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www.ildialogo.org PER NAG ARNOLDI E PAOLO DE PASQUALE,di Sebastiano Saglimbeni

PER NAG ARNOLDI E PAOLO DE PASQUALE

di Sebastiano Saglimbeni

Una scelta della densa creatività plastica di Nag Arnoldi è stata proposta recentemente al Palazzo Reale di Milano. Un dovuto riconoscimento, da una grande città del nord, ad un insonne artista di spicco. Le sculture, per chi non avesse avuto la possibilità di visitare la mostra, possono leggersi, riprodotte limpidamente, in un accurato catalogo, con un contributo critico di Rudy Chiappini, studioso di poetiche artistiche, del passato e del presente.

Dalla lettura di questo contributo critico emerge una rara analisi al percorso produttivo di Arnoldi, già, nel passato, analizzato da scrittori d'arte come Raffaele De Grada e Franco Solmi. Chiappini scrive, fra l'altro, che “l'opera di Arnoldi vive dentro lo spazio dell'accadimento continuo” e che per questo artista “la vita non si dà mai inutilmente, non è una vana traccia persa e fatta solo di memoria”.

Una verità, in quanto Arnoldi ha consumato un sessantennio della sua esistenza in nome di una fatica estenuante tutta creativa, di volta in volta, intesa con una coerenza evolutiva nella varia tematica.

Di quella scelta, esposta al Palazzo Reale, facevano parte le opere ispirate da un' illuminazione di fede cristiana intesa dall'artista, riflessivo, intimo, ripiegato su stesso.

Pure di quella scelta facevano parte le notissime sculture dei guerrieri e del bestiario, dalle eloquenti immagini del leone, del toro e dei cavalli.

Mi son chiesto, qualche volta, se Nag Arnoldi abbia letto le scritture di alcuni classici che hanno trattato, come metafora sociale, il bestiario. Ad esempio, Fedro, che parla del leone regnante, del cavallo offeso, del toro “dotto”, Ugo Foscolo che parla nel poemetto Dei Sepolcri di “un incalzar di cavalli accorrenti/ scalpitanti su gli elmi a' moribondi”.

Quella scelta, tanto studiata, ci pare una compiutezza assoluta del plasticismo che ha tanto inquietato l'uomo Arnoldi, ma non preso dall' assillo, come altri artisti, di accostarsi a stili sperimentati, ad esempio, da Max Bill, da Andrea Cascella, da Gio Pomodoro o da Pietro Consacra.

Il catalogo, che è stato editato dal Comune di Milano, testimonia l'evento e resta, grazie al testo di Rudy Chiappini, uno dei migliori riferimenti storiografici per gli studiosi che vorranno documentarsi sul percorso creativo di Nag Arnoldi, lo scultore che è stato proposto nel passato in Francia, in Germania, in Inghilterra, in Messico e in alcune città degli Stati Uniti d'America.

Nel nostro Paese, il noto gallerista Giorgio Ghelfi di Verona gli ha dedicato alcune mostre di sculture e di grafica ed ha pubblicato alcune monografie. Poderosa quella editata nel 1991.

***

Fervida, nonostante questo nostro tempo buio ed infelice, la produttività artistica di Paolo De Pasquale, di cui più volte ho scritto. Remoto quel tempo - mi riferisco all’inizio del 1980 - delle sue opere di varia tecnica che disegnavano terre ed alberi derelitti, osservate nelle diverse stagioni, nell’ area di Terme Vigliatore. Si leggevano, ma non derivavano dall’intenzione dell’artista, come una sorta di istanza sociale, complice l’espatrio di chi non riusciva a sopravvivere con la terra, che si lasciava abbandonata ed esplosiva di vegetazione anarchica.

Opere, quelle di De Pasquale - ora collezioni private - di una purezza stilistica e contenutistica, non sempre intese dal sofisticato lettore d’arte. Durante il suo lungo percorso creativo non vi sono stati cedimenti di indugi alle prime esperienze che avevano riscontrato un certo consumo; pertanto, l’esigenza di nuove tecniche e di nuove tematiche. Di De Pasquale sorprende, ad esempio, quella silloge di volti ( su fogli e tele o su altri mezzi) che interpretano la mitica ed inquieta poetessa Saffo vissuta nella seconda metà del secolo VII. O la beltà muliebre contadina realistica di un orgoglio sensuale isolano ottenuto dal fuoco coloristico. A questi temi si aggiungono, da alcuni anni, quelli sacri, che sono le natività, intese da tanti artisti, nostri e stranieri. Escono dal segno nuovo di De Pasquale originali e, come tali, suscitano letture e sentimenti di misticismo.

Lo scrittore Melo Freni scriveva De Pasquale, oltre che pittore, “si manifesta antropologo, forte di quella tradizione innata e popolare che fa di ogni artista siciliano un intellettuale sofferto e mai compiaciuto”. Sicuramente, quanto lo scrittore siciliano Freni annotava resta un tratto preciso interpretativo della poetica di De Pasquale.



Venerd́ 23 Dicembre,2011 Ore: 11:46
 
 
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