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www.ildialogo.org LA TENEREZZA DI GESÙ CON IL SUO POPOLO,di p. Ottavio Raimondo – suor Giuseppina Barbato

LA TENEREZZA DI GESÙ CON IL SUO POPOLO

di p. Ottavio Raimondo – suor Giuseppina Barbato

Ho preso Ciro per la destra per abbattere le nazioni (I lettura: Is 45,1.4-6)

Memori della vostra fede, della carità e della speranza (II lettura: 1 Ts 1,1-5

Date a Cesare quello che è di Cesare (Mt 22,15-21)

Il vangelo di Matteo

E’ lecito dare il censo a Cesare? Il censo è il tributo che ogni suddito, escluso i vecchi e i bambini, deve pagare all’occupante romano. Il popolo simpatizzante con il movimento indipendentista degli zeloti, è ovviamente contrario al tributo: pagarlo significa accettare la sudditanza allo straniero. Dall’altra parte gli avversari di Gesù e i fautori dell’occupazione romana uniscono le loro forze per mettere in difficoltà quel galileo che contesta l’ordine costituito. Se Gesù rifiuta il tributo a Cesare, si mette dalla parte degli zeloti, se autorizza a pagarlo, rischia di compromettere la propria integrità di rabbi. ‘Ipocriti, (l’ipocrisia sarà il ritornello del cap.23, dedicato a chi si serve della verità invece di servirla)… rendete a Cesare quel che è di Cesare… e a Dio quello che è di Dio!’ Gesù elude il dilemma collocandosi al di sopra di esso: c’è un solo assoluto, Dio. “Gesù Cristo è il Signore!” (Fil 2,11) questo è il grido delle prime comunità cristiane paoline che protesteranno sino all’ultimo respiro contro l’imposizione dei cesari di turno di disporre di un potere assoluto e divino. “ La venuta di Dio è sempre scomoda, perché Dio arriva dal futuro e chiama ogni società ed il mondo a maggiore giustizia, umanità e pace. Ma non detta le scelte da fare e le decisioni da prendere. Queste sono affidate alle nostre responsabilità… Tocca noi, uomini e donne liberi e responsabili, di cercare di migliorare la vita di tutti. Sarà un modo di rendere a Dio quel che è di Dio, rendendo a Cesare quel che è di Cesare”. (G. Bessiére)

Le comunità del vangelo di Matteo

Noi amiamo e non ci stanchiamo di affermarlo, amiamo il popolo da cui molti di noi provengono. Lì ci sono le nostre radici. A questo popolo appartiene Gesù: Gesù l’ebreo della famiglia di Davide.

Non potevamo tralasciare di presentare la tenerezza di Gesù verso il suo popolo. Gesù è cosciente che vogliono metterlo alla prova, lo afferma lui stesso, non lo nasconde. Ma poi aggiunge: “date a Dio ciò che è di Dio. Israele è di Dio non è del Cesare. È del Dio che rende liberi, non del Cesare che rende schiavi. È del Dio che ha fatto uscire dalla schiavitù d’Egitto quel gruppo di donne e di uomini schiavi: vittime di ogni tipo di ingiustizia. Israele è del Dio che ha mosso Dario che si impegna in prima persona a ricostruire il tempio e, più in generale, Gerusalemme. Israele è di Dio, di quel Dio che l’ebreo Gesù ha manifestato come il Dio dal volto di Padre, il Dio che lo si può vedere vedendo lo stesso Gesù, il Dio di tutti e di ciascuno.

Abbiamo collocato questo brano quasi alla fine della quinta parte del nostro vangelo, la parte sulla venuta del regno, e dopo la parabola del banchetto, per ricordare a noi stessi che il vestito nuovo è vivere la signoria di Dio e non del Cesare; è vivere la comunione con il Dio della vita nell’amore che coinvolge tutto e tutti; è riconoscere in Gesù il Signore (22,15-46).

Le comunità cristiane oggi

Il mondo non appartiene al mercato. Nel volantino che presentava “La tenda dell’ascolto” allestita ad Ancona in occasione del XXV congresso Eucaristico Nazionale, abbiamo letto queste affermazioni:

La violenza è il vecchio; l’ingiustizia è il vecchio; la tristezza è il vecchio; l’accumulo è il vecchio, il dominio è il vecchio; l’emarginazione è il vecchio.

E il nuovo? Il nuovo lo viviamo e lo annunciamo proclamando la signoria di Dio su di noi e sul mondo.

Dare al Cesare ciò che al Cesare appartiene è rifiutare di vivere sulla sponda della violenza, dell’ingiustizia, della tristezza, dell’accumulo, del dominio e dell’emarginazione.

Dare a Dio ciò che è di Dio è vivere il frutto dello Spirito che è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé.

Dare al Cesare ciò che al Cesare appartiene è rinunciare a fare progetti di guerra, è non permettere che in Italia il settore degli armamenti e delle spese militari non subisca mai alcuna riduzione: dal 2006 vi è stato un aumento delle spese militari del 28% e per fine 2011 è previsto un ulteriore aumento dell’8,4%.  È non accettare che la spesa totale per le armi in Italia sia di 24,3 miliardi di euro l’anno e che tra i progetti finanziati ci sia anche l’acquisto di 131 cacciabombardieri F35 al costo di 16 miliardi e quello di 10 fregate al costo di 5,6 miliardi di euro.

Dare a Dio ciò che è di Dio è vivere la quotidianità guardandoci negli occhi con fiducia. Ero appena giunto a Bari il 28 settembre scorso per iniziare in questa città un nuovo impegno missionario. Suonano alla porta. Vado. Mi trovo di fronte a un giovane. Ho l'impressione che voglia chiedere qualcosa. Ma cerco di vederlo con occhi sorridenti. Lo faccio entrare. Gli offro un bicchiere d'acqua. Ci sediamo. Mi parla del più e del meno mentre io prego il Signore che mi conceda di vederlo come dono. Ad un certo punto mi dice che è metalmeccanico. Che è sposato. Che ha due gemellini di 7 mesi. Che vive vicino a Bari. Tira fuori da una piccola borsa una sportina di plastica e la depone sul tavolo. C'erano monetine da un euro e da 50 centesimi per circa 160 euro. E aggiunge: ogni giorno mettiamo da parte qualcosina, più o meno un euro, per chi sta peggio di noi. È questo il primo bacio che il Signore mi dona in questa terra. Come avrei sbagliato se lo avessi giudicatto e accolto male!

In questo mese missionario non dimentichiamo che dare a Dio ciò che è di Dio è anche uno sguado di fiducia e di accoglienza dell’uomo fatto a sua immagine e somiglianza. E si scoprirà che non si sbaglia quando si pensa bene! Si sbaglia quando si pensa male. Il nostro Dio è colui che sempre “pensa bene”.

Suggerimenti: Se non sei cittadino italiano verifica le spese militari del tuo paese; aderisci a gruppi non violenti e compi un gesto di solidarietà che ti avvicini all’altro.

p. Ottavio Raimondo – suor Giuseppina Barbato



Lunedì 10 Ottobre,2011 Ore: 13:09
 
 
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