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www.ildialogo.org La giornata del dialogo cristiano-islamico a Cuneo il 9 febbraio scorso,a cura di Gigi Garelli

La giornata del dialogo cristiano-islamico a Cuneo il 9 febbraio scorso

a cura di Gigi Garelli

Gent.mo Direttore,
in allegato Le invio il materiale relativo alla serata che abbiamo organizzato e realizzato a Cuneo il 9 febbraio scorso per la Giornata del Dialogo Cristiano-islamico.
Non siamo riusciti a programmare nulla prima di questa data per motivi tecnico-logistici, ma siamo stati premiati per la qualità del risultato.
Come ogni anno i promotori dell'iniziativa sono stati: Orizzonti di pace, Comunità di Mambre, Scuola di Pace di Boves, Centro di formazione Santos-Milani e Associazione della Comunità islamica in Provincia di Cuneo.
Il tema della serata, in forma di conferenza-dibattito a due voci, è stato ovviamente quello suggerito dalla Giornata nazionale.
Protagonisti dell'incontro sono stati Marco Gisola, pastore valdese di Pinerolo (TO), e Nouraddine el Hajji, ricercatore della comunità musulmana di Toscanella di Dozza (BO).
In allegato trova:
- La traccia delle due relazioni
- Due fotografie
- Il volantino della serata.
Proseguono nel frattempo gli incontri mensili che da 11 anni nutrono nella nostra Città il dialogo tra Cristiani e Musulmani. Nel corso dell'ultimo incontro, ad esempio, gli amici musulmani ci hanno illustrato vita e pensiero di Abdessalam Yassine, il leader spirituale del movimento "Giustizia e spiritualità" recentemente scomparso in Marocco.
Nella certezza che i piccoli semi di dialogo che insieme cerchiamo di seminare su più fronti un giorno porteranno frutti copiosi di pace, la saluto e le auguro buon lavoro!
Gigi Garelli,
Orizzonti di pace.

La relazione di Noureddine El Hajji - Ricercatore. Comunità islamica di Toscanella di Dozza (BO)

Giornata del dialogo cristiano-islamico

Cuneo – 9 febbraio 2013

Islam, cristianesimo, Costituzione:

cristiani e musulmani a confronto con la laicità dello Stato”

Si dice che il mondo globale è un villaggio, … un villaggio di paesani che si ignorano. In entrambi i sensi del termine: ignorano chi sono loro stessi e ignorano chi sono coloro con i quali vivono. Invece di una celebrazione consapevole delle nostre ricchezze, questa situazione può produrre solo sterili conflitti. E’ questione di sentimenti, di emozioni, di convinzioni e di psicologia. Noi manchiamo di fiducia. Di fiducia in noi stessi, di fiducia negli altri, di fiducia in Dio, nell’Uomo, nell’avvenire. Manchiamo di fiducia e su questo non c’è ombra di dubbio, e il timore e il sospetto ci stanno colonizzando silenziosamente il cuore e lo spirito: l’altro è allora la nostra immagine al negativo, la cui differenza permette di definirci, di «identificarci». Diventa il nostro divertimento in senso pascaliano… ci distoglie da noi stessi, dalla nostra ignoranza, dalle nostre paure, dai dubbi e timori, e con la sua stessa presenza giustifica e spiega i nostri sospetti.

Dall’uno all’altro, da sé agli altri, è impossibile non trovare delle similitudini, dei punti comuni, dei valori condivisi.

Occorre spostarsi dallo stato di diffidenza a quello di confidenza.

Dio l’Altissimo, sia esaltato il Suo Nome, dice nel Sublime Corano: “O uomini, vi abbiamo creato da un maschio e una femmina e abbiamo fatto di voi popoli e tribù, affinché vi conosceste a vicenda.” Chi potresti tu essere se non mio fratello, se non mia sorella? All’alba dei tempi dell’uomo, io e te condividemmo la stessa matrice della madre Eva, al tramonto di questi tempi, condivideremo lo stesso grembo della madre Terra, ed in questo intervallo che è la nostra vita dobbiamo ben renderci conto dei grandi principi che ci uniscono per poi investire positivamente le nostre differenze in base a questo fortissimo rapporto di riconoscimento reciproco, non ad una tolleranza difficilmente sopportabile.

La nostra filosofia del pluralismo è un’ immersione nel se stesso per incontrare gli altri, con le loro tradizioni, le loro religioni, le loro filosofie, le loro estetiche, le loro psicologie. L’universale, come siamo convinti di concepirlo, non può essere altro che un universale condiviso con molta amabilità.

Dice l’Onnisciente nel Sublime Corano: “Non percorrono dunque la terra? Non hanno cuori per capire e orecchi per sentire? Ché in verità non sono gli occhi ad essere ciechi, ma sono ciechi i cuori nei petti”. Perciò non vedo l’opportunità di abbordare il tema del nostro incontro da una perspettiva meramente razionale siccome, nella concezione islamica, il discorso logico deve essere frutto di un potere cordiale perché l’amore è il legame più saldo che mantiene l’equilibrio di tutto il Creato. Dice Dio: “I sette cieli e la terra e tutto ciò che in essi si trova Lo glorificano, non c'è nulla che non Lo glorifichi lodandoLo, ma voi non percepite la loro lode. Egli è indulgente, perdonatore.” Il Creato è stabilito su un rapporto di lode e amore con Dio e fra i suoi componenti stessi. Dall’atoma alle grandi galassie, vi è un insieme di ingredienti che girano attorno ad un nucleo e tutto gira attorno alla nobile volonta di ALLAH, il cui nome proviene dalla radice araba aliha che significa amare, adorare, venerare… E quando il cuore, che rappresenta l’elemento più prezioso dell’essere umano e la stazione opportuna dei sentimenti nobili, si colma di affetto verso gli altri, l’intelletto ragiona in conformità alle sue eccellenti propensioni.

Siamo dunque in cammino verso uno spazio della coscienza e dell’intelligenza in cui tutti i saggi ci ricordano che come la molteplicità delle rive fa l’unicità dell’oceano, è la pluralità dei cammini umani che modella la comune umanità degli uomini.

Amante dei grandi viaggi, Ella Maillard disse una volta: «La cosa più difficile è andare alla stazione». Il più difficile, sono sicuramente i primi passi, lasciare le proprie abitudini, il proprio confort, e mettersi in viaggio verso orizzonti nuovi. Ciò domanda uno sforzo della volontà… Ci vuole una presa di coscienza, determinazione, umiltà, pudore, curiosità e un certo gusto del rischio, per decidere di avventurarsi in universi stranieri, nuovi riferimenti, vocabolari sconosciuti.

Nella concezione islamica l’uomo è un essere libero e innocente, dotato di un libero arbitrio, con cui distingue il bene dal male. Ed è grazie a questa libertà fondamentale che egli sarà giudicato nella vita ultima. In materia di religione, soprattutto, la libertà è riconosciuta e tutelata dal testo sacro dei musulmani ovvero il Corano, considerato Parola di Dio e fonte normativa essenziale per ogni musulmano.

Passiamo, allora, in rassegna alcuni versetti coranici più importanti che trattano questa libertà fondamentale. Il primo di questi, è assai chiaro e risolutivo e recita: “Non vi è costrizione in materia di religione” si afferma quindi il divieto assoluto di operare qualsiasi costrizione in materia di fede, vige l’assoluta libertà di scelta, in quanto la fede è un atto di cuore, e quindi dovrebbe provenire dal profondo del cuore di ogni uomo senza che vi sia alcun tipo di imposizione, altrimenti non sarebbe tale.

In un altro versetto altrettanto chiaro, si dice “La verità [proviene] dal vostro Signore: creda chi vuole e chi vuole neghi” il dovere del musulmano è non quello di convertire gli uomini alla propria fede, ma di testimoniare, di illustrare il proprio messaggio agli uomini con le buone maniere e lasciare ad essi la decisione di credere o di negare.

Un altro versetto ancora recita: “E se il tuo Signore avesse voluto, avrebbe fatto credere tutti quanti son sulla terra. Ma potresti tu costringere gli uomini ad esser credenti a loro dispetto? la diversità quindi è una volontà divina, se Dio avesse voluto avrebbe fatto di tutti gli uomini dei credenti, e con tono biasimante il nobile Corano si rivolge a quei musulmani che vorrebbero costringere gli altri ad abbracciare la loro fede, ricordando loro il rispetto di questa loro libertà. Un altro versetto ancora offre un insegnamento simile a quello precedente: “Ma se Iddio avesse voluto, li avrebbe [gli esseri umani] tutti riuniti sulla retta via: non esser quindi anche tu tra gli ignoranti”;

Citiamo ora un ultimo passo del Corano che ci illustra lo scopo delle diversità tra gli uomini: “Se Iddio avesse voluto, avrebbe fatto di voi una Comunità Unica, ma ciò non ha fatto per provarvi in quel che vi ha dato. Gareggiate dunque nelle buone opere”. L’obbiettivo della differenza è quindi metterci alla prova per sapere come reagiremo di fronte a ciò che ci è stato rivelato: l’ingiunzione ultima è di utilizzare le differenze per gareggiare nelle opere buone.

La libertà religiosa oltre ad essere riconosciuta dal testo sacro islamico, è testimoniata anche dall’esempio del Profeta dell’Islam, il quale quando arriva a Medina, si trova in un contesto del tutto particolare in cui coesistono diverse tribù e tradizioni religiose ed in particolare ebrei e cristiani. Egli organizza la sua società tenendo conto di questi parametri al punto che la Costituzione di Medina, elaborata, ricordiamocelo, all'inizio del VII secolo, considera gli ebrei ed i cristiani come membri a tutti gli effetti della società islamica sulla base del principio: essi hanno gli stessi nostri diritti e doveri. A questo principio il Profeta non mancherà mai ed affermerà chiaramente: “Nel giorno del Giudizio testimonierò contro chiunque avrà maltrattato o sarà stato ingiusto con un non-musulmano che avrà stabilito un patto con noi”. Il termine mu'ahid vuol dire "un individuo che ha stabilito un contratto" e ciò che deriva da questo concetto è proprio l'idea di un contratto sociale e politico che si fonda fin dall'inizio sul riconoscimento della pluralità e del suo rispetto.

Ciò fu continuato anche dei suoi successori al governo della Comunità islamica, citiamo ora un passo del testo con cui il secondo vicario del profeta riconobbe agli abitanti di Gerusalemme una serie di diritti, si legge: "Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso! Questo è il riconoscimento fornito dal servo di Dio, 'Umar, comandante dei credenti, agli abitanti di Ilya: esso garantisce il mantenimento della loro vita, delle loro proprietà, delle loro chiese, delle loro croci – qualunque sia il loro stato - e la loro religione in generale. Le loro chiese non saranno occupate ne distrutte ne danneggiate e lo stesso varrà per le loro appendici, e le loro proprietà. Nessuna violenza sarà effettuata in materia di religione, e non faremo del male a nessuno di essi".

Dopo aver illustrato cosa dicono i testi islamici a proposito della libertà di coscienza, e visto l’esempio del Profeta dell’Islam e dei suoi primi successori, vorrei ora fare un appunto molto importante. Molte volte si confonde la religione e la fede islamica con ciò che fa questo o quell’altro governo di un paese a maggioranza islamica, ebbene è necessario aver presente che questi governi, nella quasi totalità dei casi, non rappresentano che se stessi, e non sono sicuramente i rappresentanti della fede islamica. Quei governi sono autoritari, corrotti e senza alcuna legittimità popolare, e questo deficit di legittimità li porta a strumentalizzare la religione islamica al fine di supplire al deficit di legittimità galvanizzando le masse contro questo o quell’altro gruppo sociale.

Ciononostante in molti paesi a maggioranza islamica i non musulmani vivono in armonia con i loro concittadini musulmani, possiamo citare l’esempio del libano, l’Egitto, la Giordania e altri paesi, queste persone dispongono dei luoghi di culto e sono liberi di praticare la loro fede. Nonostante come ho detto la natura non democratica dei governi, che in alcuni casi restringe la libertà di culto per i musulmani stessi.

Un altro errore in cui molte volte si cade è quello di addossare ai musulmani che vivono in Occidente le colpe dei governi dei paesi da cui essi stessi sono fuggiti, e con i quali non condividono pressoché nulla.

L’Islam quindi lo rappresentano i testi sacri, la condotta del Profeta e il consenso dei sapienti. Il resto si giudica in base a tali criteri e nel suo contesto storico.

Concepito dunque l’atteggiamento maturo, che sia islamico, cristiano o altro, nei confronti della libertà religiosa, questo sacrosanto diritto di professare liberamente il proprio credo religioso che ha come limite il lasciare al prossimo la stessa identica possibilità e libertà. Ritrovato questo denominatore comune, vedo l’ora di tradurre in azioni e mettere in pratica questo affascinante spirito verbalmente manifestato.

È ora di dare corpo a questo animo, cominciando con lo slegamento dei nodi psicologici ed artificiali che ostruiscono la fluidità del naturale fra di noi, passando per la fondazione di un ambiente comune ove prevalgono le valenze civili e si intrecciano legami di fratellanza, e arrivando ad un mondo che respira la pace e condanna ogni demone eversivo.

Cuneo, 9 febbraio 2013

Noureddine El Hajji*

* Ricercatore. Comunità islamica di Toscanella di Dozza (BO)


La relazione di Marco Gisola - Pastore Valdese – Pinerolo (TO)

Giornata del dialogo cristiano-islamico

Cuneo– 9 febbraio 2013

Islam, cristianesimo, Costituzione:

cristiani e musulmani a confronto con la laicità dello Stato”

Di che cosa parliamo

La questione della laicità nasce con la nascita dello Stato moderno e del liberalismo, è quindi un problema relativamente recente, di pochi secoli. Nasce quando da un lato si pone la questione di una visione non religiosa della realtà (illuminismo, razionalismo), d’altro lato quando la religione non è più soltanto una (o non ha più una stragrande maggioranza tale da quasi annullare le altre, ad es. l’ebraismo che in Europa c’è sempre stato).

Per quanto riguarda l’Europa occidentale queste due cose coincidono con l’avvento della Riforma protestante (pluralismo delle religioni) e con l’avvento dell’illuminismo (visione non religiosa della realtà).

Lo Stato moderno, liberale, non ha più una legittimazione religiosa, bensì è fondato su un patto di cittadinanza, ovvero un patto fra cittadini che viene in genere espresso in un Carta fondamentale o Costituzione.

Il principio della laicità dice che “lo Stato non privilegia nessuna visione religiosa o non religiosa, ma deve farsi garante di tutti i cittadini, senza interferire nelle loro scelte personali in materia di fede, di etica, di credenze ideologiche” (E. Bein Ricco, “Democrazia e laicità”, in Libera chiesa in libero Stato?, Claudiana 2005, p. 5).

Lo Stato ha una finalità che è anche il limite del suo agire, che è la libertà dei cittadini, la quale è garantita dalla legge, e dunque il limite e la finalità della legge sono la libertà dei cittadini. Le comunità religiose (e quelle non religiose) sono viste nell’ambito dello Stato laico come associazioni libere e volontarie, di fronte alle quali lo Stato è neutrale, ovvero non ostacola e non privilegia nessuna di esse, purché ovviamente esse non oltrepassino i limiti di legge, e non pregiudichino la libertà di nessuno.

La coscienza dell’individuo è dunque centrale (nessuno, tanto meno lo Stato, può obbligare qualcuno a credere o a non credere). Il pensiero protestante ha contribuito a questa centralità della coscienza con il primato della responsabilità del credente davanti a Dio.

Lutero alla Dieta di Worms (1521) a chi gli chiedeva di ritrattare le sue affermazioni disse “io sono vinto dalla mia coscienza e prigioniero della Parola di Dio … non posso e non voglio ritrattarmi, poiché non è sicuro né salutare fare alcunché contro la propria coscienza”.

Ieri e oggi

La visione classica della laicità riguardava essenzialmente i rapporti tra gli Stati e le chiese. Oggi questa visione va aggiornata perché in Europa c’è un pluralismo religioso che va ben oltre la coesistenza delle maggiori chiese cristiane, pluralismo dovuto in gran parte all'immigrazione di uomini e donne che portano con sé la loro fede e le loro idee spirituali, etiche e culturali. C’è dunque un pluralismo etico tra le varie religioni e le varie correnti di pensiero non religiose che oggi vivono fianco a fianco nella nostra società.

Come può lo Stato governare e far convivere pacificamente queste diverse visioni della vita, religiose o non religiose che siano? Lo Stato deve creare il contesto, giuridico e sociale, perché questo avvenga; questa è la nuova sfida posta alla laicità.

Nella visione classica, liberale, della laicità lo Stato doveva essere neutrale e non preoccuparsi delle comunità religiose. La religione veniva infatti relegata nella sfera privata dell’individuo e non doveva entrare nella vita pubblica. Nella vita pubblica il cittadino è cittadino e non credente o non credente, cristiano, musulmano, ebreo, induista, buddista...

In questa visione classica viene però sacrificata la ricchezza delle differenze, le quali non entrano in dialogo tra loro. L’identità religiosa del cittadino scompare. Oggi questo non è più possibile e forse non è nemmeno opportuno. Non è più possibile relegare la religione nella sfera privata della vita dell’individuo.

Ancora legata a una visione classica (dura e pura) della laicità è la Francia, dove per esempio ancora nel 2004 è stata approvata una legge che vieta a insegnanti e allievi della scuola pubblica di portare simboli religiosi; c’è da chiedersi se questa sia una soluzione laica nel senso di garante del pluralismo e delle differenze, ovviamente nei limiti della legge (diverso il velo – hejab – e il burka, che nasconde il volto e dunque impedisce la riconoscibilità della persona).

È necessario superare questa visione, senza però ovviamente rinunciare alla laicità, ovvero cercare un altro modello di laicità. Nello spazio pubblico le proprie appartenenze (religiose o meno) e le proprie differenze non vanno negate, bensì valorizzate e messe a confronto. Lo spazio pubblico, anziché disinteressarsi delle comunità religiose, deve facilitare il dialogo tra le istanze religiose (e ovviamente non religiose).

Lo Stato laico non è più solo il garante dell’uguaglianza, ma anche il garante del pluralismo. Un pluralismo laico è quello in cui nessuno tenta di imporre la propria visione – religiosa o non religiosa – agli altri. L’unica condizione per poter partecipare al dibattito pubblico è quella di accettare i limiti posti dalle norme fondamentali della democrazia, nel nostro caso dalla Costituzione.

Laicità delle comunità religiose

Le comunità religiose devono accettare loro per prime questo pluralismo, devono cioè essere loro stesse laiche. In Italia laico è spesso contrapposto a religioso o a volte addirittura a credente e viene usato come sinonimo di non credente. Ma questo è un uso scorretto del termine laico.

Io mi ritengo credente e laico allo stesso tempo, dove laico vuol dire che accetto e accolgo il pluralismo delle fedi e delle visioni del mondo e dialogo e mi confronto con le altre comunità di fede o atee sui temi che riguardano il bene comune, senza voler imporre la mia visione.

Laico è casomai l’opposto di fondamentalista, o assolutista. Se io, comunità religiosa (o atea, perché esiste un fondamentalismo ateo), mi pongo davanti alle altre religioni e davanti allo Stato dicendo: “io so che cosa è buono e giusto per tutti”, questa è una visione assolutistica e fondamentalista, contraria al principio di laicità, di uguaglianza e di pluralismo, in ultima analisi contraria alla libertà e ai diritti fondamentali dell’essere umano.

Tutte le comunità e i gruppi – religiosi e non religiosi – che respingono un approccio fondamentalista alla realtà, hanno invece il diritto-dovere di partecipare al dibattito pubblico, per esempio sulle questioni etiche, per la ricerca del bene comune.

Il risultato magari non corrisponderà alla propria visione del bene, ma laicità vuol proprio dire proporre la propria visione senza volerla imporre a tutti i cittadini.

Faccio un esempio di cui si parla molto in questi giorni: il matrimonio civile tra persone dello stesso sesso. Molte confessioni religiose sono contrarie a questo tipo di unione e ancor più contrarie a un matrimonio fra persone omosessuali.

Lo Stato laico, come in questi giorni in Inghilterra e Francia, può prendere strade diverse da quelle che alcune confessioni religiose propongono. Le regole che valgono nello Stato non devono per forza essere quelle che valgono all’interno di una confessione religiosa. Lo Stato laico non emette giudizi morali sull’omosessualità, ma cerca il bene comune e regola i diritti fondamentali dei suoi cittadini, anche di quelli omosessuali, e dunque fa delle leggi in questo senso.

La Costituzione

La Costituzione Italiana tocca le questioni che ci interessano agli articoli 3,7, 8,19, 20

Art. 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Art.7

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.

I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale. [accordo concordatario del 18 febbraio 1984, esecutivo con legge 25 121 del marzo 1985]

Art. 8

Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.

Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano.

I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.

Art. 19.

Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.

Art. 20.

Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d'una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività.

La Costituzione italiana può definirsi laica? Da un certo punto di vista sì, perché l’art. 8 dice che “Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani”. La laicità dello Stato italiano è stata ribadita nel 1989 da una sentenza (203 del 11-12 aprile) della Corte costituzionale che parla del “principio supremo della laicità dello Stato, che è uno dei profili della forma di Stato delineata nella Carta costituzionale della Repubblica”.

D’altro lato il fatto che l’articolo 7 riguardi la sola chiesa cattolica e l'articolo 8 “Le confessioni religiose diverse dalla cattolica”, mette chiesa cattolica e altre confessioni religiose su due piani diversi. Possiamo dire che abbiamo anzi tre piani diversi:

1. la chiesa cattolica con il Concordato;

2. le confessioni religiose che hanno un intesa con lo Stato

3. le confessioni religiose che non hanno alcuna intesa con lo Stato, e per le quali vale ancora la legge sui culti ammessi del 1929 (!)

Manca in Italia un legge generale sulla libertà religiosa che traduca in norme il bellissimo principio fissato dall’art. 8: “Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge”.

Questa disparità si vede per esempio nei fatti che:

• l’insegnamento della religione nella scuola è previsto soltanto per la religione cattolica (non che come chiesa valdese desideriamo che questa possibilità venga estesa anche a noi, anzi: sarebbe più laico non avere nessun insegnamento confessionale nella scuola pubblica, ma piuttosto un insegnamento del fatto religioso o di storia delle religioni, fatto da insegnanti scelti e formati dallo Stato)

• la cura pastorale o cappellania nelle carceri negli ospedali è prevista e regolata dal concordato e dalle intese che alcune confessioni, per esempio la chiesa valdese, hanno con lo Stato, ma non è regolata per quelle confessioni religiose che non hanno intese.

La Costituzione Europea – poi non ratificata a causa dei referendum negativi di Francia e Paesi Bassi - andava in direzione di una laicità di relazione, ovvero intendeva entrare in dialogo con le confessioni religiose e non, che comprendeva in un medesimo articolo.

Costituzione Europea

ARTICOLO I-52 - Status delle chiese e delle organizzazioni non confessionali

1. L'Unione rispetta e non pregiudica lo status di cui godono negli Stati membri, in virtù del diritto nazionale, le chiese e le associazioni o comunità religiose.

2. L'Unione rispetta ugualmente lo status di cui godono, in virtù del diritto nazionale, le organizzazioni filosofiche e non confessionali.

3. Riconoscendone l'identità e il contributo specifico, l'Unione mantiene un dialogo aperto, trasparente e regolare con tali chiese e organizzazioni.

Per tornare in Italia, forse oggi il primo passo da compiere verso un perfezionamento della laicità della Repubblica italiana, sarebbe quello di fare una legge generale sulla libertà religiosa che vada in direzione della “laicità di relazione”, ovvero di una laicità che non ignori le ricchezze che le confessioni religiose – e non religiose – possono portare nel dibattito pubblico.

Cuneo, 9 febbraio 2013

Marco Gisola*

* Pastore Valdese – Pinerolo (TO)

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Appendice I

Corte Costituzionale – sentenza N. 203 (11-12 APRILE 1989 )

I valori richiamati concorrono, con altri (artt. 7, 8 e 20 della Costituzione), a strutturare il principio supremo della laicità dello Stato, che è uno dei profili della forma di Stato delineata nella Carta costituzionale della Repubblica.

Il principio di laicità, quale emerge dagli artt. 2, 3, 7, 8, 19 e 20 della Costituzione, implica non indifferenza dello Stato dinanzi alle religioni ma garanzia dello Stato per la salvaguardia della libertà di religione, in regime di pluralismo confessionale e culturale. Il Protocollo addizionale alla legge n. 121 del 1985 di ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra la Repubblica italiana e la Santa Sede esordisce, in riferimento all'art. 1, prescrivendo che "Si considera non più in vigore il principio, originariamente richiamato dai Patti lateranensi, della religione cattolica come sola religione dello Stato italiano", con chiara allusione all'art. 1 del Trattato del 1929 che stabiliva: "L'Italia riconosce e riafferma il principio consacrato nell'art. 1 dello Statuto del regno del 4 marzo 1848, pel quale la religione cattolica, apostolica e romana è la sola religione dello Stato".

La scelta confessionale dello Statuto albertino, ribadita nel Trattato lateranense del 1929, viene così anche formalmente abbandonata nel Protocollo addizionale all'Accordo del 1985, riaffermandosi anche in un rapporto bilaterale la qualità di Stato laico della Repubblica italiana.

Appendice II

a) Intese approvate con legge ai sensi dell’art. 8 della Costituzione

b) Intese firmate e non ancora approvate con legge

Congregazione cristiana dei Testimoni di Geova (Firmata il 4 aprile 2007): il relativo disegno di legge è in discussione in Parlamento, in attesa di approvazione.




Venerdì 22 Febbraio,2013 Ore: 15:14
 
 
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