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www.ildialogo.org Feudalesimo moderno,di Lidia Menapace

Feudalesimo moderno

di Lidia Menapace

25 febbraio 2012
Se mi fossi fermata un momento, invece di precipitare alle conclusioni sui supplenti, avrei potuto citare l'intervista di Marchionne, uno sperticato elogio a Monti, per far capire quanto si illude Veltroni a volerlo considerare  un riformista e a starci attaccato, dato e non concesso che  Veltroni c'entri qualcosa con qualcosa di sinistra. Che Marchionne consideri Monti il capo di un governo che Marx definirebbe scientificamente  "gabinetto d'affari della borghesia", non ci sono dubbi.
  A questo punto dovrei, secondo quanto avevo detto, parlare di sicurezza. Ma non mantengo la promessa, perchè voglio (e spero che la cosa interessi anche chi mi legge) ripercorrere bene la vicenda sindacale. Non senza osservare di sfuggita che le tasse sugli edifici non di culto della chiesa cattolica sono state reintrodotte con emendamento nel Milleproproghe e il governo dichiara che è vi costretto dall'Europa e comunque non ci saranno arretrati e i pagamenti  incominceranno nel 2013.  Quindi è  vero più di quanto non credessi, che a "pensar male della gente  si fa peccato, ma s'indovina". Vedremo se prima di allora troveranno qualche scappatoia.
  Quando il governo Berlusconi (pardon!, come si dice per scusarsi di una parolaccia) pensò di affrontare le questioni del lavoro, il suo ministro al ramo,  un exsocialista persino lombardiano, Sacconi, enunciò con grande enfasi la sua "modernizzazione", che consisteva nel proporre come metodo di trattativa tra le parti sociali l'arbitrato obbligatorio. Quando sento parlare di qualcosa di "moderno", a me viene sempre in mente il leopardiano "Dialogo della moda e della morte" infatti le cose di moda o moderne passano presto e muoiono. Ma non sempre, talvolta la morte la disseminano. Scusate la divagazione letteraria. Moderno o no che sia, l'arbitrato obbligatorio trasforma il sindacato da agente contrattuale, dotato di una certa carica conflittuale in una struttura della composizione coatta. Trasforma cioè il sindacato in corporazione, come fece il fascismo che addirittura chiamò poi il suo "parlamento" Camera dei fasci e delle corporazioni. Le corporazioni hanno comunque una data di nascita ben più antica e sono state -durante tutto il Feudalesimo- una struttura di composizione del conflitto soclale, che almeno riconosceva che anche i lavoratori dipendenti erano da tutelare. Insomma passavano da schiavi  a servi della gleba. Certamente una modernizzazione.
  La Fiom sta già con le orecchie dritte da settembre ed enuncia una piattaforma molto importante che viene respinta dal governo e dai padroni, la Cgil rompe con le altre  centrali  sindacali e non firma. Inopinatamente  il papa riceve con  grandi elogi la Cisl, Angeletti  non ha angeli  custodi, ma arriva dalla stessa storia di Sacconi. La rottura sindacale mette i lavoratori e le lavoratrici Fiat in una condizione di estrema debolezza e ricattabilità: ma questa è storia nota e gloriosamente  triste. E torniamo a Benedetto XVI. Che fa l'elogio delle corporazioni come agenti di coesione sociale (e potevate immaginare che non ci saremmo trovata tra i piedi la coesione sociale?). E il papa e il primo ministro e il presidente della repubblica e tutti i personaggi importanti sono lì che ci vorrebbero coesi, coesi stretti stretti, fino a non poter nemmeno dire  "Ahi!": zitti e buoni, che ci pensano lorsignori.
  Lodando le corporazioni,  Ratzinger comunque sconfessa Leone XIII, il papa della Rerum novarum, la prima enciclica sociale cattolica, dalla quale poi segue la Dottrina sociale della  Chiesa. Siamo nel 1882, mi pare. Per preparare l'enciclica Leone XIII, come si usa,  interpella teologi  vescovi e monsignori. Naturalmente  nessuna teologa, nè suora. Vuol sapere se deve condannare  il sindacato e confermare l'esclusività delle corporazioni, oppure se può ammettere anche i sindacati: tutti gli interpellati, tranne mons Ketteler e Kolping, che lavorano tra gli operai delle zone cattoliche più industrializzate, che sono  in Germania Belgio e Austria, tutti dunque gli rispondono che il sindacato è uno strumento diabolico, eversivo, da condannare. Il papa non cambia opinione e nell'enciclica  dichiara che il sindacato non è illecito, anche se sarebbero meglio le  corporazioni.  Il tentativo di tenere diviso il movimento operaio  la  Chiesa lo tenta ancora anche dopo la seconda guerra mondiale, quando fonda le Acli, proprio per tenere operai e operaie cattoliche fuori dall'influenza delle sinistre nel sindacato unitario.
 Incominciata la lunga marcia della trattativa sul mercato del lavoro, sia la ministra Fornero, sia il presidente Monti seguitano a dire che si tratta, ma comunque il governo deciderà: come dire  che il governo si considera titolare dell'arbitrato obbligatorio. Tutto va al ralllentatore, tranne la miseria e anche la rabbia. bisogna praticare l'alternativa.      


Sabato 25 Febbraio,2012 Ore: 08:59
 
 
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