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www.ildialogo.org LA CARITA' "POMPOSA": LA "TRADIZIONE" DI LUDOVICO A. MURATORI (E DEL PAPA EMERITO). Un breve testo dalla "Prefazione ai lettori " del "Trattato sulla carità cristiana" di Ludovico A. Muratori,a c. di Federico La Sala

FILOLOGIA E TEOLOGIA: IL NOME DI DIO, SENZA GRAZIA ("CHARIS")! La Chiesa cattolico-costantiniana controlla le "azioni" dello Spirito Santo e garantisce, amministra e distribuisce a "caro prezzo" ("Deus caritas est", 2006) la Grazia ("charitas") di Dio!?! 
LA CARITA' "POMPOSA": LA "TRADIZIONE" DI LUDOVICO A. MURATORI (E DEL PAPA EMERITO). Un breve testo dalla "Prefazione ai lettori " del "Trattato sulla carità cristiana" di Ludovico A. Muratori

(...) troveranno qui scritto costantemente Caritas, e diranno:  ve’ come costui non è giunto per anche ad apprendere cosa significhi nel linguaggio latino la parola Caritas? Lo sanno pur anche i novizzi delle scuole che questo vuol dire Carestìa; laddove il santo Amore di Dio si ha da scrivere Charitas


a c. di Federico La Sala

Nel 1723, a Napoli, Giambattista Vico già lavora alacremente alla "Scienza nuova"; per lui, è più che chiaro: "charus" e "charitas" derivano etimologicamente dai termini greci "charìeis" e "charis", e il significato inequivocabile dell'uno è di "grazioso", "amabile", e dell'altro "grazia", "amore di Dio". Nel 1723, a Modena, Ludovico Antonio Muratori , pubblica il "Trattato della carità cristiana, in quanto essa è l'amore del prossimo": un'opera volta  sostenere sul piano teorico la "Compagnia della Carità", un'istituzione di assistenza civile di cui si era fatto iniziatore.

Nell'affrontare il tema ha commesso "uno sproposito majuscolo": ha usato la parola latina "caritas", e non la parola d'origine greca "charitas", e l'ha fatta scrivere a caratteri cubitali nella Chiesa della Pomposa di Modena. Molte le critiche, ovviamente! 

Colpito nell'onore, Muratori evidentemente non può non rispondere! Ma, invece di accettare le critiche e correre ai ripari, nella "Prefazione ai lettori" attacca e difende il suo (e di tutta la Chiesa cattolica)  diritto all'uso del termine "caritas" (per continuare a significare contemporaneamente ed equivocamente e la  "carestia" e l' "Amore di Dio"). Così ancora oggi, fino a Benedetto XVI  e a tutta la gerarchia e le Accademie Pontificie del mondo cattolico-romano: "Deus caritas est"!

Nel 1735, Muratori pubblicò “La Filosofia morale”: nel 1737, Vico, “scrivendo all’arcivescovo di Bari Muzio Gaeta, mentre paragonava l’opera ai trattati dello Sforza Pallavicino, del Malebranche, del Pascal e del Nicole, soggiungeva non essere il Muratori riuscito a dare quel sistema di morale cristiana dimostrata, che pure si era proposto” (Cfr. Eugenio Garin, Storia della filosofia italiana, vol. II, Einaudi, Torino 1966, vol. II, pp.804-905).

Sul tema, si cfr.:

IL NOME DI DIO, SENZA GRAZIA ("CHARIS")! L’ERRORE FILOLOGICO E TEOLOGICO DI PAPA BENEDETTO XVI, NEL TITOLO DELLA SUA PRIMA ENCICLICA. Nel nome della "Tradizione"

PER RATZINGER, PER IL PAPA E I CARDINALI, UNA LEZIONE DI GIANNI RODARI. L’Acca in fuga

DUE PAPI IN PREGHIERA: MA CHI PREGANO?! Bergoglio incontra Ratzinger: "Siamo fratelli". Ma di quale famiglia?! Un resoconto dell’incontro, con note (Federico La Sala)

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 TRATTATO SULLA CARITA’ CRISTIANA  

PREFAZIONE AI LETTORI 

di LUDOVICO A. MURATORI *

 

[…] Prima nondimeno d'introdurre i Lettori nel Trattato ch’io loro presento intorno alla Carità bisogna anche soddisfare ad alcuni pochi i quali troveran qui uno sproposito majuscolo, e tale al loro intendimento, che invece di badare alla sostanza del libro, si perderanno forse unicamente a parlar di questo mio errore. Cioè troveranno qui scritto costantemente Caritas, e diranno:  ve’ come costui non è giunto per anche ad apprendere cosa significhi nel linguaggio latino la parola Caritas? Lo sanno pur anche i novizzi delle scuole che questo vuol dire Carestìa; laddove il santo Amore di Dio si ha da scrivere Charitas. E però si meraviglieranno, e Dio sa se mi useranno molta Carità per un fallo sì grosso. Io potrei assai più maravigliarmi di loro, perchè pascano di siffatte bagatelle i propri elevati ingegni; nè avrei pensato a far parola di questa inezia, se il rumore che ho detto soprastarmi non fosse già succeduto; dappoiché alcuni lessero scritta nella chiesa della Pomposa di Modena, per ordine mio, a lettere cubitali, la parola Caritas senza l’h.

Dico pertanto non vietar io a chicchessia lo scrivere come lor par bene questa parola; ma dover eglino altresì permettere a me di scriverla, come io credo, meglio di loro; cioè secondo l’ortografia degli antichi scrittori della lingua latina, e de’ più accreditati fra i moderni. Imperocchè egli è vero che ne’ secoli rozzi, caduta già essa lingua latina, venne in pensiero ad alcuni di scrivere Charitas, per timore che comparendo scritta nella stessa maniera la Dilezione di Dio e la Carestìa, non ne avvenissero degli equivoci; e trovato quest’uso, l’approvarono Frate Ambrosio da Calepio, il Nizolio, Roberto Stefano ed altri valentuomini, perchè essi non si posero ad esaminare cotali minuzie: ma altri più attenti, e quegli specialmente, che han preso in questi due ultimi secoli a depurare l’ortografia latina, non si son già creduti obbligati di stare a quest’uso: ecco le ragioni loro.

Primieramente non viene Caritas dal greco Charis, onde le s’abbia da conservare l’h, ma sì bene dal latino Carus, essendo la prima sillaba di Caris, breve; laddove la prima di Carus e Caritas, è lunga. E in fatto, la parola Carus, o significasse cosa amata, o si adoperasse per indicare una cosa rara, e che costì molto soleva scriversi dagli antichi senza l’h, siccome apparisce dai vecchi marmi, dalle medaglie antiche e da tanti manoscritti, e massimamente dalle Pandette Fiorentine, e dal Virgilio della Vaticana, e da altri codici di veneranda antichità, ne’ quali troviamo ancora Karus, e Karissimus; segno evidente, che in questo vocabolo non entrava il Chi dei greci, ma il C latino, corrispondente al greco Kappa. Secondariamente non sussiste il timore d’equivoco alcuno, facendo la concatenazione dei sentimenti assai intendere, anche oggidì, quando si parli di Carestìa o pure d’Amor di Dio; siccome s’intende il Caro degl’italiani egualmente scritto, benché abbia due significati diversi.

Pertanto Pier Vettori, il Faerno, Fulvio Orsino, Paolo ed Aldo Manuzj, il Dausquio, ed altri valentuomini, amarono meglio di scrivere Carus, o Caritas senza l’h; e fra gli altri il nostro Modenese monsig. Gio: Battista Scanaroli vescovo di Sidonia,  dopo aver trattata in un capitolo apposta la questione presente fa menzione anch’egli degli scrittori più accurati che scrivono Caritas, parlando dell’ amore di Dio; alla sentenza de quali,  dice egli, come a più vera anch’ io mi sottoscrivo, con allegare ancora le edizioni della sacra scrittura, e di vari santi padri fatte dal cardinale Caraffa e dal Bandino, colle stampe Vaticane, non si legge altro che Caritas.  Per finirla, quei letterati che a nostri tempi sono stati o sono in maggior credito di sapere e di accuratezza,  non altrimenti scrivono. 

Basterà a me di nominare i celebratissimi monaci Benedettini della congregazione di S Mauro cioè i PP. Mabillone, Montfaucon, Ruinart, Martene, e gli altri loro colleghi , e i famosissimi PP. della compagnia di Gesù, che in Anversa continuano la grande opera degli atti de santi cioè i PP. Bollando, Enschenio, Papebrochio, Janningo e i loro colleghi, e il celebre P. Jacopo Sirmondo, d’ essa compagnia nella bella raccolta delle sue opere, fatta dal P. Jacopo De-La-Baune; e Gio: Battista Cotelerio, e il Du Cange, e Stefano Baluzio, e Giovanni Fello nell edizione di S. Cipriano, per tacere di tanti altri.  E giacché si vuol pure citar qui il dizionario di frate Ambrosio da Calepio,  veggasi l’edizione fattane colle correzioni che portano il nome del dottissimo Giovanni Passerazio, e si leggerà  ivi Carus e Caritas, tanto per significare l’Amore, quanto la Carestìa;  e notate ancora, che: satius erit utrumque sine aspiratone scribere, quum dictiones sint prorsus latinae.

Lasciamo ormai questa frivola contesa, e concludiamo che nulla importa lo scrivere più nell’una maniera, che nell’altra il santo nome della Carità nelle morte carte; ma che sì bene ha da importare assaissimo, anzi sopra tutte le cose, al cristiano,  lo scrivere ed imprimere nel suo cuore viva questa mirabil virtù, e il praticarla nelle operazioni sue:  del resto io non ho trattato qui, se non di quella parte della Carità, che riguarda al prossimo nostro, perchè ho voluto servire alle idee, e al bisogno della sacra compagnia di questo nome, che si è eretta dalla principale nobiltà di Modena nella chiesa parrocchiale di S. Maria della Pomposa, affinchè la medesima abbia meglio sotto gli occhi le varie vie di dar gusto a Dio nell’ esercizio del santo amore verso il prossimo nostro, e delle opere della misericordia. 

Per altro, se Dio volesse concedermi ancora agio, sanità e vita, mio desiderio sarebbe di trattare un giorno dell’altra parte della Carità Cristiana, cioè dell’Amore immediato di Dio; siccome parimente delle altre due celesti virtù, Fede e Speranza; allo studio, possesso e pratica delle quali virtù, più che ad altro, si dovrebbe applicare ogni Fedele.  Quando non piaccia all’Altissimo di concedermi tal grazia, il prego ora, che metta questo pensiero in cuore d altre persone più abili che non son io, acciocché sempreppiù sia onorata, glorificata e servita la sua Bontà infinita, col conoscimento e colla pratica di quelle virtù che a lui son più care, e più importanti a chi si professa suo servo e figliuolo. 

Finalmente, in trattare la presente materia, ho creduto bene di volgarizzare i passi delle Divine Scritture, dei santi Padri,  e d altri autori da me citati;  perchè qualora dee istruirsi il popolo, per lo più non intelligente del latino,  non è di dovere che si sottragga a lui ciò eh è il nerbo migliore d un libro.  Che se in rapportare nel nostro idioma le sacrosante parole dei libri divini, mi sarò talvolta servito di qualche parafrasi,  l’ho anche fatto per maggior comodo dei pochi intendenti; ma senza punto scostarmi dall’interpretazione dei sacri espositori.  Così han fatto i migliori in simili casi; e tutto va al fine di far ben capire la verità e la ragione, anche ai men dotti. Più vantaggio ancora che dal mio libro, sarà da sperare se il popolo da qui innanzi udirà da pergami ben trattate simili verità […] 

 

* Si cfr.: Ludovico A. Muratori, Trattato sulla carità cristiana, in quanto essa è l’amore del prossimo, Prefazione ai lettori, pp. xi-xvi.



Sabato 06 Aprile,2013 Ore: 11:10
 
 
Commenti

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Autore Città Giorno Ora
Federico La Sala Milano 06/4/2013 16.28
Titolo:Sulla differenza tra il dio "charitas" e il dio "caritas", una nota joyceiana ....
Gesù e il dio "charitas" del messaggio evangelico

PREMESSA:

- Marco 7,31-37:

- Di ritorno dalla regione di Tiro, passò per Sidone, dirigendosi verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.
- E gli condussero un sordomuto, pregandolo di imporgli la mano.
- E portandolo in disparte lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e disse: «Effatà» cioè: «Apriti!».
- E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
- E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo raccomandava, più essi ne parlavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa; fa udire i sordi e fa parlare i muti!».



"Gesù" e il dio "caritas" del cattolicesimo-romano

James Joyce, Finnegans Wake:

"He lifts the lifewand and the dumb speak:
Quoiquoiquoiquoiquoiquoiquoiq"

"Egli brandisce la bacchetta della vita e il muto parla:
Quoiquoiquoiquoiquoiquoiquoiq" *


VALE A DIRE:

Quàquàquàquàquàquàquàquàquàq


* Cfr.: James Joyce, Finnegans Wake, Libro Primo V-VIII, Oscar Mondadori, Milano 2001, pp. 195-195 bis.
Autore Città Giorno Ora
Federico La Sala Milano 06/4/2013 16.38
Titolo:CHARITAS. SE DIO SI E’ FATTO PAROLA, IO NON POSSO GIOCARE CON LE PAROLE
I CARISMI

di don Mauro Agreste *

1) OGGI PARLIAMO DEI CARISMI Oggi parliamo dei carismi ed è importante averne una conoscenza un pochino più strutturata, perché come catechisti nelle vostre comunità parrocchiali, ma anche nei gruppi di preghiera, è bene che abbiate una conoscenza il più possibile ampia su questo tema. Tutto sommato è stato lasciato per molti versi ad alcuni gruppi ecclesiali, oppure a degli alti studi universitari nell’Università Pontificia. Il tema dello spirito dei carismi è un tema che fa parte della vita della Chiesa; se ne tratta nel Concilio e nella Lumen Gentium. Al n°12 dice che la Chiesa costituita dal popolo di Dio è per così dire, il luogo in cui si esercitano i carismi, ognuno per la sua propria specificità. Però la maggior parte delle persone, quando sentono dire la parola carisma non è che abbiano molto chiaro in mente di che cosa si tratti, è vero?

2) PAROLA USATA E ABUSATA DA MEZZI DI COMUNICAZIONE DI MASSA Per di più questa parola è stata usata e abusata da giornalisti, da mezzi di comunicazione di massa non per indicare il significato preciso della parola carisma, quanto invece per indicare la capacità che ha una persona di attirare l’attenzione degli altri in qualunque campo, con la sua propria capacità di emergere sugli altri. Quindi in senso generico la parola carisma o personaggio carismatico all’interno della Chiesa e di alcuni gruppi ecclesiali vieni intuita in un certo modo. All’infuori della Chiesa il personaggio carismatico è un personaggio che ha delle chances in più, ha un savoir faire diverso in tutti i campi, sportivo, politico, ecc. ecc. da emergere e attirare l’attenzione, quasi catalizzando l’attenzione degli altri.

3) CARISMA HA LA STESSA RADICE DELLA PAROLA CARITÀ Ma che cos’è dunque il carisma e da che cosa nasce? Intanto la parola carisma deriva dal greco e come voi potete benissimo accorgervi contiene dentro di sé una radice, charis, che è la stessa radice della parola carità. Ora la parola carità, anche se abbiamo una vaga intuizione, è una parola che ha significati molto complessi e molto profondi, per cui almeno nel nostro linguaggio teologico, non è facile definire la carità semplicemente come un atteggiamento. La carità è prima di tutto una caratteristica di Dio stesso, una caratteristica essenziale, tant’è vero che gli antichi dicevano: Deus est charitas da cui gli antichissimi inni, ubi charitas et amor Deus ibi est, dov’è carità e amore lì c’è Dio. Dunque carità ha in sé questa radice charis, che significa qualche cosa di forte, di caldo, di vivo, di avvolgente. Viene cantato nel Veni Creator, si parla dello Spirito Santo e si dice che lo Spirito Santo è ignis, fuoco, fuoco di carità, fuoco di amore.

4) CARITÀ E AMORE VENGONO SPESSO USATI COME SINONIMI Carità e amore vengono spesso usati come sinonimi per una semplice ragione, sono entrambi concetti estremamente profondi. Se tu dici amore, è sufficiente dire amore per capire tutto ciò che significa la parola amore? No, cioè lo usiamo convenzionalmente però noi sappiamo che l’amore autentico per esprimerlo, per significarlo è molto difficile. Ricordate questa mattina il brano del Vangelo che è stato letto: nessuno ha un amore più grande se non colui che muore per i propri amici. Quindi vedete l’amore coinvolge fino alla donazione della vita. L’amore esige per esempio il concetto, che deve essere chiaro, della capacità di donarsi. Amore e donazione totale coincidono; però quando io dico amore non dico solo donazione totale, dico anche gioia, dico anche situazione di protezione. Una persona che ama è una persona che ne sta proteggendo un’altra; una persona che si sente amata è una persona che si sente protetta. Il concetto di guida: chi ama guida; chi è amato si sente guidato non gettato allo sbaraglio. Voi potete immaginare quale grande significato c’è nella parola amore; viene considerata sinonimo di carità, però entrambe hanno una specificità; che l’amore e la carità sono due realtà vive, coincidono con Dio.

5) PARLARE DI CARITÀ SIGNIFICA PARLARE DI GRAZIA Quindi parlare di carità, significa parlare di grazia, che charis è una traslitterazione, è la radice della parola greca che significa grazia. Che cos’è la grazia? Non è la gentilezza nei movimenti, la grazia è lo Spirito Santo in azione, lo Spirito Santo mentre agisce, lo Spirito Santo che sta agendo. Vieni Padre donaci la tua santa grazia, donaci cioè lo Spirito Santo che agisce dentro di noi. Ricordatevi che anche se avete il concetto chiaro nella mente, quelli che sono davanti a voi fraintendono facilmente, soprattutto queste cose complesse. Quindi dovete avere sempre l’idea di parlare a un bambino di 5 anni e state tranquilli che le persone davanti a voi non si sentiranno umiliate e non vi disprezzeranno se voi parlerete il più semplice possibile.

6) CHIEDI CHE LO SPIRITO SANTO VENGA AD AGIRE DENTRO DI TE Allora, donaci la santa grazia, certo che vuol dire donaci la capacità e la disponibilità a seguire i suggerimenti dello Spirito, però tu chiedi proprio che lo Spirito Santo venga ad agire dentro di te, però non senza di te. Quando invochiamo la grazia di Dio su di noi, invochiamo lo Spirito Santo che venga ad animarci dall’interno, come il lievito che fa lievitare tutta la pasta; il lievito non fa sparire la pasta, la fa solo lievitare; certo se non c’è la pasta puoi mettere anche un chilo di lievito che tanto non lievita niente. Allora quando si dice grazia si dice Spirito Santo in azione. Cosa vuol dire charis? Grazia. Cosa vuol dire grazia? Spirito Santo in azione. Lo Spirito Santo aleggiava sopra le acque informi, quindi lo Spirito Santo era già in azione appena Dio ha fatto esistere qualche cosa, ancora non c’era la luce, ma già lo Spirito Santo era in azione. Lo Spirito Santo agisce continuamente. L’ultimo versetto dell’Apocalisse dice: lo Spirito Santo e la sposa gridano Maranthà, vieni Signore Gesù. Quindi attenzione bene, tutta la Bibbia è contenuta da questa azione di Spirito Santo, dunque, tutta la storia degli uomini è contenuta in questi due punti fondamentali: lo Spirito Santo che aleggia e lo Spirito Santo che anima dicendo vieni. Gli uomini non si accorgono dell’azione dello Spirito Santo.

7) NUTRIRE UNA PARTICOLARE ADORAZIONE DELLO SPIRITO SANTO Allora i catechisti hanno questo compito fondamentale, fra tutti gli altri, di nutrire una particolare adorazione dello Spirito Santo. Dico giusto quando dico adorazione, per una semplice ragione, quale? Perché lo Spirito Santo è Dio. Quindi il catechista che non adora lo Spirito Santo non so che razza di catechista voglia essere. Lo Spirito Santo è la grazia che agisce dentro di noi. Il catechista che si mette al servizio della Chiesa, come fa a mettersi al servizio dicendo l’amore per Gesù se non è lo Spirito Santo a comunicarglielo?

8) PARLARE DI SPIRITO SANTO E DIO COME DUE PERSONE SEPARATE Domanda: questo fatto di parlare di Spirito Santo e Dio come due persone separate, non rischia di confonderci? E quando parliamo del Padre separato dal Figlio, non si rischia di creare dei problemi? Nelle dispense degli anni passati c’è quel disegno molto bello che si riferisce allo schema intuitivo su Dio e le sue tre persone. Dio è Padre, è Figlio e Spirito Santo, un solo Dio, però il Padre non è il Figlio, non è lo Spirito Santo e lo Spirito Santo non è il Padre. È chiaro che la nostra mente è così limitata che noi non riusciamo a capire, possiamo solo contemplare.

9) FACCIAMO PARTE DELLA TRINITÀ Di più ancora. Facciamo parte di questa Trinità, con il Battesimo siamo entrati dentro la Trinità, perché siamo con Gesù una cosa sola. Siamo entrati nella Trinità, però non siamo Dio, siamo esseri umani, però facciamo parte della Trinità. Io ti battezzo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo; quindi la volontà di Dio è che siamo immersi ( bactizzomai verbo greco che significa essere immersi ) in tutto Dio Padre, in tutto Dio Figlio e in tutto Dio Spirito Santo. Questo vuol dire che dentro di noi c’è tutto Dio Padre, tutto Dio Figlio, tutto Dio Spirito Santo e come lo spieghi questo? Quando tu vai a fare la comunione prendi un’ostia grande così, tu sai che lì dentro c’è il Dio Eterno e Infinito, Signore della storia e dei secoli. Sotto un velo di pane c’è il mistero di tutto ciò che esiste. Possiamo intuire. Come dice l’inno Pange Lingua. Visus tactus gustus in te fallitur, la vista il tatto il sapore falliscono, perché tutto quello che i sensi constatano è fallace, non i sensi ma la fede conosce questa verità. Allora con la fede tu accetti, il mistero lo contempli, però non lo capisci. Perché capire dal latino càpere vuol dire prendere e tenere stretto, contemplare invece significa guardare, ma non da soli, sostenuti. Tu puoi guardare il mistero di Dio da solo, lo puoi contemplare cioè tu puoi entrare nel tempio insieme a qualcuno, contemplare entrare nel tempio insieme a qualcuno. Tu non possiedi il tempio è il tempio che possiede te.

10) IL CATECHISTA DEVE PARLARE UN ITALIANO SEMPLICE E COMPRENSIBILE Attenzione, perché usiamo la lingua, ma non la conosciamo e un catechista non può permettersi questo. Un catechista deve parlare un italiano semplice e comprensibile a quelli che ha di fronte però deve conoscere dieci o venti volte di più di quello che sta dicendo agli altri, se no che cosa sta comunicando? Certamente ai bambini non puoi dire le specificità dei termini che vi sto spiegando, però su tu non conosci il significato delle parole, tu insegnerai delle cose sbagliate e noi non possiamo permetterci di fare questo, se no non stiamo divulgando il Vangelo di Gesù Cristo, ma il Vangelo secondo noi. Quindi ricordatevi, è un servizio fatto a Dio quello anche di essere precisi nel linguaggio che si usa. Siate precisi cercando di conoscere il più possibile il significato delle parole che usate, anche le più comuni. E chiedete allo Spirito Santo che vi dia una struttura logica del pensiero: soggetto, predicato, complemento. Diversamente il vostro discorso non sarà compreso da chi vi ascolta; piuttosto articolate frasi e concetti brevi non un discorso lungo e strutturato. Fate discorsi brevi, frasi brevi, ma che siano chiare.

11) LA CONIUGAZIONE DEI VERBI DEVE ESSERE PRECISA State anche attenti alla coniugazione dei verbi, che deve essere precisa, perché un verbo al condizionale ha un significato diverso da un verbo all’indicativo; perché un verbo all’indicativo indica una realtà, un obbligo imprescindibile, un verbo al condizionale indica una possibilità cioè una dualità di realtà; i congiuntivi sono verbi di consequenzialità; se io nella mente non ho l’idea della consequenzialità delle cose, non userò il congiuntivo, userò l’indicativo e renderò tutto obbligante.

Ricordatevi che abbiamo a che fare con le parole, che noi abbiamo la parola di Dio nella mano e siamo i catechisti, non ci possiamo permettere di giocare con le parole, perché da come io uso le parole, favorisco o freno il passaggio del concetto di Dio. Senza diventare fanatici, senza esagerare, però o prendiamo sul serio il nostro servizio reso a Dio. Quindi tutto quello che dipende da me io cerco di farlo al meglio che posso, oppure facciamo come fanno tanti che improvvisano tutto, vanno avanti e non si rendono conto che stanno giocando con Dio. Se sul Vangelo c’è scritto: in principium erat verbum et verbum erat aput deum et verbum erat deum, allora questo ci fa capire che in principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio, il Verbo era Dio.

12) SE DIO SI E’ FATTO PAROLA, IO NON POSSO GIOCARE CON LE PAROLE Se Dio si è fatto la parola che noi possiamo intuire e capire, io posso giocare con le parole? No. Non dico questo perché dobbiamo spaventarci, sentirci colpevolizzati, però sentiamo la necessità di pensare le parole che usiamo e pensare le frasi che usiamo, perché se io devo parlare a dei bambini, dovrò rendere estremamente semplice un discorso difficilissimo. Però usando delle parole che siano giuste, che cerchino di generare meno equivoci possibili, adatte al vocabolario che è in possesso a un bambino di 7-10-12-15 anni, senza mai cedere ad accettare una connotazione di linguaggio che non sia più che dignitosa ed elegante.

13) IL CATECHISTA NON USA MAI PAROLE EQUIVOCHE Se ci sono dei modi di dire che esprimono il concetto di essere arrabbiati in un certo modo, il catechista non li usa mai, neanche quando sta da solo. Se ci sono parole equivoche il catechista si deve abituare non solo a non usarle lui, ma a sentirne ribrezzo quando le sente pronunciare da altri, perché il catechista sta usando con la propria lingua un mezzo di evangelizzazione. Dunque l’apostolo san Giacomo dice nella sua lettera al cap. 4 che chi domina la lingua domina tutto il resto del corpo.

Ora un catechista che non domina la lingua come può produrre negli altri un cambiamento di vita, se le parole che escono da lui sono sporcate da una incapacità di dominare la lingua? Naturalmente quando dico capacità di dominare la lingua non mi riferisco solamente a un linguaggio volgare e pesante, mi riferisco anche a un modo di gestire il linguaggio. Una persona che non è capace a non criticare, una persona dalla cui bocca esce sempre una parola di critica, di giudizio, di condanna, di curiosità, di pettegolezzo ecc. può giustamente essere catechista? Non può. Un catechista che non sente fondamentale dentro di sé l’imperativo di sapere quello che sta dicendo, come lo sta dicendo e non si domanda se le parole che sta usando le capisce prima lui, come fa a spiegarle agli altri?

14) IL SIGNIFICATO DELLE PAROLE AMARE E AMORE Quante volte abbiamo esaminato il significato delle parole amare e amore. Se un catechista non sa che cosa vuol dire amare, sapete con che cosa lo confonde? Con il romanesco volemose bene. Ma amare non è quello, quello non è amare, quello lì è solo cercare di stare tranquilli, senza prendersi tanti problemi, vero? Invece amare è tutta un’altra cosa. Stamattina abbiamo sentito: dare la vita per i propri amici. Vedete che è estremamente differente. Allora non deve essere così per voi, perché voi avete sentito veramente una chiamata del Signore, se no non sareste qui al sabato mattina.

Però per non perdere tempo né io, né voi e neanche Dio, cerchiamo proprio di capire l’importanza di tutto questo. Quando nelle scuole ci facevano fare l’analisi logica, l’analisi del periodo erano molto importanti; se abbiamo dimenticato tutto questo la prima cosa che dobbiamo fare è chiedere allo Spirito Santo che venga a rispolverare dentro di noi le cose che avevamo studiato allora, che le faccia emergere. Vedrete che lo Spirito Santo vi aiuterà; poi dopo cominciate con l’analizzare il linguaggio che usate, le strutture logiche che usate, se sono chiare.

Ricordatevi che le persone che avete di fronte non sono dentro la vostra mente, dunque loro non sanno esattamente dove voi volete arrivare. Una grande carità che potete fare nei confronti del vostro prossimo, un grande servizio è quello di fare un passettino piccolo alla volta. Non date mai niente per scontato, anche se doveste ripetere cento volte in cento incontri, serve per aiutare quella persona a entrare nel difficile concetto che voi volete dire.

15) DOBBIAMO IMPARARE A PERDONARE Per es.: dobbiamo imparare a perdonare. Che vuol dire perdono? È una parola composta. Dividete a metà la parola, per e dono; quella che capite subito è dono, cosa vuol dire dono? È un regalo, non meritato, perché un dono meritato si chiama premio. Capite perché bisogna essere precisi? Perché se io non dico questo allora il perdono mi diventa un diritto, invece non è un diritto, è un dono, un regalo non meritato; quindi se il regalo non è meritato mi viene fatto perché io sono buono o è buono chi mi fa il regalo? Chi mi fa il regalo. L’altra parola da capire è per che deriva dal greco iper, che vuol dire il più grande; quindi se iper vuol dire il più e donum, regalo, mettendo insieme avete l’insegnamento che dovete fare sul concetto di perdono.

Poi ci potete parlare per sei mesi ai bambini del perdono, però se sapete cosa vuol dire voi insegnate realmente ciò che insegna la Chiesa, non ciò che insegna il mondo: vogliamoci bene perché il Signore è buono e ci perdona, tanto perdona tutto e tutti. No! Il catechista non può fare queste cose, non si può confondere il perdono con un sentimento di piacevolezza e di arrendevolezza, non è così. Allora siamo partiti dal tema dei carismi, la prossima volta ricordatemi che dobbiamo continuare sul significato della parola carisma. Abbiamo appena analizzato la radice charis che vuol dire grazia e che significa Spirito santo in azione.

* UNIONE CATECHISTI. CATECHESI. LEZIONI, 08.10.2005

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