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www.ildialogo.org Domenica 5<sup>a</sup> del tempo di Pasqua- A 22 maggio 2011,di Paolo Farinella, prete

Domenica 5a del tempo di Pasqua- A 22 maggio 2011

di Paolo Farinella, prete

In questa 5a domenica del tempo pasquale dell’anno –A, la liturgia ci offre un affresco diviso in due pale legate insieme da una prospettiva. La 1a lettura è la prima pala dell’affresco e rappresenta una divisione all’interno della comunità della 1a generazione. Fin dall’inizio l’incomprensione è pane quotidiano: i cristiani di lingue ebraica non vanno d’accordo con quelli di lingua greca: stanno insieme, ma sono divisi. La gelosia è reciproca e le due componenti si misurano sui servizi: chi prende di più e chi prende di meno. Fin dalle origine emerge la miseria umana e la tendenza all’egoismo che è insita nella natura umana.

Quando leggiamo che i primi cristiani «erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nell’unione fraterna, nello spezzare il pane e nelle preghiere» (At 2,42), subito ci infervoriamo fino alla commozione e vorremmo essere così anche noi, pur facendo esperienze di fratture all’interno del tessuto dove viviamo. Lc in un versetto ha descritto l’ideale della comunità, non ha il ritratto di una comunità storica: è il quadrilatero fondamentale per ogni comunità che aspira alla perfezione che si raggiungere se non dopo la morte, forse in prossimità di essa. I quattro pilastri della comunità sono l’autorità bilanciata dalla fraternità e tutte e due si riconoscono nell’Eucaristia e nel rapporto con Dio (preghiera). Questo è l’ideale non è la realtà. Lc descrive un ideale così alto proprio perché la sua esperienza lo mette costantemente di fronte alle divisioni e alle contrapposizioni: la chiesa di Corinto e le comunità giovannee di fine I secolo ne sono una prova evidente (cf 1Cor 1-2; 1-3Gv). La Chiesa non è una costruzione «nata bell’e fatta», essa è un progetto che deve realizzarsi seguendo il passo della crescita di coloro che ne fanno parte.

Il vangelo è la 2a pala dell’affresco che dipinge un’esigenza: ognuno di noi ha bisogno di una casa stabile e sicura dove il nostro «io» può perseguire una crescita in armonia e pienezza. La «casa» è l’emblema dei bisogni fondamentali della vita: protezione, sicurezza, continuità, affettività, riconoscimento, ruolo, identità. Possiamo dire che la casa è il prolungamento del vestito che è il simbolo della propria personalità. Una persona senza casa è una non persona ed è un dramma a cui assistiamo giorno per giorno. La casa infatti esige che chi l’abita abbia un lavoro sicuro, altrimenti la casa crolla; la casa ha bisogno di essere progettata come una visione di vita che guarda al futuro. Oggi molti giovani non possono avere una identità di coppia stabile perché la loro identità è il provvisorio permanente della precarietà sul lavoro che diventa precarietà della vita, degli affetti, certezza di sterilità e anche impossibilità di essere «dentro» una casa.

Gesù va a prepararci un posto perché «nella casa del Padre suo vi sono molti posti» (Gv 14,1). Il progetto escatologico di Gesù è dunque una casa, cioè un «luogo» di relazioni e di affetti dove ognuno sarà se stesso all’interno di una rete di vita che non finirà mai. Questa certezza è «certa» perché Gv per tre volte dice che Gesù va a preparare »un posto» ed è per questo che può smantellare ogni forma di paura e di turbamento. Nulla è segreto perché noi conosciamo la via, cioè conosciamo il vangelo che Gesù ci lascia. Non sempre abbiamo coscienza di questa casa e spesso non sappiamo nemmeno trovare la via che vi conduce. Casa e via sono i due simboli che usa Gesù per consolare i suoi discepoli angosciati. Noi conosciamo lui come Persona che abbiamo incontrato nella fraternità, nell’eucaristia, nella preghiera e nell’autorevolezza di chi è chiamato a servire con il carisma dell’autorità.

Prendiamo atto che da soli non possiamo farcela: siamo nati, infatti, per sperimentare la «comunione con…qualcuno», per essere unità e comunione, non solitari e/o vittime solitarie. Abbiamo bisogno di qualcuno che ci prepari un posto, per questo dobbiamo trovarci qualcuno che ci prenda per mano e percorra insieme a noi un tratto di strada. Qui è descritto il progetto cristiano del matrimonio, dove i due non stanno alla pari, ma sono squilibrati: cioè ognuno si fa carico dell’altro e gli/le si offre come casa e tutto quello che questa parola significa. Il corpo e il cuore diventano il Tempio di protezione per l’altro/a perché immagine e rivelazione di Dio. Sposarsi in Cristo significa avere coscienza di essere stati chiamati da Dio per ricevere l’altro/a in affido per custodirlo lungo l’esodo della vita e restituirlo/a rigenerato/a alla fine della storia nelle mani di Dio. In questo senso, l’uomo è il posto privilegiato che Dio ha preparato per la donna e la donna è il posto dell’uomo preparato da Dio fin dalla fondazione del mondo.

«Vado a prepararvi un posto!». C’è sempre qualcuno che deve precedere e deve farsi carico del primo passo e della prima iniziativa, o se si vuole, della prima fatica. Gesù non ci lascia scelte: egli va per primo per facilitarci il compito e questo può accadere perché San Pietro nella 2a lettura ci assicura che egli è e rimane la prospettiva che tiene insieme la pala della comunità reale e quella del progetto. Gesù è la pietra d’angolo, quella che tiene in piedi la casa perché egli ci ha amato per primo e fino alla fine (cf 1Gv 4,19; Gv 13,1).

Quando l’angoscia e l’ansia ci assalgono perché ci sentiamo abbandonati affettivamente e spiritualmente; quando il sogno di vita, l’amore, l’ideale in cui abbiamo creduto si spezza e restiamo soli e siamo tentati di attorcigliarci nell’angoscia e nella disperazione e sentiamo dentro di noi l’istinto di buttare tutto all’aria e sederci sulle rovine di noi stessi senza più lacrime da versare perché abbiamo gli occhi asciutti… allora dobbiamo ricordarci le parole di Gesù: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me» (Gv14,1). Restiamo saldi sulla pietra angolare che regge l’edificio della nostra fede e prima di invocare lo Spirito che viene a guidarci sulla via per andare incontro al Signore, facciamo nostre le parole del salmista che ci offre l’antifona d’ingresso (Sal 97/96,1-2): «Cantate al Signore un canto nuovo, perché ha compiuto prodigi; a tutti i popoli ha rivelato la salvezza, alleluia».

 

Spirito Santo, tu sei la concordia che elimina ogni mormorazione contro chiunque, Veni, Sancte Spiritus.

Spirito Santo, tu susciti il ministero del servizio in coloro che credono in te, Veni, Sancte Spiritus.

Spirito Santo, tu scegli i diaconi perché servano Gesù nei poveri e nelle vedove, Veni, Sancte Spiritus.

Spirito Santo, tu consacri gli apostoli alla preghiera e alla profezia della Parola, Veni, Sancte Spiritus.

Spirito Santo, tu sei l’esultanza della rettitudine dei giusti che lodano il Signore, Veni, Sancte Spiritus.

Spirito Santo, tu susciti in noi il timore del Signore come amore della sua santità , Veni, Sancte Spiritus.

Spirito Santo, tu sei la speranza dell’amore di Dio che guida al suo Regno, Veni, Sancte Spiritus.

Spirito Santo, tu ci hai rivelato che Gesù è la pietra viva, preziosa per il Signore, Veni, Sancte Spiritus.

Spirito Santo, tu sei l’onore di chi crede e il dubbio di chi non crede alla Parola, Veni, Sancte Spiritus.

Spirito Santo, tu illumini i credenti a riconoscere la Pietra della fede, il Signore Gesù, Veni, Sancte Spiritus.

Spirito Santo, tu ci costituisci stirpe eletta, sacerdozio regale e popolo di Dio, Veni, Sancte Spiritus.

Spirito Santo, tu vieni e guidaci alla luce splendente della tua Pentecoste, Veni, Sancte Spiritus.

Spirito Santo, tu impedisci al nostri cuore di turbarsi per la partenza del Signore, Veni, Sancte Spiritus.

Spirito Santo, tu sei la Dimora del Padre dove Gesù ci convoca e custodisce, Veni, Sancte Spiritus.

Spirito Santo, tu ci guidi e ci conduci a Gesù, via, verità e vita del Padre, Veni, Sancte Spiritus.

Spirito Santo, tu sei la visione che ci permette di vedere il Padre e il Figlio, unico Dio, Veni, Sancte Spiritus.

Spirito Santo, tu vieni e compi in noi l’opera della fede nel Signore Gesù, Veni, Sancte Spiritus.

 

Le divisioni che dominano l’umanità e che trovano nelle guerre il punto più tragico e più disumano hanno la loro radice nelle divisioni che sono dentro di noi. Anche le divisioni della Chiesa sono frutto dell’incapacità dei credenti di lasciarsi dominare dal comandamento di Gesù che vuole ed esige da noi l’unità. La divisone che lacera il mondo e la Chiesa non può essere sanata se noi non ritroviamo prima l’unità del nostro pensiero, della nostra preghiera e dei nostri affetti. Noi diamo agli altri quello che siamo. Per questo invochiamo la Trinità che è principio e fondamento di unità perché ci introduci del mistero del sacramento eucaristico che è sacramento di unità e di comunità:

 

(greco)1

Èis to ònoma

toû Patròs

kài Hiuiû

kài toû Hagìu Pnèumatos

Amèn.

(italiano)

Nel Nome

del Padre

e del Figlio

e del Santo Spirito

 

Signore, tu sei crocifisso tutte le volte che noi fomentiamo divisioni nel tuo corpo, Kyrie, elèyson!

Cristo, tu scegli uomini e donne perché esercitino il ministero della diaconia, Christe, elèyson!

Signore, tu solo puoi trasformare i nostri egoismi in strumento di condivisione, Kyrie, elèyson!

 

Dio onnipotente, che suscitato i santi sette diaconi perché la comunità non dimenticasse mai che la sua natura è il servizio, per i meriti del diacono Stefano e dei suoi compagni, per i meriti di Febe diaconessa della chiesa di Cencre (Corinto), per i meriti di tutti coloro che servono gli altri in silenzio e nascondimento, abbia misericordia di noi, perdoni i nostri peccati e ci conduca alla vita eterna. Amen.

 

GLORIA A DIO NELL’ALTO DEI CIELI … e pace in terra agli uomini di buona volontà. Noi ti lodiamo, ti benediciamo, ti adoriamo, ti glorifichiamo, ti rendiamo grazie per la tua gloria immensa, Signore Dio, Re del cielo, Dio Padre onnipotente. [breve pausa 1-2-3]

 

Signore, Figlio Unigenito, Gesù Cristo, Signore Dio, Agnello di Dio, Figlio del padre: tu che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi; tu che togli i peccati del mondo, accogli la nostra supplica; tu che siedi alla destra del Padre, abbi pietà di noi. [breve pausa 1-2-3]

 

Perché tu solo il Santo, tu solo il Signore, tu solo l’Altissimo: [breve pausa 1-2-3]

 

Gesù Cristo con lo Spirito Santo, nella gloria di Dio Padre. Amen.

 

Preghiamo (colletta). O Padre, che ti riveli in Cristo maestro e redentore, fa’ che aderendo a lui, pietra viva, rigettata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a te, siamo edificati anche noi in sacerdozio regale, popolo santo, tempio della tua gloria. Per il nostro Signore Gesù Cristo che è Dio, e vive e regna con te , nell’unità dello Spirito santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Mensa della Parola

Prima lettura At 6,1-7. I Dodici apostoli scelgono i sette diaconi perché si occupino del servizio sociale ai poveri di origine greca che erano emarginati all’interno della comunità di origine ebraica. Il numero 12 è simbolico del popolo di Israele, mentre il numero 7 simboleggia i pagani che vengono alla fede nel Cristo. Il rischio della comunità cristiana in ogni tempo è costruire compartimenti stagno che dividono le persone secondo categorie etniche, nazionaliste, tribali e disumane. E’ accaduto sul nascere della Chiesa, accade oggi e accadrà domani. Per questo gli Apostoli devono illimpidirsi sempre lo sguardo nella preghiera per vedere i rischi in cui possono cadere le loro comunità. La chiesa è il luogo delle diversità plurali che ritrovano nella preghiera e nel servizio ai poveri l’unità di fede e di missione.

 

Dagli Atti degli apostoli 6,1-7

In quei giorni, aumentando il numero dei discepoli, quelli di lingua greca mormorarono contro quelli di lingua ebraica perché, nell’assistenza quotidiana, venivano trascurate le loro vedove. Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: «Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per servire alle mense. Dunque, fratelli, cercate fra voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo quest’incarico. Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola». Piacque questa proposta a tutto il gruppo e scelsero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timòne, Parmenàs e Nicola, un prosèlito di Antiòchia. Li presentarono agli apostoli e, dopo aver pregato, imposero loro le mani. E la parola di Dio si diffondeva e il numero dei discepoli a Gerusalemme si moltiplicava grandemente; anche una grande moltitudine di sacerdoti aderiva alla fede. - Parola di Dio.

 

Salmo responsoriale 33/32, 1-2; 4-5; 18-19. Il Salmo è un inno di lode a Dio, creatore di ogni cosa con potenza che con la sua Provvidenza sostiene le sue creature che riconoscendo la presenza del Signore nella loro rettitudine e giustizia elevano un canto di lode che diventa una liturgia processionale che si presenta a Dio nel tripudio di una festa. Si inneggia alla sua fedeltà perché Dio non viene mai meno alla sua parola che è celebrata in forma solenne nei versetti che la liturgia di oggi non riporta (v. 6). Nell’Eucaristia si sintetizza tutta la creazione che riconosce la «signoria» di Dio e la sua Provvidenza: noi vi partecipiamo perché consapevoli che la Parola diventa Carne che nutre il nostro bisogno di giustizia e di rettitudine. Proclamiamo il Salmo dedicandolo a tutti i popoli della terra e a i giusti che da essi sorgono come virgulti di Dio.

 

Rit. Il tuo amore, Signore, sia su di noi: in te speriamo.

1. 1 Esultate, o giusti, nel Signore;
per gli uomini retti è bella la lode.
2 Lodate il Signore con la cetra,
con l’arpa a dieci corde a lui cantate.
Rit.

2. 4 Perché retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera.

5 Egli ama il diritto e la giustizia,
dell’amore del Signore
è piena la terra. Rit.

3. 18 Ecco, l’occhio del Signore è su chi lo teme,
19 su chi spera nel suo amore,
per liberarlo dalla morte
e nutrirlo in tempo di fame.
Rit.

 

 

Seconda lettura 1Pt 2,4-9. La prima parte della 1a lettera di Pietro è probabilmente materiale per una celebrazione cristiana della Pasqua, forse uno schema di omelia in tre parti dopo la lettura di Es 12,21-28. La prima parte (1,13-21) è un’interpretazione cristiana di Es 12,21-28; la seconda parte (1,22-2,2) celebra la novità della vita pasquale infine la terza (1Pt 2,3-10) che coincide quasi con la lettura di oggi, presenta la vita reale dei cristiani alla luce del mistero pasquale: l’immagine biblica è quella della pietra angolare che è Cristo e dell’edificio/costruzione che è la Chiesa. L’immagine della pietra scartata dagli uomini e scelta da Dio è mutuata dal Sal 118/117,22 e richiama l’opposizione giovannea di luce/tenebre (cf Gv 1,1,5; 3,19; 8,12; 12,35.46).

 

Dalla prima lettera di Pietro apostolo 2,4-9

Carissimi, avvicinandovi al Signore, pietra viva, rifiutata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio, quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale, per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù Cristo. Si legge infatti nella Scrittura: «Ecco, io pongo in Sion una pietra d’angolo, scelta, preziosa e chi crede in essa non resterà deluso». Onore dunque a voi che credete; ma per quelli che non credono la pietra che i costruttori hanno scartato è divenuta la pietra d’angolo e sasso d’inciampo, pietra di scandalo. Essi v’inciampano perché non obbediscono alla Parola. A questo erano destinati. Voi invece siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere ammirevoli di lui, che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa. - Parola di Dio.

 

Vangelo Gv 14,1-12. Inizia da oggi la lettura di estratti dei discorsi di addio di Gesù prima della sua morte. I discorsi sono tre. Dopo il primo (Gv 13,33-14,31), Gesù e gli apostoli «si alzano» (14,31), segno che l’assemblea è finita. Il secondo discorso (Gv 15-16) è un doppione del primo perché ne riprende i temi, ma li sviluppa in modo nuovo e arricchito. Il terzo discorso, infine, comprende tutto il capitolo 17 di Gv che riporta la grande preghiera sacerdotale di Gesù. Il brano di oggi fa parte del primo discorso e descrive l’inquietudine e la tristezza degli apostoli di fronte alla notizia che Gesù li sta lasciando per precederli nella casa del Padre. Gesù li consola garantendo loro che si ritroveranno presso ancora insieme presso il Padre (14,1-3.19.28) e assicurandoli della sua presenza in mezzo a loro in due modi: attraverso il comandamento dell’amore (13,33-35) e l’attività della conoscenza (14,4-10).

 

Canto al Vangelo Gv 14,6

Alleluia, alleluia. Io sono la via, la verità, la vita, dice il Signore: / nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.

 

Dal Vangelo secondo Giovanni 14,1-12

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, ve vi avrei mai detto: Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, voi conoscete la via». Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; e come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io-Sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? 10 Non credi che Io-Sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre che rimane in me, compie le sue opere. 11 Credete a me: Io-Sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. 12 In verità, in verità vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre». - Parola del Signore.

 

Tracce di omelia

 

La 5a domenica dopo Pasqua, in tutte e tre gli anni offre alla nostra riflessione estratti dei discorsi dopo la cena. Dall’ultima parte del capitolo 13 e fino alla conclusione del capitolo 17, Gv riporta due lunghi discorsi di Gesù durante e dopo l’ultima cena e una preghiera al Padre, immediatamente prima della tragedia2. Potremmo dire che costituiscono il suo testamento prima della morte. In effetti diciamo che sono tre discorsi per semplificare, in effetti solo il primo è un vero discorso di addio con cui Gesù saluta e si accomiata dai suoi amici. Il secondo discorso, al contrario è di fatto una ripetizione del primo, di cui prende i temi e li sviluppa in modo più ampio e completo. Il terzo discorso, invece, si differenzia dagli altri perché comprende il capitolo 17 dove Gv riporta la «preghiera sacerdotale» di Gesù al padre come una anticipazione di ciò che sta accadendo.

E’ evidente che Gesù ha salutato i suoi amici, che ha cenato con loro in un contesto pasquale, che ha fatto loro le consegne del suo volere, ma è altrettanto vero che questi discorsi non sono la «stenografia» di quello che Gesù ha detto. Gv è un teologo e quindi ci offre lo sviluppo della sua teologia al punto in cui si trovava alla fine del sec. I d. C. Questi discorsi, quindi, non sono da considerarsi «storici» nel senso moderno del termine, ma il punto più alto della cristologia giovannea a cui è giunta la sua comunità. Ci troviamo cioè di fronte alla riflessione dell’autore e della sua comunità. Cercare in questi capitoli le «parole esatte» di Gesù è tempo perso, perché noi non possiamo arrivare a lui direttamente, ma solo attraverso la mediazione della comunità apostolica primitiva, cioè attraverso la mediazione della Chiesa che si fa garante della testimonianza. E’ questo il senso vero e genuino della «Tradizione» ecclesiale che non dobbiamo mai confondere con le «tradizioni» provvisorie degli uomini.

Noi credenti nello Spirito Santo non abbiamo un culto feticistico di Gesù da essere ossessionati da reliquie, fossero anche le sue parole, noi siamo consapevoli che la nostra fede è «apostolica» e quindi vive esclusivamente della testimonianza della primitiva comunità apostolica. In questo senso il culto delle reliquie può diventare una degenerazione naturalistica o anche materialistica perché è facile scadere nel rituale magico che si nutre di «fisicità», di idolatria che spesso sono sintomi di bisogni di persone non risolte. Al credente in Cristo crocifisso e risorto, è sufficiente una cosa sola: la nuda Parola degli apostoli che ci parlano del Signore Gesù, Messia/Sposo d’Israele e della Chiesa che convoca gli uomini e le donne di tutti i tempi alla mensa del suo Spirito.

Il brano del vangelo di oggi appartiene al 1° discorso. La scena è immaginabile: gli apostoli sono irrequieti e spaventati, sentono che sono giunti alla fine, stanno provando la sindrome dell’abbandono e vorrebbero avere certezze e assicurazioni. Gesù li tranquillizza e promette che si ritroveranno insieme di nuovo presso il Padre (Gv 14,1-3.19.28) e nello stesso tempo offre il rimedio per sconfiggere il complesso di abbandono: anche se egli va via, loro possono renderlo sempre presente attraverso l’amore (Gv 13,33-25: 14,21) e attraverso la conoscenza della sua persona (Gv 14,4-10). La presenza di Gesù in mezzo a noi dipende dunque da noi stessi: siamo noi che lo allontaniamo fino a dichiararlo assente oppure lo rendiamo visibile e sperimentabile. Questo è il miracolo dell’amore. Amare è rendere presente Dio. Non amare è rendere assente Dio. Per illustrare la sua partenza da questo mondo, Gesù si serve di due temi biblici: la casa e la via.

 

La casa del Padre o casa di Dio nel linguaggio biblico è il Tempio di Gerusalemme (Gv 2,16; Mt 12,4; Mc 2,26: Lc 6,4). L’espressione ebraica «bet ha-Heloìm» (greco: òikos Theoû) per indicare il Tempio come luogo principe della dimora di Dio, nella Bibbia ricorre oltre 50 volte nell’AT (Gen 28,17.22; 1Cr 22,2, ecc.). Questa casa non può essere un mercato di formalismo (Gv 2,17-20), ma nello sviluppo della storia d’Israele assume le forme di un corpo vivo che si offre agli altri senza contropartita (Gv 2,20-22). Il NT apporta una novità immensa: il Padre di Gesù Cristo non ha bisogno più di luoghi spaziali dove delimitare la sua presenza dominante, perché ora il luogo principe diventa «l’umanità» dell’uomo Gesù e in lui l’umanità dei suoi discepoli.

Il vero Tempio è ora il Corpo, come dimensione di relazione che, per es., nella coppia raggiunge il vertice della identità di Dio: «i due saranno un solo corpo», cioè un solo Tempio. Per questo motivo non c’è più bisogno di sacrifici di sangue e di espiazione: l’incontro accade e si consuma nella pienezza dell’umanità di ciascuno che diventa così «Tempio di Dio per l’altro e per tutti». Dio chiede conto a Caino del suo fratello Abele, perché era il custode del suo corpo, cioè della sua vita: Caino doveva essere il Tempio che custodiva il fratello, come il Tempio di Gerusalemme custodiva il «corpo di Dio» che era la Toràh, cioè l’alleanza, la volontà di Dio; in ultima analisi la vita stessa di Dio.

Non è un caso che Gesù dirà: «Questo è il mio corpo: prendete e mangiate». Non siamo cannibali che mangiamo carne né assetati di sangue umano. Con queste parole esprimiamo solo una realtà di comunione che non è solo un sentimento morale, ma una condivisione effettiva ed affettiva con i fratelli e insieme a questi con Dio. Nell’Eucaristia affermiamo che la nostra umanità è il sacramento dell’umanità di Dio che si rende visibile e palpabile nella persona di Gesù che noi abbiamo udito, che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, che noi contemplammo e che le nostre mani toccarono, il Verbo della Vita (cf 1Gv 1,1) e a cui siamo chiamati di somigliare nel nostro percorso dentro la storia e a fianco dell’umanità in cammino. La Casa/Tempio ora è la personalità di Gesù che si riconosce dalla sua fedeltà alla volontà del Padre: è questo il sacrificio dello e nello Spirito che abolisce definitivamente i sacrifici ripetitivi di animali, perché ora il Figlio stesso offre la sua obbedienza e la sua stessa vita non per placare la collera di Dio, ma per amore degli uomini figli e figlie di Dio Padre che vuole che tutti siano salvi e radunati in un unico popolo.

Nel corpo umano di Gesù, il Tempio di Gerusalemme assolve veramente al suo compito: aprire le sue porte all’umanità intera: è questo il senso teologico ed escatologico del «Il velo del Tempio si squarciò in due, da cima a fondo»(Mc 15,38). Nel tempo dei sacrifici animali, l’accesso a Dio era «riservato» e mediato dal sacerdozio di Aronne, ora la prima conseguenza della morte di Gesù è lo «svelamento» di Dio: chiunque può contemplare Dio nel «santo dei santi» come prima faceva solo il sommo sacerdote. Nessun ostacolo si frappone più tra l’umanità e Dio perché ora nel Corpo morto di Dio, egli è visibile per sempre.

Per questo egli può accedere nella nuova casa che è la gloria – dòxa - kabòd di Dio perché ha vinto la resistenza di Adam con l’obbedienza e la morte nella risurrezione. I discepoli non possono seguirlo «ora» perché devono superare il peccato e affrontare la morte (vv.1-3; 2Cor 5,1). Egli anche qui è «primogenito» cioè va avanti a preparare un posto tranquillo. Ancora una volta egli, come il pastore del salmo 23/22, precede le pecore per attirale in avanti e in alto. La casa di cui parla Gesù non è più un luogo, ma un modo nuovo di vivere la comunione con Dio; è il sacramento del «vivere con…» il Signore Risorto e Dio Padre (v.3).

 

La casa del Padre, qualsiasi casa deve essere raggiungibile e quindi è logico che l’altro tema biblico sia il tema della «via». Sappiamo da Lc (At 19,9; 24,14.22) che il cristianesimo delle origini, prima ancora di essere chiamato «cristianesimo», veniva indicato semplicemente come «la Via», dando così alla fede in Gesù un dinamismo in movimento che guida e conduce alla casa del Padre. Coloro che vogliono ritornare ai riti del passato e quindi ad una visione di chiesa chiusa nel tempo o in una cultura o peggio ancora in un’epoca, negano la fede come «via» e ne fanno solo un «sistema» umano gratificante e consolatorio intimistico. «La via» significa una prospettiva che parte da un punto e si orienta verso una mèta che implica determinazione, scelta, fatica, impegno. In questo senso si capisce perché Gesù al v. 6 può dire con la formula piena di auto presentazione «lo sono la via, la verità e la vita»: la via perché conduce alla vita e la verità perché è il fondamento della vita.

Il tema della «via» ci introduce al tema della mediazione di Cristo: oggi molti vogliono un rapporto diretto con Dio, senza mediazione alcuna, senza Cristo, senza Comunità. Accettare la mediazione di Cristo significa riconoscere che Dio non è così evidente come ci può sembrare, ma abbiamo bisogno che qualcuno ce lo racconti e ce lo indichi (Gv 1.18). Se la casa del Padre non è più un luogo, ma l’esperienza di una condivisione, la «via» non è più un tragitto materiale, ma diventa la modulazione dello spirito e diventa «metodo» e stile di vita. IL concilio Vaticano II, nella Lumen Gentium, la costituzione sulla Chiesa ci dice che la nostra indole è escatologica, cioè in perenne cammino nella storia verso la mèta della Gerusalemme celeste (c. VII).

E’ facile il passaggio successivo: la «Via» è la persona stessa di Gesù3 che è il «primogenito» cioè colui che per primo ha fatto l’esperienza di comunione col Padre e l’ha comunicata ai fratelli (v. 10) attraverso la sua «verità» che è il comandamento dell’amore e la comunicazione della sua «vita» che è regalata a Dio per conto dell’umanità (v. 6). Gesù è «verità» perché manifesta il vero volto del Padre ed è «vita» perché egli introduce realmente nella sua comunione. (Gv 3,36; 5,24; 6,47). Nessuno è più libero di chi regala la propria libertà per amore e sceglie il servizio come dimensione della vita.

In tutta questa dinamica, la Casa resta l’obiettivo fondamentale, la «via», invece, è il mezzo per raggiungerlo. La Chiesa che vive nella storia che è processo, cammino verso una mèta: nessuno di noi è ancora «nella» casa che resta sullo sfondo la mèta da raggiungere. La Chiesa appartiene più all’esperienza della «via» che non a quella della «Casa», sebbene ne sia in qualche modo l’anticipo: usando una categoria teologica di Karl Barth possiamo dire che la Chiesa vive nella dimensione del «già… ma non ancora». Essa è «già» la casa perché è sulla strada che vi conduce, ma «non è ancora» la casa perché non vi è del tutto dentro. La nostra esperienza di Dio non è ancora completa, ma quella che abbiamo è sulla strada che vi conduce e quindi è vera. La Chiesa non è eterna, essa è destinata a finire perché appartiene all’ordine dei mezzi: la Chiesa non è il fine del Vangelo/Cristo, essa è solo un mezzo per raggiungerlo. Una volta raggiunto Cristo, la Chiesa non avrà più motivo di esistere.

Da ciò emerge una constatazione semplice: chi pretende una chiesa monolitica, definitiva, cittadella inespugnabile di verità contro ogni modernità, chi pretende una chiesa che sia custode di stabilità, perfezione e tradizione deve ricordare che la Chiesa appartiene alla «strada» e quindi ha bisogno di una continua riforma che la metta continuamente in discussione per adeguarla sempre più al volto di Cristo si manifesta nelle forme e con i mezzi adeguati al tempo in tutto ciò accade. Volere parlare all’uomo del terzo millennio con le categorie culturali, liturgiche e antropologiche della Chiesa del sec. XVI è anacronistico perché Dio parla sempre la lingua degli uomini a cui si rivolge: oggi è certo che Dio non parla latino, ma parla le lingue e i dialetti di tutto il mondo se vuole farsi capire da coloro a cui si rivolge. Diversamente è un «dio inutile», mero strumento ideologico per sottomettere coscienze ad una casta sacerdotale che vuole mantenere solo il proprio dominio e supremazia.

Chi vorrebbe una chiesa adattabile ad ogni forma di modernità, una chiesa a propria immagine e somiglianza deve ricordare che la chiesa ha una prospettiva che l’attira e la protegge da ogni pericolo e che sta sempre davanti a lei: è la casa del Padre verso cui tutti camminiamo, una casa pronta, una casa dove lui, il primogenito è andato avanti a preparare il posto. Se ci abituassimo a vedere la vita e la storia dal punto di vista della fine, se cioè imparassimo a vedere le cose dalla conclusione e non dal principio, forse perderemmo meno tempo con le nostre tradinzioncelle, tisicucce e malferme in salute e guarderemmo con più intensità il volto di Cristo, crocifisso e risorto, scandalo e ludibrio per la sapienza del mondo.

La Chiesa non può assolutizzare culti e riti di una cultura né può dare valore eterno a tradizioni e costumi accumulati lungo i secoli che nascondono più che mostrare il volto di Dio4. Quando la chiesa smarrisce la dimensione del servizio verso il mondo, essa confonde la «via» verso la Casa del Padre con i sentieri che conducono alla boscaglia della banalità o alla scenografia della mondanità che le soffoca l’anima nel momento stesso in cui ne vede esaltare l’immagine. Possano i nostri occhi sapere vedere nel volto del Figlio il volto del Padre per riconoscere il nostro volto riflesso in quello di tutti i fratelli e sorelle sparsi nel mondo. L’Eucaristia che celebriamo, nella povertà del pane, del vino e della parola è l’inizio di questa via che conduce alla casa, ma è anche l’utopia che ci attira perché abbiamo nostalgia di arrivare alla Casa del Padre dove abiteremo il riposo di Dio e troveremo la nostra piena realizzazione, la nostra intima armonia.

 

Professione di fede

Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili.
[breve pausa 1-2-3]

Credo in un solo Signore, Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli. Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero; generato, non creato; della stessa sostanza del Padre; per mezzo di lui tutte le cose sono state create. Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo; e per opera dello Spirito Santo si é incarnato nel seno della Vergine Maria e si é fatto uomo. Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto. Il terzo giorno é risuscitato, secondo le Scritture; é salito al cielo, siede alla destra del Padre. E di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti, e il suo regno non avrà fine. [breve pausa 1-2-3]

 

Credo nello Spirito Santo, che é Signore e da la vita, e procede dal Padre e dal Figlio e con il Padre e il Figlio é adorato e glorificato e ha parlato per mezzo dei profeti. [breve pausa 1-2-3]

 

Credo la Chiesa, una, santa, cattolica e apostolica. Professo un solo battesimo per il perdono dei peccati.

Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà. Amen.

 

Preghiera dei Fedeli [Intenzioni libere]

MENSA EUCARISTICA

Scambio della pace e presentazione delle offerte.

Entriamo nel Santo dei Santi presentando i doni, e come insegna il vangelo (Mt 5,24), deponiamo la nostra offerta e riconciliamoci tra noi e con quanti abbiamo conti in sospeso per essere degni di presentare «l’offerta pura e santa di Melchìsedech» che diventi il pane della vita e il calice della nostra salvezza» (cf Canone romano).

 

La pace del Signore sia con tutti voi e con quanti toccherete con la vostra vita.

E con il tuo spirito. Il Signore della Pace sia con noi.

 

Scambiamoci un vero e autentico gesto di pace nel Nome del Dio della Pace.

Nel Nome di Cristo e con l’aiuto del suo Spirito, Pace su Gerusalemme, Pace sulla Chiesa e sul Mondo!

 

[tutti si scambiamo un segno di pace]

 

Presentazione delle offerte [la benedizione sul pane e sul vino è tratta dal rituale ebraico]

 

Benedetto sei tu, Signore, Dio dell’universo; dalla tua bontà abbiamo ricevuto questo pane e questo vino, frutti della terra, della vite e del lavoro dell’uomo e della donna; li presentiamo a te, perché diventino per noi cibo e bevanda di vita eterna. Benedetto nei secoli il Signore.

 

Preghiamo perché il nostro sacrificio sia gradito a Dio, Padre onnipotente.

Il Signore riceva questo sacrificio a lode e gloria del suo nome, per il bene nostro e di tutta la sua santa Chiesa.

 

Preghiamo (sulle offerte). O Dio, che in questo scambio di doni ci fai partecipare alla comunione con te, unico e sommo bene, concedi che la luce della tua verità sia testimoniata dalla nostra vita. Per Cristo nostro Signore. Amen.

PREGHIERA EUCARISTICA V/b – «Gesù Nostra Via»

 

Il Signore sia con voi. E con il tuo spirito. In alto i nostri cuori. Sono rivolti al Signore.

Rendiamo grazie al Signore, nostro Dio. E’ cosa buona e giusta.

 

E’ veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, proclamare sempre la tua gloria, o Signore, e soprattutto esaltarti in questo tempo nel quale Cristo, nostra Pasqua, si è immolato.

Santo, Santo, Santo il Signore Dio dell’universo. Il Signore è risorto, è veramente risorto: risorgiamo insieme a lui per la vita del mondo.

 

Egli continua a offrirsi per noi e intercede come nostro avvocato: sacrificato sulla croce più non muore, e con i segni della passione vive immortale.

I cieli e la terra sono pieni della tua gloria. Osanna nell’alto dei cieli. Kyrie, elèison, Christe, elèison, Kyrie, elèison.

 

Per questo mistero, nella pienezza della gioia pasquale, l’umanità esulta su tutta la terra, e con l’assemblea degli angeli e dei santi canta l’inno della tua gloria:

Benedetto nel nome del Signore colui che viene. Osanna nell’alto dei cieli e in terra pace agli uomini che egli ama.

 

Ti glorifichiamo, Padre santo:  tu ci sostieni sempre nel nostro cammino  soprattutto in quest’ora in cui il Cristo, tuo Figlio, ci raduna per la santa cena.  Egli, come ai discepoli di Emmaus,  ci svela il senso delle Scritture e spezza il pane per noi.

Tu, o Signore, ci convochi alla mensa della tua Parola perché impariamo a servire il pane della giustizia ad ogni individuo e ad ogni popolo (cf At 6,2).

 

Ti preghiamo, Padre onnipotente,  manda il tuo Spirito su questo pane e su questo vino,  perché il tuo Figlio sia presente in mezzo a noi  con il suo corpo e il suo sangue. 

Tu, o Signore, chiami al ministero della carità coloro che sono pieni di Spirito santo e di Sapienza (cf At 6,3).

 

La vigilia della sua passione,  mentre cenava con loro,  prese il pane e rese grazie,  lo spezzò, lo diede ai suoi discepoli, e disse: PRENDETE, E MANGIATENE TUTTI: QUESTO È IL MIO CORPO  OFFERTO IN SACRIFICIO PER VOI.

Esultino i giusti nel Signore: egli ama il diritto e la giustizia (cf Sal 33/32,1.5)

 

Allo stesso modo, prese il calice del vino  e rese grazie con la preghiera di benedizione,  lo diede ai suoi discepoli, e disse: PRENDETE, E BEVETENE TUTTI:  QUESTO È IL CALICE DEL MIO SANGUE  PER LA NUOVA ED ETERNA ALLEANZA,  VERSATO PER VOI E PER TUTTI  IN REMISSIONE DEI PECCATI.

Avviciniamoci al Signore, pietra viva, rifiutata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio (cf 1Pt 2,4).

 

FATE QUESTO IN MEMORIA DI ME.

Noi siamo pietre vive dell’edificio spirituale che è la Chiesa, mediante Gesù Cristo (cf 1Pt 2,5).

 

MISTERO DELLA FEDE.

Ogni volta che mangiamo di questo pane  e beviamo a questo calice  annunziamo la tua morte, Signore,  nell’attesa della tua venuta.

 

Celebrando il memoriale della nostra riconciliazione,  annunziamo, o Padre, l’opera del tuo amore.  Con la passione e la croce  hai fatto entrare nella gloria della risurrezione  il Cristo, tuo Figlio,e lo hai chiamato alla tua destra,  re immortale dei secoli e Signore dell’universo.

Onora con il tuo Spirito, o Signore coloro che credono in te fino al martirio della vita (cf 1Pt 2,7).

 

Guarda, Padre santo, questa offerta:  è Cristo che si dona con il suo corpo e il suo sangue,  e con il suo sacrificio apre a noi il cammino verso di te. 

Guida, mediante la testimonianza della nostra vita, coloro che non credono a riconoscerti “Signore” (cf 1Pt 2,6).

 

Dio, Padre di misericordia,  donaci lo Spirito dell’amore, lo Spirito del tuo Figlio.

Nella santa eucaristia, tu ci consacri stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa e popolo del tuo riscatto (cf 1Pt 2,9).

 

Fortifica il tuo popolo con il sangue del tuo figlio, e rinnovaci a sua immagine. Benedici il nostro Papa …,  il nostro Vescovo … e tutto il nostro popolo. 

Nella tua Chiesa, Signore, vi sono molte dimore, segno di libertà e di profezia nello Spirito (cf Gv 14,2).

 

Tutti i membri della chiesa  sappiano riconoscere i segni dei tempi  e si impegnino con coerenza al servizio del vangelo. 

Noi t’incontriamo, Signore, ogni volta che ti riconosciamo nei segni dei tempi e serviamo il vangelo.

 

Rendici aperti e disponibili  verso i fratelli che incontriamo nel nostro cammino, perché possiamo condividere i dolori e le angosce, le gioie e le speranze  e progredire insieme sulla via della salvezza.

Tu sei la Via, la Verità e la Vita: attraverso di te noi veniamo la Padre tuo e Padre nostro (cf Gv 14,6).

 

Ricordati anche dei nostri fratelli  che sono morti nella pace del tuo Cristo,  e di tutti i defunti dei quali tu solo hai conosciuto la fede: ammettili a godere la luce del tuo volto  e la pienezza di vita nella risurrezione. 

Tu ci hai preceduto per accogliere coloro che giungono alla Gerusalemme celeste (Mc 13,32).

 

Concedi anche a noi,  al termine di questo pellegrinaggio,  di giungere alla dimora eterna, dove tu ci attendi. In comunione con la beata Vergine Maria,  con gli Apostoli e i martiri, e tutti i santi,  innalziamo a te la nostra lode  nel Cristo, tuo Figlio e nostro Signore.

 

Dossologia [è il momento culminante dell’Eucaristia: il vero offertorio]

 

Per Cristo, con Cristo e in Cristo, a te, Dio, Padre onnipotente, nell'unita dello Spirito Santo, ogni onore e gloria, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

 

Padre nostro in greco (Mt 6,9-13): Riuniti con gli Apostoli della Chiesa delle origini, preghiamo, dicendo:

 

Padre nostro, che sei nei cieli,

Pàter hēmôn, ho en tôis uranôis,

sia santificato il tuo nome,

haghiasthêto to onomàsu,

venga il tuo regno,

elthètō hē basilèiasu,

sia fatta la tua volontà,

genēthêtō to thelēmàsu,

come in cielo così in terra

hōs en uranô kài epì ghês.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano,

Ton àrton hēmôn tòn epiùsion dòs hēmîn sêmeron,

e rimetti a noi i nostri debiti,

kài àfes hēmîn tà ofeilêmata hēmôn,

come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,

hōs kài hēmêis afêkamen tôis ofeilètais hēmôn

e non abbandonarci alla tentazione,

kài mê eisenènkēis hēmâs eis peirasmòn,

ma liberaci dal male.

allà hriûsai hēmâs apò tû ponērû. Amên.

 

Antifona alla comunione (Gv 10,14.15): «Io sono il buon pastore e offro la vita per le pecore», dice il Signore. Alleluia.

 

Dopo la comunione

Da Enrico Chiavacci, Dal dominio alla pace. Scritti sulla globalizzazione, La Meridiana, Padova 1993.

Oggi il compito della Chiesa in politica è l’opposizione più dura a ogni sovranità o potere autofinalizzantesi, di singoli e di gruppi; è l’annuncio sulla famiglia umana e sulla pace biblica, la “vera e nobilissima concezione della pace” della Gaudium et Spes (n.77). Un annuncio perciò che deve valorizzare, e anzi assumere, ogni spinta, ogni tendenza in tal senso, e deve farne vedere la grandezza nella luce di Cristo. Noi non dobbiamo cercare prìncipi cristiani, Stati cristiani e neppure un’Europa cristiana. Dobbiamo volere la famiglia umana su un cammino di liberazione e di fraternità nella logica delle beatitudini (Mt 25), dell’unità fraterna per la quale Gesù andò a morire (Gv 17). Non ci interessa se la fraternità in Europa abbia avuto origini cristiane. Ci interessa che la fraternità ci sia. [...] Diceva bene il cardinale Arns: a noi non importa niente né del marxismo né del liberalismo: i nostri bambini muoiono, mancano di medicine, mancano di alfabetizzazione. Questo ci importa. Nella sua necessaria presenza nella politica, a qualunque livello (comunità locale, aree culturali, imperi internazionali) la Chiesa deve assumere tutto ciò, e promuovere tutto ciò (se e quando sia capace di originalità) come fatto storico – non come affermazione della propria fede contro gli “altri”, ma come espressione della propria fede a sostegno dell’umanità degli altri – inserendosi umilmente in una storia di cui essa non è l’Autore, ma di cui è serva. Il dato costante e universale, che deve mostrare la Chiesa come “una”, è la sequela del progetto di Dio per la storia, quale è apparsa in Nostro Signore. Il dato variabile, necessario per la concretezza propria della logica dell’Incarnazione, verrà cercato doveosamente e con amore dalle Chiese locali, anche e necessariamente a livelli molto più bassi di quello delle conferenze episcopali, al variare di situazioni concrete storiche, politiche, culturali.

 

Preghiamo. Custodisci benigno, o Dio nostro Padre, il gregge che hai redento con il sangue prezioso del tuo Figlio, e guidalo ai pascoli eterni del cielo. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

Benedizione e saluto

Il Signore che suscita nella Chiesa la profezia della diaconìa, vi benedica e vi protegga.

Il Signore, che invia lo Spirito per costruire l’unità, ci custodisca nella sua Parola.

Il Signore che sceglie le pietre per costruire il Regno di Dio, sia con voi sempre.

Il Signore che ci onora con il dono della fede, ci dia il ministero del rispetto per chi non crede.

Il Signore che è la Via che conduce al Padre, dia forza agli educatori e ai testimoni.

Il Signore che nell’Eucaristia ci introduce nella Casa del Padre, sia davanti a noi per guidarci.

Il Signore che è nel Padre e con lo Spirito abita in noi, sia dietro di voi per difendervi dal male.

Il Signore che torna al Padre, sia accanto a noi per confortarci e consolarci.

 

E la benedizione dell’onnipotente tenerezza del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo

sia con tutti voi e con voi rimanga sempre. Amen

 

Termina qui la celebrazione del sacramento dell’Eucaristia, Pasqua della settimana e inizia l’Eucaristia nella vita di ogni giorno: portiamo a tutti i frutti di risurrezione e di pace che abbiamo ricevuto.

Andiamo in pace. Rendiamo grazie a Dio.

 

Nel tempo Pasquale

Regina dei cieli, rallegrati, alleluia; / Cristo, che hai portato nel grembo, alleluia,

È risorto, come aveva promesso, alleluia. / Prega il Signore per noi, alleluia.

 

Rallegrati, Vergine Maria, alleluia. / Il Signore è veramente risorto, alleluia.

 

Preghiamo. O Dio, che nella gloriosa risurrezione del tuo Figlio hai ridato la gioia al mondo intero, per intercessione di Maria Vergine concedi a noi di godere la gioia della vita senza fine. Per Cristo Nostro Signore. Amen.

_______________________________

© Domenica 5a dopo Pasqua – Anno-A – Parrocchia di S. M. Immacolata e S. Torpete – Genova

[L’uso di questo materiale è libero purché senza lucro e a condizione che se ne citi la fonte bibliografica]

Paolo Farinella, prete – 22/05/2011 - San Torpete – Genova

 

AVVISI

LUNEDÌ 23 MAGGIO 2011, ore 20,45 a VERONA, nella sede dei «Gabrielli Editori» - via Cengia 67 - San Pietro in Cariano, conversazione di Paolo Farinella, prete sul tema: «Perché resto! La Chiesa in cui credo». Per informazioni Tel. 045 7725543 - 340 5791171.

 

MARTEDÌ 24 MAGGIO dalle ore 17,00 alle ore 19,30 a PADOVA, Radio Gamma 5 (94Mhz) intervista Paolo Farinella prete su temi di attualità politica ed ecclesiale. L’intervista è in diretta e si può ascoltare in streaming collegandosi a collegandosi al sito www.radiogamma5.it e cliccando Ascoltaci dal Web!!

 

MARTEDÌ 24 MAGGIO, ORE 20,45 a CURTAROLO (Padova) c/o il Ristorante Falco d’ORO - Via S. Andrea 10 - Curtarolo (Pd), conferenza di Paolo Farinella, prete sul tema: «L’Italia e la Chiesa dove stanno andando?».

REFERENDUM 12-13 GIUGNO 2011 – BISOGNA ANDARE A VOTARE IN MASSA

OGNI VOTANTE DEVE CONVINCERNE ALMENO DIECI

1° QUESITO (ACQUA-1). Vuoi eliminare la legge che affida la gestione del servizio idrico a soggetti privati o privati/pubblici? VOTA: SI

 

2° QUESITO (ACQUA-2). Vuoi eliminare la legge che consente al gestore di avere un profitto proprio sulla tariffa dell’acqua, se non investe rischiando del suo per la riqualificazione della reteidrica? VOTA: SI

 

3° QUESITO (CENTRALI NUCLEARI). Vuoi eliminare la legge che permette la costruzione di centrali nucleari sul territorio italiano? VOTA: SI

 

4° QUESITO (LEGITTIMO IMPEDIMENTO). Vuoi eliminare la legge che permette al Presidente del Consiglio dei Ministri e ai Ministri di non comparire in udienza penale durante la loro carica? VOTA: SI

 

Questi referendum sono un REFERENDUM sul governo e su Berlusconi: 25 milioni di SI+1 significano altrettante sberle e la fine di uno scempio. 25 milioni di SI-1 significano la possibilità per lui di arrivare alla Presidenza della Repubblica. Se si vuole questo, è meglio che l’Italia affondi e non si riprenda più. Io sono fiducioso.

 

4 SI IN DIFESA DELL’ACQUA PUBBLICA (N. 2 SCHEDE) CONTRO IL NUCLEARE - CONTRO L’(IL)LEGITTIMO IMPEDIMENTO CONTRO BERLUSCONI E LA SUA CRICCA.

DOBBIAMO IMPEDIRE CHE BERLUSCONI DIVENTI PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA.

1 La traslitterazione in italiano non è scientifica, ma pratica: come si pronuncia.

2 Primo discorso: Gv 13,33-14,31; secondo discorso: Gv 15-16; Terzo discorso/Preghiera: Gv 17.

3 Vedi, più avanti, la preghiera eucaristica di oggi: «Gesù, nostra Via».

4 Concilio Vaticano II, Gaudium et spes, costituzione sulla Chiesa «nel» mondo moderno, 19-20.

 



Domenica 22 Maggio,2011 Ore: 16:56
 
 
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