si pensa all’abolizione dello Ior, ma ad una accelerazione in direzione di una piena trasparenza e rispondenza alle regole del comitato europeo Moneyval.

Alla Frankfurter Allgemeine Zeitung il nuovo presidente dello Ior, von Freyberg, ha dichiarato “tolleranza zero” sulle operazioni opache e garantito una verifica totale dei conti correnti: “Nei prossimi mesi faremo controllare ogni singolo rapporto dei clienti (i correntisti dello Ior, ndr) da un’agenzia esterna, la Promontory, internazionalmente riconosciuta”. D’altronde sono già partite nel 2012 le prime indagini interne su sospetto riciclaggio.

I più accesi fautori della riforma della Curia - e ce ne sono all’interno del Vaticano - lamentano che papa Francesco non abbia ancora sostituito il Segretario di Stato cardinale Bertone. C’è chi spera in un annuncio per il 29 giugno, ‘festa del papato’ dedicata ai santi Pietro e Paolo, ma Bertone ha annunciato ufficialmente che andrà in vacanza dal 1 al 13 agosto e dunque lascia intendere che dopo sarà ancora al suo posto. Forse spera in una proroga di un anno come fu per Sodano all’avvento sul trono papale di Benedetto XVI, però in Curia la maggioranza pensa che al massimo il 2 dicembre, quando compirà 79 anni, dovrà ritirarsi. Per molti trascinare la scelta del nuovo Segretario di Stato è un errore.

Come successore circola il nome del cardinale Bertello, attuale Governatore della Città del Vaticano. Fa parte del “consiglio della corona” di Bergoglio, il gruppo di otto porporati chiamati a dargli consigli per il governo. Eppure c’è suggerisce altri nomi: i nunzi Ventura di Parigi e Mennini di Londra. In Francia hanno anche preconizzato un Segretario di Stato francese: il nunzio vaticano in Messico, Christophe Pierre. Per gli Esteri è in pole position mons. Parolin, già viceministro per le relazioni internazionali.
Autore Città Giorno Ora
Federico La Sala Milano 13/6/2013 16.45
Titolo:SUPERARE LE IPOCRISIE SULLA SESSUALITA'....
“La Chiesa dovrebbe superare le ipocrisie sulla sessualità”

intervista a Gianni Vattimo,

a cura di Marco Neirotti (La Stampa, 13 giugno 2013)

Il filosofo Gianni Vattimo, parlamentare europeo eletto con l’Italia dei Valori, guarda con attenzione e su diversi piani la frase di Papa Francesco sulla «lobby gay». Sono in realtà poche parole, dette durante un’udienza privata e appaiono più che altro conferma di una voce diffusa e giunta concretamente fino a lui.

Professor Vattimo, riesce a immaginarla questa struttura di potere?

«Non so se esista realmente, ma se c’è è perché raccoglie qualcosa di segreto e ricattabile. Non si parla di lobby degli eterosessuali, ma non mi vengano a dire che non esistono monsignori che si accompagnano con donne».

In altre parole, una sorta di autodifesa contro una repressione?

«Contro un’ipocrisia. È come il formarsi di una delinquenza intorno alle droghe: se fossero libere non nascerebbe nulla. Così qui si vuole negare, soffocare una realtà e se ne ottiene la riunione delle persone».

In poche parole, essendo un’autodifesa è lecita o quasi?

«Assolutamente no. Dico soltanto come può generarsi, i meccanismi di una possibile nascita. Le lobby di per sé sono comunque negative, pericolose, in quanto centri di potere e vanno combattute indipendentemente dal tipo di soggetti che riuniscono, eterosessuali o omosessuali per esempio. In questo senso Papa Francesco, il cui cammino osservo amichevolmente, con simpatia, può avere ragione».

I gay nella Chiesa passerebbero in questo modo da emarginati a potenti...

«Un potere di questo genere si combatte eliminando il pregiudizio e tutta la gran polvere sulla sessualità. È un problema della Chiesa istituzione: Cristo non ha mai detto nulla contro i gay. Il discorso religioso deve riguardare in generale la sessualità del clero. Lo stesso Papa ha parlato dei concetti di peccato (un problema individuale che il credente deve affrontare prima di tutto con se stesso) e di corruzione, cioè un sistema di potere».

Il passo dall’autodifesa all’organizzazione di potere non è molto lungo.

«Per questo dico che le lobby vanno combattute comunque. Ma i problemi profondi non stanno nell’omosessualità rispetto all’eterosessualità, alla demonizzazione. Magari ci si occupasse, all’interno del Vaticano, un po’ di più dello Ior».
Autore Città Giorno Ora
Federico La Sala Milano 13/6/2013 16.52
Titolo:LOBBY GAY? "Io, cattolico gay, vi dico è il regno dell'ipocrisia"
"Io, cattolico gay, vi dico
è il regno dell'ipocrisia"



Da Aurelio Mancuso, presidente Equality Italia, riceviamo e pubblichiamo *


Il termine gay ha un valore politico ben preciso: si tratta degli omosessuali che hanno fatto un percorso personale e che vivono alla luce del sole e felici il proprio orientamento sessuale.

Parlare di lobby gay in Vaticano è, quindi, una assurdità perché tra quelle mura e più diffusamente dentro la chiesa cattolica non è possibile vivere la propria condizione omosessuale liberamente. Tutto questo continuo riferirsi a una supposta potente lobby gay in Vaticano, così come anche questa mattina si legge su tutti i giornali con roboanti titoloni, tende a confondere realtà lontanissime e in conflitto fra loro.

I gay contestano politicamente e culturalmente la repressione dell'omosessualità da parte dei vertici cattolici, e sanno bene che le consorterie omosessuali all'interno della gerarchia esistono da secoli e spesso utilizzano il ricatto sessuale come strumento di controllo e sottomissione nei confronti di altri omosessuali di grado inferiore.

Da cattolico gay comprendo benissimo, che vi sia il tentativo di accreditare che la Chiesa sia stata invasa da orde di gay che vogliono corrompere e distruggere la sua santità, la verità è che l'organizzazione verticistica e unisessuale favorisce il nascondimento, l'ipocrisia, l'estensione di reti segrete operanti solamente per il mantenimento e consolidamento di posizioni di potere.

L'omosessualità in Vaticano è usata come elemento strumentale per rafforzare influenze personali e collettive, per danneggiarne altre, per costruire dossier contro possibili competitor. Niente di nuovo Oltre il Tevere!



* la Repubblica, 12 giugno 2013
Autore Città Giorno Ora
Federico La Sala Milano 18/6/2013 10.13
Titolo:SALVEZZA PER TUTTI. O PER NESSUNO. IN GERMANIA ...
SALVEZZA PER TUTTI. O PER NESSUNO. IN GERMANIA, 500 PARROCI CONTESTANO IL NUOVO MESSALE *

37212. BERLINO-ADISTA. La nuova traduzione in lingua tedesca del Messale voluta dal Vaticano non piace, da un punto di vista sia formale che sostanziale e teologico. Lo affermano, in un appello ai membri della Conferenza episcopale tedesca, circa 500 parroci tedeschi aderenti alla Pfarrer-Initiative, timorosi che questa traduzione venga approvata e definitivamente adottata in occasione della prossima assemblea generale dei vescovi, in programma a Fulda per settembre.

A costituire il maggiore problema, per i parroci, sono le parole che il prete pronuncia al momento della consacrazione eucaristica: «Questo è il mio sangue, versato per voi e per molti». La modifica al testo era stata annunciata ai vescovi germanofoni da Benedetto XVI nell’aprile 2012: l’espressione latina pro multis avrebbe dovuto essere tradotta con “per molti”, e non più “per tutti” modificando così sostanzialmente l’uso in vigore.

La richiesta è contenuta in una lettera indirizzata all’arcivescovo di Monaco, card. Reinhard Marx, ai vescovi ausiliari della stessa diocesi, mons. Bernhard Hasslberger e mons. Woflgang Bischof, e al vicario episcopale mons. Rupert Graf zu Stolberg, e porta la firma dei portavoce del movimento dei parroci Albert Bauernfeind, Walter Hofmeister, Hans-Jörg Steichele, Christoph Nobs, Karl Feser e Klaus Kempter.

Il documento esprime anche la speranza che nel corso della celebrazione eucaristica sia utilizzata una lingua che «aiuti gli uomini e le donne di oggi ad avere un dialogo con Dio e a partecipare, dunque, attivamente alla liturgia». La nuova traduzione, si legge nel testo della lettera, «è ben poco poetica e suggestiva» e non fa che amplificare i problemi già esistenti, tanto da rischiare di spingere molti preti a rifiutarne il ricorso per motivi di coscienza.

Il documento fa anche riferimento alle prime fasi del pontificato di papa Francesco, il quale ha mostrato segnali che fanno presagire la volontà di instaurare un più intenso rapporto collegiale con i vescovi e di adottare misure che riducano il ruolo di Roma e il centralismo vaticano; i parroci auspicano, infatti, che il nuovo papa «riconosca nuovamente ai vescovi il diritto di esercitare le funzioni di loro competenza senza la tutela della Curia romana». Alla luce di queste considerazioni, chiedono dunque fermamente ai vescovi dell’arcidiocesi di Monaco di non dare la loro approvazione al nuovo testo e di continuare, invece, ad utilizzare la traduzione usata fino a questo momento.

Nella loro lettera i parroci riportano le parole del papa sul concetto di armonia nella diversità, contenute in un’intervista rilasciata da Bergoglio al mensile 30Giorni nel 2007 (n. 11/07), quando era arcivescovo di Buenos Aires: «Nella Chiesa l’armonia la fa lo Spirito Santo. Uno dei primi padri della Chiesa scrisse che lo Spirito Santo “ipse harmonia est”, lui stesso è l’armonia. Lui solo è autore al medesimo tempo della pluralità e dell’unità. Solo lo Spirito può suscitare la diversità, la pluralità, la molteplicità e allo stesso tempo fare l’unità. Perché quando siamo noi a voler fare la diversità facciamo gli scismi e quando siamo noi a voler fare l’unità facciamo l’uniformità, l’omologazione. Ad Aparecida abbiamo collaborato a questo lavoro dello Spirito Santo». E ancora: «Il restare, il rimanere fedeli implica un’uscita. Proprio se si rimane nel Signore si esce da sé stessi. Paradossalmente proprio perché si rimane, proprio se si è fedeli si cambia. Non si rimane fedeli, come i tradizionalisti o i fondamentalisti, alla lettera. La fedeltà è sempre un cambiamento, un fiorire, una crescita. Il Signore opera un cambiamento in colui che gli è fedele. È la dottrina cattolica».

Già nel 2007, il Consiglio presbiterale di Rottenburg-Stuttgart aveva votato a favore del mantenimento della traduzione inclusiva per tutti, giudicando quella del Vaticano, per molti, ambigua. «La promessa di salvezza di Dio - recitava un comunicato stampa diffuso dal Consiglio presbiterale - vale per tutte le persone. Verità di fede espressa in modo più chiaro nella formula “per tutti”».

Un mese e mezzo prima, era stato il Consiglio presbiterale di Augsburg a dire lo stesso chiedendo al vescovo, mons. Walter Mixa, di «promuovere presso il Vaticano e presso la Conferenza episcopale tedesca» la possibilità di continuare a tradurre l’espressione del Messale romano pro multis con per tutti. Subito prima del voto, era intervenuto alla riunione del Consiglio presbiterale il preside dell’Accademia Cattolica della Baviera, p. Florian Schuller, sottolineando che la storia dei testi centrali della liturgia è «profondamente iscritta nelle coscienze» e che un cambiamento come quello prescritto da Roma rischia di provocare polarizzazioni e proteste a livello di parrocchie. (ludovica eugenio)

* Adista Notizie n. 23 del 22/06/2013
Autore Città Giorno Ora
Federico La Sala Milano 20/6/2013 10.54
Titolo:ONU dovrebbe chiamare il Vaticano a rispondere degli abusi commessi dai preti
Pedofilia: associazione vittime, Onu chiami a risponderne il Vaticano


ASCA, 18 Giugno 2013 - 19:22

(ASCA) - Roma, 18 giu - Le Nazioni Unite dovrebbero chiamare il Vaticano a rispondere degli abusi commessi dai preti pedofili, avendo fatto ben poco per impedirli. A sostenerlo e' David Clohessy, direttore del Survivors Network of those Abused by Priests (SNAP), associazione di vittime della pedofilia, il quale ha detto di avere poche speranze che il nuovo papa Francesco possa invertire la rotta.

''Possono tirar fuori tutte le politiche, le procedure impressionanti e le promesse che vogliono'', ha detto Clohessy in vista dell'incontro con la Commissione per i diritti dei minori delle Nazioni Unite, che dovrebbe esaminare il caso nei mesi prossimi.

''Noi abbiamo a che fare con una monarchia globale e potente, ben radicata, il cui potere e' sottoposto a ben pochi controlli. Ecco perche' ci rivolgiamo sempre piu' spesso alle istituzioni internazionali che riteniamo abbiano il peso, la portata e il dovere di intervenire''.

La SNAP sta anche facendo pressioni sul Tribunale Penale Internazionale, affinche' accolga il ricorso delle vittime di tutto il mondo emerse in questi anni, dall'Irlanda agli Stati Uniti, dall'Australia alla Germania. (fonte AFP). red-uda/

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