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www.ildialogo.org Il cardinale tra retorica e realtÓ,di don Paolo Farinella

Il cardinale tra retorica e realtÓ

di don Paolo Farinella

[pubblicato su la Repubblica/Il Lavoro (locale) 31 gennaio 2010, p. XI con il titolo:
«Se la Chiesa ufficiale si indigna solo per la violenza al premier »]
            Per questa domenica avevo altri argomenti su cui riflettere, ma lunedì 25 gennaio ho letto la prolusione del card. Angelo Bagnasco al comitato centrale della Cei e sono rimasto in apnea. Lo stile curiale del cardinale non chiama mai le cose per nome, ma usa un genere letterario ecclesiastico: felpato, e fumoso, allusivo e sempre tra le righe. Finalmente, dopo quasi un anno, cita il Presidente del Consiglio per i fatti di Milano,con queste parole: «La situazione interna ha continuato a surriscaldarsi fino all’episodio violento ed esecrabile che ha riguardato il Presidente del Consiglio. Maestri nuovi del sospetto e del risentimento sembrano talora riaffiorare all’orizzonte lanciando parole violente che, ripetute, possono resuscitare mostri del passato». Ancora:  «Non serve a nessuno che il confronto pubblico sia sistematicamente ridotto a rissa, a tentativo di dominio dell’uno sull’altro. Allo stesso modo è insopportabile concentrarsi unicamente sulla denigrazione reciproca, arrivando talora a denigrare il Paese intero pur di far dispetto alla controparte». Infine citando il Presidente della Repubblica invita tutti «a mettere da parte calcoli individuali, e talora anche meschini, per riuscire negli obiettivi generali».
C’è qualcosa che non torna perché chi legge riceve il messaggio che anche il cardinale, senza alcun distinguo e non citando situazioni e occasioni, faccia di ogni erba un fascio, finendo per deformare lui stesso quella verità di cui chiede rispetto alla stampa. Il cardinale fa finta di non sapere che da quasi un anno Berlusconi è stato sulle pagine dei giornali nazionali e internazionali, per frequentazioni di prostitute in sedi istituzionali, per scambio di posti in parlamento e al governo con sesso e servizi annessi,  per spergiuro pubblico sui figli, per politiche eversive dello stato sociale, per leggi contro il Diritto internazionale e la Costituzione, e infine dal mondo intero è stato bollato di indegnità a governare. In questo «ciarpame», da parte della Cei e del suo presidente nessuna parola, nessun alito di vento, nemmeno di brezza leggera. Anche la violenta e tragica vicenda del direttore di Avvenire, Dino Boffo, distrutto per ordine di Berlusconi e da mano di killer appositamente armato di fango, falsità costruita a tavolino, è stata trattata con discrezione, con tatto e quasi con tremore, dando al popolo italiano l’immagine di una gerarchia ossequiente, nonostante la morale, nonostante la bassezza in cui il «de cuius» ha fatto piombare l’Italia.
Ci voleva il volo del duomo di Milano per indurre il presidente della Cei a recuperare la sua capacità «indignativa», ma per essere solidale con chi, unico, è stato il fautore, il seminatore, il divulgatore di odio e di violenza in tutto il Paese. Il cardinale deve dire con nome e cognome chi lancia all’orizzonte «parole violente che, ripetute, possono resuscitare mostri del passato», altrimenti diventa anche lui un «cattivo maestro». Da ciò che resta della sinistra, a Berlusconi è stato sempre chiesto conto delle sue azioni e scelte politiche, pretendendo che si faccia giudicare dai tribunali che egli definisce «plotoni di esecuzione», nello stesso momento in cui cambia la Costituzione e modifica il Diritto trasformandolo in privilegio personale. Perché questa politica surreale del colpo al cerchio e l’altro alla botte da parte della Cei? Perché non dire che l’uomo più violento oggi in Italia, amico del comunista Putin e dei dittatori, che fomenta violenza, che ingigantisce le conseguenze della violenza che lui stesso genera e alimenta non è altri che Silvio Berlusconi, uomo senza pudore e senza senso dello Stato? Diversamente l’accenno a «mettere da parte calcoli individuali» è solo un esercizio vacuo di vuote parole, perché così non solo si assassina la verità, ma si trasforma la morale in moralismo, la politica in sentina e i vescovi in cultori di «servo encomio».
 
Paolo Farinella, prete
Parrocchia S. Torpete - Genova


Mercoledý 03 Febbraio,2010 Ore: 15:03
 
 
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