- Scrivi commento -- Leggi commenti ce ne sono (0)
Visite totali: (351) - Visite oggi : (1)
Questo giornale non ha scopo di lucro, si basa sul lavoro volontario e si sostiene con i contributi dei lettori Sostienici!
ISSN 2420-997X

Canali social "il dialogo"
Youtube
- WhatsAppTelegram
- Facebook - Sociale network - Twitter
Mappa Sito

www.ildialogo.org LA LEBBRA SCOMPARVE DA LUI ED EGLI FU PURIFICATO,di p. Alberto MAGGI

VI TEMPO ORDINARIO – 14 febbraio 2021 - Commento al Vangelo
LA LEBBRA SCOMPARVE DA LUI ED EGLI FU PURIFICATO

di p. Alberto MAGGI

Mc 1, 40-45
[In quel tempo,] venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.
 
La buona notizia che Gesù comunica all’umanità è che Dio non emargina alcuna persona. E’ la religione che divide le persone tra puri e impuri, meritevoli e no, ma non Dio. Come dirà Pietro negli Atti degli Apostoli (10,28), “Dio mi ha mostrato che non si deve chiamare profano o impuro nessun individuo”. E’ questo il tema che ci presenta l’evangelista Marco nel capitolo primo con l’episodio del lebbroso.
Venne da lui un lebbroso”, il personaggio è anonimo. E quando nei vangeli un personaggi è anonimo significa che è un personaggio rappresentativo, cioè un individuo nel quale chiunque vive una situazione simile ci si può identificare. La lebbra a quel tempo era considerata un castigo da Dio per determinati peccati e non si guariva dalla lebbra.
In tutto l’Antico Testamento si narrano soltanto due guarigioni dalla lebbra:
  1. una di Maria, la sorella di Mosè, ad opera di Dio stesso,
  2. e l’altra di Eliseo verso la mano di un pagano.
Quindi soltanto due guarigioni. La lebbra è considerata un castigo di Dio per determinati peccati, per cui il lebbroso non destava compassione, doveva vivere lontano dai villaggi, emarginati. Era - in pratica - un cadavere vivente e soprattutto non può né avvicinare, né essere avvicinato.
Ebbene qui il lebbroso invece trasgredisce la legge. Va verso Gesù e lo supplica in ginocchio. Lo supplica in ginocchio perché non sa quale potrà essere la reazione di Gesù. “gli diceva: «Se vuoi puoi purificarmi!»”
Non chiede di essere guarito, perché si sapeva che dalla lebbra non si poteva guarire. Lui chiede di essere purificato. In tutto il brano mai apparirà il verbo “curare o guarire”, ma sempre per tre volte - il che indica la completezza - il verbo “purificare” (kaqar…zw), cioè lui vuole almeno il contatto con Dio. Ha perso tutto, la famiglia, gli affetti, gli amici, e ha perso anche Dio, si sente veramente un fallito, un abbandonato.
Allora chiede almeno il contatto con Dio, perché la religione lo ha posto in una situazione disperata. E’ impuro, l’unico che può togliergli l’impurità è Dio, ma siccome lui è impuro, non può rivolgersi a Dio. Quindi la disperazione più totale. La reazione di Gesù verso quest’uomo peccatore – secondo la cultura dell’epoca che continua a peccare trasgredendo la legge - è di compassione. Il verbo “avere compassione” (splagcn…zomai) indica un sentimento divino con il quale si restituisce vita a chi vita non ce l’ha.
Tese la mano”. Ecco, qui crea un po’ d’allarme questa espressione, perché l’evangelista la prende dal libro dell’Esodo, dall’elenco delle dieci piaghe, dove stendere la mano è sempre un’azione di Dio o di Mosè contro i nemici del suo popolo, per castigarli.
Allora, non sapendo come va a finire l’episodio il lettore, l’ascoltatore si chiede: cosa fa, lo castiga? Perché è un peccatore che continua a trasgredire la legge. E poi lo tocca. Non era necessario toccare un ammalato, un lebbroso. Quante volte Gesù ha guarito soltanto con la potenza della sua parola. Qui perché lo tocca? Lo tocca perché era proibito.
E cosa succede? “Gli disse: «Lo voglio»”. La volontà di Dio è l’eliminazione di ogni emarginazione attuata in nome suo, cancellando così definitivamente per sempre la categoria degli impuri. Non esistono persone impure per il Signore. “«Lo voglio, sii purificato!»”. E Gesù, toccandolo, trasgredisce anche lui la legge e da quel momento, ritualmente, giuridicamente, lui diventa impuro.
E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato”. Per la terza volta appare il verbo “purificare”. Che meriti aveva il lebbroso per essere purificato? Nessuno, anzi ha continuato a trasgredire la legge.
L’evangelista sta presentando la novità di Gesù: che l’amore di Dio non è attratto dai meriti delle persone - questo lebbroso non ha alcun merito – ma dai loro bisogni. E soprattutto la grande novità: non è vero, come insegna la religione, che l’uomo deve purificarsi per avvicinarsi e accogliere il Signore, ma è vero il contrario, accogliere il Signore è ciò che purifica l’uomo.
Questa è la buona notizia portata da Gesù. Ma qui sembra che Gesù improvvisamente cambi umore. ”E” - nonammonendolo” - ma “rimproverandolo severamente, lo cacciò via”. Perché? Casomai Gesù lo avrebbe dovuto rimproverare prima, quando quest’uomo peccatore ha trasgredito la legge e gli si è avvicinato. Perché adesso lo rimprovera? E soprattutto da dov’è che lo caccia?
Lo rimprovera per aver creduto che Dio lo avrebbe escluso dal suo amore. E lo caccia via dal luogo simbolico, dalla sinagoga, dall’istituzione religiosa, che invece insegnava quest’immagine terribile di un Dio che minacciava, castigava e allontanava le persone da lui.
Ecco perché Gesù lo rimprovera: come hai potuto credere che tu fossi abbandonato da Dio, lontano da Dio? E poi gli dice: “«Guarda di non dire niente a nessuno»”, perché prima deve prendere coscienza di quello che gli è accaduto, “«Va’ invece a mostrarti al sacerdote»”.
Perché “«Mostrati al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè»” - non Dio - “«ha prescritto»”?
La lebbra è un termine generico col quale si indicavano altre malattie della pelle o del cuoio capelluto. E da queste si poteva guarire. Allora per poter rientrare nel villaggio, nella famiglia, occorreva farsi esaminare dai sacerdoti che certificavano che la persona era sana. E naturalmente questa visita non era gratuita, ma si dovevano pagare ben tre agnelli, o uno se la persona era povera.
Cioè Gesù lo invita a paragonare due modi di Dio, il Dio dei sacerdoti, un Dio esoso, un Dio che abbandona, un Dio che emargina, e il Padre di Gesù il cui amore viene dato gratuitamente. E infatti Gesù dice “«come testimonianza»” - non “per loro”, ma il testo dice - “«contro di loro»” (aÙto‹j). L’evangelista si rifà al libo del Deuteronomio, cap. 31, v. 26, in cui Mosè dice: “«Prendete questo libro della legge, vi rimanga come testimone contro di te»”, come trasgressione della legge, della volontà di Dio.
Ebbene, il lebbroso ha capito e non va più dai sacerdoti. E infatti “Quello uscì”, abbandona quest’istituzione che lo aveva reso impuro, “e si mise a predicare”. L’evangelista adopera per quest’individuo lo stesso verbo adoperato per l’insegnamento di Gesù. “E a divulgare”, non “il fatto”, come è tradotto qui. E’ il termine greco “lógos” (lÒgoj) che significa parola, il messaggio. Cioè quello che annunzia non è tanto il fatto che gli è accaduto, ma va ad annunziare la novità: Dio non emargina, Dio non esclude, Dio non lascia che le persone stiano lontane da lui, ma il suo amore è rivolto a tutti quanti.
Questo è il messaggio che l’ex lebbroso va a testimoniare. “Tanto che”, e qui l’evangelista non pone il soggetto Gesù, perché identifica Gesù e il lebbroso come se fossero la stessa persona. Il messaggio che il lebbroso sta divulgando è che Dio non è come i sacerdoti gli hanno fatto credere. Non discrimina, non emargina gli uomini, ma a tutti offre il suo amore. “Tanto che non poteva più entrare pubblicamente in una città”.
Naturalmente l’evangelista si riferisce a Gesù. Gesù, toccando il lebbroso, è diventato anche lui impuro e quindi non può entrare pubblicamente in una città, perché dovrebbe prima sottoporsi anche lui ai riti di purificazione. “Ma rimaneva fuori” - esattamente come un lebbroso - “in luoghi deserti”, i luoghi dove dovevano stare le persone impure. Ma, come venne, il lebbroso all’inizio di questo brano, ecco che “venivano a lui da ogni parte”.
Tutte le persone che si sono sentite emarginate, tutte le persone che si sono sentite rifiutate, tutte le persone che si sono sentite disprezzate, ecco accorrono a Gesù. E’ un Dio che ha purificato la persona, l’ha resa pienamente in comunione con lui. E’ questa la buona notizia che la gente aspettava, specialmente i più lontani, i più abbandonati, i più emarginati e disprezzati dalla religione.



Martedì 09 Febbraio,2021 Ore: 18:48
 
 
Ti piace l'articolo? Allora Sostienici!
Questo giornale non ha scopo di lucro, si basa sul lavoro volontario e si sostiene con i contributi dei lettori

Print Friendly and PDFPrintPrint Friendly and PDFPDF -- Segnala amico -- Salva sul tuo PC
Scrivi commento -- Leggi commenti (0) -- Condividi sul tuo sito
Segnala su: Digg - Facebook - StumbleUpon - del.icio.us - Reddit - Google
Tweet
Indice completo articoli sezione:
Il Vangelo della domenica

Canali social "il dialogo"
Youtube
- WhatsAppTelegram
- Facebook - Sociale network - Twitter
Mappa Sito


Ove non diversamente specificato, i materiali contenuti in questo sito sono liberamente riproducibili per uso personale, con l’obbligo di citare la fonte (www.ildialogo.org), non stravolgerne il significato e non utilizzarli a scopo di lucro.
Gli abusi saranno perseguiti a norma di legge.
Per tutte le NOTE LEGALI clicca qui
Questo sito fa uso dei cookie soltanto
per facilitare la navigazione.
Vedi
Info