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Cristiani per l’Uguaglianza

La Corte costituzionale è stata recentemente interpellata da numerosi tribunali a seguito del rifiuto degli ufficiali di stato civile di procedere alle pubblicazioni di matrimonio per le coppie dello stesso sesso che in numero sempre crescente, in ogni parte d’Italia, trovano oggi il coraggio di rivolgersi alla giustizia.
Come cristiani siamo sensibili ai principi di uguaglianza e di laicità e, per questo, sosteniamo la campagna “Affermazione civile” promossa dalle Associazione Certi Diritti e Rete Lenford in favore dei ricorrenti.
L’amore fra due persone legate dall’impegno reciproco ad una relazione esclusiva, duratura e altruistica è, infatti, un bene sociale da riconoscere e proteggere.
Due persone che si amano, nella piena libertà e di mutuo accordo, possono decidere di sposarsi, acquisendo i diritti e assumendosi le responsabilità e i doveri del matrimonio civile o di un istituto alternativo equivalente, laddove previsto, come espresso dal Parlamento europeo fin dal 1994.
Siamo pur consapevoli che il matrimonio civile ha attraversato una notevole trasformazione nel corso della storia.
Nell’antichità e nel Medioevo, la donna era sottomessa all’uomo, fatta oggetto di uno scambio, mercificata. Il matrimonio ne sanciva il passaggio della sottomissione dal padre allo sposo, interessati non di rado ad accrescere il patrimonio e il prestigio delle rispettive famiglie.
Per lungo tempo, inoltre, gli effetti civili del matrimonio sono stati subordinati a norme religiose. Il monopolio ecclesiastico sul matrimonio cessava dapprima con la Rivoluzione francese e, poi, con la fine del potere temporale della Chiesa. In Italia questo avveniva nel 1865. Da allora, il matrimonio civile e il matrimonio religioso restano concettualmente distinti, lasciando alla libertà delle persone la scelta tra l’uno o l’altro.
Nel Novecento ci sono stati esempi di divieto di matrimonio per alcune categorie di persone. Nella Germania nazista e nell’Italia fascista era vietato il matrimonio con ebrei. Negli Stati Uniti, fino al 1967 era vietato in alcuni stati il matrimonio fra bianchi e neri, cosiddetto matrimonio interrazziale. Questo divieto è rimasto in vigore in Sudafrica fino al 1985.
Col tempo, l’uguaglianza ha fatto progressi. Prima a favore delle donne, poi a favore dei neri e ora a favore degli omosessuali. In Europa, all’inizio del 2010, il diritto al matrimonio civile è riconosciuto alle coppie omosessuali in Spagna, Belgio, Olanda, Svezia, Norvegia. In Portogallo è in dirittura d’arrivo. In Regno Unito è stato istituito un istituto sostitutivo equivalente. In molti altri paesi europei sono state istituite nuove forme di unione accessibili alle coppie omosessuali.
Nella nostra comprensione dei diritti umani, tutte le coppie, eterosessuali o omosessuali, interraziali o interreligiose, sono formazioni sociali titolari di diritti inviolabili e lo Stato non può negare loro l’accesso al matrimonio civile o a un istituto equivalente a causa del colore della pelle, della religione o dell'orientamento sessuale. Lo Stato, piuttosto, può e deve sostenere tutte le famiglie, specialmente quelle bisognose e numerose, e i giovani che si stanno appena formando una famiglia, con interventi economici e politiche sociali adeguate.
Come cristiani esprimiamo il nostro sostegno al riconoscimento di uguali diritti per le coppie dello stesso sesso pur essendo consapevoli che non tutti i credenti comprendono la gravità della posta in gioco. Le nostre convinzioni sono profondamente radicate nel principio di uguaglianza, che sancisce l’assenza di privilegi e di ingiuste discriminazioni, e nel principio di laicità, che sancisce una netta separazione tra potere temporale e potere spirituale.
Infatti, dove non c’è una netta separazione tra Stato e Chiesa, incombono le tentazioni del fondamentalismo e della rincorsa ai privilegi. In questo modo si rischia di alimentare ingiustizie e sete di potere. Campagne politiche apparentemente condivisibili come quella per “la difesa della famiglia” in realtà non sembrano condurre a inteventi sostanziali di sostegno alle famiglie, ma servono spesso a politici di ogni schieramento per cercare di trarre vantaggi elettorali e personali. Gli omosessuali, in questo modo, diventano dei capri espiatori. I loro diritti sono calpestati. Non sarà infatti riconoscendo o non riconoscendo il diritto delle coppie omosessuali di sposarsi che le coppie eterosessuali avranno più aiuti dallo Stato o divorzieranno meno o faranno più figli, o li educheranno meglio.
Al tempo stesso, non accettiamo di essere considerati relativisti senza valori. Non difendiamo i diritti degli omosessuali in nome di una vuota libertà permissivista. Una libertà senza valori e senza radici condurrebbe, infatti, all’anarchia. Noi non intendiamo rivoluzionare il matrimonio civile. Lo faremmo se ne professassimo l’inutilità o il superamento con istituti di seconda categoria, fondati sull’amore debole e finalizzati a ridimensionare i doveri, le responsabilità e il senso profondo di un impegno così importante per la vita dei singoli e della società in generale. Noi crediamo nell’alto valore del matrimonio e in una concezione di matrimonio, o istituto alternativo equivalente, che non tolga nulla agli eterosessuali e alle famiglie tradizionali e che dia finalmente dignità e uguaglianza alle coppie omosessuali, al loro amore e al loro altruismo, a beneficio di tutta la società.
Preghiamo infine per i nostri fratelli e sorelle chiamati a responsabilità ecclesiastiche e pastorali affinchè, in uno spirito di dialogo e di amorevole e rispettosa ricerca della verità alla luce del Vangelo, vogliano conoscere approfonditamente il percorso di coscienza, l’esperienza di fede e le istanze spirituali delle coppie di fedeli omosessuali che già oggi, in piena libertà e nel mutuo consenso, stringono il loro patto d’amore di fronte a Dio e alle loro comunità.

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Venerdì 05 Febbraio,2010 Ore: 10:03
 
 
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