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www.ildialogo.org CITTADINI, BUONA AMMINISTRAZIONE MA ANCHE REPRESSIONE,di Augusto Cavadi

CITTADINI, BUONA AMMINISTRAZIONE MA ANCHE REPRESSIONE

di Augusto Cavadi

lunedì 2 settembre 2019
Riprendiamo questo articolo, su segnalazione dell'autore che ringraziamo, dal suo blog Augustocavadi.com
“Repubblica – Palermo”
23.8.2019
LE SPIEAGGE VANDALIZZATE COME RESA DELLA LEGALITA’”
Che cosa siamo capaci di fare – e di non fare – noi siciliani sui nostri lidi è più che noto. Meno chiare le vie per uscire da questa vergogna che i racconti dei turisti – una volta tornati in patria – rendono di dominio mondiale.
 La prima certezza è che, come di fronte a tutti i problemi complessi, le risposte semplici sono sbagliate. Questioni articolate esigono strategie articolate: dunque basate sulla logica dell’ et – et (della sinergia contestuale) e non dell’aut-aut (o intervento qua o intervento là). Possibilmente sotto la regia di quelle istituzioni pubbliche che, prima di ogni altra virtù, dovrebbero qualificarsi per questo sguardo sinottico, comprensivo. 
 Nel nostro caso è evidente che la sola educazione civica (promossa dalla scuola e dalle associazioni ambientaliste) non basta; che il solo rafforzamento dell’efficienza degli addetti alla pulizia (per conto delle aziende municipali) non basta; che la sola repressione poliziesca (da parte delle Capitanerie di porto e delle Forze dell’ordine) non basta. Ma è altrettanto evidente che educazione, efficienza tecnica, repressione siano – una per una – necessarie e che solo se attivate contemporaneamente possono dare i frutti sperati. Se uno solo di questi pedali rimane inattivo, è tutta la macchina che s’inceppa.
  Poiché abito nella borgata di Vergine Maria – tra il cimitero dei Rotoli e Mondello – godo di un angolo di osservazione privilegiato. Dopo anni di impegno silenzioso, diuturno, di varie agenzie educative del territorio (tra cui le scuole, la Pro loco, altre associazioni locali e perfino singoli cittadini particolarmente sensibili) si è registrato un indubbio miglioramento delle condizioni della deliziosa spiaggia ai piedi della settecentesca tonnara Bordonaro. Questo miglioramento è dovuto non solo a un più civile comportamento dei bagnanti, ma anche a una presenza più costante degli addetti alla pulizia che ogni mattina asportano i rifiuti. Ma in agosto, soprattutto in vista del Ferragosto, la spiaggia è invasa di tende (con frigoriferi, cucine, relativi gruppi elettrogeni - tutto, insomma, tranne che bagni chimici) piantate da persone che arrivano un po’ da tutta la città. Sollecitati da articoli, lettere, e-mail, telefonate…anche quest’anno sono arrivati alcuni agenti di polizia e della Capitaneria di porto. Che abbiano cercato, con garbo, di spiegare la necessità di non invadere uno spazio pubblico (tra l’altro abitualmente frequentato da cittadini che non hanno i soldi per pagarsi un lido attrezzato né tanto meno di partire per le Maldive) è stato un segno, anche questo, di civiltà; ma che, dopo questo tentativo di persuasione morale, gli stessi agenti siano andati via lasciando la situazione pressoché inalterata (e, dopo poche ore, addirittura peggiorata) è stato un imperdonabile segno di debolezza dello Stato. Con diverse conseguenze perniciose.
 Prima: la mancata azione repressiva in nome della legalità democratica ha inficiato i benefici di anni di educazione dei bagnanti del luogo e di impegno degli addetti alla pulizia, scoraggiando chi lavora nei due ambiti.
 Seconda: i cittadini, soprattutto più giovani, hanno ricevuto una lezione etica a dir poco preoccupante: in Sicilia (come in molte parti d’Italia) vince il prepotente trasgressivo, perde il ligio alle leggi giuste. Questa mentalità non è mafia, ma ne costituisce l’humusideale.
 Terza: l’anomia galoppante (più che l’illegalità, cresce ogni giorno la a-legalità) esaspera gli umori di chi non può, o non vuole, farsi giustizia da sé. Serpeggia, sempre meno nascostamente, la domanda di amministratori della cosa pubblica che abbiano il pugno duro; di politici reazionari che – magari compiacenti con chi costruisce ville abusive – siano però spietatamente attenti ad assicurare un “ordine pubblico” spicciolo, quotidiano. 
 Insomma: le spiagge sporcate, alla fine del bilancio, risultano il male minore. Su di esse, come su una pista aeroportuale, decollano lo scoraggiamento dei cittadini migliori, la cultura para-mafiosa e il consenso verso quelle forze politiche che non fanno la sciocchezza di trascurare le esigenze spicciole della gente ‘comune’ (magari occupate ad esaltare i movimenti ambientalisti nel resto del mondo). Che poi sono la stragrande maggioranza degli elettori.
Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com



Martedì 03 Settembre,2019 Ore: 22:29
 
 
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