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www.ildialogo.org ╚ LADRO E BRIGANTE CHI NON ENTRA DALLA PORTA,di P. Ottavio Raimondo ľ Suor Giuseppina Barbato

╚ LADRO E BRIGANTE CHI NON ENTRA DALLA PORTA

di P. Ottavio Raimondo ľ Suor Giuseppina Barbato

Dio lo ha costituito Signore e Cristo (I lettura: At 2,14.36-41)
Siete stati ricondotti al pastore delle vostre anime (II lettura: 1Pt 2,20-25)
Io sono la porta delle pecore (III lettura: Gv 10,1-10)
 
Il Vangelo di Giovanni
Le pecore ascoltano la mia voce…’ E’ ascoltando Gesù, familiarizzandosi con il suo accento, che si scopre nel maestro un pastore. Il rapporto fra pastore e pecora apre una fase diversa, da quella caratterizzata dal rapporto fra discepolo e maestro. Il pastore nutre la pecora, la porta sulle spalle, la conduce al riparo. C’è un aspetto di particolare tenerezza in questa relazione…Prima di compiere la sua missione pastorale, prima di guidare il gregge, Gesù procede al riconoscimento personale di ogni pecora. Il rapporto personale ha quindi una specie di primato sul ministero. ‘Io sono la porta delle pecore.’ Gesù non dice: Io sono la porta dell’ovile. Anche qui l’accento è posto sul rapporto personale .‘ Se uno entra attraverso me..’ Bisogna dunque passare per questa porta, bisogna, per così dire, attraversare Gesù Cristo. E per passare attraverso di lui bisogna adattarsi alle sue dimensioni. Bisogna ingrandirsi e dilatarsi, bisogna abbassarsi e ridursi alla misura di Cristo     
(Un monaco della Chiesa Orientale) 
 
Le comunità del vangelo di Giovanni
A noi piace tanto contemplare Gesù vivo in mezzo a noi: è lui il Signore!
Per sentirlo e vederlo in tutto ciò che siamo e in tutto ciò che ci circonda, ci piace ricordare certe sue parole e anche mettere sulla sua bocca immagini della nostra vita quotidiana.
La luce e l’acqua sono due realtà della nostra quotidianità. È bello per noi contemplarlo mentre dice di sé stesso che lui è la luce, che lui è l’acqua viva, fonte di acqua viva.
La terra e il pascolo sono due realtà che ci offrono il sostentamento di ogni giorno e a noi piace vedere Gesù come il seminatore e come il pastore.
La società e la famiglia sono per noi l’ambiente in cui ci relazioniamo e che ci danno sicurezza e a noi piace vedere Gesù come colui che fa nascere il nuovo popolo fondato non sul dominio ma sul servizio e la famiglia come il luogo della condivisione dove lui stesso è il pane vivo che alimenta e crea amicizia.
Dio e il tempio per noi sono tutto e per questo ci piace contemplare Gesù come colui che è una cosa sola con il Padre, il Figlio nel quale il Padre ha posto la sua compiacenza; come il tempio vivo.
Tra tutte queste immagini e molte altre a quella del pastore abbiamo dedicato 21 versetti del capitolo 10.
 
Le comunità cristiane oggi
Sentiamo il bisogno di riscoprire il pastore bello (preferisco tradurre “bello” invece di “buono”) e fare nostre le sue caratteristiche. È l’unico modo per non essere né ladri né briganti. Ci soffermiamo su quattro caratteristiche: vicinanza, totalità, difesa del più debole e universalità.
 
La prima, sottolineata varie volte, é quella della familiarità, vicinanza e intimità “Le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo, invece, non lo seguiranno” (10,5).
Proprio perché sono sue, Gesù “chiama le pecore per nome” (10,3). Il nome indica la totalità dell’essere, l’intimità di una persona.
Vivendo in un sistema economico che non é minimamente interessato alla vita della gente, soprattutto a quella dei più poveri, ma vuole solo spremerli più che può per poi abbandonarli al loro destino, ‘chiamare per nome’ significa ridare valore e dignità a tutti quegli esseri umani esclusi ed emarginati dal sistema, tornare a trattarli come persone, e non come numeri.
E vivendo in un mondo in cui le relazioni umane sono sempre più superficiali, frammentate e discontinue, ‘chiamare per nome’ significa testimoniare la bellezza di saper coltivare relazioni intime, durevoli e profonde, assumendo con gratitudine la gioia e la fatica che tutto questo implica.
La seconda, intimamente collegata alla prima, è la totalità e la gratuità del suo amore: “Il pastore bello offre la vita per le pecore” (10,11). Gesù non offre una parte di sé, non offre solo un’ora del suo tempo o solo un pezzo della sua giornata: offre tutta la sua vita. Il vero amore è sempre totale. 
In un mondo in cui nessuno fa niente per niente, e in cui si pensa che é bene amare e rimanere con una persona o assumerci un impegno solo finché la cosa ci conviene e ci diverte, la nostra gente ha bisogno di vedere che i discepoli di Cristo amano e rimangono sul posto anche quando la cosa non conviene e si fa difficile. In un mondo in cui si pensa che é bene lottare per una causa solo fino a quando va di moda e non ti crea tanti problemi, i discepoli del Pastore bello continuano a lottare per la causa del Regno anche quando tutti gli altri l’hanno abbandonata.
La terza è di non tirarsi indietro, ma entra nel conflitto storico, il suo é un amore che non s’arrende e sa lottare. Non é sentimentalismo, non si limita a enunciare principi e poi cerca la vita comoda, ma é un amore coerente, disposto a difendere i suoi fratelli contro tutti quei “ladri” che “vengono solo per rubare, uccidere e distruggere” (10,10), e contro tutti quei “lupi” che producono dispersione e morte (10,12).
Io cosa sono venuto a fare in questo mondo? Il nostro mondo ha bisogno di crescere e di imparare non a escludere o a emarginare ed eliminare ma a includere. Non posso vivere al margine delle conflittualità. Mi sento e ci sentiamo coinvolti?
La quarta è l’universalità: non un amore statico che si rigira su se stesso, non un amore appagato e appiattito sul presente, ma un amore inquieto, universale, in ricerca, desideroso di aprirsi a spazi nuovi e di entrare in nuovi ovili: “Ho altre pecore che non sono di questo ovile; anche queste io devo condurre” (10,16).
Il Pastore è bello perché il suo amore é universale: accoglie tutti, vuole bene a tutti: sani e ammalati, greci e giudei, bianchi e neri, europei e asiatici, cristiani e musulmani, sposati e divorziati. Non discrimina nessuno. Il suo è amore incondizionale.
Suggerimento: In questa settimana cerca di scoprire le quattro caratteristiche del pastore bello nelle persone consacrate al servizio della comunità e della missione. Presenta poi a qualche giovane l’ideale missionario e i campi estivi aiutandoti anche con il sito www.giovaniemissione.it
P. Ottavio Raimondo – oraimondo@emi.it – 348-2991393 
Suor Giuseppina Barbato – 3773064435-
 
 


Lunedý 09 Maggio,2011 Ore: 11:50
 
 
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