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www.ildialogo.org Il futuro Ŕ dietro di noi,di Paolo Farinella, prete

Il futuro Ŕ dietro di noi

di Paolo Farinella, prete

[pubblicato su la Repubblica/Il Lavoro (locale) domenica 25 aprile 2010, p. XVI con il titolo: «Perché non possiamo tradire l’eredità lasciati dai partigiani»]
1945 – 25 Aprile – 2010: ricorre il 65° anniversario della liberazione dell’Italia dal ventennio fascista e dal dominio nazista che aveva deturpato l’Europa d’oriente e d’occidente. Cinquanta milioni di morti, sei milioni di Ebrei nei forni crematori e un altro paio di milioni di morti tra zingari, omosessuali, rom e oppositori sono stati il prezzo amaro della ragione e dell’etica. Oggi c’è chi nega l’olocausto, anche tra i vescovi, chi perseguita gli zingari e i rom, chi aggredisce gli omosessuali, chi dell’antisemitismo fa la bandiera dell’insipienza e chi elimina gli oppositori con campagne di fango, in nome del partito dell’amore prostituito in diretta tv. L’Italia è governata dagli eredi di chi ha provocato quella tragedia, capeggiati da un gerarca che quel sistema fascista e autoritario vuole reintrodurre per l’esaltazione del suo potere demagogico, in funzione del quale distrugge le fondamenta stesse dello Stato.
Gli alleati ci restituirono la libertà con un sacrificio grande, ma dentro quel contesto, la Resistenza italiana ha lavato l’onta di una nazione prona, succube e vergognosamente complice di un regime immorale. Senza la Resistenza, l’Italia non sarebbe mai stata una nazione tra le nazioni, ma una riserva di caccia dei vincitori. La dignità ritrovata è stata dipinta a colori e con orgoglio nei primi cinquantaquattro articoli della suprema Carta che definisce il volto dell’Italia nuova. L’art. 1 delimita i confini invalicabili entro i quali è custodita la dignità di Nazione: Repubblica, Democrazia e Lavoro sono pilastri portanti della Casa comune. Il popolo è il detentore/custode della sovranità su cui deve vigilare affinché nessuno oltrepassi i confini della Costituzione, tanto meno coloro a cui la sovranità è delegata con il voto. Il popolo elegge, ma non concede investiture perché non può e non può perché non è la fonte della sovranità. Per questo l’eletto non può mai avere impunità, ma è responsabile delle sue azioni.
L’art. 54 (l’ultimo della parte prima) stabilisce la fedeltà alla Repubblica come risultato dell’osservanza della Costituzione e delle Leggi, ed esige da chi svolge funzioni pubbliche disciplina e onore sanciti da giuramento. L’architettura costituzionale di questa prima parte della Carta è il frutto più bello e maturo della Resistenza, sintesi dalla convergenza etica dei tre filoni culturali che innervano l’Italia dell’immediato dopoguerra: cristiano-cattolico, comunista-socialista e liberale. Alla Costituente parteciparono uomini e donne che partendo dalla loro ideale, sociale e politica seppero guardare al futuro della Nazione, sacrificando ognuno parte della propria ideologia alle ragioni degli altri ai quali si riconoscevano stessi diritti e medesimi doveri. Fu il momento più alto e sublime del popolo italiano che il 1 gennaio 1948 poté presentarsi al mondo intero come popolo dalla dignità reintegrata.
Oggi la Resistenza e la guerra di liberazione sembrano essere state inutili se il parlamento è diventato un bivacco sordo e grigio nelle mani di un burattinaio perché dilaga la professione dei burattini che amano farsi manovrare per un affare, un intrigo, una prostituta, un appalto. Ancora una volta spetta a noi cittadini di strada essere i cani da guardia della legalità e della dignità della Nazione. So che molti stanno mollando gli ormeggi: «Chi me lo fa fare?». Rispondo: nessuno, solo la coscienza di adempiere il proprio dovere, di servire il proprio Paese, di onorare i morti che morendo ci lasciarono la coscienza della libertà. E’ il diritto fedeltà agli ideali che i Resistenti deposero nelle nostre mani. Non per tornaconto, ma per dignità e coerenza. Per questo motivo tra le finalità esplicite della associazione di solidarietà «Ludovica Robotti-San Torpete» che stiamo costituendo, vi è la prima parte della Costituzione, come condizione previa per essere soci. E’ un onore per me, è un dovere, ma anche un orgoglio.
 
 
Paolo Farinella, prete
Parrocchia S. Torpete - Genova


Mercoledý 28 Aprile,2010 Ore: 15:49
 
 
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