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www.ildialogo.org IN EUROPA CRESCE IL FRONTE DEI CATTOLICI DISOBBEDIENTI,di Adista Notizie n. 9 del 10/03/2012

IN EUROPA CRESCE IL FRONTE DEI CATTOLICI DISOBBEDIENTI

di Adista Notizie n. 9 del 10/03/2012

36572. PASSAU-ADISTA. Dall’Austria alla Germania il passo è breve, ma significativo: l’appello alla “disobbedienza” lanciato l’anno scorso da più di 300 preti austriaci (v. Adista nn. 55, 65, 67, 84 e 91/11), che chiedono riforme e cambiamenti radicali nella Chiesa, ha varcato il confine. Nella diocesi di Passau, nella cattolica Baviera, terra di origine di Joseph Ratzinger, una trentina di preti riuniti nel gruppo Passauer Priester im Dialog, creato circa due anni fa, si è incontrato con il gruppo austriaco della Pfarrer-Initiative, capitanata da p. Helmut Schüller (già vicario generale dell’arcivescovo di Vienna card. Christoph Schönborn), per condividerne obiettivi e metodi. In particolare, ciò a cui i tedeschi tengono soprattutto è l’accesso delle donne al sacerdozio, mentre sugli altri punti dell’appello – tra gli altri, abolizione del celibato obbligatorio per i preti, sacramenti per i divorziati risposati – chiedono che si possa discutere apertamente nella Chiesa. Nonostante i preti abbiano trovato l’opposizione netta del loro vescovo, il conservatore mons. Wilhelm Schraml, non si danno per vinti: «È importante – ha detto il portavoce Andreas Artinger – che i credenti che hanno perso fiducia nella Chiesa per il suo immobilismo ricevano qualche segnale di speranza». Questa joint-venture con l’Austria testimonia un malcontento e un fermento che, già lo scorso anno, avevano dato vita a un memorandum promosso da circa 300 teologi cattolici di lingua tedesca (v. Adista n. 12/11). Vi avevano aderito le più importanti associazioni cattoliche del mondo tedesco, tra cui l’Organizzazione per la pastorale cattolica nelle università (Okh), l’Unione della teologia cattolica in Germania (Bktd), l’Unione della gioventù cattolica tedesca (Bdkj), l’Unione di donne cattoliche tedesche (Kdf), il movimento Wir sind Kirke, unanimi nel chiedere «profonde riforme» e rinnovamento nella Chiesa, per un «nuovo inizio» in grado di mettere la parola fine allo stato di «paralisi» e «rassegnazione» in cui versa.  Per venire incontro a questa esigenza di dialogo, i vescovi hanno avviato con circa 300 cattolici un processo di concertazione a lungo termine, programmato in quattro anni, per riflettere sulla situazione della Chiesa e le sue prospettive; un primo appuntamento ha già avuto luogo lo scorso luglio.

Gli austriaci, nel frattempo, non stanno con le mani in mano: hanno infatti pubblicato un altro manifesto, reperibile sul loro sito internet. In esso invitano i preti a dire “no” «quando ci viene chiesto di assumerci il carico di altre parrocchie, perché altrimenti diventiamo celebranti itineranti e dispensatori di sacramenti il cui lavoro pastorale sfugge dalle mani. Resistiamo alla tendenza di fare fugaci apparizioni in tanti luoghi, ma senza offrire una casa spirituale e affettuosa»; quando viene chiesto di presiedere a numerose eucaristie, che, nel loro numero eccessivo, diventano «riti superficiali», trasformando la celebrazione in una routine; quando si decide di fondere o chiudere parrocchie di fronte alla mancanza di preti; tale carenza, affermano, diventa una sorta di legge mentre a cambiare dovrebbero essere le «leggi ecclesiali non bibliche con cui si affronta la carenza. La legge è per le persone e non il contrario». «Diciamo no – continua il nuovo documento dei “disobbedienti” – quando il diritto canonico pronuncia un giudizio troppo severo e spietato: sui divorziati che tentano un nuovo matrimonio, sugli omosessuali che vivono in coppia, sui preti che falliscono il celibato e hanno una relazione, su questo grande numero di persone che preferiscono obbedire alla loro coscienza piuttosto che a leggi umane». I “disobbedienti” insistono sul compito sfiancante che pesa sui preti, colpevole di creare una situazione paradossale: «Spingendo fino allo sfinimento il compimento dei loro troppo numerosi incarichi – affermano – poiché i loro servizi sono richiesti ben oltre gli anni del pensionamento, non resta loro né il tempo né l’energia per una vita spirituale».

La macchia si allarga

Nel frattempo una petizione dello stesso genere, intitolata “Gelovigen nemen det woord”, “I credenti prendono la parola”, lanciata in Belgio a dicembre (v. Adista n. 93/11), ha raccolto più di 8.200 firme di preti (nella proporzione del 10% sul totale dei sacerdoti belgi) e laici, tra cui alcune prestigiose, come quella dell’ex rettore dell’Università cattolica di Lovanio Roger Dillemans. Facendo una diagnosi molto severa della situazione della Chiesa, anche questo appello si allineava a quello austriaco chiedendo, tra le «riforme indispensabili», la comunione per i divorziati risposati, l’ordinazione di uomini e donne sposati e l’accesso dei laici alla predicazione o alla direzione delle parrocchie: l’attuale forma della comunità ecclesiale, si legge, «non corrisponde più alle realtà, perché lascia ancora tutto affidato al sacerdozio esclusivamente maschile e in più celibe».

In Belgio, però, la reazione dei vescovi è stata contraddistinta da una maggiore disponibilità al dialogo: all’inizio di febbraio una delegazione del gruppo è stata infatti ricevuta dalla Conferenza episcopale. La questione dei criteri dell’ordinazione, ha detto mons. Johan Bonny, vescovo di Anversa, è «legittima»: «insieme a un certo numero di vescovi, abbiamo detto spesso che l’ordinazione di uomini sposati potrebbe rappresentare un arricchimento per la pastorale, anche se non è da considerare una soluzione miracolosa per la mancanza di preti».

A completare il quadro sono Irlanda (dove il 10% dei preti ha aderito all’Association of Catholic Priests, che propone riforme analoghe, v. Adista n. 5/12) e Francia (dove un gruppo di preti di Rouen ha creato l’associazione «Sostegno all’appello dei preti austriaci», v. Adista n. 69/11, cui si è aggiunto un gruppo di laici, autore di una “Lettera aperta ai cristiani della diocesi”). Il primo marzo scorso, i leader dell’associazione irlandese di preti Tony Flannery, Brendan Hoban e Sean McDonagh hanno incontrato alcuni rappresentanti della Conferenza episcopale, i vescovi mons. Colm O’Reilly e mons. John Kirby, per un confronto che è stato giudicato «valido, produttivo e prezioso». (ludovica eugenio)

Articolo tratto da
ADISTA
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Marted́ 06 Marzo,2012 Ore: 15:47
 
 
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