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www.ildialogo.org OGGI VI E’ NATO UN SALVATORE,

NOTTE DI NATALE – 24 dicembre 2009
OGGI VI E’ NATO UN SALVATORE

Commento al Vangelo di p. Alberto Maggi OSM


 
Lc 2, 1-14
In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città.
Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta.
Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio.
C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia».
E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva:
«Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».
 
Mentre il potere divinizza se stesso per meglio dominare gli uomini, Dio si umanizza per salvarli. E’ questo il messaggio della notte di Natale che la chiesa ha scelto con il vangelo di Luca, il capitolo 2, la nascita di Gesù.
 “In quei giorni, un decreto di Cesare Augusto”, è Ottaviano ed è il primo che ha assunto come sottotitolo “Augusto”, cioè “degno di venerazione”. E’ il potere che si divinizza. “Ordinò che si facesse un censimento di tutta la terra”, per “terra” si intende tutta la terra abitata, cioè l’impero. Quindi è il potere che si divinizza per meglio dominare le persone, e soprattutto per sottometterle e riscuotere le tasse. Perché il censimento serviva a questo, al pagamento di tutte le tasse.
E l’evangelista ci da anche delle indicazioni riguardo a questo censimento, ma quello che vuole trasmettere l’evangelista non è tanto un resoconto storico, quanto teologico. Il censimento, nella Bibbia, veniva sempre visto come un attentato contro Dio, perché Dio era il Signore della terra e degli uomini. Quindi qui c’è un’usurpazione e il movimento degli zeloti, come resistenza, come protesta contro queste forme di censimento.
Ebbene, in questo contesto, scrive Luca, “Dalla Galilea, dalla città di Nazaret, salì in Giudea alla città di Davide”, e qui c’è una sorpresa. Luca scrive “La città di Davide chiamata Betlemme”, ma nella Bibbia l città di Davide è sempre stata Gerusalemme, la capitale dove questo re ha iniziato la sua monarchia, il suo regno. Ebbene l’evangelista non è d’accordo, la città di Davide è Betlemme.
A Betlemme Davide era pastore, a Gerusalemme era re; vuol far comprendere che colui che sta per nascere non avrà i tratti del re, ma i tratti del pastore. Scrive Luca che “Giuseppe doveva farsi censire insieme a Maria sua sposa”, e qui meraviglia trovare questa espressione. Il matrimonio ebraico era fatto in due tappe: la prima, lo sposalizio, e la seconda, le nozze.
Ebbene, qui è una coppia che è rimasta nella prima fase delle nozze, lo sposalizio. Questo termine “sposa” destava grande scandalo nella comunità cristiana primitiva, che nel IV secolo venne sostituito con il più adeguato “moglie”, perché altrimenti sembrava una coppia irregolare, che non era passata alla seconda parte del matrimonio.
“Mentre si trovavano in quel luogo si compirono per lei i giorni del parto”.  Ci sono delle tradizioni, belle, romantiche, sentimentali sul Natale, che però rischiano di travisare il messaggio dell’evangelista. Non è che mentre arrivavano a Betlemme si compirono i giorni del parto, ma, scrive l’evangelista “mentre si trovavano in quel luogo”. Il percorso da Nazaret a Betlemme veniva fatto a piedi, ebbene, una donna agli ultimi mesi di gravidanza non poteva certo percorrere quel tragitto.
Quindi sono arrivati quando Maria ancora poteva permettersi tutto quel viaggio. “Diede alla luce il suo figlio primogenito”, perché l’evangelista ha scritto che questo figlio è il primogenito? Questo significa che dopo ce ne sono altri? No. E’ che “primogenito” è il figlio maschio primogenito che va consacrato - secondo quanto prescrive il libro dell’Esodo al capitolo 3, versetto 12 – al Signore. Quindi Gesù sarà sacro al Signore.
“Lo avvolse in fasce”, il dettagli delle fasce è un richiamo al libro della Sapienza per indicare che Gesù nasce come tutti. Infatti nel libro della Sapienza si legge che “fui allevato in fasce, circondato da cure; nessun re ebbe una vita diversa. Una sola è  l’entrata nella vita e uguale ne è l’uscita”. Quindi Gesù nasce come tutti gli altri bambini.
“E lo pose in una mangiatoia”, anche la mangiatoia è un richiamo al profeta Isaia, dove dice che “il bue riconosce il suo proprietario e l’asino la mangiatoia del suo padrone, ma Israele non conosce e il mio popolo non comprende”. Attraverso questi richiami l’evangelista vuol far comprendere che Gesù, come scrive Giovanni nel suo prologo, venne tra i suoi, ma i suoi non l’hanno accolto, non l’hanno riconosciuto.
“Perché per loro non c’era posto …”. In passato l’errata traduzione del termine greco con “albergo”, diede origine alla storia di questa coppia che non trovava posto. “Non c’era posto nell’alloggio”. L’alloggio palestinese normalmente è fatto in questa maniera: c’è una parte scavata nella roccia che è la parte più sana, più sicura, più pulita, dove vengono conservati i generi alimentari – e dove c’è la mangiatoia – poi una parte in muratura, un’unica stanza, dove avviene tutta la vita della famiglia.
Quindi lì si cucina, si dorme, si mangia. Quando una donna partorisce, secondo il libro del Levitico, è impura, quindi tutto quello che tocca, o le persone che avvicina, diventano impure e non può stare lì. Ecco perché non c’è posto per lei lì nell’alloggio e deve andare nella parte interiore.
“C’erano in quella regione alcuni pastori”. Quando l’evangelista ci presenta i pastori, non intende raffigurarci i bei personaggi del nostro presepio. A quell’epoca, prescrive il Talmud, nessuna condizione al mondo è disprezzata come quella del pastore. I pastori, lontani dalla società civile, non erano pagati, vivevano di furti, non avevano diritti civili. Non potendo andare in sinagoga o al tempio per purificarsi, erano l’emblema, l’immagine del peccatore impuro. Per loro non c’era salvezza.
Ebbene, quando verrà il messia, questi pastori, insieme ai pubblicani, saranno i primi della lista ad essere eliminati. Scrive l’evangelista che “Un angelo del Signore”, è la terza volta che compare questo personaggio.Per “angelo del Signore” non si intende mai un angelo inviato dal Signore, ma è Dio stesso quando comunica con gli uomini. Quindi la formula “angelo del Signore”, sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento, indica sempre il Signore quando entra in relazione con gli uomini.
E’ la terza volta che appare, e sempre in relazione alla vita. La prima volta per annunziare la vita di Giovanni al padre, a Zaccaria; la seconda per annunziare la vita di Gesù a Maria e adesso il Salvatore ai pastori.
“Si presentò a loro”. Questo angelo del Signore veniva rappresentato, nell’Antico Testamento, con la spada sguainata, pronto a castigare i peccatori. Ebbene, quando Dio si presenta di fronte ai peccatori, non li minaccia, non li castiga, non li fulmina, ma - ecco la novità, è la Buona Notizia di Gesù – “La gloria del Signore li avvolse di luce”.
Luca smentisce tutta la teologia preesistente, di un Dio che giudica, che minaccia o che castiga. Quando Dio si incontra con i peccatori non fa altro che avvolgerli con la sua luce, la luce del suo amore. Ma i pastori non lo sanno, e infatti, scrive l’evangelista “sono presi da grande timore”, perché sapevano quello che li aspettava, “ma l’angelo disse loro «Non temete: ecco, vi annuncio un grande gioia»”, la grande gioia della Buona Notizia scaccia il grande timore.
E qual è la grande gioia? Che “nella città di Davide è nato per voi”, è nato chi? Il giustiziere, il messia castigamatti? No, “un Salvatore”. Gesù non sarà un giudice, ma sarà un Salvatore. Al termine di questo dialogo ecco che l’evangelista scrive che “apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli»”, cioè la manifestazione visibile di Dio che è lontano nei cieli, è che sulla terra ci sia pace, cioè felicità a chi?
L’errata traduzione in passato era “agli uomini di buona volontà”. Quindi era una traduzione che era basata sul merito: le persone che meritano ricevono, quelle che non meritano non ricevono. No, l’more di Dio, che si manifesta nel desiderio che gli uomini siano pienamente felici, riguarda tutta l’umanità perché ogni uomo è amato dal Signore.
Non c’è nessun uomo – questo è il messaggio – qualunque sia la sua condizione, il suo comportamento, che possa sentirsi escluso dall’amore di Dio.
Buon Natale!
 
La Notte di Natale alle h. 23  è possibile collegarsi in diretta con la celebrazione che si terrà presso il Centro studi Biblici a questo link:

http://www.livestream.com/albertomaggi 



Venerdě 18 Dicembre,2009 Ore: 14:52
 
 
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