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www.ildialogo.org PERCHE’ GRETA HA SCOSSO IL MONDO? IL SUCCESSO DELLO SCIOPERO SCOLASTICO DEL VENERDI’,di Raffaello Saffioti

PERCHE’ GRETA HA SCOSSO IL MONDO? IL SUCCESSO DELLO SCIOPERO SCOLASTICO DEL VENERDI’

di Raffaello Saffioti

TRA EDUCAZIONE POLITICA E RELIGIONE
L’invenzione di Greta Thunberg
Greta Thunberg è ormai nota in tutto il mondo. Dopo il successo del terzo sciopero globale per il clima dobbiamo sentirci interpellati e chiederci: quale il senso, quali le ragioni?
L’iniziativa della sedicenne svedese, lo sciopero scolastico del venerdì, è stata una sua invenzione.
Da essa è nato il movimento mondiale “Fridays For Future” (FFF).
Qual è il suo messaggio?
La storia è iniziata un venerdì di agosto, appena un anno fa, quando Greta, da sola, e contro la volontà dei genitori, seduta davanti al Parlamento di Stoccolma, ha esposto il cartello con su scritto “Skolstrejk for klimatet”. Questa è una storia che va studiata, attraverso i documenti.
L’allarme per l’emergenza climatica non è nuovo. L’hanno lanciato, prima di Greta, gli scienziati, ma non hanno avuto il suo successo. E dobbiamo pure ricordare l’enciclica di Papa Francesco “Laudato si’”.
Ma non dobbiamo ignorare che non tutti sono d’accordo per l’emergenza climatica e ci sono quelli che già scrivono di “allarmismo climatico”.[1]
Il successo dello “sciopero scolastico globale del venerdì” è stato crescente, dal primo, quello del 15 marzo 2019 al terzo, del 27 settembre scorso.
Il 27 settembre 2019: la scuola nelle strade e nelle piazze
Quello del 27 è stato considerato “giustificato” in Italia dal Ministro della Pubblica Istruzione, Lorenzo Fioramonti, che ha usato il termine “manifestazione” al posto di “sciopero”.
Si è caratterizzato per la partecipazione anche di presidi, insegnanti e adulti, oltre che degli studenti. (giovani e giovanissimi). Ma si è caratterizzato, soprattutto, per la novità della sua organizzazione e del suo svolgimento. Sembrava, è stato detto, “un fiume in piena”. Ha avuto, tra le adesioni, quella di sindacati e università, non ha avuto leader, né bandiere di partito, e si è svolto in modo assolutamente pacifico e nonviolento.
Il messaggio: le parole di Greta al vertice sul clima all’ONU
Greta ha detto:
“Il mio messaggio è che noi giovani vi terremo d’occhio”.
“Mi avete rubato i sogni e l’infanzia con le vostre parole vuote”
“Interi ecosistemi sono al collasso. Siamo all’inizio di un’estinzione di massa. E tutto quello di cui parlate sono i soldi e le favole dell’eterna crescita economica. Come osate!”.
“Dite che ci ‘ascoltate’ e che capite l’urgenza. Ma non importa quanto sia triste o arrabbiata, io non voglio credervi. Perché se davvero aveste capito la situazione e continuaste a non agire, allora sareste cattivi. E non vi voglio credere”.
“E voi non siete ancora maturi abbastanza per dire le cose come stanno.
Ci state deludendo. Ma i giovani stanno iniziando a capire il vostro tradimento. Gli occhi di tutte le generazioni future sono su di voi. E se scegliete di deluderci, vi dico che non vi perdoneremo mai. Non ve la faremo passare liscia. Qui, ora, è dove tracciamo questa linea. Il mondo si sta svegliando. E il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o no”.[2]
Alcune espressioni di Greta sono divenuti slogan per il movimento e li abbiamo letti sui cartelli dei cortei.
Il discorso all’ONU era rivolto ai grandi della Terra ed aveva un valore politico.
Ma l’iniziativa di Greta e il movimento che da essa è nato hanno anche un valore educativo.
Cerchiamo il senso delle parole.
Qual è il compito della scuola come istituzione educativa?
Cosa significa “educare”?
Dopo Greta, il compito della scuola è messo in discussione, ma anche quello della famiglia e delle istituzioni educative.
L’emergenza climatica provoca la politica dei governi, ma anche l’economia e lo stile di vita di ogni persona.
Come dire: il modo di pensare e di vivere.
Si pone, quindi, la “questione educativa”.
Greta e il movimento FFF hanno contestato la scuola e si sono rivelati come “nuovi maestri”.
Dalla storia mondiale dell’educazione abbiamo imparato che “educare” è sinonimo di “coscientizzare”.
Sono da ricordare: Danilo Dolci (1924-1997), Paulo Freire, educatore brasiliano (1921-1997)
Danilo Dolci ha scritto:
“C’è chi insegna
guidando gli altri come cavalli
passo per passo:
forse c’è chi si sente soddisfatto
così guidato.

C’è chi insegna lodando
quanto trova di buono e divertendo:
c’è pure chi si sente soddisfatto
essendo incoraggiato.
(…)
C’è pure chi educa, senza nascondere
l’assurdo ch’è nel mondo, aperto ad ogni
sviluppo ma cercando
d’essere franco all’altro come a sé,
sognando gli altri come ora non sono:
ciascuno cresce solo se sognato.” [3]
Educare: lo scienziato appura quanto ignora di questo verbo.
Educare un mondo congruo a vivere, in cui l’umano uno senta necessario scoprire e attuare un’unità più complessa, forse significa:
imparando a guardare e osservare (dai miei occhi escono radici e cordoni ombelicali nel mondo, dalle mie orecchie, dalla pelle, da tutta la mia persona), favorire in ognuno l’iniziarsi dalla naturale curiosità allo scoprire esprimendosi, al sapere rapportare comunicando;
contribuire a svegliare, scoprire e ampliare l’interesse profondo – il bisogno di essere tra, di essere dentro: poiché ognuno percepisce, esprime, reagisce e cresce diversamente, segnato dalla sua preistoria, esercitare la scienza-arte della levatrice rispettando i valori genetico-potenziali;
formare laboratori maieutici in cui, valorizzando anche tempi e spazi diversi, ognuno possa risultare levatrice ad ognuno: in cui la struttura ambientale condizioni in modo organicamente liberatorio dalle diverse forme di chiusura, oppressione, ignoranza, ansia, paura, attraverso la continua ricerca;
comunicare sostenendo via via nel tempo il creativo compiersi di ognuno; […]”.[4]
Paulo Freire:
“Nessuno educa nessuno – nessuno educa se stesso – gli uomini si educano tra loro con la mediazione del mondo”.[5]
Tempo di cambiamento
“E il cambiamento sta arrivando”, ha detto Greta, concludendo il suo intervento di 4 minuti all’ONU. Il movimento giovanile per l’emergenza climatica può essere interpretato come uno dei “segni del tempo”?
Siamo tutti chiamati a prenderne coscienza.
Messaggio di Papa Francesco per il “Patto educativo”
Non è senza significato il Messaggio di Papa Francesco per il Patto educativo”, del 12 settembre 2019, proprio nel mese del vertice dell’ONU sul clima e del terzo sciopero globale del movimento “Fridays For Future”, del 27 settembre scorso.
Con il suo Messaggio Papa Francesco, a distanza di qualche anno dall’Enciclica “Laudato si’”, rinnova “l’invito a dialogare sul modo in cui stiamo costruendo il futuro del pianeta e sulla necessità di investire i talenti di tutti, perché ogni cambiamento ha bisogno di un cammino educativo per far maturare una nuova solidarietà universale e una società più accogliente”.
Leggiamo nel Messaggio:
“Per questo scopo desidero promuovere un evento mondiale nella giornata del 14 maggio 2020, che avrà per tema ‘Ricostruire il patto educativo globale’: un incontro per ravvivare l’impegno per e con le giovani generazioni, rinnovando la passione per un’educazione più aperta ed inclusiva, capace di ascolto paziente, dialogo costruttivo e mutua comprensione. Mai come ora, c’è bisogno di unire gli sforzi in un’ampia alleanza educativa per formare persone mature, capaci di superare frammentazioni e contrapposizioni e ricostruire il tessuto di relazioni per un’umanità più fraterna.
Il mondo contemporaneo è in continua trasformazione ed è attraversato da molteplici crisi. Viviamo un cambiamento epocale: una metamorfosi non solo culturale ma anche antropologica che genera nuovi linguaggi e scarta, senza discernimento, i paradigmi consegnatici dalla storia. […]
Ogni cambiamento, però, ha bisogno di un cammino educativo che coinvolga tutti. Per questo è necessario costruire un ‘villaggio dell’educazione’, dove, nella diversità, si condivida l’impegno di generare una rete di relazioni umane e aperte. […]
In un simile villaggio è più facile trovare la convergenza globale per un’educazione che sappia farsi portatrice di un’alleanza tra tutte le componenti della persona: tra lo studio e la vita; tra le generazioni; tra i docenti, gli studenti, le famiglie e la società civile con le sue espressioni intellettuali, scientifiche, artistiche, sportive, politiche, imprenditoriali e solidali. Un’alleanza tra gli abitanti della Terra e la ‘casa comune’, alla quale dobbiamo cura e rispetto. Un’alleanza generatrice di pace, giustizia e accoglienza tra tutti i popoli della famiglia umana nonché di dialogo tra le religioni.
Per raggiungere questi obiettivi globali, il cammino comune del ‘villaggio dell’educazione’ deve muovere passi importanti. In primo luogo, avere il coraggio di mettere al centro la persona. […] In un percorso di ecologia integrale, viene messo al centro il valore proprio di ogni creatura, in relazione con le persone e con la realtà che la circonda, e si propone uno stile di vita che respinga la cultura dello scarto. […]
Per questo desidero incontrare a Roma tutti voi che, a vario titolo, operate nel campo dell’educazione a tutti i livelli disciplinari e della ricerca. […] L’appuntamento è per il giorno 14 maggio 2020 a Roma, nell’Aula Paolo VI in Vaticano. […]
Cerchiamo insieme di trovare soluzioni, avviare processi di trasformazione senza paura e guardare il futuro con speranza. Invito ciascuno ad essere protagonista di questa alleanza, facendosi carico di un impegno personale e comunitario per coltivare insieme il sogno di un umanesimo solidale, rispondente alle attese dell’uomo e al disegno di Dio”.
Papa Francesco aveva già espresso il suo incoraggiamento a Greta, ma non l’aveva ricevuta quando era venuta a Roma, ad aprile, ed era stata ricevuta al Senato, prima della manifestazione del movimento Fridays For Future del 19 aprile scorso, in Piazza del Popolo.
L’iniziativa di Papa Francesco per il “Patto educativo 2020” si inserisce nella linea del suo pontificato, caratterizzato da molteplici interventi di segno profetico ed evangelico, per la pace e per gli ultimi.
Ma rimane prigioniero di un ruolo assegnato dalla costituzione gerarchica della Chiesa- istituzione e soffre una forte ostilità nei suoi confronti, in parte espressa, di più sommersa, nella piramide ecclesiastica.
Durante il suo viaggio in Mozambico, nell’incontro privato con un gruppo di 24 gesuiti il 5 settembre ha detto: “E’ importante che la gente preghi per il Papa e per le sue intenzioni. Il Papa è tentato, è molto assediato: solo la preghiera del suo popolo può liberarlo, come si legge negli Atti degli Apostoli”.
“Quando Pietro era imprigionato, la Chiesa ha pregato incessantemente per lui. Se la Chiesa prega per il Papa, questo è una grazia. Io davvero sento continuamente il bisogno di chiedere l’elemosina della preghiera. La preghiera del popolo sostiene”.[6]
Religione e politica
Il prossimo 2 ottobre ricorre il 150° anniversario della nascita di GANDHI (2 ottobre 1869-30 gennaio 1948). Per la ricorrenza, è stata organizzata la “Giornata interreligiosa di studio”, il 1° ottobre, dal “Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso”.
Su “Il nesso tra religione e politica in Gandhi”, Rocco Altieri (direttore della rivista “Quaderni Satyagraha”) ha scritto:
“… quella di Gandhi si presenta come un’evidente teologia politica dal basso: sollecita le coscienze a purificare le religioni, a vivere l’autenticità del messaggio evangelico, libero dai dogmi, ma obbediente ai principi della verità e della nonviolenza.
Il nodo principale è esaminare il rapporto tra religione e politica, definendo cosa si intenda per religione e cosa si intenda per politica, e in questo la concezione nonviolenta si pone agli antipodi della teologia politica di Carl Schmitt.
[…] Secondo la visione nonviolenta la politica viene intesa non più come volontà di dominio, ma come servizio disinteressato agli ultimi, così come insegna il racconto pasquale della lavanda dei piedi. In questa prospettiva, religione e politica appaiono essere la stessa cosa.
Nel condividere questa fusione si scarta una ‘religione apolitica’, fondata su una concezione individualistica, privatistica e superstiziosa della religione. Come ha insegnato don Milani nella scuola di Barbiana: «Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l’avarizia».
La teologia politica di Gandhi trascende la scissione agostiniana tra le due città, la terrena e la celeste. In linea con Lamennais e Mazzini, il Regno di Dio non va inteso in un senso puramente spirituale, soprannaturale, ma va realizzato progressivamente qui e ora sulla terra.: «Sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra!», recita la preghiera cristiana per eccellenza (Mt 6, 10).
Scrive Benedetto Croce in un passo tra i più vibranti della sua opera:
«Las vita eterna non è uno stato da raggiungere in un di là o da vanamente sospirare, ma uno stato che si possiede e si sperimenta in ogni atto con cui pensiamo il vero, diamo forma al bello, operiamo il bene. In ciascuno di questi atti noi sentiamo di staccarci dal perituro e mortale e d’innalzarci verso l’imperituro, verso l’eterno e di unirci a Dio».
Secondo la prospettiva di un Dio che, secondo il Magnificat (Luca 1, 46-56), detronizza i potenti ed eleva gli umili, si tratta finalmente di operare il riconoscimento di una teologia politica nonviolenta, alternativa a quella autoritaria e violenta dei teorici machiavellici della politica”.[7]
***
Palmi, 29 settembre 2019
Raffaello Saffioti
Centro Gandhi-PALMI (RC)
raffaello.saffioti@gmail.com

 

 
1 Leggere il “buongiorno del direttore” su “il dialogo” del 30 settembre 2019 (https://www.ildialogo.org/buongiorno/index.htm).
3 DANILO DOLCI, Poema umano, Einaudi, 1974, p. 105.
4 DANILO DOLCI, Palpitare di nessi, Armando Armando, Roma, 1985, p. 113.
5 PAULO FREIRE, La pedagogia degli oppressi, Mondadori, 1971, p. 79.
6 Da HuffPost, Cronaca, del 26/09/2019.
7 ROCCO ALTIERI, Religione e politica in Gandhi, “Quaderni Satyagraha”-Supplemento N. 36, Centro Gandhi edizioni, pp. 30-32.



Martedì 01 Ottobre,2019 Ore: 09:04
 
 
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