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Hans Küng
Il teologo cattolico invita alla rivoluzione per mettere fine all'autoritarismo della chiesa

Hans Küng invita al movimento dal basso per destabilizzare il papato e dare vita in Vaticano a riforme radicali
hans kung
Hans Küng: fa appello ai preti e ai fedeli praticanti affinché si oppongano alla gerarchia cattolica
Uno dei più autorevoli teologi cattolici ha invitato alla rivolozione dal basso per destabilizzare il papato e dare vita in Vaticano a riforme radicali.
Hans Küng fa appello ai preti e ai fedeli praticanti affinché si oppongano alla gerarchia cattolica, che definisce corrotta, senza credibilità e lontana dai veri problemi del popolo.
In una intervista esclusiva al The Guardian, Küng, che è stato a stretto contatto con il papa quando collaboravan da giovani teologi, ha descritto la chiesa come un "sistema autoritario" paragonandlo alla dittatura tedesca durante il nazismo.
"L'obbedienza incondizionata richiesta ai vescovi che giurano fedeltà al papa mediante la sacra promessa è tanto estrema quanto quella dei generali tedesci che erano obbligati a giurare fedeltà a Hitler", ha infatti affermato.
Il Vaticano ha inteso schiacciare qualsiasi forma di dissenso, ha aggiunto. "Le regole per la scelta dei vescovi sono talmente rigide che, non appena qualcuno accenna alla pillola contraccettiva, all'ordinazione delle donne, viene depennato". Il risultato è una schiera di "Yes men", quasi tutti allineati senza porre questioni.
"La sola strada per la riforma è partire dal basso", dice il prete ottantaquattrenne Küng. "I preti e gli altri chierici che occupano funzioni di responsabilità devono smetterla di essere servili, di organizzarsi per affermare che certi argomenti semplicemente non si toccano".
Küng, autore di circa 30 libri su teologia cattolica, cristianesimo, etica, che hanno venduto milioni di copie in tutto il mondo, ha dichiarato che l'ispirazione per un cambiamento globale può arrivare dalla sua nativa Svizzera o dall'Austria, dove centinaia di preti cattolici hanno dato vita a movimenti che si oppongono apertamente alle attuali pratiche del Vaticano. I dissenzienti sono definiti pionieri anche da osservatori vaticani che li vedono come i probabili portatori di un profondo scisma nella chiesa.
"Ho sempre detto che se nella diocesi un prete si desta, non conta nulla. Cinque creano agitazione. Cinquanta già sono praticamente invincibili. In Austria la cifra supera le 300 unità, fino anche a 400; in Svizzera ci sono 150 preti dissenzienti, e il numero è destinato a salire".
Ha dichiarato che i recenti tentativi dell'arcivescovo di Vienna, Christoph Schönborn, di stroncare la rivolta minacciando di punire quelli coinvolti nella iniziativa austriaca sono falliti per via della forza delle loro motivazioni. "Si è immediatamente fermato quando ha capito che molta gente comune li sostiene e sarebbe stato pericoloso inimicarsela", ha aggiunto Küng .
Le iniziative mirano a sostenere richieste apparentemente banali come lasciare che i divorziati risposati ricevano la comunione, permettere ai laici di presiedere le liturgie e alle donne di acquisire ruoli chiave nella gerarchia. Tuttavia, poiché essi si oppongono all'insegnamento cattolico tradizionale, le richieste sono state categoricamente respinte dal Vaticano
Küng, al quale è stato negato l'insegnamento della teologia cattolica da Giovanni Paolo II nel 1979 per aver messo in dubbio il concetto di infallibilità papale, è stato colui che ha riconosciuto all'allora Joseph Ratzinger il primo step nella gerarchia del cattolicesimo accademico quando lo ha chiamato all'Università di Tubinga, nel nord-ovest della Germania, ad insegnare teologia dogmatica nel 1966.
Per quattro anni i due hanno lavorato a stretto contatto, in qualità di giovani consiglieri, negli anni '60 durante il Concilio Vaticano II - l'evento riformatore più importante nella chiesa a partire dal Medioevo. Ma il rapporto tra i due non è mai andato oltre, anche a causa delle divergenze politiche che creavano un divario incolmabile tra loro. L'impetuoso e passionale Hans Küng, per molti versi, ha spesso rubato la scena al serio e posato Joseph Ratzinger.
Küng fa riferimento alle leggende che abbondano sul conto suo e di Ratzinger fin dai giorni di Tubinga, non ultimi i racconti apocrifi di quando avrebbe dato un passaggio sulla sua "macchina rossa sportiva" ad un Ratzinger lasciato a piedi dalla bici.
"Gli davo sempre un passaggio, specie su per le ripide colline di Tubinga, ma il resto è stato creato. Non ho mai avuto auto sportive, a parte un'Alfa Giulia. Lo stesso Ratzinger ha ammesso di non essere interessato alla tecnologia né tanto meno aveva conseguito una patente di guida. Ma tutto questo è stato spesso tramutato in una specie di metafora idealizzando il "ciclista" contro lo scapestrato "Alfista".
Stando a Küng, infatti, ll'immagine del futuro papa, modesto e prudente ciclista, ora 85enne, ha dominato per anni e ancora oggi è tutt'altro che scemata fin dall'elezione del 2005.
"Ha sviluppato una speciale pomposità che non si addice all'uomo che sia io che altri avevamo conosciuto, quello che girava col baschetto in testa ed era pieno di modestia. Ora lo vediamo spesso ricoperto di vesti dorate e splendenti. Di sua sponte indossa la corona di un papa del XIX secolo e si è fatto rifare le vesti del papa Leone X Medici"."
Questa pomposità si manifesta al meglio durante le udienze periodiche in Piazza S. Pietro a Roma. "Queste adunanze hanno dimensioni stile corazzata Potemkin. Gente fanatica si reca in piazza per celebrare il papa e per dirgli quanto è fantastico, mentre le loro stesse parrocchie versano in condizioni preoccupanti, con mancanza di preti, sempre più persone che si allontano rispetto a quante ne vengono battezzate e ora il cosiddetto Vatileaks, che evidenzia in che stato si trovi l'amministrazione del Vaticano", ha detto Küng con riferimento allo scandalo sui documenti segreti trapelati, che hanno rivelato lotte di potere interne al Vaticano e hanno visto l'ex maggiordomo del papa comparire in tribunale. Il processo terminerà sabato.
E' stato proprio a Tubinga che le strade dei due teologi si sono incrociate per alcuni anni prima di divergere enormemente a seguito delle rivolte studentesche del 1968. Ratzinger rimase scioccato dagli ieventi e fuggì verso la relativa sicurezza della nativa Baviera, dove ha approfondito il suo coinvolgimento nella gerarchia cattolica. Küng restò a Tubinga e assunse sempre più il ruolo dell'"enfant terrible" della Chiesa Cattolica.
"Le rivolte studentesche furono un vero e proprio shock per Ratzinger dne divenne sempre più conservatore e simpatizzante della gerarchia ecclesiastica", sostiene Küng.
Dopo aver definito quello di Benedetto XVI un "pontificato di opportunità mancate" in cui ha perso l'occasione di riconciliazione con le fedi protestante, ebraica, ortodossa e musulmana, così come ha mancato di sostenere la lotta all'Aids in Africa non concedendo l'utilizzo dei sistemi di controllo delle nascite, Küng sostiene che lo "scandalo più grave" sia la copertura a livello mondiale dei casi di abusi sessuali commessi dai chierici durante il suo incarico di Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, come Cardinale Ratzinger.
"Il Vaticano non è diverso dal Cremlino. Come Putin in qualità di agente segreto è diventato il capo della Russia, così Ratzinger, in qualità di capo dei servizi segreti della Chiesa è diventato capo del Vaticano. Non ha mai chiesto perdono per i molti casi di abusi sessuali posti sotto secretum pontificium e non ha mai riconosciuto questo problema come il maggior disastro della Chiesa Cattolica". Küng ha descritto quello Vaticano come un processo di "Putinizzazione".
Comunque, nonostante le differenze, i due sono rimasti in contatto. Küng ha fatto visita al papa durante le ferie estive a Castel Gandolfo nel 2005, occasione nella quale i due hanno discusso per circa quattro ore.
"Sembrava che avessimo lo stesso passo. Dopotutto siamo stati colleghi per anni. Abbiamo camminato nel parco e ci sono stati momenti in cui ho pensato che potesse cambiare idea su certi punti, ma non lo fece. Da allora ci siamo scritti, ma mai più incontrati".
Küng ha viaggiato in lungo e in largo nella sua vita, familiarizzando con chiunque, dai leader iraniani a John F. Kennedy a Tony Blair, col quale ha costruito uno stetto legame circa dieci anni fa, diventando una sorta di guru spirituale per l'allora primo ministro britannico prima della sua decisione di convertirsi al cattolicesimo.
"Sono rimasto colpito dal modo con cui ha affrontato il conflitto del'Irlanda del Nord. Ma poi è arrivata la guerra in Iraq e sono rimasto colpito dal modo con cui ha collaborato con Bush. Gli ho scritto definendo il gesto un fallimento storico di prim'ordine. Mi scrisse una nota a mano in risposta, dicendo che mi ringraziava e rispettava il mio punto di vista, ma che stava agendo secondo coscienza senza voler in alcun compiacere gli americani. Ero stupito che un primo ministro britannico potesse compiere un errore tanto catastrofico e resta per me un fatto tragico." Ha descritto la coversione al cattolicesimo di Blair come un errore, sostenendo che avrebbe potuto usare il suo ruolo pubblico per rinconciliare le differenze tra gli anglicani e la Chiesa Cattolica nel Regno Unito.
Dal suo studio colmo di libri, in cui troneggia un ritratto di S. Tommaso Moro, martire cattolico inglese del XVI secolo, Küng guarda fuori nel suo girdino alla statua di due metri che lo raffigura. I critici hanno definito la cosa sintomatica del suo auto-compiacimento. Sembra imbarazzato mentre spiega come la statua sia un regalo dei vent'anni da parte dell'associazione Stiftung Weltethos (Fondazionie per l'Etica Globale) che opera da casa sua e continuerà a farlo dopo la sua morte.
Lungi dal mettere un freno alla sua prolifica produzione teologica, Küng di recente ha commutato le idee di Weltethos - che cerca di creare un codice globale di comportamento, una globalizzazione dell'etica - in un estemporaneo libretto musicale. Mischiando la narrativa con sollecitazioni dal confucianesimo, induismo, buddismo, giudaismo e cristianesimo, gli scritti di Küng sono stati inseriti in un'opera sinfonica del compositore inglese Jonathan Harvey che vivrà la sua prima londinese domenica al Southbank Centre.
Küng sostiene che l'opera musicale, come la fondazione, rappresenta un tentativo di enfatizzare ciò che le religioni del mondo hanno in comune in barba a ciò che le divide.
Weltethos è stata fondata nel 1990 per unire le religioni del mondo, sottolineando le parti comuni e non le differenze. Ha istituito un codice di norme comportamentali che si spera un giorno possano essere universalmente riconosciute dalle Nazioni Unite.
L'obiettivo dell'opera è certamente imponente - Harvey ha parlato di "timore reverenziale" nello scrivere una partitura per il testo. Ma Küng, che ha guadagnato il sostegno di figure importanti come Henry Kissinger, Kofi Annan, Jacques Rogge, Desmond Tutu, Mary Robinson e Shirin Ebadi, insiste nel dire che il suo scopo è carpire le esigenze dal basso. "In un tempo di cambiamenti nel paradigma mondiale, abbiamo bisogno di uno schema di principi comuni, tra questi com'è ovvio la Regola d'Oro, secondo la quale Confucio insegnò a non imporre agli altri ciò che non si augurerebbe a se stessi."
Testo Originale
Reperimento testi di Patrizia Vita
Traduzione di Stefania Salomone

Catholic theologian preaches revolution to end church's 'authoritarian' rule

Hans Küng urges confrontation from the grassroots to unseat pope and force radical reform at Vatican
hans kung
Hans Küng: appeal to priests and churchgoers to confront the Catholic hierarchy. Photograph: returned
One of the world's most prominent Catholic theologians has called for a revolution from below to unseat the pope and force radical reform at the Vatican.
Hans Küng is appealing to priests and churchgoers to confront the Catholic hierarchy, which he says is corrupt, lacking credibility and apathetic to the real concerns of the church's members.
In an exclusive interview with the Guardian, Küng, who had close contact with the pope when the two worked together as young theologians, described the church as an "authoritarian system" with parallels to Germany's Nazi dictatorship.
"The unconditional obedience demanded of bishops who swear their allegiance to the pope when they make their holy oath is almost as extreme as that of the German generals who were forced to swear an oath of allegiance to Hitler," he said.
The Vatican made a point of crushing any form of clerical dissent, he added. "The rules for choosing bishops are so rigid that as soon as candidates emerge who, say, stand up for the pill, or for the ordination of women, they are struck off the list." The result was a church of "yes men", almost all of whom unquestioningly toed the line.
"The only way for reform is from the bottom up," said Küng, 84, who is a priest. "The priests and others in positions of responsibility need to stop being so subservient, to organise themselves and say that there are certain things that they simply will not put up with anymore."
Küng, the author of around 30 books on Catholic theology, Christianity and ethics, which have sold millions worldwide, said that inspiration for global change was to be found in his native Switzerland and in Austria, where hundreds of Catholic priests have formed movements advocating policies that openly defy current Vatican practices. The revolts have been described as unprecedented by Vatican observers, who say they are likely to cause deep schisms in the church.
"I've always said that if one priest in a diocese is roused, that counts for nothing. Five will create a stir. Fifty are pretty much invincible. In Austria the figure is well over 300, possibly up to 400 priests; in Switzerland it's about 150 who have stood up and it will increase."
He said recent attempts by the archbishop of Vienna, Christoph Schönborn, to try to stamp out the uprising by threatening to punish those involved in the Austrian "priests' initiative" had backfired owing to the strength of feeling. "He soon stopped when he realised that so many ordinary people are supportive of them and he was in danger of turning them all against him," Küng said.
The initiatives support such seemingly modest demands as letting divorced and remarried people receive communion, allowing non-ordained people to lead services and allowing women to take on important positions in the hierarchy. However, as they go against conventional Catholic teaching, the demands have been flatly rejected by the Vatican.
Küng, who was stripped of the authority to teach Catholic theology by Pope John Paul II in 1979 for questioning the concept of papal infallibility, is credited with giving the present pope, Joseph Ratzinger as he then was, the first significant step up the hierarchy of Catholic academia when he called him to Tübingen University, in south-west Germany, as professor of dogmatic theology in 1966.
The pair had worked closely for four years in the 1960s as the youngest theological advisers on the second Vatican council – the most radical overhaul of the Catholic church since the middle ages. But the relationship between the two was never straightforward, with their political differences eventually driving a wedge between them. The dashing and flamboyant Hans Küng, by various accounts, often stole the limelight from the more earnest and staid Joseph Ratzinger.
Küng refers to the "heap of legends" that abound about himself and Ratzinger from their "Tübingen days", not least the apocryphal accounts of how he gave lifts in his "red sports car" to the bicycle-riding Ratzinger.
"I often gave him a lift, particularly up the steep hills of Tübingen, yes, but too much has been made of this," he said. "I didn't drive a sports car, rather an Alfa Romeo Giulia. Ratzinger admitted himself that he had no interest in technology and had no driving licence. But it's often been turned into some kind of pseudo-profound metaphor idealising the 'cyclist' and demonising the 'Alfa Romeo driver'."
Indeed the "modest'' and prudent "bicycle-rider'' image that pope-to-be, now 85, fostered for years has all but evaporated since his 2005 inauguration, according to Küng.
"He has developed a peculiar pomposity that doesn't fit the man I and others knew, who once walked around in a Basque-style cap and was relatively modest. Now he's frequently to be seen wrapped in golden splendour and swank. By his own volition he wears the crown of a 19th-century pope, and has even had the garments of the Medici pope Leo X remade for him."
That "pomposity", he said, manifested itself most fully in the regular audiences who gather on St Peter's Square in Rome. "What happens has Potemkin village dimensions," he said. "Fanatical people go there to celebrate the pope, and tell him how wonderful he is, while meanwhile at home their own parishes are in a lamentable state, with a lack of priests, a far higher number than ever before of people who are leaving than are being baptised and now Vatileaks, which indicates just what a poor state the Vatican administration is in," he said, referring to the scandal over leaked documents uncovering power struggles within the Vatican which has seen the pope's former butler appear in court. The trial ends on Saturday.
It was in Tübingen that the paths of the two theologians crossed for several years before diverging sharply following the student riots of 1968. Ratzinger was shocked by the events and escaped to the relative safety of his native Bavaria, where he deepened his involvement in the Catholic hierarchy. Küng stayed in Tübingen and increasingly assumed the role of the Catholic church's enfant terrible.
"The student revolts were a primal shock for Ratzinger and after that he became ever more conservative and part of the hierarchy of the church," said Küng.
Calling Pope Benedict XVI's reign a "pontificate of missed opportunities", in which he had forgone chances to reconcile with the Protestant, Jewish, orthodox and Muslim faiths, as well as failing to help the African fight against Aids by not allowing the use of birth control, Küng said his "gravest scandal" was the way he had "covered up" worldwide cases of sexual crimes committed by clerics during his time as the head of the Roman Congregation for the Doctrine of the Faith as Cardinal Ratzinger.
"The Vatican is no different from the Kremlin," Küng said. "Just as Putin as a secret service agent became the head of Russia, so Ratzinger, as head of the Catholic church's secret services, became head of the Vatican. He has never apologised for the fact that many cases of abuse were sealed under the secretum pontificium (papal secrecy), or acknowledged that this is a disaster for the Catholic church." Küng described a process of "Putinisation" that has taken place at the Vatican.
Yet despite their differences, the two have remained in contact. Küng visited the pope at his summer retreat, Castel Gandolfo, in 2005, during which the two held an intensive four-hour discussion.
"It felt like we were on an equal footing – after all, we'd been colleagues for years. We walked through the park and there were times I thought he might turn the corner on certain issues, but it never happened. Since then we've still kept exchanging letters, but we've not met."
Kung has travelled widely in his life, befriending everyone from Iranian leaders to John F. Kennedy, and Tony Blair with whom he forged close links a decade ago, becoming something of a spiritual guru for the then British prime minister ahead of his decision to convert to Catholicism.
"I was impressed how he tackled the Northern Ireland conflict. But then came the Iraq war and I was extremely troubled by the way in which he collaborated with Bush. I wrote to him calling it a historical failure of the first order. He wrote me a hand-written note in reply, saying he respected my views and thankyou, but that I should know he was acting according to his conscience and was not trying to please the Americans. I was astounded that a British prime minister could make such a catastrophic mistake, and he remains for me a tragic figure." He described Blair's conversion to Catholicism as a mistake, insisting he should instead have used his role as a public figure to reconcile differences between the Anglican and Catholic churches in the UK.
From his book-filled study, where a portrait of Sir Thomas More, the 16th-century English Catholic martyr, hangs on the wall, Küng looks out on to his front garden and a two-metre-tall statue of himself. Critics have called it symptomatic of Kung's inflated sense of his own importance. He is embarrassed as he attempts to explain how it was a gift from his 20-year-old Stiftung Weltethos, (Foundation for a Global Ethic), which operates from his house and will continue to do so after his death.
Far from putting the brakes on his prolific theological output, Küng has recently distilled the ideas of Weltethos – which seeks to create a global code of behaviour, or a globalisation of ethics – into a capricious musical libretto. Mixing narrative with excerpts from the teachings of Confucianism, Hinduism, Buddhism, Judaism, Islam and Christianity, Küng's writings have been incorporated into a major symphonic work by the British composer Jonathan Harvey that will have its London premiere on Sunday at the Southbank Centre.
Küng says the musical work, like the foundation, is an attempt to emphasise what the religions of the world have in common rather than what divides them.
Weltethos was founded in the early 1990s as an attempt to bring the religions of the world together by emphasising what they have in common rather than what divides them. It has drawn up a code of behavioural rules that it hopes one day will be as universally acceptable as the UN.
The work's aim is arguably high-minded – Harvey described the demanding task of writing a score for the text as an "awe-inspring responsibility". But Küng, who has won the support of leading figures including Henry Kissinger, Kofi Annan, Jacques Rogge, Desmond Tutu, Mary Robinson and Shirin Ebadi, insisted its aims were grounded in basic necessity."At a time of paradigm change in the world, we need a common set of principles, most obvious among them the Golden Rule, in which Confucius taught to not impose on others what you do not wish for yourself," he said.



Lunedě 08 Ottobre,2012 Ore: 19:00
 
 
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