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www.ildialogo.org L'incertezza del futuro: Giovanna Mei, assistente sociale nelle zone terremotate,di Agenzia NEV del 22-07-2009

Abruzzo - INTERVISTA
L'incertezza del futuro: Giovanna Mei, assistente sociale nelle zone terremotate

di Agenzia NEV del 22-07-2009

Roma (NEV), 22 luglio 2009 - Giovanna Mei è una delle assistenti sociali che, per conto delle chiese valdesi e metodiste, opera nelle zone terremotate dell'Abruzzo, in particolare nei campi di Camarda e di San Biagio, tutti e due nelle immediate vicinanze dell'Aquila. L'intervento si colloca nel quadro dell'azione promossa dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) che, oltre a coordinare alcuni interventi, ha promosso una sottoscrizione che ha superato i 100 mila euro. Giovanna Mei vanta una lunga esperienza di lavoro sociale e, in particolare, tra i terremotati: tra gli anni '80 e '90 ha operato nell'ambito dell'intervento della FCEI nelle aree terremotate della Campania e della Basilicata. In quegli anni, infatti, la Federazione gestì importanti progetti di ricostruzione e di sviluppo in diverse località del cratere: tra le altre Senerchia (AV), Monteforte Irpino (AV), Napoli Ponticelli, Ruvo del Monte (PZ). L’Agenzia stampa NEV l’ha intervistata.
 
L’esperienza dell’Irpinia e oggi quella dell’Abruzzo: quali differenze vede nelle modalità di aiuto ai terremotati?
Quella dell’Irpinia fu un'esperienza molto importante e formativa, resa possibile dal fatto che ricevemmo consistenti aiuti dalle chiese sorelle all'estero. Allora, pur con forze modeste, riuscimmo a provvedere un alloggio decoroso a centinaia di famiglie. Oggi, in Abruzzo, il discorso è assolutamente diverso: l'intervento di ricostruzione è più centralizzato e nelle strutture di accoglienza opera la Protezione civile. In altre parole ogni intervento da parte del volontariato deve collocarsi all'interno dei piani stabiliti dalla Protezione civile che a sua volta dipende dal Governo: nella primissima fase dell'intervento questo schema centralizzato ha funzionato; ora rischia di mettere nell'angolo gli interventi dal basso e di passare sopra le teste dei diretti interessati così come delle amministrazioni locali.
 
In che cosa consiste il vostro lavoro?
E' uno sportello di servizio sociale attivo nei campi di Camarda e di San Biagio che complessivamente ospitano oltre 500 persone. Il lavoro è estemporaneo, le domande che ci vengono dai terremotati sono ogni giorno diverse: collaboriamo alla gestione del campo, soprattutto ora che la Protezione civile sta progressivamente riducendo la sua presenza; sosteniamo i soggetti più deboli, soprattutto gli anziani; collaboriamo all'animazione per i bambini.
 
Al momento quali appaiono i problemi più gravi?
La gente vive nei campi, in tende di 8, 10, 12 posti da oltre tre mesi: da una parte c'è stanchezza, sfiducia, paura sul futuro che appare alquanto incerto; dall'altra c'è l'esigenza di far funzionare i campi, almeno fino a quando resteranno operativi. C'è un problema di responsabilizzazione dei residenti: dalla pulizia agli orari, dalla gestione dei ragazzi al rispetto degli spazi comuni.
Sul piano logistico il problema che tutti pongono è quello della vita in tenda: da mesi famiglie, giovani e anziani vivono in tende con un bassissimo livello di privacy e con tutti i problemi pratici che si possono immaginare. Fino a un mese fa faceva freddo, ora senza condizionatore si arriva a 40 gradi; ma più di qualcuno lo rifiuta perché teme gli sbalzi di temperatura. E poi c'è l'incognita sul futuro: a settembre le case saranno davvero pronte? E saranno in zona o saranno situazioni di passaggio magari sulla costa e quindi assolutamente distanti dai centri storici? E che ne sarà, sia pure in prospettiva, delle case distrutte? Sono questi gli interrogativi che ogni giorno ritornano martellanti.
 
Come viene considerato il vostro lavoro di operatrici evangeliche?
Come tutti, sia io sia la mia collega che opera qui in permanenza, Elisa Carri, sia i nostri volontari, indossiamo delle pettorine colorate che ci rendono riconoscibili perché su di esse è impressa la scritta “Chiese valdesi e metodiste – Federazione delle chiese evangeliche in Italia”. La gente ci chiede chi siamo, e nel dopo mensa o la sera ci chiedono “perché” operiamo nei campi. Noi non siamo lì per fare evangelizzazione né tanto meno proselitismo: tuttavia, se sollecitati, siamo ben contenti di spiegare chi siamo, che cosa pensiamo e perché ci stiamo impegnando in quell'area. Ed abbiamo dei riscontri importanti: in uno dei campi in cui operiamo, ad esempio, si è costituita una ONLUS – Insieme per Camarda – il cui leader ha citato in un'intervista su un quotidiano locale il nostro intervento esprimendo un giudizio positivo e incoraggiante sulla nostra presenza. E queste sono le forze sociali e culturali più vive che stanno operando nei campi, i giovani che hanno scelto di restare piuttosto che trasferirsi a studiare da un'altra parte. Ma poi c'è il riscontro positivo di tanta gente che ci cerca o ci accoglie e si stupisce quando non ci siamo perché impegnati in un altro campo o in un altro servizio.
 
Accettate volontari, anche per brevi periodi?
Certamente. Alcuni sono già arrivati, altri sono sul punto di raggiungerci. Le cose da fare non mancano: la Protezione civile sta progressivamente diminuendo il proprio impegno e questo implica che serve manodopera per la gestione del campo, della mensa, delle pulizie, per l'animazione dei bambini. Insomma c'è da fare e, con la necessaria pianificazione, chi ha una settimana da regalarci è il benvenuto.
 


Giovedý 23 Luglio,2009 Ore: 15:04
 
 
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Dalla parte dei terremotati dell'Abruzzo

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