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www.ildialogo.org CARD. CIPRIANI AI RELIGIOSI IN LOTTA:«PENSATE A PREGARE»,di Adista Notizie n. 29 del 28/07/2012

CARD. CIPRIANI AI RELIGIOSI IN LOTTA:«PENSATE A PREGARE»

di Adista Notizie n. 29 del 28/07/2012

36810. LIMA-ADISTA. Nella Chiesa peruviana c’è però chi vede il conflitto esploso nella regione di Cajamarca (v. notizia precedente) da tutt’altra prospettiva. E se mons. Salvador Piñeiro García-Calderón, vescovo di Ayacucho, in qualità di presidente della Conferenza episcopale, il 30 maggio, rilasciava un comunicato equidistante, auspicando genericamente un «cammino per costruire la pace», l’abbandono di ogni violenza, anche da parte della polizia, e un fruttuoso dialogo, l’arcivescovo di Lima, l’opusdeista card. Juan Luis Cipriani, in un’intervista all’agenzia Zenit (9/7) è sembrato aver sposato uno dei due versanti (certamente non quello dei protestatari), nonché mortificato l’azione mediatrice di mons. Cabrejos. Il quale, in questa missione, è accompagnato da p. Gastón Garatea, il sacerdote censurato il 10 maggio scorso dal card. Cipriani, che gli ha sospeso l’attività ministeriale nella diocesi di Lima (v. Adista Notizie nn. 20 e 23/12). È evidente, oltreché noto, che p. Garatea goda invece della massima stima sia presso gli ambienti ecclesiastici che politici.

Forse per la necessità di restituire dignità all’opera della Chiesa, intaccata dal potente cardinale di Lima, il 18 luglio è stato emesso un altro comunicato dalla Conferenza episcopale – firmato stavolta dal segretario mons. Lino Panizza Richero, di Carabayllo e dal primo vicepresidente e vescovo di Cajamarca, mons. José Carmelo Martínez Lázaro, essendo fuori Paese mons. Piñeiro, come è precisato nel comunicato – in cui si legge: «La presenza e partecipazione di mons. Miguel Cabrejos (…), come quella del padre Gastón Garatea, con la fraterna approvazione del vescovo del luogo, è un segno di vicinanza della Chiesa a tutti i suoi fedeli, soprattutto nei momenti in cui sono in pericolo la pace e la concordia nazionale».

Le parole del card. Cipriani

Il cardinale limense, all’agenzia Zenit che gli chiede cosa può fare la Chiesa in conflitti come quello di Cajamarca, risponde che la Chiesa «ha una missione che trascende le realtà terrene, concentrandosi sulla salvezza delle anime» e che i «membri del clero dovrebbero essere umili e non preoccuparsi di parlare di questioni che non sono di nostra competenza. Vescovi e sacerdoti servono, infatti, a formare bene le coscienze, in modo che siano libere nella verità e responsabili nella giustizia». Perché «se pensiamo che la Chiesa è un’istituzione politica o sociologica stiamo sbagliando la sua stessa realtà, la sua essenza che è soprannaturale e che va osservata alla luce della fede». «Come mi piacerebbe – è la sua esclamazione – vedere i pastori delle varie popolazioni di Cajamarca convocare i propri parrocchiani per pregare per la pace, per la verità, senza perdere tempo a proporre soluzioni concrete da offrire, che non è loro compito!». Lo sa il card. Cipriani che «bisogna preoccuparsi della ricerca del bene comune, in questo conflitto dove sono in gioco ingenti investimenti di denaro, e anche delle risorse naturali da mantenere, delle antiche tradizioni contadine, delle politiche di sviluppo del governo, dei fattori turistici che danno lavoro a molti. Ma si deve prima ascoltare quello che dicono i tecnici. (…). Non possiamo unirci a coloro che ingenuamente pensano che questa sia una battaglia idealista degli avvocati per i poveri o per la natura, contro dei pragmatici che cercano di moltiplicare la ricchezza materiale in qualsiasi modo, o di un’autorità politica che non ragiona».

«Uno scontro con la legittima autorità con marce, blocchi stradali e pietre – ritiene il cardinale – porta ad una repressione della polizia con morti e feriti, piuttosto che ad incontrare una proposta contenente la verità che si può ottenere da ciascuna delle parti. Noto come la popolazione sia oggi influenzata da posizioni ideologiche cariche di pregiudizi e ci sono poi le ong nazionali e internazionali che agiscono motivate ​​da interessi specifici e che escludono chiunque non la pensi come loro». Perché in fin dei conti, è la sentenza del card. Cipriani, «quelli che agiscono con il ricordo del marxismo e della lotta di non possono raggiungere un accordo attraverso il solo dialogo, purtroppo. La loro caparbietà porta alla perdita della vita, e non voglio credere che i leader locali cerchino questo per legittimare le loro ingiustizie». (eletta cucuzza)

Articolo tratto da
ADISTA
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Venerdě 27 Luglio,2012 Ore: 16:22
 
 
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