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www.ildialogo.org Dal 13 febbraio all’8 marzo,di Giancarla Codrignani

“SE NON ORA, QUANDO?”
Dal 13 febbraio all’8 marzo

di Giancarla Codrignani

DIMOSTRAZIONE
Le donne non hanno solo manifestato. Hanno dimostrato forza politica alternativa. Pensate che i politici "dei poteri" abbiano capito il danno che fanno alla società tutta intera - formata da due generi - sottraendo non la partecipazione omologata, ma il libero pensiero e l'autonoma volontà politica delle donne?
Sarà disastroso se ricominceranno, come sono abituati, a pensare di doverci dare, ebbene sì, due o tre posti in più da qualche parte. Per evitare le distorsioni, occorre rafforzare la consapevolezza della prova di forza che - senza che noi volessimo fosse una prova di forza - abbiamo dato.
Di fronte alla situazione fallimentare del governo non c'è stato un partito, un sindacato, un'associazione nazionale che abbia lanciato una protesta di tutto il paese in tutte le piazze a difesa dei principi. Perfino all'estero hanno fatto eco solo le donne. Perfino in Mozambico. Perfino con il tricolore....
Solo le donne hanno dimostrato coraggio e capacità politica alternativa. La parola "dignità", risuonata in tutte le città, è il termine con cui la Costituzione dà significato alla cittadinanza. Nella protesta ha rivestito non il generico valore ideale, ma quello che coinvolge tutta la persona umana, anche il corpo. Infatti, nessuno può mai prescindere dalla corporeità, di cui il maschile si serve senza assumerla come valore e che usa nella competizione anche militare, nello sport, nelle relazioni interpersonali anche d'amore. Anche molti uomini hanno manifestato per la dignità delle donne: "io non mi comporterei mai come Berlusconi", dicevano (ma qualcuno tacitamente lo invidiava); senza accorgersi che più ancora di quello delle donne è stato umiliato il loro corpo. Disperante che quasi nessuno se ne renda conto: le donne non possono sostituirli anche nella difesa della loro dignità. Se escludiamo questa coscienza per i due generi, la compravendita che fa reato sarebbe solo quella del vendere per denaro il voto o l'appartenenza politica.
Le amiche che, dall'interno della comunità femminile, temevano la discriminazione di donne perbene contro donne permale si saranno rese conto di essere fuori tema: era il momento di "fare politica di donne", non di discutere se è scelta libera il vendere sesso (oppure organi da trapiantare). Anche se né il corpo del singolo - della singola - né la metafora del corpo sociale, del "corpo delle leggi", dell' habeas corpus sono merce: di per sé, tuttavia, contengono ancora il senso umano pieno perché prescindono dal significato non rigidamente astratto del termine. Anche questi corpi esigono una cura. Mite, nella responsabilità.
Un altro dato da rilevare, non senza connessione con la corporeità, è quello della comunicazione intuitiva che ha prodotto l'organizzazione. È bastato uno slogan ("se non ora quando?") per realizzare in ogni città un minimo di intesa su ora e luogo d'incontro e le donne sono arrivate, ovunque con largo anticipo e senza carte di identità politica. Trasversali. Coerenti con gli obiettivi.
Mi piace sempre fare il punto sugli estremi, da una come la Bongiorno (che non accetta che il vendersi legittimi la designazione alle cariche istituzionali) o dalle prostitute (che hanno capito di non essere discriminate e si sono portate i loro bravi ombrelli rossi) fino alle suore. A Roma una ha preso la parola, ma guardando internet il caso non è stato isolato. Il sito delle comboniane in apertura accoglieva la denuncia delle stanchezze che esasperano le donne: "Stanche di essere più istruite e meno occupate.Stanche di non potersi concedere più di 1,4 figli a testa, per impossibilità di guardare il futuro.Stanche di arrivare sui giornali, quotidianamente, per mesi, ancora e solo per un machismo che pensavano superato.Stanche di essere maggioranza muta.Stanche di firmare contratti di assunzione accompagnati da lettere di dimissioni in caso di maternità.Stanche di sopportare da sole il peso della cura dei familiari.Stanche di dover scegliere tra lavoro e famiglia per colpa di uno Stato assente.Stanche, indignate, ma ancora una volta forti e in piedi, a mostrare l’autorevolezza di un genere che nel quotidiano sceglie tutti i giorni strade forse normali, comuni, ma di una dignità impagabile che oggi, più che mai, deve mostrarsi. Mostrare il volto migliore di un’Italia che resiste e che necessita la faccia di ciascuna di noi".
Non aggiungono "stanche di questa chiesa governata da uomini che non tengono in conto la dignità delle donne ma neppure la propria, compromettendo le ragioni di una scelta religiosa per brama di denaro e potere oppure ricusando di assumere il corpo nel concetto anodino di persona". Ma lo diciamo noi, per reciprocità intuitiva.
 
8 MARZO
Gli uomini dell’opposizione non difendono l’onore d’Italia,
ragazza maltrattata dal “mostro” che non si dimette
 
Tutti gli anni torna l’ottomarzo e tutti gli anni restano fuori dalle feste gli altri 364 giorni e notti del vivere. Quest’anno l’atmosfera è davvero particolare: vibra ancora l’aria del 13 febbraio con le migliaia e migliaia di donne che hanno manifestato per la loro dignità. Si sarebbe attesa un’analoga valanga di proteste maschili per reclamare il rispetto del “loro” corpo, oltraggiato dal comportamento del nostro “esemplare” presidente (togliamogli almeno la maiuscola) del Consiglio. L’ho già detto e ripeto: se Berlusconi fosse gay, il bunga-bunga vedrebbe un’esibizione tutta diversa e forse qualcuno capirebbe che “darla” (come ormai si dice in televisione) o “darlo” in quel modo è indecente e offensivo della persona umana. Da anni c’è un contenzioso aperto all’interno del movimento femminista sulla prostituzione che “è un mestiere come un altro”, anche se quando faccio osservare che sembra “una buona opportunità per sistemare tua figlia”, tutti diventano verdi senza essere leghisti. Ma non si vedono neppure reazioni visibili di protesta da parte di deputati e senatori maschi a condanna della prostituzione dei colleghi che non nascondono le pudendissime conversioni partitiche fra le braccia del Grande Compratore e i relativi tariffari.
Sembra che l’opposizione mediti il riuso del meraviglioso “se non ora quando” di invenzione femminile per il 13 febbraio, ma non per difendere, da bravi cavalieri, l’onore della ragazza Italia e della sua Costituzione – che sarebbe il giusto richiamo al recupero della dignità nazionale -, ma per ripetere un inutile NO al mostro che si dovrebbe dimettere, e che non lo farà neppure costretto dalla Corte costituzionale. Allora, anche se noi donne ci sentiamo cittadine e preoccupate della sorte democratica comune, ci sembra che ci risiamo: un ottomarzo di politica neutra con le solite mimose che ormai ci regaliamo fra noi. Non che non veniamo nominate; anzi, è tutto un ricordare che, oppresse da mille guai, abbiamo bisogno di iniziative “per” noi: ma sempre senza assumere la cultura, il pensiero, la politica “delle” donne.
Mi piacerebbe fare riflettere a partire dalle donne del Nord Africa o dalle aspirazioni delle sorelle che vivono negli altri continenti, ma servirebbe a farci sentire male senza risvegliare l’interesse degli uomini. Quindi, per “la festa” racconto una storia. Una famosa giornalista americana aveva condotto parecchi anni fa uno studio sui ruoli femminile e maschili in Afghanistan. Le donne si erano lamentate della tradizione che imponeva loro di camminare tre passi dietro al marito. Ritornata recentemente a Kabul ha ripreso la sua inchiesta e ha scoperto che le donne camminavano ben cinque passi dietro al marito e ha chiesto conto del cambiamento: «vi lamentavate prima, adesso va peggio e non vi vedo turbate… quale è la ragione per cui accettate questo cambiamento?». La risposta è stata immediata e univoca: «le mine»… La storiella richiede la sua morale: “dietro ogni uomo c’è una donna intelligente”.
Giancarla Codrignani

Articolo tratto da:

FORUM Koinonia 249 (8 marzo 2011)

http://www.koinonia-online.it

Convento S.Domenico - Piazza S.Domenico, 1 - Pistoia - Tel. 0573/22046



Marted́ 08 Marzo,2011 Ore: 18:13
 
 
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