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www.ildialogo.org SOL BIRUCI', POESIE IN DIALETTO BRESCIANO DI GIULIANA ANGELA BERNASCONI,di CARLO CASTELLINI

Recensione
SOL BIRUCI', POESIE IN DIALETTO BRESCIANO DI GIULIANA ANGELA BERNASCONI

di CARLO CASTELLINI

A.C.M. INDIPENDENTEMENTE EDITORE, REALIZZAZIONE RAFFAELLA VISCONTI CURUZ, TIPOGRAFIA G. DE S GASPERINI, SRL, DESENZANO,PRESENTAZIONE DI CARLO CASTELLINI.
CHI E' GIULIANA ANGELA BERNASCONI?
E' nata, il 4 marzo 1946, a Brescia, dove risiede tuttora. Ha svolto per anni lavoro di impiegata, presso aziende private. Da un decennio scrive poesie e pagine in lingua e in vernacolo. Nel 1996
ha realizzato una raccolta di poesie in lingua dal titolo:”IO, LO SPECCHIO E LA MASCHERA”,
e molte sue poesie sono state pubblicate su varie antologie. Numerosi sono i premi e riconoscimenti ottenuti.
La prima impressione, di chi legge le poesie nel proprio dialetto, della regione o del paese, è quel la di colui che riprende in mano uno strumento usato in passato alla bisogna, e poi messo in disparte perchè superato da altri strumenti, o dimenticato. D'altra parte i nostri figli, hanno imparato bene il linguaggio del web e di internet, ma non parlano il dialetto dei loro padri e dei loro nonni, perchè non l'hanno mai parlato.
Ma quando si trovano davanti ad una brillante compagnia teatrale o a poesie che recitano in dialetto bresciano, sia pure ingentilito dalla parlata della città, come queste di GIULIANA ANGELA BERNASCONI, sono incuriositi dai suoni ma anche dalle belle immagini ricordo, evocatrici di altri tempi, ma ancora ricche di gusto estetico e di piacere delle cose di ogni giorno. Quindi è ancora vero che “la bellezza salverà il mondo”: nel nostro caso la bellezza della poesia dialettale.
La freschezza delle immagini, dicevo, e la tenerezza dei ricordi, richiama l'idea di un pane casereccio, sfornato di fresco, pronto da imburrare o farcire con appetitosi contorni, dolci o salati.
Emergono così dalle parole della poetessa nostrana temi trattati a lei, ma anche a noi, cari, come l'infanzia e le sue immagini, le ninna nanne e i personaggi le riflessioni ed i temi sociali del disagio sociale, come gli scacciapensieri, le cose quotidiane illustrate, con un lessico abbastanza lezioso ma non stucchevole, bresciano sì, tipico della città, ma limato dall'italiano borghese dei suoi abitanti.
“Le parole del dialetto, ricercate con sapienza, sanno tradurre gli stati d'animo in disinvolte mtafore, sanno dar vita a immagini mai abusate, tanto che anche la polenta e il suo lungo girare, possono diventare poeticissima metafora della vita”. (Polenta).
GIULIANA ANGELA BERNASCONI, dedica questo piccolo florilegio dialettale a sua madre, che parlando in dialetto bresciano “cercava di insegnarmi l'italiano”.
Un cavallino stilizzato, con la criniera appena accarezzata dal vento, che trascina un vecchio calessino, con quattro ruote sottili e pieno zeppo di fiori, lucenti di vari colori, forse espressione pittorica delle emozioni che si sprigionano dalle poesie dialettali di questo bell'opuscolo di GIULIANA ANGELA BERNASCONI, edito dalla INDEPENDENTE EDITRICE, e stampato nel maggio di tredici anni fa.
Il titolo è quindi richiamato dal disegno in copertina “SOL BIRUCI'” (sul PICCOLO BIROCCIO o BIROCCINO), sotto la scritta “Poeti di Dipende”, sopra nel sottotitolo “poesie in dialetto bresciano”; i disegni sono di VELISE BONFANTE, e le parole introduttive di FRANCO VERGNA.
A una prima lettura ci si accorge subito che la parlata, non è quella puramente vernacolare, come la parlata di Palazzolo sull'Oglio, sul confine bergamasco, o quella di Lumezzane.
E' sempre comunque una bella esperienza riprendere in mano la propria lingua quella di una volta; che non è la brutta copia della lingua italiana; ma ha tutte le caratteristiche di un'altra lingua, dietro cui si nasconde una filosofia di vita, ora troppo spesso dimenticata. (CARLO CASTELLLINI).



Giovedì 20 Febbraio,2014 Ore: 15:21
 
 
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