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www.ildialogo.org LA POLITICA E IL CIBO. TERRA MADRE (E STATO MATRIGNO E CHIESA MATRIGNA) E SLOW FOOD. La sovranità che conta di più. Materiali per riflettere (Trilussa, Barbara Spinelli, Luciana Castellina, e altre note),a c. di Federico La Sala

SAPERE E SAPORI: TERRA "MADRE" O TERRA "MAMMASANTISSIMA"?! UN PIANETA "PER TUTTI" O UN PIANETA "PER MOLTI"?!
LA POLITICA E IL CIBO. TERRA MADRE (E STATO MATRIGNO E CHIESA MATRIGNA) E SLOW FOOD. La sovranità che conta di più. Materiali per riflettere (Trilussa, Barbara Spinelli, Luciana Castellina, e altre note)

Il cibo è un diritto recita lo slogan di Slow food, e dunque l’alimentazione, come l’acqua, un bene comune. E invece, per l’Onu, è ancora solo diritto economico e sociale (Convenzione del 1966), non umano, mentre non potrebbe essere più chiaro che senza il cibo non c’è sopravvivenza, e dunque non c’è vita. L’acqua, sorella del cibo, ha conquistato questo status nel 2010, ora dovrebbe toccare al nutrimento.


a c. di Federico La Sala

 La politica

Ner modo de pensà c’è un gran divario:

mi’ padre è democratico cristiano,

e, siccome è impiegato ar Vaticano,

tutte le sere recita er rosario;

de tre fratelli, Giggi ch’è er più anziano

è socialista rivoluzzionario;

io invece so’ monarchico, ar contrario

de Ludovico ch’è repubblicano.

Prima de cena liticamo spesso

pe’ via de ’sti princìpi benedetti:

chi vo’ qua, chi vo’ là... Pare un congresso!

Famo l’ira de Dio! Ma appena mamma

ce dice che so’ cotti li spaghetti

semo tutti d’accordo ner programma.

Trilussa

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STATO MATRIGNO E CHIESA MATRIGNA: IL CODICE CULTURALE CATTOLICO-ROMANO E’ PRE-CRISTIANO E, OGGI, E’ SEMPLICEMENTE MAFIOSO.

IL VANGELO DI PAPA RATZINGER E DI TUTTI I VESCOVI E IL "PANE QUOTIDIANO" DEL "PADRE NOSTRO", VENDUTO A "CARO PREZZO".

LA QUESTIONE MORALE, QUELLA VERA - EPOCALE.

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 La sovranità che conta di più

di Luciana Castellina (il manifesto, 30 ottobre 2012)

La politica si reinventa. Per fortuna. Trova la strada di tematiche ufficialmente ritenute distanti da quelle delegate a rappresentarla nelle sedi istituzionali, e perciò si rivolge a soggetti estranei a quello che viene chiamato "professionalismo politico"; e, di conseguenza, si colloca anche in sedi diverse.

Per esempio qui a Torino dove si è svolta in questi giorni la politicissima triplice e concomitante scadenza promossa da Slow Food: il nono Salone del gusto (centinaia di migliaia di visitatori); la quinta assemblea di Terra Madre (migliaia di contadini in rappresentanza della rete mondiale nata nel 2004 e cui oggi aderiscono 135 paesi); il sesto Congresso internazionale di Slow Food (delegati provenienti da 96 paesi). Tema: «La centralità del cibo, punto di partenza di una nuova politica, di una nuova economia, di una nuova socialità».

Tanti appassionati dell’agricoltura dentro i tetri spazi del Lingotto, fabbrica dismessa dell’industria per eccellenza, la Fiat, fa un bel vedere: riequilibra il pensiero e rende più facile rendersi conto che il dramma che si prepara è la sparizione della terra, mangiata a bocconi giganti - migliaia di ettari ogni anno (6 milioni di ettari in trent’anni solo in Italia) - dalla cementificazione indotta da industrializzazione e urbanizzazione dissennate. Constatabile a vista d’occhio: fra Lombardia e Piemonte non c’è ormai che un ininterrotto agglomerato di edifici, la campagna ridotta a qualche aiuola. (Di cui le ciminiere spente delle fabbriche chiuse è solo un’altra faccia della crisi).

La nuova rapina dell’Africa

Che la terra sia tornata ad essere oro se ne stanno rendendo conto in tanti che cercano ora di accaparrarsela, investendo come un tempo si faceva col mattone: i cinesi per primi, che pure di spazio a casa loro ne hanno tanto, che stanno comprando l’Africa pezzo per pezzo. Land grabbing, così si chiama la nuova rapina.

Per fortuna è oramai da un po’ di anni che solo pochi dinosauri si azzardano ancora a parlare di Slow Food come del club dei buongustai. La nascita, dal suo grembo, di Terra Madre, la rete di contadini che continuano a produrre senza offendere la natura e facendo barriera conto la forza distruttiva dell’agrobusiness, ha contribuito a dare un colpo decisivo alle interessate accuse rivolte all’associazione fondata nel 1989, per combattere l’invadenza del fast food, da Carlin Petrini, oggi presidente di un’organizzazione diventata internazionale, negli anni ’70-80 consigliere comunale di Bra per il Pdup assieme al suo attuale braccio destro, Silvio Barbero, i più votati fra tutti i consiglieri del partito in Italia. Perché già allora avevano cominciato a gettare nella nostra cultura iperoperaista il seme fertile della Terra che, avevano capito, era un problema centrale. E in una regione come la loro, fra le Langhe e Barolo, il messaggio era stato capito subito.

Oggi che la coscienza ecologica si è fatta più forte ed estesa è più facile capire il guasto di politiche che allora erano state fatte passare come progresso. Innanzitutto la famosa "rivoluzione verde" avviata dalla Banca Mondiale, una modernizzazione dell’agricoltura del terzo mondo che ha sconvolto le campagne, introducendo le sementi prodotte dalle grandi corporations del grano, merce a buon mercato e perciò mortalmente competitiva con quella locale, ma dotata di un piccolo colossale imbroglio: si tratta di semi sterili, privi dei semi necessari alla successiva semina. Di qui l’indebitamento drammatico dei contadini (solo in India se ne suicidano per debiti dai 200 ai 300 mila l’anno, ma nessuno li conta), i più giovani che scappano verso le città, ingrossando le mostruose immense megalopoli dove sopravvivono mangiando rifiuti e rimanendo inproduttivi.

A chi dice che senza l’applicazione delle moderne tecnologie (non solo la meccanica, ma la chimica e la biogenetica) non si può salvare il mondo dalla fame bisognerebbe rispondere con più forza con i dati raccolti e analizzati dai tanti interventi al congresso di slow food, mostrare la contabilità di un modo di produrre e di vivere che avvelena gli esseri umani, inquina l’acqua che bevono, l’aria che respirano, producendo danni che riparare sarà tanto costoso da rendere impossibile. E denunciare lo spreco: oggi si produce cibo per 12 miliardi di persone, ma un miliardo non mangia a sufficienza.

Rispetto agli altri congressi di Slow questo ha mostrato una rete di quadri maturati, documentati, sperimentati, con tanta voglia, hanno detto molti di loro, di rendere sempre più politica la loro azione. Non basta l’azione dal basso, dobbiamo investire di più i centri del potere. Ma politica, e non solo godereccia, era quest’anno anche la folla che si è assiepata al Salone del gusto, accostandosi agli stand dove venivano offerti prodotti inusitati, perché antichi e non in scatola, il contrario delle "merendine", non solo per assaggiarli ma per informarsi, per assaporare un modo diverso di consumare, e anche di vivere. La diffusione a macchia d’olio dei mercatini contadini nelle nostre città, il «cibo a km zero», sottratto alle inutili e costose peregrinazioni attraverso il mondo di prodotti artefatti dalla conservazione, sono la testimonianza che si cominciano a capire i guasti del mercato.

Giusta retribuzione per i contadini

Costa troppo mangiar buono e pulito? Sì, costa di più. Ma lo slogan di Slow aggiunge un altro aggettivo su cui occorre riflettere: «giusto». Vuol dire che i contadini vanno retribuiti in modo giusto altrimenti scompariranno, abbandoneranno le campagne lasciandole al dissesto e al cemento, e la nostra nutrizione in mano a un gruppo di speculatori che lucreranno anche sulle nostre insorgenti malattie da malnutrizione. Di quanto spendiamo per nutrirci, solo pochi centesimi vanno in tasca a chi lavora i campi. E il consumismo sconsiderato ha stravolto la gerarchia dei nostri piaceri, riempiendoci di inutili gadget e privandoci delle cose buone. Slow ha dedicato le manifestazioni di quest’anno alla mela: la mela di Newton, l’ha chiamata per invitare ad usare la testa nelle nostre scelte alimentari.

Remunerazione giusta: perché da decenni i contadini non sono più pagati equamente per il loro lavoro, strozzati dall’agrobusiness e dai supermarket. In Europa i contadini al di sotto dei 35 anni sono oramai solo il 7 per cento. Ma anche questo è stato interessante al Lingotto: una quantità di giovani, e un crescente movimento di ritorno ai campi. Ne fa fede anche lo straordinario successo dell’Università di scienze gastronomiche creata a Pollenzo da Slow food 8 anni fa, ma oggi riconosciuta dallo stato, dove per tre anni si insegna agricoltura, veterinaria, biologia, medicina, storia. Un successo: vi studiano giovani provenienti da 70 paesi diversi, gli stranieri sono oltre il 50 per cento; e pare persino che, una volta laureati, trovino lavoro.

Il cibo è un diritto recita lo slogan di Slow food, e dunque l’alimentazione, come l’acqua, un bene comune. E invece, per l’Onu, è ancora solo diritto economico e sociale (Convenzione del 1966), non umano, mentre non potrebbe essere più chiaro che senza il cibo non c’è sopravvivenza, e dunque non c’è vita. L’acqua, sorella del cibo, ha conquistato questo status nel 2010, ora dovrebbe toccare al nutrimento.

Nella sala del congresso gremita di tutte le razze ci sono i colori di bandiera difficilmente accostate: quella dei delegati della Palestina e quella dei delegati di Israele, quella cinese e quella giapponese, quella cubana e quella americana. Quel che conta, per noi, dice un delegato, è la sovranità che conta di più: quella alimentare.



Mercoledì 31 Ottobre,2012 Ore: 10:31
 
 
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Autore Città Giorno Ora
Federico La Sala Milano 05/11/2012 18.34
Titolo:MAFIA IN TAVOLA/ Agro-criminalità e inquinamento ...
MAFIA IN TAVOLA/ Agro-criminalità e inquinamento ortofrutticolo




La contraffazione dei prodotti alimentari e dei marchi è il segnale di organizzazioni mafiose a monte. Oltre ad arrecare danni all’UE, le manipolazioni alimentari vanno a danneggiare in primis i cittadini, la loro salute e le loro tasche ma nonostante tutto il fenomeno è in aumento. Esiste, poi, la criminalità agricola che negli ultimi 5 anni ha visto circa 25 mila imprese chiudere per usura e debiti e oltre 350 mila agricoltori subire danni della criminalità. E intanto sulle nostre tavole arrivano prodotti ortofrutticoli ricchi di pesticidi cancerogeni.



di Maria Cristina Giovannitti *

La criminalità alimentare è un fenomeno, soprattutto negli ultimi anni, in forte aumento e vista la dannosità di massa che può apportare ai cittadini diventa sempre più un terrorismo alimentare. La criminalità – camorra,’ndrangheta e mafia- in toto è interessata, indistintamente, all’agro-alimentare perché ‘terreno’ fertile e duraturo, visto che gli alimenti sono bisogni primari necessari. Per le mafie investire nell’agricoltura e nell’alimentazione significa avere garanzie certe. E così accade sempre più spesso che i clan accorpano ettari di terreni, li acquistano e lì investono costruendo centri commerciali che servono a sbaragliare la concorrenza, strozzando il mercato locale e tenendo in pugno l’economia del posto. L’agricoltore, sfavorito dal suo lavoro isolato, molto spesso è una preda vulnerabile ed agognata dalla malavita e cede a certi compromessi. Secondo questa logica un terzo degli agricoltori -350 mila- subisce danni dalla criminalità e sono colpiti da 240 reati al giorno -8 ogni ora: in aumento l’abigeato –il rapimento di bestiame-, le contraffazioni dei marchi alimentari a danno dell’Unione Europea, le macellazioni clandestine e le discariche abusive. Il business delle mafie sull’agricoltura è molto alto: si stima un guadagno di circa 50 miliardi di euro all’anno.

COSA ARRIVA SULLE NOSTRE TAVOLE? - Secondo il dossier ‘Pesticidi nel piatto’ i prodotti ortofrutticoli sono pieni di pesticidi, usati in agricoltura per preservare il prodotto ma cancerogeni per la nostra salute. La tossicità delle sostanze pesticidi deriva dalla loro unione con altri principi attivi resi dannosi. Per esempio nella frutta c’è gran parte dei multi residui –è il quantitativo di residui chimici/ tossici che si trovano negli alimenti- in particolare il 52, 4 per cento è nelle pere, il 44,7 per cento è nell’uva, 43,3 per cento nelle mele e 42 per cento di sostanze chimiche si trovano nelle fragole. Nella provincia di Bolzano circa il 65 per cento delle mele contiene multi residui. Tra gli illeciti alimentari si riscontra un alto numero di irregolarità in Emilia Romagna con campioni di pere, fragole, pesche e ciliegie di cui non sappiamo neanche la provenienza europea o non e in Veneto dove in fragole e piselli sono state riscontrate sostanze chimiche in Italia bandite da anni.


QUALI SONO I DANNI DEI PESTICIDI? - Il problema riguarda la salute del cittadino e anche l’ambiente perché nel momento in cui i pesticidi vengono utilizzati in agricoltura, si inquina il terreno e le acque. Teniamo conto che una sostanza può essere innocua da sola ma combinata con altre può dare tossicità. La lunga esposizione ai pesticidi porta problemi alla tiroide –in particolare sviluppa l’ipotiroidismo- e il morbo di Parkinson. Gli effetti si riscontrano anche dopo decenni. Per esempio l’uso del DDT, proibito in Italia dagli anni ’50, oggi è usato sottoforma di DDE ed aumenta i rischi di tumore al seno.

Il grande problema è reso da una NORMATIVA del tutto inesistente in Italia, manca un regolamento specifico che si esprima in merito al problema dei multi residui negli alimenti e che studi l’azione combinata dei vari principi chimici, che è causa di tossicità. Bisognerebbe mettere appunto quali sono i rischi combinati dall’uso e dall’esposizione ai pesticidi anche se il Governo si muove indifferente in tal senso: sulla questione pesticidi c’è un disegno di legge che giace in Senato ormai da tre anni.

* l'Infiltrato, Domenica 04 Novembre 2012:

http://www.infiltrato.it/inchieste/italia/mafia-in-tavola-agro-criminalita-e-inquinamento-ortofrutti...

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