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ISSN 2420-997X

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www.ildialogo.org Femministe nel nome di Allah,di Chiara Zappa

Anna Vanzan parla del suo libro sulle attiviste musulmane
Femministe nel nome di Allah

di Chiara Zappa

 in missionline: http://www.missionline.org/index.php?l=it&art=3359

 
Da un capo all’altro del mondo sta emergendo una nuova generazione di donne, che lottano per l’emancipazione a partire dall’islam
 
Asma ha i capelli coperti dal velo islamico. Basterebbe questo dettaglio per fare storcere il naso a tanti di quelli che, in Occidente, sono alla ricerca di un'immagine, stereotipata quanto rassicurante, delle presunte «musulmane moderne». Eppure Asma Lamrabet, marocchina, è in prima fila nella lotta per il riconoscimento dei diritti delle donne proprio come l'iraniana Ziba Mir-Hosseini, o Zeinah Anwar, della Malaysia, che girano a capo scoperto ma con Asma condividono una convinzione incrollabile: che sia possibile battersi per i diritti femminili in nome dell'islam.
Asma, Ziba, Zeinah sono solo alcune esponenti di una nuova generazione di attiviste che sta emergendo in gran parte dei Paesi a maggioranza islamica - dall'Iran al Marocco, dalla Turchia al Sud Est asiatico - ma anche in Occidente. Donne di estrazione sociale e appartenenza culturale spesso molto diverse, ma accomunate da una missione: modernizzare le proprie società attraverso una rilettura, dall'interno, della religione musulmana. La quale, ben lungi dall'essere maschilista in sé, sarebbe invece stata manipolata per secoli, in funzione della sottomissione femminile, dai detentori del potere politico e religioso. Non a caso, alla base delle rivendicazioni di queste attiviste c'è il tafsir, l'interpretazione dei testi sacri, detenuta in esclusiva, nel corso dei secoli, dall'autorità patriarcale.
 
L'ESEGESI DEL CORANO e delle hadith (detti e aneddoti attribuiti al profeta Maometto) «deve essere esercitata ogni giorno, ogni momento della vita, in modo da rapportare i versi alla situazione, al momento temporale, alla localizzazione geografica, alle tradizioni e agli usi e costumi vigenti»: così afferma Nahid Tavassoli, iraniana, esperta di esegetica coranica e per anni direttrice della rivista femminista Nafeh, nel volume Le donne di Allah (Bruno Mondadori, pp. 178, euro 20), l'ultimo libro dell'islamologa e iranologa Anna Vanzan. Docente alla Iulm di Milano e all'Università di Pavia, Vanzan dà voce ad alcune rappresentanti di quelli che sono stati definiti i «femminismi islamici».
«Sottolineo la pluralità della definizione», premette la studiosa, «vista la grande varietà del movimento impegnato nell'emancipazione in chiave islamica». In un ideale viaggio alla scoperta delle diverse esperienze di attivismo femminile di stampo musulmano, viene naturale partire proprio dall'Iran, dove, come spiega la nostra interlocutrice, «il movimento per i diritti femminili ha oltre un secolo di vita, e in ambito religioso c'è stata una relativa facilità per le donne a entrare in alcuni sancta sanctorum per secoli patrimonio degli uomini». Eppure, anche se la tradizione religiosa sciita (seguita in Iran), non ha conosciuto il «congelamento dell'esegesi» verificatosi nel mondo sunnita: qui «le donne si sono trovate a combattere istituzioni profondamente ingiuste, una su tutte il matrimonio a tempo».
Proprio il diritto di famiglia è stato uno dei principali campi di ricerca di Ziba Mir-Hosseini, antropologa iraniana attualmente residente in Gran Bretagna, che sostiene la differenza tra la legge islamica - la shari‘a - e la giurisprudenza. E il grado di impegno è molto alto anche tra alcune «deluse della Rivoluzione», da Minou Mortazi alla stessa Tavassoli.
 
SE TRA LE LOTTE delle femministe iraniane c'è anche la rivendicazione della libertà di girare a capo scoperto, è interessante notare come, al di là del confine con la Turchia, le donne siano impegnate in una battaglia di segno solo apparentemente opposto: la ong Akder, capitanata da Neslihan Akbulut, riunisce un gruppo di studentesse e professioniste cacciate dalle università e dai posti di lavoro perché avevano rifiutato di togliere il tradizionale turban. «In Turchia il laicismo imposto da Atatürk vieta l'accesso all'università e alla carriera professionale alle ragazze velate. Persino i parenti maschi di donne che indossano il turban sono esclusi dai posti di lavoro statali! Allora, le rivendicazioni delle iraniane sono parallele a quelle delle donne turche, e riguardano la libertà di scelta, sulla base della convinzione che l'islam non sia una religione di costrizioni».
Su altre emergenze del Paese, come la violenza contro le donne, è concentrato l'impegno di Nilufer Narli, docente di Sociologia a Istanbul, che da anni monitora lo sviluppo delle associazioni femministe islamiche turche. Laica, Narli incoraggia la collaborazione tra attiviste religiose e non su alcuni obiettivi comuni, come la lotta ai vergognosi «delitti d'onore», purtroppo ancora diffusi.
Il mondo arabo non è alieno a questa corrente di rinnovamento. Basti pensare al lavoro della biologa marocchina Asma Lamrabet, una delle principali protagoniste della rilettura dei testi sacri da una prospettiva femminile. Scrittrice, Lamrabet coordina un gruppo di ricerca e di riflessione sulla donna musulmana e il dialogo interculturale, e dirige il Centro Women's Studies in Islam, della Mohammadia Rabita. Altrettanto interessante è la figura della egiziana Heba Raouf Ezzat, frettolosamente etichettata da alcuni come "islamista" soprattutto per la sua presunta vicinanza al movimento dei Fratelli Musulmani.
«È venuto il tempo - afferma invece Heba nel libro di Vanzan - di lanciarsi in un progetto autoctono, un nuovo movimento di liberazione della donna, che liberi l'intera società».
 
IL VENTO del cambiamento, che cerca di rinnovare il rapporto tra la religione di Maometto e le donne, soffia forse ancora più forte a migliaia di chilometri di distanza, nel lontano Oriente. È nel Sud est asiatico che si è verificato un evento definito da Vanzan «rivoluzionario». «In Malaysia - spiega la studiosa - le donne si sono raccolte intorno a un'afroamericana convertita all'islam, Amina Wadud, insegnante di Studi coranici all'Università internazionale islamica di Kuala Lumpur, autrice di un testo innovativo in cui rilegge il Corano secondo una prospettiva femminile». Nel 1989 nacque così Sisters in Islam ("sorelle nell'islam"), una ong promossa dall'Associazione delle avvocatesse in reazione a una visione restrittiva dell'islam e divenuta poi un importantissimo movimento trans-nazionale, animato tra l'altro dalla già citata giornalista malese Zeinah Anwar, e riunito intorno all'omonimo sito internet, oggi arena di discussione e confronto tra le attiviste di diversi contesti (vedi MM novembre 2004, pp. 10-13).
«Uno degli aspetti più interessanti di questa esperienza è la sua capacità di "spostare il baricentro" dell'esegesi coranica: siamo infatti di fronte all'interpretazione dei testi sacri operata da donne, e per di più non di madrelingua araba. Qualcosa di simile a ciò che accade con il movimento Mussawah ("uguaglianza" in arabo), nato da una costola delle Sisters in Islam e poi rimbalzato in Europa».
La costituzione di reti sovranazionali, anche grazie alle nuove opportunità offerte da internet, rappresenta un altro fondamentale segno del presente: «L'impatto delle nuove tecnologie sull'attivismo femminile islamico è importantissimo, per l'opportunità di avvicinare esperienze fisicamente lontane e rafforzare le donne attraverso tale comunanza a distanza». Senza cedere a romanticismi poco realistici: «Sono convinta che la sorellanza tout court non esista - avverte Vanzan - e che anche all'interno dei movimenti femminili sia necessario conoscere per operare gli opportuni distinguo». Le «femministe di Allah», insomma, non sono una categoria monolitica, né una soluzione applicabile a ogni contesto. Ma le donne, senza dubbio, restano interlocutrici privilegiate per chi - fuori e dentro la umma (la comunità musulmana globale) - sogna un islam sempre più moderno.
Chiara Zappa

Articolo tratto da:

FORUM Koinonia 249 (8 marzo 2011)

http://www.koinonia-online.it

Convento S.Domenico - Piazza S.Domenico, 1 - Pistoia - Tel. 0573/22046



Marted́ 08 Marzo,2011 Ore: 18:18
 
 
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