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www.ildialogo.org A CIASCUNO IL SUO IMU. IN SPAGNA È POLEMICA CONTRO L’ESENZIONE SUGLI IMMOBILI ECCLESIASTICI,da Adista Notizie n. 22 del 09/06/2012 --

A CIASCUNO IL SUO IMU. IN SPAGNA È POLEMICA CONTRO L’ESENZIONE SUGLI IMMOBILI ECCLESIASTICI

da Adista Notizie n. 22 del 09/06/2012 --

36723. MADRID-ADISTA. In Spagna la nostra Imu si chiama Ibi; parametro più, parametro meno, sta qui la differenza più evidente tra le due tassazioni, gemellate anche da ripercussioni polemiche fra istanze laiche e gerarchie cattoliche: prima, in Italia, il tira-e-molla fra governo e Chiesa (v. Adista Notizie nn. 89, 93/11 e 4/12); ora, nel Paese iberico, fra opposizione, da una parte, e governo e Chiesa dall’altra. L’Imposta sui beni immobili sta passando giorni da coperta corta: se la Conferenza episcopale, con il Partito Popolare alla guida del Paese, si batte per conservare il “privilegio” dell’esenzione dal pagamento dell’Ibi, i socialisti del Psoe, dagli spalti dell’opposizione, sono sul piede di guerra per ridurre lo stesso quanto più possibile. L’arma, sfoderata il 27 maggio scorso, consiste nella presentazione, in tutti i Comuni in cui hanno la maggioranza, di una mozione perché l’esonero dall’Ibi sia limitato ai soli edifici di culto. Ha spiegato il responsabile di Città e Politica Municipale del partito, Gaspar Zarrias, che gli sforzi contro la crisi «devono essere condivisi dalle confessioni religiose, specialmente dalla Chiesa cattolica, proprietaria della maggioraza degli immobili» esentati. Solidarietà dunque, ma anche uguaglianza: il partito vuole impegnarsi, ha aggiunto Zarrias, «per una legislazione che eviti privilegi e discriminazioni a motivo di convinzioni e credenze, e che stabilisca un trattamento fiscale delle distinte confessioni religiose uguale al resto delle istituzioni». La proposta prevede prima la realizzazione di un censimento delle proprietà immobiliari ecclesiastiche per individuare tutte quelle a stretta finalità di culto e poi la formulazione di una Legge per la Libertà di Coscienza e Religiosa che modifichi quelle in vigore – la Legge dei Governi Locali (2004) e quella sulle Donazioni e le Fondazioni (2002) – e che contempli anche la revisione degli Accordi concordatari fra lo Stato spagnolo e la Santa Sede (già rinnovati nel 1979). Il Concordato, che riguardo all’esenzione fiscale (articolo IV) svolge la funzione di “norma quadro” per le leggi citate, indica che non devono l’Ibi «templi e cappelle destinati al culto; le relative dipendenze o edifici e locali annessi destinati all’attività pastorale; la residenza dei vescovi, dei canonici e dei sacerdoti in cura d’anime; i locali destinati ad uffici; la curia diocesana e gli uffici parrocchiali; i seminari destinati alla formazione del clero diocesano e religioso e le Università eclesiastiche quando impartiscono insegnamenti propri di discipline ecclesiastiche; edifici destinati fondamentalmente a case e conventi di Ordini, Congregazioni religiose e Istituzioni di vita consacrata». Secondo i calcoli dell’organizzazione Europa Laica, esclusi gli edifici per il culto, l’Ibi sottratta allo Stato ammonterebbe ad una cifra fra i 2 miliardi e mezzo e i 3 miliardi di euro.

Il cardinale di Madrid, Antonio Rouco Varela, ha detto a Cadice (21/5), che la Chiesa pagherà l’Ibi che un’eventuale nuova legge richiederà, ma che un sovrappiù di esborso «andrà a detrimento di altre attività», in primis quella caritativa tramite Caritas, che solo l’anno passato ha impiegato 247 milioni di euro.

Acqua al mulino della Chiesa da parte del ministro della Giustizia, Alberto Ruiz-Gallardón, che, in un’intervista a la Cadena Ser, ha affermato che quando in tempi di crisi «abbiamo bisogno dell’appoggio della società per raggiungere i settori più bisognosi», è conveniente che gli organismi che realizzano «azioni sociali senza fine di lucro abbiamo un trattamento» fiscale differente. Il riferimento non è solo alla Chiesa, perché la legge sulle Donazioni e Fondazioni esenta dall’Ibi un buon numero di organismi senza fine di lucro dediti alla promozione umana e sociale (oltre alle altre Chiese e confessioni religiose, partiti politici, sindacati, ambasciate, Croce Rossa, ecc.). È precisamente a questa diffusa esenzione che ha fatto riferimento il direttore dell’Ufficio stampa dei vescovi, Isidro Catela Marcos (nella nota “Deus ibi est” sul sito della Conferenza episcopale il 25 maggio) quando ha scritto «La Chiesa non ha né chiede privilegi, ma neanche vuole essere discriminata».

Ha risposto il primo segretario del Partito dei Socialisti di Catalunya Psc, Pere Navarro, (Europa Press, 28/5): «La Chiesa non è la stessa cosa di partiti e sindacati». L’esenzione a questi ultimi ha senso perché «fanno parte della struttura della democrazia», non sono entità private e sono soggetti al severo controllo dei bilanci.

I socialisti «non potranno certo contare sul mio appoggio», avvisa dal canto suo il primo ministro spagnolo, il popolare Mariano Rajoy. «Nella situazione critica che stiamo vivendo, bisogna esser seri e non cercare temi che dividono la gente». «Che sta succedendo in Spagna dove il principale partito di opposizione si impegna ora a denunciare il Trattato con la Santa Sede, che data dal ’79, dopo che sono stati 20 anni al governo?». (eletta cucuzza)

Articolo tratto da
ADISTA
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Mercoledì 06 Giugno,2012 Ore: 15:27
 
 
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Crisi chiese

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