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Die Zeit, Hamburg – 7 dicembre 2012
Silvio Berlusconi Ora zero

Nel Paese i rumorosi sono furibondi contro l’Europa e i tedeschi, i silenziosi si vergognano della loro classe politica.


 (traduzione dal tedesco di José F. Padova)


L'articolo allegato, reperibile su Die Zeit, ha poco più di una settimana, eppure gli avvenimenti accaduti nel frattempo lo rendono una testimonianza di come, ogni tanto, la Storia acceleri: Berlusconi un passo avanti e due indietro, l'Alfano furioso che fa cadere Monti per ordini superiori, il Professore che dà scacco matto al Berluska poco distante da dove si era svolto l'abominevole episodio del kapò, le Primarie Due del PD, il Grillo parlante che annaspa. Per fortuna non siamo al livello del discorso di Mussolini, il 10 giugno 1940: "Un'ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra Patria", con la dichiarazione di guerra che, sì, il destino lo cambiò (anche il mio, che l'ascoltavo vecchio di otto anni). Vediamo adesso che cosa succede. JFPadova

zeit.de

E adesso Silvio Berlusconi va in gattabuia? O presto tornerà a governare l’Italia? Né l’una né l’altra cosa. In Italia comunque non va in prigione nessuno sopra i 70 anni, tanto meno il 76enne Berlusconi. La prossima istanza processuale [ndt.: il processo d’appello] farà cadere un’altra volta [in prescrizione] i quattro anni di detenzione comminati da un Tribunale di Milano per evasione fiscale. Con una giustizia, cui occorrono dieci anni per emettere un giudizio di primo grado, non si può trascinare Berlusconi alla resa dei conti. Questo deve sbrigarselo la politica.

E qui c’è una buona notizia, non soltanto per gli italiani: Berlusconi non ha praticamente alcuna chance di tornare al governo. La sua minaccia di togliere la fiducia al governo di Mario Monti, non ha provocato nulla più se non un’alzata di spalle: can che abbaia non morde. Il fatto che Berlusconi nello stesso istante tuoni contro il pacchetto fiscale e attacchi l’ «egemonia tedesca» sull’Europa, non dovrebbe neppure avere alcuna conseguenza. L’uomo Berlusconi non conta più nulla, il berlusconismo neppure: ma ciò che potrebbe arrivare non è assolutamente tranquillizzante. Già proprio non lo è per noi tedeschi. Infatti, se gli attacchi verbali di Berlusconi restano piuttosto senza effetto, perché nel suo proprio partito quasi nessuno vuole seguirlo, è possibile che altri vincano le elezioni con messinscena antitedesche.

Nell’importante test elettorale in Sicilia il movimento di protesta «Cinque stelle», creato in Internet dall’ex comico Beppe Grillo, è appena diventato il partito più forte. Ha superato anche Berlusconi, il quale laggiù anni fa aveva conquistato tutti i 61 collegi elettorali. Al Cinque Stelle sull’isola il successo è riuscito, come anche altrove, con una miscela di spettacolo di varietà e di frasario antieuropeo. Grillo ha attraversato a nuoto lo Stretto di Messina, ha espugnato la vetta dell’Etna e per giunta ha tuonato grossolanamente contro il governo di Mario Monti e l’Europa di Angela Merkel. Entrambi, dicono i nuovi populisti d’Italia, sarebbero colpevoli di tutto, perché il programma di austerità imposto dalla Merkel e applicato da Monti porterebbe più italiani alla morte di quanto ne porti la mafia. A noi [tedeschi] questa mistura di trita e ritrita rappresentazione scenica e di tesi astruse può apparire ridicola. Eppure non abbiamo già riso troppo forte e troppo a lungo di Berlusconi?

Così funziona il nuovo populismo in Italia: noi italiani non abbiamo bisogno dell’Europa e dell’euro, al contrario, ci danneggiano soltanto. Infatti se l’Europa non ci fosse non dovremmo risparmiare e martoriarci, ma potremmo di nuovo fare ciò che vogliamo. Tutto proprio come un tempo. Nell’Italia, tradizionalmente esasperata dallo Stato, l’Europa ha preso il posto di quell’immagine dello Stato italiano, nemica, che Berlusconi a suo tempo aveva combattuto con successo come costruzione dei comunisti. Berlusconi aveva anche promesso agli italiani di liberarli dallo Stato. I populisti come Grillo o i separatisti della Lega Nord promettono adesso la liberazione dall’Europa. Perché lì dietro, così argomentano, non ci sarebbero i comunisti. Ma, ancor peggio, i tedeschi.

Gli altri partiti affrontano il populismo antieuropeo soltanto a malincuore e distrattamente. Hanno già troppo da fare al loro interno. Il berlusconiano «Popolo della libertà» cerca appunto di sbarazzarsi di Berlusconi. Con ciò la destra si trova davanti a un problema di leadership, come quello che tiene occupata da tempo la sinistra. Quelli della sinistra e i conservatori sono insieme totalmente occupati a sostenere Berlusconi e ad amministrare, per così dire, l’Italia. Questo crea un vuoto politico del quale vogliono approfittare i populisti. Di sinistra o di destra, sarebbero concetti superati, essi dicono. Non importa loro più la politica degli immigrati o la riforma a tutela dei licenziamenti ingiustificati. Infatti adesso con questi argomenti i voti non si raccolgono più.

Tuttavia vi è ancora un’altra Italia, più silenziosa: in questo autunno si vive un Paese all’ora zero, che si è dedicato scetticamente e sorprendentemente in silenzio alla propria ricostruzione. Come se si accettasse che dopo il bunga-bunga collettivo fosse iniziato un grigio periodo di penitenza. Con scetticismo, perché la speranza di un rapido miglioramento è molto passata di moda. E relativamente in silenzio, perché si diffonde un sentimento a lungo rimosso e molto sgradevole: la sensazione di vergogna per la classe politica più penosa che ci sia in Europa, la cui totale corruttela viene ora alla luce un anno dopo l’allontanamento forzato di Berlusconi.

I governi di entrambe le regioni più importanti, la Lombardia e il Lazio, hanno dovuto dimettersi proprio in seguito a un profluvio di scandali – erano guidate da vassalli di Berlusconi. La vergogna dei cittadini rende tutto questo ancora più grande: essi stessi avevano eletto questi insaziabili e volgari dissipatori del pubblico denaro. E chi dovrebbero eleggere, domani? Il partito di chi si astiene dal voto è già ora imponente. Crescerà ancora. Infatti i silenziosi sono terribilmente frustrati. Altri ancora non vogliono davvero più vergognarsi. Essi non vedono davvero perché dovrebbero essere responsabili per l’orrendo indebitamento dello Stato, l’economia congelata, le generazioni di giovani italiani senza futuro. Più volentieri essi cercano costantemente nella politica ciò che un tempo avevano trovato in Berlusconi: spiegazioni semplici e capri espiatori o per lo meno i guastafeste, che stanno seduti a Roma, a Bruxelles e a Berlino.

Con i suoi attacchi contro l’ «egemonia tedesca» Silvio Berlusconi ha aperto una campagna elettorale che perderà. Ma che forse perderà anche l’Europa. E Berlino.




Lunedì 17 Dicembre,2012 Ore: 18:24
 
 
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