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www.ildialogo.org SIEDERA’ SUL TRONO DELLA SUA GLORIA E SEPARERA’ GLI UNI DAGLI ALTRI,di p. José María CASTILLO

CRISTO RE - 22 novembre 2020 - Commento al Vangelo
SIEDERA’ SUL TRONO DELLA SUA GLORIA E SEPARERA’ GLI UNI DAGLI ALTRI

di p. José María CASTILLO

Mt 25, 31-46
[In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:] «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».
  1. Nell’ultima domenica dell’anno liturgico la Chiesa ricorda a noi cristiani che la Signoria di Dio raggiunge la sua pienezza nel ricordo pericoloso e nella realizzazione sconcertante di quella che è stata la vita di Gesù. Il vangelo di Matteo ha riassunto l’elemento centrale di quella vita nel cosiddetto “giudizio finale” o “giudizio delle nazioni”. Questo testo, come sappiamo, è stato oggetto di innumerevoli discussioni e teorie. Si è discusso se sia una profezia, una parabola, il racconto di un avvenimento che chiuderà la storia umana, etc. Non è questo il luogo o il momento di spiegare queste diverse teorie. E men che mai possiamo pretendere di chiarire quello che ognuna di queste teorie ha di vero o di falso. L’importante è sottolineare che si tratta dell’insegnamento definitivo nel quale il vangelo di Matteo ci condensa l’elemento essenziale, quello veramente centrale, del messaggio lasciatoci da Gesù come suo Vangelo, come sua Buona Notizia.
  2. Gesù risponde a questa domanda: cos’è ed in cosa consiste questo “ereditare il Regno di Dio”? Consiste in un modo di vivere centrato nella bontà che contagia felicità ed allevia la sofferenza umana sempre e con tutti. Quindi: 1) Il regno di Dio non è una religione. 2) Non consiste nell’accettazione dottrinale di dogmi, nella pratica di rituali sacri o nella sottomissione a precetti o comandamenti. 3) Non si limita neppure all’appartenenza ad un’istituzione che esige obbedienza o sottomissione ad un’autorità suprema sulla terra. Di nulla di tutto questo parla il testo evangelico del giudizio finale. Nulla di questo, quindi, deve essere determinante per il giudizio per il quale ognuno di noi esseri umani deve passare, non più davanti alla storia, ma davanti a Dio. Il giudizio nel quale ognuno dovrà rispondere su quello che Gesù, il Signore, ha rappresentato per lui. In questo senso si può parlare del cristianesimo come religione. Ma solo in questo senso. Gesù è stato profondamente religioso. Ma non ha centrato la sua religiosità nella sottomissione della mente ad alcuni “dogmi” e nell’osservanza di alcuni “riti”. Gesù ha centrato la sua vita nella bontà con coloro che soffrono. In questo Gesù ha visto il Padre del Cielo.
  3. In accordo con quanto detto, due cose sono chiare: 1) L’aspetto centrale del cristianesimo non è la credenza in alcune verità o l’osservanza di alcuni rituali. 2) L’aspetto più pericoloso per gli esseri umani è il cosiddetto “peccato di omissione”. Cioè, la cosa più grave non è quello che noi mortali facciamo, ma quello che tralasciamo di fare. In altre parole, quello che causa più danno al mondo non è il male che commettiamo. Il peggio che facciamo nella vita è ignorare il male che vediamo e sentiamo intorno a noi.



Mercoledì 18 Novembre,2020 Ore: 18:44
 
 
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