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www.ildialogo.org   GESU’ E’ RITROVATO DAI GENITORI NEL TEMPIO IN MEZZO AI MAESTRI,<b>di p. Alberto Maggi OSM<i> </i></b>

SANTA FAMIGLIA – 30 dicembre 2012 - Commento al Vangelo
  GESU’ E’ RITROVATO DAI GENITORI NEL TEMPIO IN MEZZO AI MAESTRI

di p. Alberto Maggi OSM

http://www.youtube.com/watch?v=FFNw7Cf_HyY&list=UUzl9ryyRNhuWN4xcVpwb1Pg&index=6

Lc 2,41-52

I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.

Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.

Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.

Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.

L’angelo Gabriele quando annunziò al sacerdote Zaccaria la nascita del figlio aveva detto la sua missione, il suo compito, sarebbe stato quello di Ricondurre il cuore – il cuore che è la mente – dei padri verso i figli.

E’ una citazione dell’ultimo versetto del libro del profeta Malachia, che però continuava: E il cuore dei figli verso i padri. Luca non è d’accordo. Non sono i figli che devono comprendere i padri, il passato, ma sono coloro che rappresentano il passato, i padri, che devono aprirsi verso il nuovo. E’ quello che i genitori di Gesù non hanno compreso.

E’ quanto leggiamo nel vangelo di Luca, al capitolo 2, versetti 41-52, nell’episodio conosciutissimo dello smarrimento di Gesù nel tempio. Vediamo.

I suoi genitori … caratteristica di questo brano è che l’unico con il nome è Gesù. Qui si parla di genitori, poi di padre e di madre, e questo è già un primo indizio di lettura. Quando l’evangelista omette il nome significa che, al di là dello spessore storico, intende raffigurare dei personaggi rappresentativi. I suoi genitori si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua.

Nonostante le forti esperienze che Maria e Giuseppe hanno fatto dello Spirito, le tradizioni religiose sono talmente forti che quando si radicano nell’intimo delle persone, le rendono quasi impermeabili all’azione dello Spirito Santo, e per quanto l’uomo si apra all’azione creatrice di Dio, l’influenza dello Spirito nella loro vita è lenta. E’ quello che succede in Maria e Giuseppe, continuano con le tradizioni.

Ma non solo. Quando egli, Gesù, ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Quindi ci portano anche il figlio; l’obbligo scattava ai tredici anni, ma lo portano quando il figliolo ha dodici anni. Qui l’evangelista vuole vedere un riferimento della figura di Gesù nel profeta Samuele, grande profeta della storia di Israele. Nelle Antichità Giudaiche di Giuseppe Flavio si legge: Samuele aveva dodici anni allorché iniziò a profetare.

Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Questo testo la chiesa lo sceglie per la festa della Santa Famiglia, ma se facciamo una lettura superficiale, letterale, questa famiglia più che Santa sembra sconclusionata. Genitori che non s’accorgono che il figlio non li segue, il figlio che decide di rimanere a Gerusalemme senza avvertire i genitori.

Non solo, quando poi – vedremo tra poco – i genitori lo rimproverano, il figlio, anziché scusarsi, attacca, aggredisce quasi verbalmente i propri genitori, li rimprovera. Ma vediamo. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.

Torna di nuovo - per tre volte sarà nominata la città santa – il polo d’attrazione per questa famiglia che ha la sede del tempio, la sede di Dio, dove si pensava risiedesse Dio. Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri. Quindi trovano Gesù nel portico, dove si insegnava la legge, lui seduto, installato. Il centro significa che è una figura importante, come si legge nel libro del Siracide: La sapienza loda se stessa, si vanta in mezzo al suo popolo.

Quindi Gesù è immagine della sapienza divina, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che lo udivano erano pieni di stupore, il termine greco adoperato dall’evangelista indica una meraviglia irritata da parte di questi maestri, per la sua intelligenza e le sue risposte.

E qui c’è l’ironia di Luca, Gesù li interroga, ma risponde anche. Sembra quasi che non lasci tempo a questi maestri di ribattere alle sue affermazioni.

Al vederlo restarono stupidi, - i genitori sono sconcertati, sconvolti - e sua madre gli disse… Ecco il primo errore compiuto dalla madre. Per indicare il termine “figlio” adopera un termine greco molto caro all’evangelista che indica “colui che ho partorito”, cioè qualcuno sul quale ho dei diritti, ho un potere.

Perché ci hai fatto questo?”, Ed ecco il secondo errore, “Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo”. La risposta di Gesù è tremenda, e senz’altro la madre ha riportato la profezia di Simeone nel tempio, quando aveva detto che una spada – e la spada è immagine della parola di Dio – avrebbe trafitto la sua vita. La risposta di Gesù è tremenda. E’ tremenda perché? Perché, mentre tutti quanti ascoltano Gesù, loro non lo ascoltano.

Per i genitori è il figlio che li deve ascoltare, non loro che devono ascoltare il figlio. E qui le uniche parole che Gesù rivolge in tutto il vangelo di Luca alla madre sono parole di rimprovero.

Ed egli rispose loro: “Perché mi cercavate? Non sapevate – quindi è qualcosa che dovevano aver capito, che dovevano sapere - che io devo occuparmi… Il verbo “dovere” è un verbo tecnico adoperato dagli evangelisti che indica il compimento della volontà divina. “Devo occuparmi delle cose del Padre mio?”

Gesù mette in chiaro che lui non segue i padri, cioè il passato, ma segue il Padre, si apre al nuovo. Non è l’erede delle tradizioni di Israele, trasmesse dal padre, ma il testimone visibile dell’amore universale del Padre. I genitori ancora questo non lo hanno compreso. Quindi la parola di Gesù è come una spada che attraversa la vita di Maria.

Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro. Quest’atteggiamento di Gesù è incomprensibile. L’evangelista in questo brano in cui – ripeto – i genitori vengono rappresentati in maniera anonima, vuole far comprendere la frustrazione di Israele che non è riuscita a capire il tipo di messia che Gesù è. Ha riconosciuto in Gesù il messia, come i genitori riconoscono in Gesù il figlio venuto da Dio, ma non lo comprendono.

Pensano che debba seguire la tradizione, invece Gesù abbandona la tradizione per creare qualcosa di nuovo. Scese dunque con loro e venne a Nazaret e stava loro sottomesso. Ed ecco il finale che è anche l’inizio della progressiva crescita di Maria che la porterà da essere madre di Gesù a diventarne la discepola. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore, esattamente la reazione che ha avuto dopo la visita dei pastori.

Con la visita dei pastori Maria si è trovata di fronte all’amore universale di Dio rivolto anche a quelle categorie che ne erano escluse. Maria non comprende però non rifiuta la novità. Questa è la grandezza di Maria. Pur trovandosi di fronte a delle novità che non riesce a capire, però non le rifiuta e ci riflette.

E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini. Ecco di nuovo, come all’inizio, nella cifra dodici c’era l’allusione al profeta Samuele, l’evangelista conclude di nuovo con la citazione del profeta Samuele che anche lui cresceva in grazia davanti a Dio e davanti agli uomini.

Perché questo riferimento a Samuele? Perché l’evangelista ha preso come modello la madre Anna, una donna sterile che, per un intervento divino, riesce a diventare madre, e il suo canto di lode sarà la base per il canto di lode di Maria, il Magnificat.




Mercoledì 19 Dicembre,2012 Ore: 16:22
 
 
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