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www.ildialogo.org CONCILIUM BACCHETTA LA CHIESA. TRASCURA LA GIUSTIZIA SOCIALE E LA CRITICA AL CAPITALISMO,da Adista Notizie n. 11 del 24/03/2012

CONCILIUM BACCHETTA LA CHIESA. TRASCURA LA GIUSTIZIA SOCIALE E LA CRITICA AL CAPITALISMO

da Adista Notizie n. 11 del 24/03/2012

36587. ROMA-ADISTA. Nel suo discorso ai parlamentari (v. notizia precedente) il card. Bagnasco ha pronunciato una sola volta la parola “giustizia” («è possibile creare condizioni di giustizia solo a partire dal rispetto dei beni fondamentali, il primo dei quali è la vita stessa»), ed un’altra il suo contrario, “ingiustizia” («l’individualismo poi si traduce facilmente in disinteresse per la cosa pubblica, fino a forme di disimpegno o di ingiustizia»). Ha preferito usare il termine “carità”, certo nel senso alto del termine, impegnando dunque chi lo ascoltava ad agire con “amore” e mettendo al primo posto il bene comune, non l’interesse che calpesta il debole. Questa scelta terminologica non è asettica: si porta dietro tutta una prospettiva teologica e pastorale nient’affatto scontata nelle Chiese, per esempio, latinoamericane; ma essa appartiene alla Dottrina sociale della Chiesa (esposta nel Compendio del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, 2004), e proprio tale dottrina illustrava il presidente della Cei.

A difesa di una rivalutazione della “giustizia” è comparsa, sul numero di Concilium appena pubblicato (Economia e religione. Forum teologico, 5/11) – quasi in contemporanea con il discorso del card. Bagnasco –, una lettura critica sia del Compendio sia dell’enciclica Caritas in veritate (2009) di Benedetto XVI. L’articolo – “Ripensare l’economia: amore o giustizia?” – a firma di Johan Verstraeten, docente di etica presso l’Università cattolica di Lovanio, in Belgio, parte dalla constatazione che «la Dottrina sociale ufficiale cattolica cerca di armonizzare due prospettive diverse»: da una parte la dottrina emersa dalle encicliche sociali «puntella il capitalismo con una difesa della proprietà privata, un cauto appoggio al libero mercato, un apprezzamento del profitto e un rifiuto del modello della lotta di dall’altro, varie «encicliche criticano il capitalismo» sotto vari aspetti: dalla concentrazione del potere economico alla concorrenza sfrenata, dalla speculazione alla violazione di diritti, alla disattenzione all’ambiente. Tuttavia, secondo Verstraeten, «il tentativo problematico di armonizzare sia la giustificazione sia la critica del capitalismo è stato abbandonato». Lo dimostrano, nel Compendio, «l’approvazione del libero mercato e della concorrenza fatta nei termini più espliciti della storia del pensiero sociale cattolico»; nella Caritas in veritate, il suggerimento, sintetizza l’autore, di «una nuova visione del mercato in base alla logica del dono» («come base per ripensare la natura dell’economica stessa», spiega il papa); un progetto, questo, non sufficientemente realistico perché, osserva Verstraeten, «nonostante il moderato tentativo di rivalutare la giustizia, l’enciclica sottovaluta gli aspetti strutturali e istituzionali della povertà e del sottosviluppo».

«L’intonazione procapitalistica del Compendio – documenta l’autore – culmina nella tesi seguente: “Un vero mercato concorrenziale è uno strumento efficace per conseguire importanti obiettivi di giustizia” ed è “funzionale al bene comune e allo sviluppo integrale dell’uomo”». «La giustizia non è più un principio, ma un valore, ed è messa in ordine con un significativo approccio: prima la verità», «poi la libertà, seguita dalla giustizia (…) e la carità, che ripetutamente è detta avere, nonostante la sua posizione nella serie, la priorità sulla giustizia». Si dice nel Compendio: «Soltanto la carità nella sua qualità di forma della virtù, può animare e plasmare l’agire umano».

Verstraeten riconosce alla Caritas in veritate «il tentativo di rivalutare la giustizia» e tuttavia la «preoccupazione suprema dell’enciclica non è la giustizia ma l’amore, non il cambiamento strutturale o istituzionale, ma una nuova prassi basata sui valori quali la relazionalità, la gratuità e la fraternità». «Il punto è che una questione sistemica sembra essere in ultima analisi ridotta dall’enciclica a una faccenda relazionale e non a un problema strutturale». Ma la domanda è se ciò sia «sufficiente quando si considerino i problemi strutturali legati ai mercati capitalistici reali».

Anche l’enciclica Caritas in veritate di Ratzinger, dunque, «assegna alla giustizia un ruolo secondario». «Nella reale economia globalizzata, la gratuità e la reciprocità sono un fenomeno alquanto marginale. In molti contesti concreti, istituzioni ingiuste e oppressioni impediscono alle persone di vivere una vita dignitosa. Cambiare tali contesti è prima di tutto una questione di giustizia». Un suggerimento che è contenuto in un importante testo “dimenticato” sia dal Compendio che dalla Caritas in veritate: il documento finale del Sinodo sulla giustizia svoltosi nel 1971, La giustizia nel mondo. «Da esso si può apprendere – conclude Verstraeten – che la Chiesa non deve essere, in primo luogo, propagatrice di dottrina sociale, ma deve partecipare all’azione per la giustizia e la trasformazione del mondo». (eletta cucuzza)

Articolo tratto da
ADISTA
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Luned́ 19 Marzo,2012 Ore: 14:38
 
 
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