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www.ildialogo.org La domenica di Eric Liddel,di Luca Baratto, curatore del “Culto Evangelico” in onda su RAI Radiouno

La domenica di Eric Liddel

di Luca Baratto, curatore del “Culto Evangelico” in onda su RAI Radiouno

EDITORIALE agenzia NEV del 03/07/2012 sul tema della Domenica libera dal lavoro


Chi ha visto “Momenti di gloria” - il film di Mark Hughes che racconta le vicende della squadra britannica di atletica alle Olimpiadi di Parigi del 1924 – ricorderà il missionario e velocista scozzese Eric Liddel che rinunciò a correre i 100 metri perché la gara si sarebbe svolta di domenica, il giorno del riposo dedicato al Signore. Scelte e figure di un tempo antico, potremmo dire, che poco hanno a che fare con il nostro presente guidato dalla filosofia del 24/7 (ventiquattrore al giorno per sette giorni la settimana) e di un governo che ha appena liberalizzato gli orari e i giorni di apertura dei negozi. Eppure la questione della domenica sta ritornando centrale nella riflessione ecumenica europea. Nel 2009 è nata l'Alleanza europea per la domenica (ESA) che proprio lo scorso 4 marzo ha indetto una Giornata per le domeniche libere dal lavoro. Dell'ESA fanno parte organismi come la Conferenza delle chiese europee (KEK), la Commissione degli Episcopati della Comunità Europea (COMECE), la Chiesa evangelica tedesca (EKD), sindacati, tra cui le tre sigle maggiori italiane CGIL, CISL e UIL, e numerose associazioni. L'idea è di contrastare uno stile di vita basato esclusivamente sulla produzione e che calpesta il diritto dei lavoratori ad avere degli orari di lavoro dignitosi. Si vorrebbe invece proporre uno stile di vita in grado di tenere conto delle esigenze spirituali degli individui e della giusta conciliazione fra lavoro, famiglia e vita quotidiana.
Si tratta di obbiettivi condivisibili – non solo dalle chiese ma anche dai sindacati come si è visto – e che da un punto di vista teologico hanno una precisa legittimazione biblica. La Bibbia, infatti, ha una visione disincantata del lavoro: può indifferentemente nobilitare come sfigurare l'essere umano. Se la fatica e il sudore sono subito dati per scontati (Genesi 3), ciò che qualifica il lavoro umano è la sua alternanza con il rispetto del Sabato, il giorno del riposo. Il rispetto del Sabato fa parte dei dieci comandamenti ed ha due motivazioni: il riposo di Dio al termine della creazione (Esodo 20) e la liberazione dalla schiavitù d'Egitto (Deuteronomio 5). Nel primo caso il giorno del riposo è dedicato a Dio e alla sua opera: astenendomi dal lavoro affermo che la mia vita non dipende dalle mie opere e da ciò che produco, ma dipende dall'opera più grande e continua del Signore che mi ha dato la vita e ha creato l'universo. Nel secondo caso, mi astengo dal lavoro per mostrare la libertà che il Signore mi ha offerto liberandomi dalla schiavitù d'Egitto: da uomo e donna libera non mi faccio schiavizzare né dal lavoro né dall'avidità che la produzione continua porta necessariamente con sé. Guai a voi mercanti che aspettate la fine del sabato per poter continuare a imbrogliare i vostri clienti con le bilance false e ad opprimere il povero, accusa il profeta Amos.
Indubbiamente il nostro mondo si è colpevolmente incamminato in una frenesia che non rispetta i tempi della dignità umana, che garantisce ai proprietari la libertà di tenere aperti i negozi la domenica ma non garantisce la libertà dei loro dipendenti che non possono certamente scegliere i propri orari di lavoro. Il nostro mondo senza riposo, 24/7, non solo è ateo – cioè, si pensa senza considerare la presenza di Dio e della sua opera che precede qualsiasi nostra impresa – ma è del tutto materialista, incapace di capire altre esigenze se non quelle della produzione e del consumo. E questo sia in momenti di benessere economico che in tempi di crisi.
Le ragioni dell'Alleanza per una domenica libera dal lavoro sono dunque più che condivisibili. Non mancano però alcune domande che vanno necessariamente sollevate perché il giorno del riposo che propone l'Alleanza non può certamente essere la domenica di Eric Liddel che viveva in un'Europa culturalmente e religiosamente omogenea. Siamo sicuri che la rinnovata centralità della domenica sia la soluzione giusta in società multiculturali e multireligiose come quelle europee attuali? Già l'osservanza della domenica come giorno del Signore non è comune a tutti i cristiani: gli avventisti del 7° giorno, come ben specifica il loro nome, osservano il sabato, un diritto che è loro riconosciuto dalle Intese con lo Stato italiano. Gli ebrei osservano il sabato, mentre i musulmani il venerdì. E gli atei o i non religiosi: perché dovrebbe essere più importante la domenica rispetto a un altro giorno della settimana? Allo stesso modo, c'è da chiedersi se la domenica libera dal lavoro possa essere realmente un momento liberante in una settimana altrimenti caotica. Ho piuttosto l'impressione che la domenica giorno del riposo fosse in passato il prodotto di una settimana dai ritmi meno frenetici di quelli di oggi. Una domenica libera dal lavoro rischia di diventare come la domenica libera dalle automobili: un simbolo che non risolve il problema.
Insomma, l'Alleanza ha individuato un problema reale e scottante, lo ha motivato con rigore e credibilità; rimane però il dubbio che la soluzione proposta abbia in mente il mondo del signor Liddel piuttosto che quello di un povero signor Rossi che ogni sacrosanto giorno attraversa la sua città per recarsi al lavoro.  (nev-notizie evangeliche 10/2012)


Sabato 10 Marzo,2012 Ore: 20:05
 
 
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Economia

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