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www.ildialogo.org l comitato greco sul debito ha dichiarato che tutto il debito verso la troika è “illegale, illegittimo e odioso”,a cura della redazione

l comitato greco sul debito ha dichiarato che tutto il debito verso la troika è “illegale, illegittimo e odioso”

Rassegna stampa sul debito greco


a cura della redazione

Il debito greco verso la troika è “illegale, illegittimo e odioso”. Lo dice Commissione per la verità sul debito pubblico greco costituita dal governo Greco ad aprile. Sono stati violati leggi nazionali ed internazionali, trattati e statuti. Chi esige quel debito dalla Grecia può essere considerato semplicemente un bandito e come tale dovrebbe essere trattato. Quello greco è un debito che deve essere semplicemente cancellato, come hanno fatto ad esempio in Islanda qualche anno fa. Di seguito riportiamo una serie di articoli che sintetizzano il rapporto il cui testo integrale, in inglese, è reperibile qui.
La verità sul debito greco
La partita in Grecia sembra ancora aperta. Ancora non è chiaro come andranno a finire le negoziazioni del governo Tsipras con le istituzioni Ue e il Fondo monetario internazionale, se vi sarà una qualche forma di compromesso o uno strappo definitivo. Fra gli stessi sostenitori di Syriza, non c’è un consenso su cosa ci si debba augurare.
Quel che è sicuro è che la maggior parte dei commentatori, mostrando una certa equidistanza, non mostra un marcato interesse nella ricostruzione del precedente contesto. Così è rimasta abbastanza nel buio una delle notizie più esplosive dal «fronte greco».
Ambrose Evans-Pritchard, giornalista britannico «conservatore burkiano» (dal nome del liberale inglese che avversava la Rivoluzione francese) non è certo incline al radicalismo di sinistra, afferma che la crisi del debito greco è la «guerra all’Iraq della finanza».
Avrebbe senso una discussione ignorando le falsità sulle armi di distruzione di massa? O togliendo dal tavolo le manipolazioni della coalizione degli invasori?
Il 17 giugno si è tenuta al Parlamento greco, al cospetto della presidente dell’Assemblea e del premier Tsipras, la presentazione del rapporto preliminare della Commissione per la verità sul debito pubblico greco costituita ad aprile. Il belga Eric Toussaint del Comitato per l’annullamento del debito del Terzo mondo (Cadtm) è stato scelto dalla presidente Zoe Konstantopoulou (che ha promosso la Commissione) per il coordinamento scientifico. Chi segue da tempo le vicende di finanza legate a debiti internazionali sa che il Cadtm è il soggetto più qualificato e preparato per un compito del genere, attivo dagli anni Ottanta in questo campo: lo stesso Toussaint è stato il coordinatore dell’analoga Commissione che ha lavorato sul debito dell’Ecuador, su impulso del governo Correa.
I contenuti del Rapporto preliminare, on line dal 18 giugno nel sito istituzionale del Parlamento greco, sono esplosivi.
Investigando come si è formato il debito pubblico greco dalle origini e il modo in cui si è ingigantito sotto la tetra tutela della Troika, evidenzia come tali meccanismi abbiano fondamentalmente salvato le grandi banche d’affari; le istituzioni fossero consapevoli di creare un debito impagabile e insostenibile (vengono citati documenti riservati usciti alla luce); di come gli accordi del 2010 abbiano prodotto costi aggiuntivi innecessari; di come si siano trasferiti i debiti delle banche su creditori istituzionali come il Fondo europeo di stabilità i cui soldi sono entrati direttamente nei forzieri degli istituti finanziari esposti, anziché avvantaggiare il popolo greco; di come i piani di aggiustamento si siano tradotti in misure lesive dei diritti umani.
Il debito greco insomma è in larga parte illecito, illegittimo ed odioso, il che costituirebbe una salda base giuridica per il suo annullamento.
È stato violato ogni genere di norma: diritto europeo, internazionale, Costituzione greca, il regolamento interno del Fmi.
L’introduzione della Commissione termina così: «Rendendo questo rapporto preliminare disponibile alle autorità e al popolo greci, si spera che costituirà uno strumento utile per coloro che vogliono uscire dalla distruttiva logica dell’austerità e difendere ciò che oggi viene messo in pericolo: diritti umani, democrazia, dignità dei popoli e il futuro delle prossime generazioni. In risposta a coloro che impongono misure ingiuste, il popolo greco dovrebbe rispondere con Tucidide riguardo la costituzione del popolo ateniese: “di nome è denominata una democrazia, perché l’amministrazione è gestita in vista degli interessi dei molti, non dei pochi”».
Articolo pubblicato sul sito:

 

Rapporto del parlamento ellenico: «Il debito pubblico greco è illegale, illegittimo e odioso»
Oneuro - Redazione
26 giugno 2015

 
«Il Comitato ritiene che la Grecia è stata ed è tuttora vittima di un attacco premeditato e organizzato da parte dell’FMI, della BCE e della Commissione europea. Questa missione violenta, illegale ed immorale aveva un unico obiettivo: spostare il debito privato sulle spalle del settore pubblico».
 
Riportiamo il sommario del rapporto preliminare dell’inchiesta della Commissione “Verità sul debito pubblico” istituito alcuni mesi fa dal parlamento ellenico. 
La Grecia si trova a un bivio: continuare i fallimentari “programmi di aggiustamento macroeconomico” imposti dai creditori o rompere le catene del debito e intraprendere un percorso di cambiamento reale.
A cinque anni dall’inizio dei programmi di aggiustamento, il paese rimane bloccato in una profonda crisi economica, sociale, democratica ed ecologica. La scatola nera del debito è rimasta chiusa e fino ad ora nessuna autorità, greca o internazionale, ha cercato di portare alla luce la verità su come e perché la Grecia è stata sottoposta al regime della troika. Il debito, nel cui nome nulla è stato risparmiato, è stata la variabile principale con cui si sono imposte nel continente politiche di stampo neoliberista che hanno provocato la recessione più lunga e più profonda mai sperimentata in Europa in tempo di pace.
C’è il bisogno immediato di affrontare una serie di dirimenti questioni giuridiche, sociali ed economiche. In risposta, il parlamento ellenico ha istituito, nel mese di aprile 2015, la Commissione “Verità sul debito pubblico”, per indagare sulla creazione e la crescita del debito pubblico, sul modo e sulle ragioni per le quali è stato contratto tale debito, e sull’impatto che le condizioni per la concessione dei prestiti hanno avuto sull’economia e sulla popolazione.
Alla Commissione Verità è stato dato il compito di sensibilizzare la popolazione – sia a livello nazionale che internazionale – in merito alle problematiche relative al debito greco, e di formulare argomenti e opzioni relativi alla cancellazione del debito.
La ricerca della Commissione presentata in questo rapporto preliminare mette in luce come l’intero programma di aggiustamento imposto alla Grecia sia stato – e resti – un programma politicamente orientato.
L’esercizio tecnico collegato alle variabili macroeconomiche e alle proiezioni del debito – variabili che hanno un impatto diretto sulla vita delle persone – ha permesso che la discussione sul debito rimanesse relegata ad un livello tecnico, basato sull’assunto secondo cui le politiche imposte alla Grecia avrebbero migliorato la sua capacità di rimborsare il debito. I fatti presentati in questo rapporto contestano tale tesi.
Tutte le prove che presentiamo in questo rapporto mostrano che la Grecia non solo non ha la capacità di ripagare questo debito, ma anche che il debito emerso dagli accordi della troika rappresenta una diretta violazione dei diritti umani dei cittadini greci. Di conseguenza, siamo giunti alla conclusione che la Grecia non debba pagare questo debito in quanto esso è illegale, illegittimo e odioso.
Abbiamo anche concluso che l’insostenibilità del debito pubblico greco era evidente fin dall’inizio ai creditori internazionali, alle autorità greche e ai media. Tuttavia, le autorità greche, insieme ad alcuni governi dell’UE, hanno cospirato, nel 2010, contro la ristrutturazione del debito pubblico al fine di proteggere le istituzioni finanziarie. I media hanno nascosto la verità raccontando che il piano di salvataggio avrebbe portato benefici alla Grecia, e al tempo stesso sviluppando la narrazione di una popolazione che si era meritata i sacrifici che le venivano imposti.
I fondi di salvataggio previsti in entrambi i programmi – quello del 2010 e quello del 2012 – sono stati gestiti esternamente attraverso schemi complicati, impedendo qualsiasi autonomia di bilancio. L’uso dei fondi di salvataggio è stato stabilito dai creditori; non è dunque un caso che meno del 10% di questi fondi siano stati destinati alle spese correnti del governo.
La relazione preliminare presenta una prima mappatura dei problemi chiave e delle questioni connesse con il debito pubblico; mette in luce le principali violazioni legali associate con la gestione del debito; e traccia le basi giuridiche su cui può basarsi la sospensione unilaterale del rimborso del debito.
I risultati sono presentati in nove capitoli strutturati come segue:
Il Capitolo 1Il debito prima della troika analizza la crescita del debito pubblico greco a partire dal 1980. Si conclude che l’aumento del debito non fu dovuto ad una spesa pubblica eccessiva, che di fatto è rimasta inferiore alla spesa pubblica di altri paesi della zona euro nello stesso periodo, ma piuttosto al pagamento di tassi di interesse estremamente alti, all’eccessiva e ingiustificata spesa militare, alla perdita di gettito fiscale causata dal deflusso illecito di capitali, alla ricapitalizzazione delle banche private da parte dello Stato, e agli squilibri internazionali determinati dai difetti nella progettazione dell’unione monetaria stessa.
L’adozione dell’euro ha portato a un drastico aumento del debito privato in Grecia e contestualmente dell’esposizione creditoria delle banche europee e greche. Nel 2009, poi, il governo di George Papandreou ha contribuito a presentare quella che di fatto era una crisi bancaria come una crisi del debito sovrano, enfatizzando e aumentando il deficit e il debito pubblico.
Il Capitolo 2 – L’evoluzione del debito pubblico greco durante il periodo 2010-2015 conclude che il primo prestito d’emergenza del 2010 ha avuto per scopo principale quello di salvare le banche private greche ed europee, consentendogli di ridurre la loro esposizione verso i titoli di Stato greci. 
Il Capitolo 3 – Il debito pubblico greco per creditori nel 2015 illustra la natura contenziosa del debito corrente della Grecia, delineando le principali caratteristiche dei vari prestiti. 
Il Capitolo 4 – Il meccanismo del sistema del debito in Grecia svela i meccanismi messi a punto dagli accordi che sono state attuati a partire dal maggio 2010. Tali meccanismi hanno creato una notevole quantità di nuovi debiti nei confronti dei creditori bilaterali e del Fondo europeo di stabilità finanziaria (EFSF), generando costi insostenibili che hanno aggravato ulteriormente la crisi. Inoltre, la maggior parte dei fondi presi in prestito sono stati trasferiti direttamente alle istituzioni finanziarie. Invece di beneficiare la Grecia, hanno accelerato il processo di privatizzazione attraverso l’utilizzo di complessi strumenti finanziari. 
Il Capitolo 5 – Condizioni insostenibili chiarisce come i creditori hanno imposto, allegate ai contratti di finanziamento, condizioni intrusive, che hanno portato direttamente alla stagnazione economica e all’insostenibilità del debito. Queste condizioni, sulle quali i creditori ancora insistono, non solo hanno contribuito ad abbassare il PIL e ad aumentare il debito pubblico, e dunque a rendere il rapporto debito/PIL del paese sempre meno sostenibile, ma hanno anche prodotto drammatici cambiamenti nella società che causato una vera e propria crisi umanitaria. Attualmente il debito pubblico greco può essere considerato totalmente insostenibile. 
Il Capitolo 6 – L’impatto dei “programmi di salvataggio” sui diritti umani conclude che le misure attuate nell’ambito dei “programmi di salvataggio” hanno colpito direttamente le condizioni di vita della gente e violato i diritti umani che la Grecia ed i suoi partner sono tenuti a rispettare, proteggere e promuovere in base al diritto nazionale, europeo ed internazionale. I drastici aggiustamenti prescritti all’economia greca e alla società nel suo complesso hanno determinato un rapido deterioramento delle condizioni di vita della popolazione, e rimangono incompatibili con la giustizia sociale, la coesione sociale, la democrazia ed i diritti umani.
Nel Capitolo 7 – Questioni legali relative ai Memoranda e agli accordi sui prestiti si sostiene che nell’imporre queste misure alla Grecia si è prefigurata una violazione degli obblighi di difesa dei diritti umani da parte della Grecia stessa, dei prestatori degli Stati membri della zona euro, della Commissione europea, della BCE e dell’FMI. Questi attori non hanno preso in considerazione le violazioni dei diritti umani causate dalle politiche imposte alla Grecia, e hanno anche violato direttamente la Costituzione greca spogliando la Grecia della maggior parte dei suoi diritti sovrani. Gli accordi contengono clausole illegittime per costringere la Grecia a cedere aspetti significativi della propria sovranità. Ciò è sancito nella scelta di applicare il diritto inglese a tali accordi, facilitando così l’aggiramento della Costituzione greca e degli obblighi internazionali in materia di diritti umani. Le violazioni dei diritti umani e degli obblighi abituali, la malafede delle parti contraenti e, più in generale, il carattere irragionevole degli accordi rendono tali accordi non validi. 
Nel Capitolo 8 – Valutazione dei debiti per quanto riguarda illegittimità, odiosità, illegalità e insostenibilità si fornisce una valutazione del debito pubblico greco secondo le definizioni adottate dalla Commissione in materia di debito illegittimo, odioso, illegale e non sostenibile.
Il Capitolo 8 giunge alla conclusione che il debito pubblico greco è oggi insostenibile, poiché la Grecia non è attualmente in grado di onorare i suoi debiti senza compromettere seriamente la sua capacità di adempiere ai suoi obblighi fondamentali in materia di rispetto dei diritti umani. Inoltre, per ogni singolo creditore, il rapporto fornisce evidenza di casi indicativi di debiti illegali, illegittimi e odiosi.
Il debito nei confronti dell’FMI dovrebbe essere considerato illegale in quanto i prestiti concessi hanno violato gli statuti stessi del Fondo monetario internazionale, e le condizioni imposte hanno violato la Costituzione greca, il diritto internazionale consuetudinario e i trattati sottoscritti dalla Grecia. È anche illegittimo in quanto le condizioni includono ricette politiche che violano gli obblighi in materia di rispetto dei diritti umani. Infine, è odioso in quanto l’FMI sapeva che le misure imposte erano antidemocratiche, inefficaci, e avrebbero portato a gravi violazioni dei diritti socio-economici.
Il debito verso la BCE deve essere considerato illegale in quanto la BCE, attraverso la sua partecipazione alla troika, è andata oltre il suo mandato, imponendo l’applicazione di programmi di aggiustamento macroeconomici (in materia di deregolamentazione del mercato del lavoro, per esempio). I debiti verso la BCE sono anche illegittimi e odiosi perché la principale ragion d’essere del Programma SMP (Securities Market Programme) era di servire gli interessi delle istituzioni finanziarie, permettendo alle principali banche private greche ed europee di disporre dei loro titoli greci.
I prestiti dell’EFSF dovrebbero essere considerati illegali in quanto violano l’Articolo 122 del Trattato sul funzionamento dell’UE e diversi diritti socio-economici e libertà civili. Inoltre, l’accordo quadro dell’EFSF del 2010 e il Master Financial Assistance Agreement del 2012 contengono diverse clausole illegittime e mettono in luce una condotta scorretta in una parte dei prestatori. L’EFSF agisce anche contro i principi democratici, rendendo questi debiti illegittimi e odiosi.
I prestiti bilaterali dovrebbero essere considerati illegali poiché violano le procedure previste dalla Costituzione greca. I prestiti rendono chiara la scorretta condotta da parte dei finanziatori e pongono condizioni che violano la legge e le politiche pubbliche. Il rifiuto di valutare l’impatto dei programmi macroeconomici in materia di diritti umani rappresenta una violazione sia del diritto comunitario che del diritto internazionale. I prestiti bilaterali sono peraltro illegittimi in quanto non sono stati utilizzati per il bene della popolazione ma solo per salvare i creditori privati della Grecia. Infine, i prestiti bilaterali sono odiosi in quanto gli Stati finanziatori e la Commissione europea sapevano di potenziali violazioni, ma nel 2010 e nel 2012 hanno evitato di valutare l’impatto in materia di diritti umani del programma di aggiustamento macroeconomico e di consolidamento fiscale posto come condizione per i prestiti.
Il debito nei confronti dei creditori privati dovrebbe essere considerato illegale poiché le banche private si sono comportate in modo irresponsabile prima che la troika entrasse in funzione, mancando agli obblighi sulla due diligence, mentre alcuni creditori privati come gli hedge fund hanno agito anche in malafede. Una parte dei debiti verso banche private e gli hedge fund è illegittima per le stesse ragioni per cui sono illegali. Inoltre, le banche greche sono state illegittimamente ricapitalizzate dai contribuenti. I debiti verso le banche private e gli hedge fund sono odiosi, dal momento che i principali creditori privati erano consapevoli che questi debiti non erano stati assunti nel migliore interesse della popolazione ma unicamente per il proprio beneficio.
Il rapporto si conclude con alcune considerazioni pratiche.
Il Capitolo 9 – Le basi giuridiche per il ripudio e la sospensione del debito sovrano greco presenta le opzioni relative alla cancellazione del debito e in particolare le condizioni in base alle quali uno Stato sovrano può esercitare il diritto ad un atto unilaterale di ripudio o di sospensione del pagamento del debito nel rispetto del diritto internazionale. Diversi riferimenti giuridici consentono a uno Stato di ripudiare unilateralmente il suo debito illegale, odioso e illegittimo. Nel caso greco, un atto così unilaterale può essere basato sulle seguenti motivazioni: la malafede dei creditori che hanno spinto la Grecia a violare il diritto nazionale e gli obblighi internazionali in materia di diritti umani; il primato dei diritti umani rispetto ad accordi come quelli firmati dai governi precedenti con i creditori o con la troika; la coercizione; le clausole illegittime che violano palesemente la sovranità e la Costituzione della Grecia; e infine, il diritto riconosciuto nel diritto internazionale a uno Stato di prendere contromisure contro atti illeciti da parte dei propri creditori, che volutamente danneggiano la sua sovranità fiscale, obbligandolo ad assumere un debito odioso, illegale e illegittimo e violando l’autodeterminazione economica ed i diritti umani fondamentali.
Per quanto riguarda il debito insostenibile, ogni stato ha il diritto di invocare, in situazioni eccezionali, la tutela dei propri interessi essenziali minacciati da un grave e imminente pericolo. In una tale situazione, lo Stato può essere dispensato dal rispetto di obblighi internazionali che aumentano tale pericolo, come è il caso di contratti di finanziamento di grande rilievo. Infine, gli Stati hanno il diritto di dichiararsi unilateralmente insolventi quando il servizio del loro debito è insostenibile, nel caso in cui non commettono atti illegali e non portano alcuna responsabilità. 
La dignità del popolo vale più del debito illegale, illegittimo, odioso e insostenibile.
Dopo aver concluso questa indagine preliminare, il Comitato ritiene che la Grecia è stata ed è tuttora vittima di un attacco premeditato e organizzato da parte del Fondo monetario internazionale, della Banca centrale europea e della Commissione europea. Questa missione violenta, illegale ed immorale aveva un unico obiettivo: spostare il debito privato sulle spalle del settore pubblico.
Mettendo questo rapporto preliminare a disposizione delle autorità greche e del popolo greco, la Commissione ritiene di aver adempiuto la prima parte della sua missione, come stabilito dalla decisione del presidente del parlamento del 4 aprile 2015. La Commissione auspica che la relazione sia un strumento utile per chiunque voglia uscire dalla logica distruttiva dell’austerità e voglia difendere ciò che oggi viene minacciato: i diritti umani, la democrazia, la dignità dei popoli e il futuro delle generazioni a venire.
In risposta a coloro che impongono misure ingiuste, il popolo greco potrebbe invocare ciò che Tucidide disse a proposito della Costituzione del popolo ateniese: «Per quanto riguarda il nome, si chiama democrazia; per quanto riguarda l’amministrazione, funziona in vista degli interessi di molti, non di pochi» (“Orazione funebre di Pericle”, nella Guerra del Peloponneso di Tucidide).
Articolo pubblicato sul sito:
 

 

Scritto da  redazione
La verità del debito greco. Una sintesi della relazione della commissione del Parlamento greco
Atene, 17 giugno  2015
 
A  giugno 2015 la Grecia si trova a un bivio: favorire i programmi falliti di aggiustamento macroeconomico imposti dai creditori o fare un vero e proprio cambiamento rompendo le catene del debito. 
A cinque anni da quando i programmi di aggiustamento economico sono iniziati, il paese rimane profondamente bloccato in una crisi economica, sociale, democratica ed ecologica. La scatola nera del debito è rimasta chiusa e fino ad ora nessuna autorità, greca o internazionale, ha cercato di portare alla luce la verità su come e perché la Grecia è stata sottoposta al regime della Troika. Il debito, nel cui nome nulla è stato risparmiato, resta la regola attraverso la quale si è imposta la politica neoliberista e la recessione più profonda e più lunga sperimentata in Europa, in tempo di pace.
C'è un bisogno immediato e una responsabilità sociale per affrontare una serie di questioni giuridiche, sociali ed economiche che richiedono adeguata considerazione. 
In risposta, il Parlamento ellenico ha istituito nel mese di aprile 2015 la Commissione  “Verità sul debito pubblico” , per indagare sulla creazione e la crescita del debito pubblico, sul modo e sulle ragioni per le quali è stato contratto tale  debito, e sull'impatto che le condizioni  per la concessione dei  prestiti  hanno avuto sull'economia e sulla popolazione. 
Alla Commissione  Verità è stato dato  il compito di aumentare la consapevolezza delle problematiche relative al debito greco, sia a livello nazionale che internazionale, e di formulare argomenti e opzioni relativi alla cancellazione del debito.
La ricerca della Commissione  presentata in questo rapporto preliminare mette in luce il fatto che l'intero programma di aggiustamento, al quale la Grecia è stata soggiogata, era e resta un programma politicamente orientato. 
L'esercizio tecnico collegato alle variabili macroeconomiche e alle proiezioni del debito, sono direttamente collegati alla vita delle persone e ai mezzi di sussistenza, che ha permesso alle discussioni sul debito di rimanere a livello tecnico, ruota principalmente attorno la tesi secondo cui le politiche imposte alla Grecia avrebbero migliorato  la sua capacità di pagare il debito .
I fatti presentati in questo rapporto contestano tale tesi..
Tutte le prove che presentiamo in questo rapporto mostrano che la Grecia non solo non ha la capacità di pagare questo debito, ma anche che  il debito emergente dal regime della Troika è una diretta violazione dei diritti umani fondamentali dei residenti della Grecia. 
Cioè, siamo giunti alla conclusione che la Grecia non debba pagare questo debito perché è illegale, illegittimo e odioso.
Abbiamo anche raggiunto la comprensione che l'insostenibilità del debito pubblico greco era evidente fin dall'inizio ai creditori internazionali, alle autorità greche e ai media . Tuttavia, le autorità greche, insieme ad alcuni altri governi della UE, hanno cospirato, nel 2010 ,contro la ristrutturazione del debito pubblico al fine di proteggere le istituzioni finanziarie. I media hanno nascosto la verità raccontando che il piano di salvataggio avrebbe portato benefici alla Grecia, e al tempo stesso sviluppando la narrazione di una popolazione che si era meritata i sacrifici.
I Fondi di salvataggio previsti in entrambi i programmi del 2010 e del 2012 sono stati gestiti esternamente attraverso schemi complicati, impedendo qualsiasi autonomia di bilancio. 
L'uso dei Fondi di  salvataggio è stato strettamente imposto dai creditori E’,quindi, è emerso che meno del 10% di questi fondi sono stati destinati alle spese correnti del governo.
La relazione preliminare presenta una prima mappatura  dei problemi chiave e delle questioni connesse con il debito pubblico, mette in luce  violazioni legali chiave associate con la gestione  del debito, traccia anche le basi giuridiche su cui può basarsi la sospensione unilaterale dei pagamenti del debito. 
I risultati sono presentati in nove capitoli strutturati come segue:
Capitolo 1debito prima della Troika, analizza la crescita del debito pubblico greco dal 1980. Si  conclude che l'aumento del debito non era dovuto alla spesa pubblica eccessiva, che di fatto è rimasta inferiore alla spesa pubblica di altri paesi della zona euro, ma piuttosto al pagamento di tassi di interesse ai creditori estremamente alti  , alla eccessiva e ingiustificata spesa militare, alla perdita di gettito fiscale a causa di deflussi illeciti di capitali, alla ricapitalizzazione di Stato delle banche  private, e agli squilibri internazionali creati dai difetti nella progettazione dell'Unione monetaria stessa.
L'adozione dell'euro ha portato a un drastico aumento del debito privato in Grecia, per il quale le principali banche private europee e le banche greche sono state esposte. Una crescente crisi bancaria ha contribuito alla crisi del debito sovrano greco. Il governo di George Papandreou ha contribuito a presentare gli elementi di una crisi bancaria come una crisi del debito sovrano nel 2009, sottolineando e aumentando il deficit pubblico e il debito.
Capitolo 2, evoluzione del debito pubblico greco durante il periodo 2010-2015, conclude che il primo contratto di finanziamento del 2010, ha avuto per scopo principale quello di salvare le banche private greche  e altre banche europee, consentendo di ridurre la loro esposizione verso i  titoli di stato greci.
Capitolo 3, il debito pubblico greco per creditori nel 2015, illustra la natura contenziosa del debito corrente della Grecia, delineando le principali caratteristiche dei prestiti ",  ulteriormente analizzati nel capitolo 8.
Capitolo 4, il meccanismo del sistema del debito in Grecia.  svela i meccanismi messi a punto dagli accordi che sono state attuati dal maggio 2010. Tali meccanismi hanno creato una notevole quantità di nuovi debiti nei confronti dei creditori bilaterali e del Fondo europeo di stabilità finanziaria (EFSF),  generando costi abusivi che hanno aggravato ulteriormente la crisi. I meccanismi hanno mostrato come la maggior parte dei fondi presi in prestito siano stati trasferiti direttamente alle istituzioni finanziarie. Piuttosto che beneficiare la Grecia, essi hanno accelerato il processo di privatizzazione, attraverso l'utilizzo di strumenti finanziari.
Capitolo 5, condizionamenti  contro sostenibilità, chiarisce  come i creditori hanno imposto,allegate ai contratti di finanziamento, condizioni intrusive , che hanno portato direttamente alla stagnazione economica e alla insostenibilità del debito. Queste condizioni, sulle quali i creditori ancora insistono, non solo hanno contribuito ad abbassare il PIL  e ad aumentare il debito pubblico e  hanno reso piu alto il rapporto Debito/PIL facendo diventare il debito greco insostenibile, ma hanno anche progettato drammatici cambiamenti nella società e  causato una  crisi umanitaria. Attualmente il  debito pubblico greco può essere considerato totalmente insostenibile. 
Capitolo 6, Impatto dei "programmi di salvataggio" sui diritti umani, conclude che le misure attuate nell'ambito dei "programmi di salvataggio" hanno colpito direttamente le condizioni di vita della gente e violato i diritti umani, che la Grecia ei suoi partner sono tenuti a rispettare, proteggere e promuovere in base al diritto nazionale, europeo e internazionale. Gli aggiustamenti drastici, prescritti all’'economia greca e alla società nel suo complesso, hanno determinato un rapido deterioramento delle condizioni di vita, e rimangono incompatibili con la giustizia sociale, la coesione sociale, la democrazia e i diritti umani.
Capitolo 7, le questioni legali relative agli accordi MOU e agli accordi sui prestiti . Si sostiene che vi è stata una violazione degli obblighi di difesa dei diritti umani da parte della Grecia stessa,  dei prestatori degli Stati membri della Zona Euro, della Commissione europea, della BCE e del FMI che hanno imposto queste misure alla Grecia. Tutti questi attori non hanno valutato le violazioni dei diritti umani come effetto delle politiche imposte alla Grecia e hanno anche anche violato direttamente la Costituzione greca spogliando la Grecia della maggior parte dei suoi diritti sovrani. Gli accordi contengono clausole illegittime per  costringere la Grecia a cedere aspetti significativi della propria sovranità. Ciò è stato sancito con la  scelta di applicare il diritto inglese  per tali accordi, facilitando, così, l'aggiramento della Costituzione greca e degli obblighi internazionali sui diritti umani. I conflitti con i diritti umani e con gli obblighi abituali, le diverse indicazioni delle parti contraenti che agiscono in mala fede,  insieme al carattere irragionevole degli accordi, rendono questi accordi non validi.
Capitolo 8, valutazione dei debiti per quanto riguarda illegittimità , odiosità, illegalità e insostenibilità. Si fornisce una valutazione del debito pubblico greco, secondo le definizioni adottate dalla Commissione  in materia di debito illegittimo, odioso, illegale e non sostenibile.
Il Capitolo 8 giunge alla conclusione che il debito pubblico greco a partire da giugno 2015 è insostenibile, poiché la Grecia non è attualmente in grado di onorare i debiti senza  compromettere seriamente la sua capacità di adempiere ai suoi obblighi fondamentali di rispetto dei diritti umani. Inoltre, per ogni creditore, il rapporto fornisce evidenza di casi indicativi di debiti illegali, illegittimi e odiosi.
Il debito nei confronti del FMI dovrebbe essere considerato illegale in quanto i prestiti concessi  hanno violato gli statuti propri del Fondo Monetario Internazionale, e le  condizioni imposte hanno violato la Costituzione greca, il diritto internazionale consuetudinario e i trattati di cui la Grecia è parte. E 'anche illegittimo, in quanto le condizioni includono ricette politiche che violano gli obblighi di rispetto dei diritti umani. Infine, è odioso in quanto il FMI sapeva che le misure imposte erano antidemocratiche, inefficaci, e avrebbero portato a gravi violazioni dei diritti socio-economici.
Il Debito verso la BCE deve essere considerato illegale in quanto la BCE, attraverso la sua partecipazione alla troika, è andata oltre il suo mandato, imponendo l'applicazione di programmi di aggiustamento macroeconomici (ad es. la deregolamentazione del mercato del lavoro). I debiti verso la BCE sono anche illegittimi e odiosi perché la principale ragion d’essere  del Programma SMP( Securities Market Programme)  era di servire gli interessi delle istituzioni finanziarie permettendo alle principali banche private greche ed europee di disporre dei loro titoli greci.
Gli impegni del EFSF in prestiti senza contanti dovrebbero  essere considerati illegali in quanto violano l’Articolo 122 del Trattato di funzionamento della UE e diversi diritti socio-economici e libertà civili.
Inoltre, l’accordo quadro  dell’EFSF  del 2010 e il Master Financial Assistance Agreement  del 2012, contengono diverse clausole illegittime e mettono in luce  una condotta scorretta  in una parte dei prestatori. L’EFSF agisce anche contro i principi democratici, rendendo questi particolari debiti illegittimi e odiosi.
I prestiti bilaterali dovrebbero essere considerati illegali poiché essi violano le procedure previste dalla Costituzione greca. I prestiti rendono chiara la scorretta condotta da parte dei finanziatori e pongono condizioni che violano la legge e le politiche  pubbliche.
Sia il diritto comunitario che il diritto internazionale sono stati violati per aver emarginato i  diritti umani dalla progettazione dei programmi macroeconomici. I prestiti bilaterali sono peraltro illegittimi, in quanto non sono stati utilizzati per il bene della popolazione, ma solo per  consentire ai creditori privati ​​della Grecia di essere salvati. Infine, i prestiti bilaterali sono odiosi in quanto gli Stati finanziatori e la Commissione europea sapevano di potenziali violazioni, ma nel 2010 e nel 2012 hanno evitato di  valutare gli impatti sui diritti umani dell’aggiustamento macroeconomico e del consolidamento fiscale che erano le condizioni per i prestiti.
Il debito nei confronti dei  creditori privati  ​​dovrebbe essere considerato illegale perché le banche private si sono comportate in modo irresponsabile prima che la Troika entrasse in funzione, mancando agli obblighi sulla due diligence, mentre alcuni creditori privati ​​come gli hedge fund hanno agito anche in malafede. Una parte  dei debiti verso banche private e gli hedge fund è illegittima per le stesse ragioni per cui essi sono illegali. Inoltre, le banche greche sono state illegittimamente ricapitalizzate dai contribuenti. I debiti verso banche private e gli hedge fund sono odiosi, dal momento che i principali creditori privati ​​erano consapevoli che questi debiti non erano stati assunti  i nel migliore interesse della popolazione, ma piuttosto per il proprio beneficio.
Il rapporto si conclude con alcune considerazioni pratiche. 
Capitolo 9, le basi giuridiche per il ripudio e la sospensione del debito sovrano greco, presenta le opzioni relative alla cancellazione del debito, e in particolare le condizioni in base alle quali uno Stato sovrano può esercitare il diritto a un  atto unilaterale di ripudio o di sospensione del pagamento del debito nel rispetto del diritto  internazionale.
Diversi riferimenti giuridici consentono a uno Stato di ripudiare unilateralmente il suo debito illegale, odioso e illegittimo. Nel caso greco, un atto così unilaterale può essere basato sulle seguenti motivazioni: la malafede dei creditori che hanno spinto la Grecia a violare il diritto nazionale e gli obblighi internazionali in materia di diritti umani; la preminenza dei diritti umani sugli accordi come quelli firmati dai governi precedenti con i creditori o la Troika; la coercizione; le clausole illegittime che violano palesemente la sovranità greca e la Costituzione; e infine, il diritto riconosciuto nel diritto internazionale a uno Stato di prendere contromisure contro gli atti illeciti da parte dei propri creditori, che volutamente danneggiano la sua sovranità fiscale, obbligandolo ad assumere un debito odioso, illegale e illegittimo e violando l'autodeterminazione economica e i diritti umani fondamentali. Per quanto riguarda il debito insostenibile, ogni stato ha diritto di invocare, in situazioni eccezionali, di tutelare i propri interessi essenziali minacciati da un grave e imminente pericolo. In una tale situazione, lo Stato può essere dispensato dal rispetto di obblighi internazionali che aumentano il pericolo, come è il caso di contratti di finanziamento di grande rilievo. Infine, gli Stati hanno il diritto di dichiararsi insolventi unilateralmente quando il servizio del loro debito è insostenibile, nel caso in cui non commettono atti illegali e non portano alcuna responsabilità.
La dignità del popolo vale più del debito illegale, illegittimo, odioso e insostenibile
Dopo aver concluso una indagine preliminare, il Comitato ritiene che la Grecia è stata ed è tuttora vittima di un attacco premeditato e organizzato dal Fondo Monetario Internazionale, dalla Banca Centrale europea e dalla Commissione europea. Questa missione violenta, illegale, immorale, è stata  rivolta esclusivamente a spostare il debito privato sul settore pubblico.
Mettendo questo rapporto preliminare a disposizione delle autorità greche e del popolo greco, la Commissione  ritiene di aver adempiuto la prima parte della sua missione, come stabilito  dalla decisione del Presidente del Parlamento europeo del 4 aprile 2015. La Commissione  auspica che la relazione sia un strumento utile per chi vuole uscire dalla logica distruttiva dell’ austerità e vuole  lottare per quello che è oggi messo in pericolo: i diritti umani, la democrazia, la dignità dei popoli, e il futuro delle generazioni a venire.
In risposta a coloro che impongono misure ingiuste, il popolo greco potrebbe invocare  ciò che  Tucidide disse a proposito della Costituzione del popolo ateniese: "Per quanto riguarda il nome, si chiama democrazia, per quanto riguarda l'amministrazione funziona  in vista degli interessi di molti, non di pochi” "('Orazione funebre di Pericle , nel discorso dalla  Storia della guerra del Peloponneso di Tucidide)
Articolo pubblicato sul sito:

 

Il comitato greco sul debito ha appena dichiarato che tutto il debito verso la troika è “illegale, illegittimo e odioso”
di Tyler Durden
Due mesi fa, Zoi Konstantopoulou, presidente del parlamento greco e membro di Syriza, affermò di aver istituito un nuovo “Comitato per la Verità sul Debito Pubblico”, il cui scopo era di “investigare quanta parte del debito fosse ‘illegale’, con il fine di cancellarlo.”
Pochi minuti fa, questo comitato ha reso pubblici i suoi risultati preliminari, e questa è la conclusione del resoconto riportato qui sotto:
“Tutte le prove da noi presentate in questo resoconto mostrano che la Grecia non solo non ha la capacità di pagare questo debito, ma anche che non dovrebbe pagarlo, prima di tutto perché il debito conseguente alle disposizioni della Troika è una diretta violazione dei fondamentali diritti umani degli abitanti della Grecia. Siamo perciò pervenuti alla conclusione che la Grecia non dovrebbe ripagare questo debito in quanto esso è illegale, illegittimo e odioso.

Come avevamo previsto più di 4 anni fa, la Grecia ha appena effettivamente dichiarato che non dovrà più fare default sul suo debito verso il FMI (o qualsiasi altro debito, e notate che compare il temuto termine “troika” dopo essere stato ufficialmente bandito), semplicemente perché quel debito non è mai stato legale, ovvero era “odioso”.
Se è così, questo ha appena messo un bastone tra le ruote veramente singolare non solo alle negoziazioni sul debito greco, ma a quelle di tutti i paesi europei periferici, che pretenderanno che anche i loro debiti vengano dichiarati odiosi e resi nulli e invalidi, lavandosene così le mani.
E un’altra domanda: quando il 30 giugno la Grecia dirà che il debito era illegale e non deve più pagarlo, la Troika come reagira? Confischerà le risorse greche come in Argentina, o dichiarerà default involontario, o farà causa all’Aja? Buona fortuna.
Tratto dall’intero resoconto appena pubblicato dalla commissione parlamentare ellenica:Hellenicparliament.gr
“A giugno 2015 la Grecia si trova a un bivio, dovendo scegliere se proseguire con i programmi di aggiustamento macroeconomico imposti dai creditori o effettuare un cambiamento reale per spezzare le catene del debito. A distanza di 5 anni da quando i programmi di aggiustamento cominciarono, il paese resta profondamente immerso in una crisi economica, sociale, democratica ed ecologica. La scatola nera del debito è rimasta chiusa, e finora nessuna autorità, né greca né internazionale, ha cercato di far luce su come e perché la Grecia sia stata assoggettata al regime della Troika. Il debito, nel cui nome non è stato risparmiato niente, rimane la regola attraverso la quale viene imposto l’aggiustamento neoliberale e la recessione più profonda e prolungata mai vissuta dall’Europa in tempo di pace.
Esiste un bisogno immediato e una responsabilità sociale di indirizzare una gamma di questioni legali, sociali ed economiche che pretendono adeguata considerazione. La risposta del Parlamento Ellenico è stata di istituire, in aprile del 2015, il Comitato per la Verità sul Debito Pubblico, incaricato di investigare la creazione e la crescita del debito pubblico, il modo e i motivi per i quali il debito è stato contratto, e l’impatto che le condizioni legate ai prestiti hanno avuto sull’economia e la popolazione. Il Comitato per la Verità ha il mandato di diffondere la consapevolezza delle questioni riguardanti il debito greco, sia all’interno che internazionalmente, e di formulare argomentazioni e opzioni pertinenti la cancellazione del debito.
La ricerca del Comitato presentata in questo resoconto preliminare fa luce sul fatto che l’intero programma di aggiustamento, al quale la Grecia è stata assoggettata, era e rimane un programma orientato politicamente. L’esercizio tecnico che circonda le variabili macroeconomiche e le proiezioni di debito, cifre legate direttamente alle vite e al sostentamento delle persone, ha fatto sì che le discussioni sul debito restassero a un livello tecnico, basandosi soprattutto sulla tesi che le politiche imposte alla Grecia avrebbero migliorato la sua capacità di ripagare il debito. I fatti presentati in questo resoconto contestano tale tesi.
Tutte le prove da noi presentate in questo resoconto mostrano che la Grecia non solo non ha la capacità di pagare questo debito, ma anche che non dovrebbe pagarlo, prima di tutto perché il debito conseguente alle disposizioni della Troika è una diretta violazione dei fondamentali diritti umani degli abitanti della Grecia. Siamo perciò pervenuti alla conclusione che la Grecia non dovrebbe ripagare questo debito in quanto esso è illegale, illegittimo e odioso.
Il Comitato ha anche compreso che l’insostenibilità del debito pubblico greco era evidente fin dall’inizio ai creditori internazionali, alle autorità greche e ai grandi media. Eppure le autorità greche, insieme ad altri governi dell’UE, cospirarono nel 2010 contro la ristrutturazione del debito pubblico per proteggere le istituzioni finanziarie. I grandi media nascosero la verità al pubblico dipingendo una situazione in cui il salvataggio avrebbe avvantaggiato la Grecia, costruendo al contempo una narrativa secondo la quale la popolazione raccoglieva giustamente il frutto dei propri errori.
I fondi per il salvataggio forniti in entrambi i programmi del 2010 e 2012 sono stati gestiti esternamente tramite schemi complicati che hanno prevenuto ogni autonomia fiscale. L’uso del denaro del salvataggio è strettamente dettato dai creditori, e perciò è indicativo che meno del 10% di questi fondi sia stato destinato alle spese correnti del governo.
Questo rapporto preliminare presenta una prima individuazione dei problemi principali e delle questioni associate con il debito pubblico, e nota cruciali violazioni legali associate con la contrazione del debito; inoltre tratteggia le fondazioni legali sulle quali si può basare la sospensione unilaterale dei pagamenti. I risultati sono presentati in 9 capitoli strutturati come segue:
– Capitolo 1: Debito prima della Troika, analizza la crescita del debito pubblico greco dagli anni ’80, e conclude che l’aumento del debito non fu dovuto a una spesa pubblica eccessiva, di fatto inferiore a quella di altri paesi dell’Eurozona, ma al pagamento di interessi ai creditori a tassi estremamente alti, a spese militari eccessive e ingiustificate, a perdita di gettito fiscale dovuta a esportazioni illecite di capitale, a ricapitalizzazioni statali di banche private, e agli squilibri internazionali creati dai difetti intrinseci della stessa Unione Monetaria.
L’adozione dell’euro portò a un drastico aumento del debito privato, al quale erano esposte importanti banche europee, così come le banche greche. Una crescente crisi bancaria contribuì alla crisi del debito sovrano greco. Il governo di George Papandreou contribuì a presentare la crisi bancaria come una crisi del debito sovrano quando nel 2009 aumentò il deficit e il debito pubblico.
Capitolo 2: Evoluzione del debito pubblico greco dal 2010 al 2015, conclude che il primo accordo sul prestito del 2010 mirava soprattutto a salvare le banche greche e altre banche private europee, e a permettere alle banche di ridurre la loro esposizione ai titoli di stato greci.
Capitolo 3: Debito pubblico greco per creditore nel 2015, presenta la controversa natura dell’attuale debito greco, delineando le caratteristiche principali dei prestiti, analizzate in dettaglio nel Capitolo 8.
Capitolo 4: Il meccanismo del sistema del debito in Grecia, rivela i meccanismi previsti dagli accordi implementati da maggio 2010. Essi crearono un sostanziale ammontare di nuovo debito verso creditori bilaterali e il Fondo Europeo di Stabilità (EFSF), generando al contempo costi abusivi e peggiorando ulteriormente la crisi. I meccanismi rivelano come la maggioranza dei fondi presi a prestito furono trasferiti direttamente alle istituzioni finanziarie. Anziché avvantaggiare la Grecia, essi hanno accelerato il processo di privatizzazioni tramite l’uso di strumenti finanziari.
Capitolo 5: Condizioni contro la sostenibilità, descrive il modo in cui i creditori imposero condizioni invasive che portarono direttamente all’insostenibilità del debito. Tali condizioni, sulle quali i creditori tuttora insistono, hanno non solo contribuito ad abbassare il PIL e ad alzare l’indebitamento pubblico, portando quindi a un maggiore rapporto debito/PIL, ma hanno anche disegnato cambiamenti drammatici nella società e provocato una crisi umanitaria. Il debito pubblico greco può essere ora considerato totalmente insostenibile.
Capitolo 6: Impatto dei ‘programmi di salvataggio’ sui diritti umani, conclude che le misure implementate con i ‘programmi di salvataggio’ hanno influenzato direttamente le condizioni di vita delle persone e violato i diritti umani che, secondo il diritto nazionale, regionale e internazionale, la Grecia e i suoi partner sono obbligati a rispettare, proteggere e promuovere. I drastici aggiustamenti imposti all’economia greca e alla società nel suo insieme hanno portato a un rapido deterioramento degli standard di vita, e restano incompatibili con la giustizia sociale, la coesione sociale, la democrazia e i diritti umani.
Capitolo 7: Questioni legali pertinenti il MOU e gli accordi di prestito, sostiene che si è avuta una violazione dei diritti umani da parte della stessa Grecia e dei prestatori, ovvero degli stati creditori dell’Eurozona, della BCE e del FMI, che hanno imposto tali misure alla Grecia. Tutti questi attori non hanno valutato le violazioni dei diritti umani conseguenti alle politiche da loro imposte alla Grecia, e hanno inoltre violato direttamente la costituzione greca privandola di fatto di gran parte dei suoi diritti sovrani. Gli accordi contengono clausole abusive che costringono la Grecia a rinunciare a elementi importanti della sua sovranità. Questo è evidente nella scelta del diritto britannico, che facilitò l’aggiramento della costituzione greca e dei diritti umani internazionali. Incompatibilità con i diritti umani e gli obblighi consuetudinari, numerosi indizi di malafede nelle parti contraenti, e carattere immorale di questi accordi, rendono questi ultimi invalidi.
Capitolo 8: Valutazione dei debito rispetto all’illegittimità, l’odiosità, l’illegalità e l’insostenibilità, fornisce una valutazione del debito pubblico greco secondo le definizioni di ‘illegittimo’, ‘odioso’, ‘illegale’ e ‘insostenibile’ adottate dal Comitato. Il capitolo conclude che a giugno 2015 il debito pubblico greco è insostenibile, poiché la Grecia non è attualmente in grado di ripagare il debito senza minare la sua capacità di assolvere i più elementari obblighi relativi ai diritti umani. Inoltre il resoconto fornisce per ogni creditore le prove di casi rivelatori di debiti illegali, illegittimi e odiosi.
Il debito verso il FMI dovrebbe essere considerato illegale poiché la sua concessione violò lo stesso statuto del FMI, e le sue condizioni violarono la costituzione greca, il diritto consuetudinario internazionale e i trattati che la Grecia ha sottoscritto. E’ anche illegittimo, perché le condizioni includono prescrizioni politiche che violano gli obblighi relativi ai diritti umani. Infine è odioso, in quanto l’FMI sapeva che le misure imposte erano antidemocratiche, inefficaci, e avrebbero portato a gravi violazioni dei diritti socio-economici.
I debiti verso la BCE dovrebbero essere considerati illegali poiché la BCE ha scavalcato il suo mandato imponendo l’applicazione di programmi di aggiustamento macroeconomico (ad esempio la deregolamentazione del mercato del lavoro) tramite la sua partecipazione nella Troika. I debiti verso la BCE sono anche illegittimi e odiosi, perché la principale ragione d’essere del Securities Market Programme (SMP) era di fare gli interessi delle istituzioni finanziarie, permettendo alle principali banche private europee e greche di disfarsi dei titoli di stato greci.
L’EFSF si impegna in prestiti senza contante che dovrebbero essere considerati illegali perché in violazione dell’articolo 122 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFEU), oltre a numerosi diritti socio-economici e libertà civili. Per di più, l’Accordo Strutturale sull’EFSF del 2010 e il Master Financial Assistance Agreement del 2012 contengono diverse clausole abusive che rivelano chiaramente cattiva condotta da parte del prestatore. L’EFSF agisce anche contro i principii democratici, rendendo questi debiti particolari illegittimi e odiosi.
I prestiti bilaterali dovrebbero essere considerati illegali perché violano la procedura prevista dalla costituzione greca. I prestiti comportavano chiaramente cattiva condotta da parte dei prestatori, e contenevano condizioni che contravvenivano il diritto o la politica pubblica. sia il diritto dell’UE che quello internazionale sono stati violati per mettere da parte i diritti umani nel disegno dei programmi macroeconomici. I prestiti bilaterali sono anche illegittimi, in quanto non sono stati usati a beneficio della popolazione, ma solo per permettere ai creditori privati della Grecia di essere salvati. Infine, i prestiti bilaterali sono odiosi perché gli stati prestatori e la Commissione Europea erano consapevoli delle potenziali violazioni, ma nel 2010 e 2012 evitarono di valutare l’impatto sui diritti umani dell’aggiustamento macroeconomico e del consolidamento fiscale che costituivano le condizioni per i prestiti.
Il debito verso i creditori privati dovrebbe essere considerato illegale perché le banche private si comportarono in modo irresponsabile prima dell’istituzione della Troika, non osservando la dovuta diligenza, mentre alcune creditori privati come i fondi speculativi agirono anche in malafede. Alcune parti dei debiti verso le banche private e i fondi speculativi sono illegittime per le stesse ragioni per cui sono illegali; inoltre le banche greche furono illegittimamente ricapitalizzate dai contribuenti. I debiti verso le banche private e i fondi speculativi sono odiosi, perché i maggiori creditori privati erano consapevoli che questi debiti non erano contratti nell’interesse della popolazione ma piuttosto a loro proprio vantaggio.
Il resoconto si conclude con alcune considerazioni pratiche. Il Capitolo 9: Fondazioni legali per il ripudio e la sospensione del debito sovrano greco, presenta le opzioni per la cancellazione del debito, in particolare le condizioni nelle quali, secondo il diritto internazionale, uno stato sovrano può esercitare il diritto di agire unilateralmente per ripudiare o sospendere il pagamento del debito. Esistono diversi argomenti legali che permettono a uno stato di ripudiare unilateralmente il suo debito illegale, odioso e illegittimo. Nel caso greco, tale atto unilaterale potrebbe basarsi sui seguenti argomenti: la malafede dei creditori che spinsero la Grecia a violare il diritto nazionale e internazionale pertinente i diritti umani; la prevalenza dei diritti umani su accordi come quelli firmati dai governi precedenti con i creditori o con la Troika; la coercizione; i termini iniqui in flagrante violazione della sovranità greca e della costituzione; e infine il diritto, riconosciuto dal diritto internazionale, di uno stato a prendere contromisure contro atti illegali dei suoi creditori che danneggino intenzionalmente la sua sovranità fiscale, lo obblighino a contrarre un debito odioso, illegale e illegittimo, e vìolino l’autodeterminazione economica e i diritti umani fondamentali. Per quanto concerne l’insostenibilità del debito, ogni stato ha per legge il diritto di invocare la necessità in situazioni eccezionali per salvaguardare gli interessi essenziali minacciati da un pericolo grave e imminente. In tale situazione, lo stato può essere dispensato dall’adempimento degli obblighi internazionali che aumentino il pericolo, come nel caso dei contratti di prestito. Infine, gli stati hanno il diritto di dichiararsi unilateralmente insolventi, ove il pagamento del debito risulti insostenibile, nel qual caso non commettono un atto ingiusto e non hanno di conseguenza responsabilità. La dignità delle persone vale di più di un debito illegale, illegittimo, odioso e insostenibile.
Avendo concluso un’indagine preliminare, il Comitato considera che la Grecia è stata ed è tuttora la vittima di un attacco premeditato e organizzato da parte del FMI, della BCE e della Commissione Europea. Questa missione violenta, illegale e immorale mirava esclusivamente a spostare il debito privato al settore pubblico.
Rendendo disponibile questo rapporto preliminare alle autorità e al popolo greco, il Comitato considera di aver adempito alla prima parte della sua missione come definita nella decisione del Presidente del Parlamento il 4 aprile 2015. Il Comitato spera che il resoconto sarà uno strumento utile a quanti vogliono uscire dalla logica distruttiva dell’austerità e difendere ciò che oggi è messo in pericolo: i diritti umani, la democrazia, la dignità dei popoli e il futuro delle generazioni a venire.
In risposta a quanti impongono misure ingiuste, il popolo greco potrebbe invocare ciò che Tucidide menzionò riguardo alla costituzione del popolo ateniese: “Di nome è chiamata una democrazia, perché l’amministrazione è gestita con in vista gli interessi dei molti, non dei pochi.”
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La crisi greca e le colpe della UE

 
di Luciano Gallino, da La Repubblica, 24 giugno 2011

La crisi greca rappresenta in modo impietoso come il sistema finanziario di fatto governi ormai la Ue mediante i suoi bracci operativi: la Commissione europea, il Fmi e la Bce. I governi eletti dal popolo hanno scelto da tempo di fungere da rimorchio al sistema finanziario. Avrebbero dovuto riformarlo dopo l'esplosione della crisi nell'autunno del 2008, quando, con le parole del ministro tedesco dell'economia di allora, Peer Steinbruck, «abbiamo visto il fondo dell'abisso». È vero che a Bruxelles si discute da due anni di riforme finanziarie, ma dinanzi alla natura ed alle dimensioni del problema si tratta del solito secchiello per vuotare il mare.

Non avendo riformato il sistema finanziario, ed avendolo anzi aiutato a diventare più potente di prima, i governi Ue si trovano ora esposti alle sue pretese. Giusto come è avvenuto negli Stati Uniti. Al momento esso pretende siano salvate le banche dalla crisi del debito greco, in vista di altre richieste analoghe che nei prossimi mesi potrebbero riguardare il Portogallo, la Spagna, l'Italia. Fedeli al loro ruolo di organi democraticamente eletti che non vedono alternative se non quella di soggiacere al dettato di organi mai eletti da nessuno, quali sono la Ce, la Bce e l'Fmi, i governi Ue sono unanimi nell'esigere dalla Grecia di ridurre drasticamente il suo debito pubblico. Ha vissuto al disopra dei suoi mezzi, affermano, e ora deve imboccare un severo percorso di austerità. Come sia formato tale percorso lo sanno tutti, anche perché è lo stesso che quasi tutti i governi Ue, compreso quello italiano, stanno proponendo ai loro cittadini: tagliare i salari, le pensioni, la sanità, la scuola; privatizzare tutto, i trasporti, le spiagge, i servizi collettivi, le isole, i porti, e perché no, il Partenone.

Ciò che si tace in merito alla crisi greca è che le sue cause non sono quelle di solito addotte; che i rimedi finora proposti in sede Ue sono peggiori del male; e che la paralisi politica cui è stato ridotto il governo greco, privato della possibilità di decidere alcunché in tema di politica economica, costituisce uno svilimento della democrazia di importanza mondiale. Innanzitutto la causa prima dell'elevato debito pubblico non risiede affatto in un eccesso di spesa sociale, bensì in un flusso troppo ridotto di entrate fiscali, imputabile a un alto tasso di evasione durato parecchi anni. Adesso il governo greco, pressato dalla Ue, chiede ai pensionati, ai lavoratori, agli insegnanti, agli impiegati pubblici, di restituire al bilancio dello stato i miliardi di euro, in moneta attuale, sottratti col tempo ad esso da una minoranza che percepisce un reddito centinaia di volte superiore al loro. Dopo averli pure incolpati – il governo tedesco per primo – di lavorare poco, andare in pensione prima degli altri cittadini Ue, percepire pensioni d'oro, fare troppe ferie: laddove tutti i dati disponibili, per chi voglia appena informarsi, attestano che si tratta di affermazioni false.

Ma a quanto ammonta realmente il debito pubblico della Grecia, di cui si dice che potrebbe far saltare l'intera zona euro? Si tratta di 350 miliardi di euro. È certo una bella somma. La quale però rappresenta soltanto il 3,7% del Pil dell'intera zona euro, esclusa quindi una grande economia come il Regno Unito. Non soltanto: il 43% di tale debito è in mano a creditori greci, che per metà sono banche. Dal totale vanno ancora tolti 7 miliardi di debiti verso gli Usa, 3 verso la Svizzera, circa 2 nei confronti del Giappone. Il debito greco verso la Ue (banche e stati compresi) consistente soprattutto in obbligazioni e altri titoli, ammonta dunque a meno di 190 miliardi di euro, di cui circa 35 sono dovuti alla Bce. Ora, dal 2008 ad oggi i Paesi Ue, a parte la Svizzera, hanno speso o accantonato oltre 3.000 miliardi di euro (tre trilioni) per salvare le proprie istituzioni finanziarie. Ed ora davvero tremano perché un'economia tutto sommato periferica è in difficoltà per ripagare, a rate, poco più del 6% di tale somma? Il y a quelque chose qui cloche, dicono i francesi, qualcosa che non va nell'intera faccenda.

Le cose che non vanno sono principalmente due. La crisi greca è in primo luogo un'anteprima di quel che potrebbe succedere ad altri Paesi, Italia compresa, se i governi Ue non la smettono di subire le manovre del sistema finanziario, ivi comprese le agenzie di valutazione, e non provano sul serio a regolarlo, anche per evitare che ci piombi addosso tra breve una crisi peggiore di quella del 2008. Lo scenario comprende com'è ovvio il rinnovo potenziato di manovre speculative che i maggiori gruppi finanziari costruiscono scientemente per estrarne il maggior profitto possibile in forma di interessi e plusvalenze; il che implica, come insegnano i modelli di gestione del rischio, il far correre un rischio elevato non già ai gruppi stessi, bensì ai cittadini oggi greci, domani spagnoli o italiani. Ma comprende anche una spinta selvaggia alle privatizzazioni, che essendo condotte sotto la sferza della troika Ce, Fmi e Bce, consisteranno al caso in vere e proprie svendite di immensi patrimoni nazionali. L'Italia, dopotutto, ha ottomila chilometri di coste e centinaia di isole da mettere all'asta, più il Colosseo e magari l'intera Venezia; altro che la Grecia.

Una seconda cosa che non va è la Bce. Il suo limite fondamentale, imposto dal trattato istitutivo della Ue, sta nell'avere come massimo scopo statutario la stabilità dei prezzi, ossia la difesa dall'inflazione. Ciò spiega in parte la lentezza e la goffaggine con cui si è mossa a fronte della crisi greca. Ma un simile limite equivale a decidere per legge, poniamo, che il pronto soccorso del maggior ospedale cittadino si occupa soltanto di lesioni alla gamba sinistra. Le altre due banche centrali dell'Occidente, la Banca d'Inghilterra e la Fed, hanno tra i loro scopi statutari anche lo sviluppo e la crescita dell'occupazione. Scopi che perseguono pure creando esplicitamente nuovo denaro: una funzione fondamentale che gli stati Ue hanno ceduto alla Bce, ma che questa non sembra voler esercitare come, dove e quando più ne avrebbero bisogno. Per questo motivo nella Ue cominciano a moltiplicarsi le voci favorevoli a un ampliamento degli scopi statutari della Bce. La crisi greca potrebbe essere una buona occasione per passare dalle voci all'azione. Sempre che i governi non temano di disturbare la macchina di cui sono per ora a rimorchio.

(24 giugno 2011)
Articolo pubblicato sul sito:
 

 

LA LEZIONE DI ATENE PER L'ITALIA
LUCIANO GALLINO
POCHI giorni fa il Parlamento greco ha diffuso un rapporto del Comitato per la Verità sul Debito pubblico. Le conclusioni sono che per il modo in cui la Troika ha influito sul suo andamento, e per i disastrosi effetti che le politiche economiche e sociali da essa imposte hanno avuto sulla popolazione, il debito pubblico della Grecia è illegale, illegittimo e odioso. Pertanto il Paese avrebbe il diritto di non pagarlo. Il rapporto greco è fitto di riferimenti alle leggi e al diritto internazionali. E contiene, in modo abbastanza evidente, una lezione per l'Italia.
Il rapporto distingue con cura tra illegalità, illegittimità e odiosità di un debito pubblico. Un debito è illegale se il prestito contravviene alle appropriate procedure previste dalle leggi esistenti. È illegittimo quando le condizioni sotto le quali viene concesso il prestito includono prescrizioni nei confronti del debitore che violano le leggi nazionali o i diritti umani tutelati da leggi internazionali. Infine è odioso quando il prestatore sapeva o avrebbe dovuto sapere che il prestito era stato concesso senza scrupoli, da cui sarebbe seguita la negazione alla popolazione interessata di fondamentali diritti civili, politici, sociali e culturali. Il Fmi è responsabile di tutt'e tre le infrazioni perché le condizioni imposte alla Grecia in relazione ai suoi prestiti hanno gravemente peggiorato le sue condizioni economiche e il suo sistema di protezione sociale. Da vari documenti interni del Fondo stesso, risalenti al periodo 2010-2012, appare evidente che perfino il suo staff, una parte consistente del consiglio direttivo formato da rappresentanti di vari paesi, e non pochi dirigenti sapevano benissimo quali sarebbero state le conseguenze negative a danno della popolazione greca.
La Bce non è stata da meno, contribuendo ai programmi di aggiustamento macroeconomici della Troika e insistendo in special modo sulla de-regolazione del mercato del lavoro — violando in tal modo anche gli articoli del Trattato Ue che stabiliscono la sua indipendenza dagli stati membri. Con le sue manovre relative al commercio dei titoli sul mercato secondario ha reso possibile alle banche private greche di scaricare dal bilancio gran parte dei titoli di stato, peggiorando le condizioni del bilancio pubblico. Quanto al fondo Efsf, sebbene gestisca fondi pubblici europei, è stato costituito come società privata cui non si applicano le leggi Ue, persegue unicamente obbiettivi finanziari, e sapeva bene di imporre con i suoi prestiti costi abusivi alla Grecia, senza che essi recassero alcun beneficio al paese. Pertanto molte azioni svolte da Bce e Efsf nei confronti della Grecia nel periodo 2010-2015 sono classificabili come illegali, illegittime e odiose. Il testo abbonda di rimandi ad altre violazioni operate dalla troika. Esse vanno dalla falsificazione delle statistiche economiche e sociali della Grecia alla violazione della sovranità fiscale dello stato greco.
Si dirà: ma che c'entra l'Italia con le vicende del debito greco? C'entra eccome, poiché vi sono perentori memoranda e lettere di istruzione inviate al governo italiano dalle medesime istituzioni Ue, e nello stesso periodo, che nello spirito e nei contenuti sembrano delle fotocopie di quelle inviate al governo ellenico. Si veda ad esempio la lettera indirizzata al governo italiano dalla Bce nell'agosto 2011. Essa raccomandava varie misure pressanti, quali «la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali»; «privatizzazioni su larga scala»; una ulteriore riforma del «sistema di contrattazione salariale collettiva, permettendo accordi al livello di impresa»; l'adozione di «una accurata revisione delle norme che regolano l'assunzione e il licenziamento dei dipendenti»; un ulteriore intervento nel sistema pensionistico; «una riduzione significativa dei costi del pubblico impiego»; infine chiedeva che «tutte le azioni elencate… siano prese il prima possibile per decreto legge, seguito da ratifica parlamentare ». Questi e vari altri interventi peggiorativi delle condizioni di lavoro e di vita dei cittadini italiani sono stati prontamente adottati dai governi italiani, fino all'attuale con il suo scandaloso Jobs Act, non mancando di ripetere ad ogni momento la trita giustificazione «ce lo chiede l'Europa». In realtà non è l'Europa a chiederlo, ma singole istituzioni europee, molto spesso in violazione, come documenta il rapporto greco,degli stessi trattati Ue e di numerosi trattati internazionali. Al punto da far sorgere il dubbio che siano da considerare anch'essi, i dettati inviati all'Italia, illegali, illegittimi e odiosi. In attesa che qualcuno se ne accorga, avvii le procedure necessarie, e si impegni a chiedere alla Ue che rispetti almeno i medesimi trattati da essa sottoscritti. Tutto ciò non soltanto per il rispetto dovuto alle leggi ma perché il prossimo caso greco potremmo essere noi.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
26 giugno 2015
Articolo pubblicato sul sito:

 



Giovedì 02 Luglio,2015 Ore: 19:52
 
 
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