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www.ildialogo.org MONI OVADIA: PREFAZIONE A "SHOAH. LE COLPE DEGLI ITALIANI" DI MARINO RUZZENENTI,

MONI OVADIA: PREFAZIONE A "SHOAH. LE COLPE DEGLI ITALIANI" DI MARINO RUZZENENTI

[Dal sito www.tecalibri.it riprendiamo il seguente estratto dal libro di Marino Ruzzenenti, Shoah. Le colpe degli italiani, Manifestolibri, Roma, 2011.
Biografia di Moni Ovadia]

Questo e' un libro importante, che pone questioni rischiose e delicate, e per questa ragione ritengo che necessiti di alcune premesse non eludibili.
La prima premessa riguarda un equivoco assai diffuso e di rilevanza generale. I rappresentanti istituzionali di una nazione pensano quasi sempre che minimizzare le responsabilita' delle classi dirigenti che hanno governato quella nazione nelle epoche tragiche della sua storia, sia un modo per difenderne la moralita', il valore intrinseco e risparmiarle un giudizio che ne sminuirebbe il ruolo e l'autorita' nel consesso delle nazioni.
Se, dall'ambito molto generale, cominciamo a limitare l'oggetto dell'indagine a un periodo storico circoscritto ma particolarmente significativo per la nostra storia recente, ovvero il secondo conflitto mondiale, possiamo facilmente verificare che la quasi totalita' dei governi e delle istituzioni nazionali che si sono macchiati di crimini contro l'umanita', di maggiore o minore rilevanza, hanno cercato di negarli, di sminuirne la portata o di giustificarli. Lo hanno fatto l'Italia, l'Austria, il Giappone, per citare solo i piu' noti. L'Italia, per fermarci al cortile di casa, ha visto le principali istituzioni di governo, di maggioranza e non solo, mettere in atto ogni forma di propaganda, di omissione o di sottovalutazione e di "disinformacia" allo scopo di fare passare per oro colato il luogo comune degli "Italiani brava gente". Luogo comune trito e menzognero, come questo studio di Marino Ruzzenenti mostra con accurata documentazione e come ha gia' mirabilmente raccontato il professor Del Boca nel suo libro omonimo. Naturalmente in Italia ci sono state, e ci sono, tantissime brave persone, ma questo non e' in nessuna misura attribuibile alle istituzioni tout court, ne' allora, ne' ora.
Il fascismo italiano si macchio' in proprio, in solido con i nazisti tedeschi e con i cattolicissimi ustascia croati, di atroci crimini, primo fra tutti il genocidio dei libici in Cirenaica. Il fascismo fu un regime totalitario e assassino, razzista e infame che espresse l'apice di questa sua vocazione nella criminale stagione della Rsi. Benito Mussolini fu un criminale di guerra, un traditore della peggiore risma con il suo popolo e persino con i suoi camerati, e segnatamente con gli ebrei. La monarchia sabauda fu pienamente e vigliaccamente prona e consenziente verso i crimini fascisti.
Tutte le principali istituzioni furono complici della persecuzione degli ebrei, nella migliore delle ipotesi tacquero. Il miserabile esempio di servilismo della quasi totalita' dei professori universitari di fronte al regime e all'espulsione che questo decreto' dei loro colleghi ebrei e' paradigmatico. Per sapere che sarebbe stato possibile agire diversamente, anche in misura radicale, non e' difficile, oggi, informarsi sui fulgidi esempi della piccola Bulgaria e della piccola Danimarca.
La seconda premessa riguarda le responsabilita' del Vaticano, delle sue gerarchie e di moltissimi cattolici nei confronti della persecuzione antisemita. Questa seconda premessa necessita a sua volta di una premessa ulteriore: vi furono religiose e religiosi cattolici, preti e monache che si spesero e rischiarono la vita per proteggere e salvare gli ebrei perseguitati. Non solo. Vi furono anche alti prelati che fecero altrettanto. Basti per tutti il nome di Angelo Roncalli, allora presule in Turchia e che in seguito sarebbe stato papa Giovanni XXIII. Lo stesso Pio XII ordino' di aprire i conventi per accogliere gli ebrei perseguitati. Detto questo possiamo assumere come coordinate di riferimento per il nostro discorso, una riflessione del premio Nobel per la letteratura Imre Kertesz, ebreo ungherese deportato da fanciullo ad Auschwitz e la dichiarazione solenne del 1995 del Sinodo dei vescovi tedeschi sulla Shoa'. Kertesz sottopone al nostro giudizio questa innegabile evidenza: tutti gli aguzzini nazisti ebbero educazione cristiana o cattolica. I vescovi cattolici tedeschi nel cinquantesimo anniversario della caduta dei cancelli di Auschwitz dichiararono: i cattolici tedeschi durante lo sterminio nazista furono, nel migliore dei casi, indifferenti, piu' spesso complici.
Fatte queste premesse, il libro di Marino Ruzzenenti critica autorevolmente, sulla base di una vasta e approfondita analisi di fonti documentali, la tesi ufficiale del Vaticano secondo la quale l'antiebraismo e l'antigiudaismo tradizionale cattolico furono altro rispetto all'antisemitismo biologico e sterminatore dei nazisti, e che non solo furono altro, ma addirittura lo contrastarono, svolgendo un ruolo di attenuazione della tragica deriva antisemita virulenta che il fascismo avrebbe imboccato senza la provvidenziale canalizzazione dell'odio per gli ebrei nel contesto del "ragionevole" antiebraismo cattolico.
Questa posizione "farisaica" e "prudenziale" costituisce a mio modesto parere un grande vulnus per la Chiesa Cattolica. Uno dei risultati marginali ma indicativi di questo atteggiamento e' il fatto che ancora oggi due prestigiosissime istituzioni come l'Universita' Cattolica degli Studi di Milano e un grande Ospedale di Roma siano intestate a padre Agostino Gemelli, uno dei piu' feroci e spietati antisemiti di tutto il Novecento in Italia.
L'altro vulnus che la Chiesa cattolica si autoinfligge ad opera di quelle gerarchie che hanno scelto la via "farisaica" e' la improponibile giustificazione del silenzio di papa Pacelli di fronte allo sterminio degli ebrei. La prova che si poteva agire con ben altri esiti l'ha data il metropolita della Chiesa Cristiana Ortodossa bulgara. Il metropolita Stefan, tuonando minacciosamente contro i nazisti e denunciando il loro progetto di deportazione degli ebrei, contribui' in modo decisivo a salvare 48.000 cittadini bulgari, esseri umani colpevoli solo di essere quello che erano. Da ultimo, non si puo' dimenticare che, anche alla fine del conflitto, la Chiesa di papa Pacelli protesse nelle chiese e nei conventi i peggiori criminali nazisti e ne organizzo' la fuga nei paesi delle disponibili dittature fasciste sudamericane, sottraendoli cosi' alla giustizia.
La tesi di questa opera, che condivido pienamente, e' che l'antigiudaismo e l'antiebraismo cattolico e cristiano siano in diretta e inscindibile relazione con l'antisemitismo nazista e che, senza l'intossicazione dell'odio verso gli ebrei provocato da secoli e secoli di una evangelizzazione pervertita che ha fomentato l'odio invece dell'amore, lo stermino degli ebrei non avrebbe potuto essere perpetrato con la ferocia e la vastita' che conosciamo. Personalmente mi auguro che il libro di Marino Ruzzenenti inauguri una stagione di studi coraggiosi che portino al pieno riconoscimento delle responsabilita', riconoscimento che solo potra' garantire un futuro migliore e piu' degno a istituzioni e nazioni. Lo dimostra il caso dell'odierna Germania che si e' confrontata con il massimo rigore con il proprio passato e che per questo e' una delle nazioni piu' affidabili sul piano della credibilita' democratica. La sua cultura e la sua economia sono accolte e rispettate con particolare favore proprio nei luoghi e nei paesi che piu' duramente conobbero l'orrore nazista.

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 662 del 29 agosto 2011
Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac@tin.it, sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/



Luned́ 29 Agosto,2011 Ore: 15:32
 
 
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Conoscere l'ebraismo

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