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www.ildialogo.org Piero Stefani prima e dopo la “Giornata di preghiera”,

ASSISI E DINTORNI
Piero Stefani prima e dopo la “Giornata di preghiera”

Dacci oggi la nostra Assisi quotidiana1

Il principio guida della giornata di preghiera mondiale per la pace di Assisi del 26 ottobre 1986 fu: «Assieme per pregare» e non «pregare assieme» (cf. Regno-att., 10, 2011, 344). Allora non si formulò una preghiera in comune; ogni gruppo pregò separamene per lo stesso scopo: la pace. Quel giorno si ebbe evento eccezionale soprattutto in virtù della presenza di una voce convocante, in quel caso Giovanni Paolo II. Essa fece radunare nella città di San Francesco uomini e donne di religioni diverse provenienti dai quatto angoli del pianeta. Tuttavia, oggi, ogni nostra città è, de facto, una Assisi potenziale, anche se manca chi convoca. Ogni giorno molte preghiere si elevano le une accanto alle altre. A partire dallo stesso luogo esse si innalzano verso lo stesso cielo. Eppure i vari oranti tendono a ignorarsi. Le monache benedettine quando pregano difficilmente pensano che, forse pochi isolati più in là, nella sala di preghiera islamica, un gruppo di musulmani, nello stesso momento, sta compiendo gesti e formulando parole rivolte ad Allah. La stessa osservazione, ben s’intende, vale a parti rovesciate. Non è neppure frequente che i pentecostali ,quando formulano le loro vibranti e spontanee preghiere, abbiano in mente la prefissata liturgia sinagogale che si sta svolgendo nella stessa città. Il discorso si potrebbe allargare a chi medita in silenzio volgendo il proprio animo a oriente, a chi innalza nel suo cuore una preghiera a Gesù, a chi fa passare sotto il polpastrelli delle dita i grani del rosario e così via. Innumerevoli preghiere (o atti a essi paragonabili), sono formulate le une accanto alle altre. In genere ciò avviene senza che ci sia alcun riconoscimento reciproco. Non fa parte della coscienza consueta dell’orante aver presente quanto scritto dal compianto vescovo di Lione card. Billé, «ogni volta che un credente si rivolge verso Dio, gli altri credenti non possono che rallegrarsene».

Ci sono preghiere universali. Anzi è assai frequente, per esempio, udire nel corso delle domenicali preghiere dei fedeli, invocazioni che, oltre a intenzioni particolari, chiedano qualcosa rivolto al mondo intero. Lo sguardo si estende verso tutti; i nostri orecchi, però, non hanno mai udito una formulazione che chiede al Padre di ogni creatura di accogliere, benigno, la voce delle preghiere pronunciate dalla moltitudine di esseri umani che, ogni giorno, sulla faccia della terra si rivolgono a Dio (o a qualche realtà considerata in qualche modo divina). Non è affatto arduo pensare alla preghiera in chiave di antropologia culturale. Né mancano antologie che raccolgono, l’una accanto all’altra, preci provenienti da ogni tempo e luogo. Tuttavia resta quasi inedito interrogarsi su quale sia il profondo senso spirituale connesso al fatto che nella propria città, o quanto meno nella grande megalopoli planetaria, altri, con altri linguaggi e spesso con altre intenzioni, stiano anch’essi ugualmente pregando. Qui il relativismo non c’entra nulla. La domanda, infatti, non può sorgere che all’interno di una tradizione religioso specifica. Se ci fosse un punto di osservazione super partes l’interrogativo non si porrebbe neppure, si sarebbe, infatti, già nell’ambito della risposta.

Ad Ali, il quarto califfo ben diretto della tradizione sunnita, è attribuito l’invito rivolto al governatore dell’Egitto Malik ibn Harik di vedere nei sudditi che credono in Dio dei fratelli secondo la fede e di trattare tutti gli altri come suoi pari a motivo della creazione. In questa posizione è molto chiaro il fatto che sia la fede islamica nella creazione, non universalmente condivisa da tutti i sudditi, a fondare l’ uguaglianza fra tutti. Se così si potesse dire, si è di fronte a una paradossale “uguaglianza di parte”. Non ci si muove affatto nell’ambito di una bilateralità dialogica. Un discorso analogo vale per il pregare.

La domanda teologica sulla preghiera può essere formulata soltanto partendo da una determinata religione. Per la fede cristiana il salto qualitativo rispetto a questo tema si ha quando si avanza un interrogativo a cui è impossibile dare una risposta piena. Esso si affaccia quando non ci si limita a porre la domanda rivolta al senso da attribuire alla presenza, gli uni accanto agli altri, di molti oranti. L’interrogazione, infatti, prende consistenza quando ci si chiede come il Padre del nostro Signore Gesù Cristo accolga le preghiere a lui non esplicitamente dirette. Non era il suo il nome apparso sulla bocca degli oranti, tuttavia Egli è anche padre loro, né può essere estraneo a quanto alberga nelle profondità dello spirito umano Che significato attribuire a tutto ciò? Che si tratti di un interrogativo cristiano è semplicemente ovvio; anche qui ci troviamo di fronte a un’ “universalità di parte” ed è proprio essa a sostanziare una domanda che travalica ogni risposta. La più propria attestazione al riguardo sta nel comprendere che pure la nostra preghiera diviene davvero tale soltanto quando non è più in senso proprio nostra; in essa, infatti, è presente lo Spirito che è al di là di ogni umana parola. Le frasi con cui Giovanni Paolo II, alla fine del 1986, rievocò la giornata di Assisi rappresentano la traccia di risposta - universale e parziale a un tempo - che la fede cristiana può dare alla domanda relativa alle molte preghiere presenti nella bocca e nel cuore degli esseri umani: “Ogni preghiera autentica si trova sotto l’influsso dello Spirito ‘che intercede con insistenza per noi, poiché nemmeno sappiamo cosa è conveniente domandare ’, ma egli prega in noi ‘con gemiti inesprimibili ’ e ‘colui che scruta i cuori sa quali sono i segreti dello Spirito ’ (Rm 8,26-27). Possiamo ritenere infatti che ogni autentica preghiera è suscitata dallo Spirito Santo, il quale è misteriosamente presente nel cuore di ogni uomo” (Regno-doc, 5,1987, 136).

Piero Stefani

1 Riprendo liberamente alcuni temi emersi nel corso dell’incontro dei Teologia della pace “La preghiera unisce o divide” svoltosi a Ferrara sabato 8 ottobre.

Articolo tratto da:

FORUM 280 (1 novembre 2011) Koinonia

http://www.koinonia-online.it

Convento S.Domenico - Piazza S.Domenico, 1 - Pistoia - Tel. 0573/22046



Giovedì 03 Novembre,2011 Ore: 17:15
 
 
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